Visita guidata al campus di Blizzard - articolo

Eurogamer vi porta in gita turistica dove tutto ha origine.

Se alla mia "veneranda" età e con centinaia di press tour alle spalle accetto di partecipare a una massacrante 72 ore transcontinentale, della quali 30 spese tra voli e attese in aeroporto, una ragione ci dovrà ben essere.

Ebbene, che ci crediate o no, la cosa che più mi ha spinto a imbarcarmi in questa endurance non è stata tanto la possibilità di poter toccare con mano Mists of Pandaria, quanto quella di farmi una visita guidata al campus di Blizzard.

Si tratta infatti di quella struttura nella quale circa cinque anni fa la casa di Irvine ha deciso di accentrare tutti i propri uffici che ormai, vista la crescita incontrollata del personale, erano sparsi un po' in giro per l'Orange County.

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Ecco la scultura nel piazzale antistante la sede di Blizzard. Giusto perché non si abbiano dubbi sul luogo ove si sta entrando.

La prima cosa che si nota, una volta giunti a destinazione, è la colossale insegna in ferro battuto con su scritto "Blizzard" che indica l'ingresso a una vera e propria cittadella di uffici: come dire che lì non c'è spazio per nessun altro.

Questa sensazione trova poi conferma una volta scesi nel piazzale antistante l'ingresso principale, nel quale campeggia l'ormai celebre statua in bronzo di un Orco a cavallo di un lupo (la mount classica di questa razza in Warcraft). Si tratta di un'opera d'arte interamente in bronzo progettata da Weta Digital, composta di due parti create in Cina e portate negli USA via nave, che sono poi state assemblate in loco.

Alta all'incirca quattro metri (!), a uno sguardo più attento richiama l'attenzione in virtù della rosa dei venti ai suoi piedi, che indica gli otto principi cardine sui quali s'impernia la filosofia di Blizzard. Essi sono, rispettivamente, "Commit to quality", "Embrace your inner geek", "Learn and grow", "Lead responsibly", "Think globally", Play nice, play fair", Every voice matters" e "Gameplay first".

"Il museo privato di Blizzard contiene al suo interno si trovano tante delizie per gli appassionati dei titoli della casa di Irvine"

Superata questa fase giunge il momento di arrivare alla reception, dove si viene accolti da un paio di sculture niente male. Oltre alla versione ridotta della statua all'ingresso, si vedono una protagonista di StarCraft e due pezzi che faranno la felicità dei fan di (World of) Warcraft, ossia Frostmourne, la spada di Arthas, e un nano che troneggia con aria alquanto aggressiva.

Una volta superato l'impatto iniziale (sì, lo so, a quarant'anni suonati non dovrei ancora attizzarmi di fronte a queste cose), è facile notare che sulla sinistra della reception c'è l'ingresso al museo privato di Blizzard. Al suo interno si trovano davvero tante delizie per gli appassionati dei titoli della casa di Irvine: abbiamo infatti una bacheca piena dei riconoscimenti ottenuti dalla stampa, a testimonianza di lustri di successo sul mercato; una parete intera di action figure di eccellente qualità, alcune grezze e altre dipinte, che fanno senz'altro andare la mente alle ore passate con le relative trasposizioni digitali.

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Quello di Blizzard non sarebbe un museo se non avesse anch'esso una galleria d'arte coi quadri tratti dai videogiochi!

C'è poi una piccola "galleria d'arte" con decine di quadri ricavati dagli artwork dei titoli di Blizzard e un'intera parete coperta dalla timeline che mostra tutti i giochi sviluppati dalla casa di Irvine, in cui spicca il triennio d'oro che va dal 1995 al 1998, che ha visto il lancio rispettivamente di Warcraft II, Diablo e StarCraft, senza dimenticare Battle.net.

Immediatamente di fronte alla parete appena descritta c'è un'altra vetrina entro cui si trovano forse gli oggetti che maggiormente mi hanno impressionato del tour, ovvero i premi dati ai dipendenti per celebrare la loro anzianità in Blizzard. Dopo due anni di permanenza si riceve un boccale di birra in tema col "lore" di Warcraft; dopo cinque anni si vince una spada, dopo 10 uno scudo e dopo 15 un anello. Da notare poi che questi oggetti vengono realizzati sempre in modo diverso, cosicché ogni dipendente sentirà di avere in premio un oggetto se non unico in senso assoluto, per lo meno relativamente a quell'annata. L'idea, in sé, pare essere molto gradita, dato che sopra molte postazioni dei dipendenti ho visto esibite orgogliosamente spade e scudi.

Un'altra cosa che non ho potuto fare a meno di notare sono i molti display, collocati in vari punti del campus, nei quali si può vedere la piantina del piano in cui ci si trova. Si tratta delle classiche mappe da usarsi in caso di evacuazione, quelle per capirci col puntino con su scritto "voi siete qui" e le uscite di emergenza a fianco, ma con una variante interessante. Innanzitutto, le mappe sono realizzate con la grafica di StarCraft, quindi sembra di trovarsi a guardare un livello di gioco, e in secondo luogo gli schermi sono touch.

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Un primo piano della statua di Illidan, che ben rappresenta il sottoscritto quando un redattore sbaglia ancora a mettere le accentate...

