Narrazione a confronto: Skyrim e Dark Souls

Due generazioni di giochi di ruolo.

Quella che state per leggere è la favola di due giochi, simili all'apparenza ma completamente diversi nel profondo, Skyrim e Dark Souls. Entrambi raccontano una storia intrisa di miti e leggende e palesata con centinaia di dettagli e personaggi, ma mentre uno dei due smette di essere un gioco per poterla raccontare, l'altro ci insegna a viverla nel modo più profondo. Se Skyrim ci chiede di guardare e ascoltare, Dark Souls ci invita a guardare... e imparare.

Siamo di fronte a due giochi di ruolo fantasy, che hanno però un approccio molto diverso nel modo di coinvolgere i giocatori nel loro mondo. Skyrim ha una portata più grande, epica, è un gioco opulento che riempie da subito lo sguardo di chi ci si trova davanti.

Dark Souls invece può quasi essere considerato minimalista. Quasi nulla nel suo mondo è spiegato in maniera troppo esplicita e riuscire a capire cosa accada intorno richiede un notevole investimento di tempo e dedizione. In termini di "dimensioni" potrebbe inizialmente sembrare nettamente inferiore al suo rivale, ma in realtà fa semplicemente un uso diverso dello spazio. Ogni ambiente è strettamente correlato all'altro e anche le cose che sembrano essere messe li per caso, in realtà hanno una ragione d'essere.

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La principale meccanica di gioco di Dark Souls è crudele: morire, morire e morire! Se si riesce ad andare oltre però, la soddisfazione è garantita.

Quello che distingue maggiormente questi due titoli è il modo in cui si viene accolti nei loro "spazi". Skyrim risulta subito familiare, soprattutto a chi ha giocato i precedenti Oblivion e Morrowind, con i suoi NPC disposti al dialogo e i suoi libri pieni zeppi di affascinanti testi e informazioni. Il giocatore al suo interno viene letteralmente inondato di continue informazioni, fatti, opinioni, ma in alcuni casi questa abbondanza può risultare anche noiosa.

"Quello che distingue maggiormente questi due titoli è il modo in cui si viene accolti nei loro "spazi"

Ovviamente tra voi che state leggendo c'è sicuramente qualcuno che ha letto con estremo interesse tutti i volumi presenti in Skyrim, senza saltare neanche un passaggio. La verità però è che tutta questa serietà e profusione di dettagli fa sì che a volte il prodotto Bethesda smetta di essere un videogioco per trasformarsi in qualcos'altro.

L'approccio di Dark Souls, come dicevamo, è invece totalmente opposto. Le informazioni sono quasi ridotte ai minimi termini, specialmente all'inizio, e tutto quello che ci viene regalato per cominciare è un filmato che spiega vagamente quello in cui stiamo per imbarcarci. Anche gli oggetti e gli indizi trovati lungo il percorso hanno descrizioni scarne, ma alla lunga contribuiscono a costruire un'architettura narrativa incredibilmente ampia e profonda.

Andando avanti si può scoprire che quell'armatura apparentemente inutile che avevamo trovato è in realtà collegata ad una storia incredibile, o che l'anello raccolto quasi per caso da un cadavere nasconde una leggenda tutta da raccontare. Ogni location racconta storie fatte a strati, che si svelano completamente solo a chi ha la pazienza di ascoltarle nel giusto modo.

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Che mondo sarebbe quello di Half-Life senza il famoso G-Man a sorvegliarlo? Dite la verità, quante volte ve lo siete sognato?

Quando Valve raccontò (nel libro Raising the Bar) il modo in cui le ambientazioni di Half-Life 2 erano state costruite, molti si stupirono nello scoprire che ai designer del team vennero raccontate storie ambientate in tali location, che servirono per ispirare il risultato finale. Il risultato è finito sotto gli occhi di tutti e ancora oggi viene preso come esempio di sublime costruzione virtuale.

