Non lo nascondo, questo articolo nelle mie intenzioni non doveva essere altro che un paragrafo presente all'interno della prova di Mists of Pandaria. Giunto al termine e dopo un veloce conteggio dei caratteri, ho però pensato bene di scorporarlo nell'articolo che vi apprestate a leggere.

Premesso che c'è ancora un fitto riserbo sulla data in cui finalmente sarà disponibile le versione italiana di WoW, e che ciò non necessariamente potrebbe coincidere col lancio di Mists of Pandaria, ho finalmente avuto modo di toccare con mano la tanto discussa localizzazione in Italiano.

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Con nomi quali 'Li abbiamo Arathi', 'Tu incendi dalle stelle' e 'Mamma ho perso la pietra', gli achievement paiono del tutto convincenti.

L'idea di Blizzard, come si evince anche dall'intervista appena pubblicata con Greg Street, non è tanto quello di migliorare l'esperienza dell'attuale bacino di utenza quando di raggiungere nuove fasce che finora hanno trovato nei server inglesi una barriera linguistica insormontabile.

L'idea in sé è più che legittima e fa il seguito alle varie localizzazioni seguite al lancio del gioco in questi anni. Penso a Spagnolo, Cinese, al Russo, Coreano e Portoghese. In quest'ottica l'Italiano è più che plausibile, eppure non posso fare a meno di pensare che a distanza di sette anni dal lancio di World of Warcraft si rischi seriamente di avere superato il tempo massimo. C'è ancora gente che sta aspettando dal 2005 di giocare a WoW in attesa di una versione nella lingua di Dante?

Ai posteri l'ardua sentenza, anche se va detto che Blizzard ha sempre dimostrato di sapere quel che fa e che l'investimento richiesto per un'operazione di questo tipo non dev'essere stato da poco, viste le dimensioni titaniche della localizzazione.

Nella versione da noi provata solo alcune delle quest erano già state localizzate, ma da quello che abbiamo potuto vedere si è trattato di un lavoro svolto con maestria. E sebbene avessi il dubbio che questa operazione potesse rivelarsi inutile per chi l'Inglese già lo conosce, devo ammettere che leggere la descrizione di una quest in Italiano ne imprime nella memoria i concetti con maggiore naturalezza.

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Northrend in Italiano diventa la Nordania ma niente paura, il boss finale sarà ancora Arthas e non Umberto Bossi.

"Non reste che augurarsi che database come Wowhead e Thottbot vengano anch'essi localizzati"

Chi però è un accanito fruitore come me di siti quali Wowhead e Thottbot (i cui database sono stati unificati), stia bene attento perché le voci presenti non troveranno più corrispondenza. Penso dunque ai nomi delle quest, dei personaggi, delle località e degli "ingredienti" per il crafting. Non resta dunque che augurarsi che Blizzard voglia passare il proprio database in pasto ai suddetti siti, così da non correre il rischio di scoraggiare l'utenza più esigente.

Al che uno potrebbe pensare che tutto sommato, a orecchio, si può anche capire quale sia il corrispettivo italiano di un nome inglese. Ciò però non è vero nel caso della localizzazione di World of Warcraft, in virtù dei molti "personalismi" che ho notato in sede di traduzione. Se si volesse azzardare una traduzione pedissequa dall'Inglese all'Italiano, Undercity non equivale infatti a Sepulcra, Ironforge non si tradurrebbe con Forgiardente e Stormwind non è Roccavento.

In quest'ultimo caso, tra l'altro, a quanto mi risulta nei Trading Card Game la capitale dell'Alleanza viene chiamata VenTempesta (che appare più naturale come traduzione) e quella dei Nani è ForgiadiFerro. Tutto ciò, come si capisce, crea dei conflitti col lore già esistente di Warcraft, che coinvolge anche libri e fumetti i cui nomi sono rimasti invece originali in Inglese.

Si potrebbe discutere a lungo su questo punto e io stesso, che ho fatto qualche traduzione in passato, ricordo che ci sono stati alcuni momenti in cui ho dovuto cessare di fare una traduzione in favore piuttosto di un adattamento. Alcuni nomi infatti alle volte sono facili da tradurre così come sono, altre volte invece bisogna prendersi qualche libertà in più perché la traduzione modello "Google translator" darebbe risultati pessimi.

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Se una sera vi dovessero chiedere se volete fare una Scorreria o un'Incursione, sappiate che sono l'equivalente di Dungeon e Raid.

Sempre con l'occhio di chi in passato qual cosina l'ha tradotta, posso anche comprendere perché tutti i nomi siano stati tradotti in Italiano anziché lasciarli in Inglese. Basta infatti andare su Wowhead e digitare la parola "Warsong" per vedere che in realtà questa è presente in 1 world event, 36 item, 87 NPC, 6 quest, 25 achievement, 1 zona , 7 oggetti, 2 fazioni e 52 spell.