"Negli uffici di Blizzard troviamo dei display alle pareti che mostrano in tempo reale i milioni di giocatori di WoW"

Sfiorandoli il display mostra un planisfero con indicati migliaia di pixel colorati che punteggiano il nostro pianeta. Essi mostrano i giocatori di World of Warcraft online in quel momento, uno scorcio che dà immediatamente un'idea del successo planetario del prodotto non appena si vede quanta gente, di giorno e di notte, si connette contemporaneamente ai server di Blizzard in ogni singolo istante.

Europa e Stati Uniti sono letteralmente ricoperti di pixel, così come lo sono la Cina e Taiwan. Anche il Giappone fa la sua parte, insieme alla costa atlantica del Sud America. Ammirevoli invece quei pixel solitari lì dove meno te li aspetteresti, tipo in Madagascar, nel Borneo o nelle Isole Fiji…

La gita è poi proseguita negli uffici dove viene sviluppato World of Warcraft, dei quali però è possibile fotografare unicamente il logo che campeggia all'ingresso, dopodiché si è costretti a riporre la macchina fotografica in tasca. Posso solo dirvi che si tratta di ambienti lussuosissimi, perennemente avvolti nella penombra degli scuri sulle finestre che non lasciano passare la luce del sole, così da evitare riflessi indesiderati sui grandi monitor ultrapiatti che campeggiano su ogni singola scrivania.

Le pareti poi sono interamente ricoperte di gigantografie dedicate a WoW, realizzate dagli artisti più famosi che ritraggono quei paesaggi e quei boss che gli avventurieri di Azeroth e dintorni hanno imparato ad amare in questi anni. Vi assicuro che da giocatore ho trovato alquanto suggestivi i quadri lunghi anche sei metri con su ritratti Ragnaros, piuttosto che Kil'Jaeden, Ilidan, Arthas o Deathwing.

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Un altro 'brutal display of power' da parte di Blizzard: una spettacolare statua di Tyrael alta circa quattro metri!

Il tour ci ha poi portato fino all'uscita dal primo palazzo, non senza avere prima ammirato le "sale riunioni", che in alcuni casi altro non sono che grandi salotti con piante, tappeti e divani in pelle, sui quali si siedono gli sviluppatori per decidere il futuro dei dieci milioni di abbonati dell'MMO di maggior successo della storia.

"I dipendenti di Blizzard hanno una mensa a prezzi ridotti, una palestra gratuita e un campo da beach volley"

È forse finita qui? Nient'affatto, perché poi si viene portati a vedere la mensa, dove i dipendenti di Blizzard possono rifornirsi a prezzi scontati e addentare gustosi cheeseburger cotti al momento. Subito dopo è il turno della palestra, gratuita, dove coloro che lavorano al soldo di Mike Morhaime hanno a disposizione una quarantina di macchine, inclusi dei tapis roulant dotati di monitor connessi alla TV via cavo. E poi c'è, all'aperto, l'area dedicata alle feste e addirittura il campo in sabbia per giocare a beach volley!

Chi invece volesse svagarsi senza sudare potrà accedere a una biblioteca, arredata con gusto ovviamente medievale, al cui interno sono presenti libri, fumetti, manuali di programmazione e giochi da tavolo. Tutto ciò senza dimenticare che, come potete vedere dalle immagini a corredo di questo articolo, è facile imbattersi in statue enormi raffiguranti i marine di StarCraft, Kerrigan o lo splendido Tyrael.

Arriviamo così alla fine del tour, dove Blizzard ha tenuto l'asso nella manica, ossia la "Control Room" di World of Warcraft. È qualcosa che si può guardare solamente da fuori, di sfuggita e attraverso delle veneziane che ne ostruiscono la vista, ma si tratta di un'area davvero imponente, interamente ricoperta di maxi schermi sui quali vengono proiettati tutti i dati vitali di WoW.

Lì si vedono cifre che qualunque analista vorrebbe conoscere, come il numero effettivo dei giocatori connessi in quel momento; ma si vede anche, in grande, la mappa che vi ho descritto poco fa, quella che visibile in piccolo nei diplay touch sparsi per gli uffici di Blizzard.

"La Control Room di Blizzard è una stanza entro cui vengono proiettati tutti i dati sensibili di WoW"

A un esame più approfondito è stato possibile scorgere anche uno schermo per il meteo che, come ci ha poi spiegato la nostra guida, serve a spostare i carichi di lavoro da un server all'altro in caso di eventi atmosferici di rilievo come uragani, tornado e quant'altro. Lì il nostro pianeta viene monitorato costantemente, perché non sia mai che anche nel mezzo di un cataclisma non si possa giocare a World of Warcraft! E poi si sono visti altri schermi giganti, sui quali venivano proiettati grafici e cifre che, a un occhio estraneo, dicono purtroppo ben poco.

La sala di controllo di Blizzard è quindi il punto più nevralgico dell'intera struttura, e pertanto non stupisce che il suo accesso sia limitato solo alle massime cariche di Blizzard, oltre che agli addetti che immagino abbiano firmato clausole di riservatezza col sangue, e le cui anime saranno probabilmente custodite in urne riposte nel sancta sanctorum di Mike Morhaime.

Con questo si è chiusa la visita al campus di Blizzard, un'escursione durata 45 minuti davvero illuminante e che spiega molto dei successi della casa californiana. Tutto infatti pare studiato per creare il miglior ambiente di lavoro e dare al team quel senso di appartenenza e quell'orgoglio aziendale che traspare in modo così inequivocabile dai volti e dalle parole dei dipendenti.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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