Il mondo di Skyrim, per quanto ricco e affascinante, non regala emozioni di questo tipo. Anche le location migliori, quelle che lasciano a bocca aperta per la loro magnificenza, hanno comunque un sapore di "già visto".

"La differenza tra Skyrim e Dark Souls sta anche nel modo in cui questi personaggi secondari si rapportano al giocatore"

Se si parla di "popolazione", il confronto numerico tra l'ultimo Elder Scrolls e Dark Souls è quantomeno improbabile visto che parliamo di centinaia e centinaia di NPC rapportati a qualche semplice decina. Anche in questo caso però è il modo in cui questi personaggi secondari si rapportano al giocatore.

Il particolare sistema di gioco di Dark Souls regala al gioco una persistenza che Skyrim non ha. Se si perde l'occasione di parlare con un personaggio incontrato, questa occasione potrebbe non presentarsi mai più... gli NPC appaiono e scompaiono, creando la piccola illusione che ognuno di loro abbia una propria storia, indipendente da quella del pr otagonista. Si può decidere di attaccarli e ucciderli, lasciarli andare o girarsi dall'altra parte rischiando di non vederli più.

Questo è uno dei migliori "trucchi" del gioco From Software, un trucco che combinato con il particolare fluire narrativo della storia apre le porte ad una struttura che invoglia il giocatore ad affrontare l'avventura anche più di una volta, proponendo sempre qualcosa di nuovo.

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Dark Souls può essere considerato l'avanguardia nella narrazione all'interno dei GdR? A nostro avviso, sì.

Alcune frasi apparentemente senza senso, ascoltate da un personaggio secondario, possono in realtà nascondere una storia mai vista prima, che condurrà il giocatore chissà dove. L'iniziale linearità di Dark Souls nasconde invece una libertà insospettabile, che però è ad esclusivo appannaggio di chi ha la pazienza di prestare la giusta attenzione.

Anche in Skyrim molti degli NPC che si incontrano hanno una propria "quest-line", ma in realtà non danno mai l'impressione reale di avere un'esistenza indipendente nel mondo di gioco. Cosa ancora peggiore, se si ha a che fare con uno di loro non è raro imbattersi in comportamenti a dir poco bizzarri.

"Mentre in Skyrim gran parte delle cose da fare e da vedere sono palesi fin da subito, in Dark Souls è come ricostruire un puzzle"

Mentre in Skyrim gran parte delle cose da fare e da vedere sono palesi fin da subito, in Dark Souls è come ricostruire un puzzle: inizialmente si ha l'impressione di non approdare a nulla, non si distingue il quadro d'insieme, ma andando avanti tutto diventa più chiaro e la voglia di proseguire cresce esponenzialmente.

Alla luce di tutto questo, entrambi i titoli hanno uno spessore e una qualità invidiabile, caratteristiche a cui tutti i futuri titoli appartenenti allo stesso genere dovrebbero guardare. Non si tratta di stabilire quale dei due sia il migliore, ma semplicemente di capire che per quanto possano sembrare simili, i due giochi sono quanto di più distante possa esistere, sia dal punto di vista narrativo che in termini di gameplay.

Spazio per crescere ancora ce n'è, anche se immaginare qualcosa di ancora superiore in termini estetici e strutturali è davvero difficile in questo momento. Le solide fondamenta su cui la serie Elder Scrolls poggia il suo successo da tempo hanno forse bisogno di una scossa per proporre qualcosa di diverso dal solito nei futuri capitoli. D'altro canto trovare qualcosa che non vada in Dark Souls è davvero difficile, se si eccettua un comparto grafico non certo esaltante.

Se vogliamo proprio dare una definizione ai due giochi potremmo dire che, pur essendo entrambi grandiosi, Skyrim rappresenta uno dei migliori esempi di GdR classico, legato al passato del genere, mentre Dark Souls è quello che tra i due ci proietta più velocemente verso il futuro.

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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