"Ci sono momenti in cui non si deve fare una una traduzione ma un adattamento"

Discorso analogo per la parola "Stormwind", che nel nostro immaginario corrisponde solamente alla capitale dell'Alleanza che, a ben guardare, la lasciassero in Inglese sarebbe anche meglio. In questo caso abbiamo 1 titolo, 44 oggetti, 2 abilità, 1 mount, 104 NPC, 10 quest, 10 achievement, 9 oggetti, e così via.

Insomma, si capisce facilmente che quando si affronta un lavoro titanico come la localizzazione di un World of Warcraft, o si traduce tutto oppure poi si inserisce nel lavoro una discrezionalità da parte del localizzatore che non dovrebbe trovare spazio. Illuminante a tal proposito quanto accaduto con la localizzazione francese: dapprima avevano scelto di lasciare i nomi in Inglese, poi dopo qualche mese s'è resa necessaria una patch che rendesse la localizzazione integrale.

Là dove invece anche le mie doti di avvocato del diavolo non arrivano, è il perché Blizzard abbia permesso che le trading card, i libri, i fumetti e ora il videogioco seguano criteri diversi, ma non escludo di potervi dare una risposta in merito a breve,

Superate queste disquisizioni per le quali si sono già scatenate infuocate discussioni sui forum, possiamo passare ad analizzare il doppiaggio, un'altra spina nella rosa della localizzazione italiana.

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Leggere i quest log in Italiano è molto più comodo, anche se siete fini conoscitori della lingua d'Albione. Provare per credere...

Premesso che tutte le voci che ho sentito mi sono apparse recitate e postprodotte in maniera eccellente, confermo che non solo i Troll parlano ma scrivono anche in dialetto.

Così come le quest assegnate nella versione americana ci vengono proposte in anglo-giamaicano, nella versione Italiana quindi si dovrà prestare una certa attenzione per interpretare una sorta di italo-napoletano creato ad hoc.

Il problema più grande, però, nasce quando cliccando col tasto destro su un troll lo si sente pronunciare frasi come "Che te passa pa' capa", "Tengo bisogno 'e 'nu bersaglio" o ancora "nun tengo nu bersaglio". E se nella versione originale, cliccando insistentemente su NPC lo si sentiva minacciarci di farci una maledizione vodoo, il nostro corrispettivo napoletano ci dirà "Continua accussì e te faccio o' malocchio".

La prima reazione è di restare increduli, spiazzati: "ma no" e "ma perché" sono le frasi che più probabilmente si affolleranno nella vostra mente. Ma passato qualche minuto, quando l'urlo di Munch che si sarà dipinto sul vostro volto sarà ormai sparito, noterete alcune cose.

"Il doppiaggio dei Troll è stato ben eseguito, ma il primo impatto resta comunque spiazzante"

E cioè che il doppiaggio è stato anche stavolta ben eseguito, in virtù del fatto che avrete di fronte a voi non dei guappi ma una razza di guerrieri che vi parla con una tensione nella voce che è quella che vi aspettereste da uno dei boss descritti da Roberto Saviano in Gomorra. I troll sono fieri e minacciosi, e ciò traspare nel doppiaggio.

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Le Professioni trarranno senz'altro giovamento dalla localizzazione in Italiano. Ben più spinoso sarà il discorso delle spell...

A voler essere precisi, va poi notato che nella versione americana di WoW i Troll sono gli unici che parlano "in dialetto" e i cui quest log non sono scritti Inglese: pertanto, la scelta di localizzare unicamente questa razza (e non anche le altre) appare sensata.

Ponendosi dunque nell'ottica di chi si è occupato della localizzazione, tutto ha una sua logica anche se innegabilmente il risultato finale richiede del tempo per essere metabolizzato.

Concludendo, appare evidente lo sforzo di Blizzard di allargare ulteriormente la base installata di World of Warcraft e non può che fare piacere che la casa di Irvine abbia finalmente pensato a noi italiani. Per quanto è stato possibile vedere finora, il lavoro è stato svolto molto accuratamente. Chi si è occupato della localizzazione ha però dimostrato un po' troppa intraprendenza, concedendosi qualche liberta di troppo (continuo a pensare che se Stormwind si traduce bene in Ventempesta, non sia corretto lanciarsi in un Roccavento). Blizzard, dal canto suo, avrebbe fatto meglio a cercare una maggiore uniformità tra libri, trading card, fumetti e videogioco.

Detto questo, però, sebbene una giornata di prove non sia abbastanza per esprimere un giudizio definitivo, l'invito che rivolgo ai più scettici di voi è di darsi un po' di tempo prima di censurare questa operazione. Potreste sorprendervi nel vedere il vostro puntatore del mouse passare dall'icona della disinstallazione a quella sul desktop per eseguire World of Warcraft in Italiano.

Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.