Se su Google cerchiamo le parole “donne” e “videogiochi”, la maggior parte dei link riporterà un elenco chiamato “Le 10 donne più sexy dei videogiochi” o qualcosa di simile. Se invece ci mettiamo ad analizzare le figure femminili presenti nella maggioranza dei titoli, difficilmente usciamo dagli stereotipi della principessa in pericolo, di quella dura e cattiva come un uomo, o della maggiorata con l'armatura che copre a stento i capezzoli.

Eppure, nonostante i videogiochi si fregino ormai ampiamente del titolo di intrattenimento maturo e siano apprezzati anche dal pubblico femminile, spesso questo aggettivo significa solo che è un gioco con qualche triste scenetta di sesso e solo raramente che ci troviamo di fronte a un titolo capace di rivolgersi non solo ai 14enni in piena fase ormonale.

Uno di questi è senza dubbio The Last of Us, atteso come i tre fischi quando stai vincendo una partita, che unisce a un'ambientazione violenta e post-apocalittica un'intensità narrativa fatta di dialoghi, recitazione e personaggi ben definiti. Il passo successivo di uno studio, i Naughty Dog, che dopo essersi dedicati anima e corpo ad Uncharted e al genere dell'avventura, tentano adesso la strada del thriller drammatico, per raggiungere la maturità definitiva.

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I protagonisti di The Last of Us, senza il trucco a base di pixel.

E proprio con il cast e gli sviluppatori di The Last of Us abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere riguardo ai personaggi femminili e all'ambientazione del gioco, per provare che si possono raccontare storie di donne che siano qualcosa di più di principesse da salvare o pettorute archeologhe in short, senza per questo perdere l'interesse dei giocatori.

A rispondere alle nostre domande c'erano Neil Druckmann, direttore creativo e sceneggiatore di The Last of Us, Annie Wersching, che interpreta il ruolo di Tess, una contrabbandiera astuta e indurita dalla vita amica del protagonista maschile del gioco, Joel, e Ashley Johnson, che veste i panni di Ellie, la giovane compagnia di viaggio di Joel.

Eurogamer: Partiamo con una domanda per Neil Druckmann: narrativamente parlando, quali sono state le difficoltà nel portare un personaggio come Ellie nel mondo di The Last of Us senza cadere neppure una volta nel cliché della “damigella in pericolo"?

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La moda dell'arco colpisce anche The Last of Us, ma vista l'ambientazione del gioco l'arma in questione appare ben più sensata che in altri titoli.

Neil Druckmann: Beh alla fine è stata più semplice del previsto. Certo, ci sono momenti in cui dovremo prenderci cura di lei, ma guardiamo anche l'ambientazione: sono vent'anni che si è scatenata l'epidemia, tanta gente è morta, e chi è ancora vivo lo è perché sa cavarsela. Ellie è una dura, ed essendo nata in questo mondo deve e sa combattere, non è una damigella in pericolo, anzi, quando messa all'angolo diventa estremamente aggressiva.

Eurogamer: Passiamo alle due protagoniste femminili, Annie Wersching, come ti sei sentita in questo ruolo? Pensi che il tuo personaggio, un'antieroina dalla forte personalità, possa aiutare a cambiare il punto di vista sulle donne nei videogiochi?

Annie Wersching: Beh, è stata un'esperienza molto interessante, visto che per me i videogiochi sono una cosa nuova, soprattutto recitare al loro interno. Non penso che il mio personaggio possa essere definito un'antieroina pura; è una dura, e in un mondo in cui tutti sono contro tutti devi farcela in qualche modo, e fare ciò che devi, quindi sì, direi che può cambiare un po'la prospettiva femminile, visto che non esistono personaggi come lei.

Eurogamer: Giriamo la domanda anche ad Ashley Johnson: Ellie è molto giovane, per questo forse è un personaggio con cui è difficile empatizzare? O può realmente contare qualcosa?

Ashley Johnson: Hmmm bella domanda. Beh, io conosco bene i videogiochi e vedo come vengono trattate le donne al loro interno: o stanno lì per farsi corteggiare, o sono un richiamo sessuale o devono essere salvate. È bello, quindi, avere un personaggio così complesso con cui lavorare. Ellie sembrerà anche giovane, ma a causa del mondo in cui vive, dentro è invecchiata presto. The Last of Us sarà un titolo molto diverso dagli altri e credo che questo possa fare la differenza per il nostro messaggio.

Eurogamer: Una domanda più tecnica per Druckmann: Il libro “La Strada” di Cormac McCarthy ha influenzato il gioco? E quanto? Come pensate, sempre che vogliate farlo, di sfuggire ai cliché e alle situazioni tipiche di questo genere narrativo?

Neil Druckmann: Beh il genere ha un sacco di cliché che devi seguire, ed è giusto così. Quando la gente sta per morire, quanto tutto e in gioco e le risorse sono scarse, le persone agiscono in questo modo. Più che il rispettare un cliché lo chiamerei un'analisi della natura umana, che è così. Pensa proprio a La Strada, un padre che cerca di conservare un briciolo di umanità mentre fa di tutto, e proprio tutto, per salvare il figlio.

Per quanto riguarda le ispirazioni, ovviamente il libro di McCarthy ha il suo peso, ma per me è stato molto importante anche City of Thieves, la storia, tra l'assurdo, il comico e il tragico di due soldati russi che si arrangiano in giro per Stalingrado in cerca di uovo per un ufficiale. È un libro di David Benioff (Game of Thrones, La 25esima ora, Wolverine e Troy) che mi sento di consigliare a tutti.

Eurogamer: Una domanda per tutti e tre: pensate che il modo in cui le donne vengono descritte nei videogiochi sia un tema importante e scottante? Come può l'Industry cambiare questo punto di vista?

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“Che hai fatto oggi a lavoro?” “Mi sono messo una tutina di lycra con inserti fluo e ho picchiato un tizio con un bastone arancione.

Neil Druckmann: Beh, per essere onesti io credo che il nostro compito non sia “cambiare” ma “intrattenere” e, soprattutto, intrattenere il maggior numero possibile di persone. Solo che va fatto in maniera virtuosa, creando personaggi naturali e profondi. I luoghi comuni alla fine allontanano il pubblico e non ti fanno emergere dalla massa.

Annie Wersching: Giocando a The Last of Us le persone vedranno che per apparire in un videogioco la donna non deve essere sempre dipinta come bella e attraente, e magari poco vestita, ma che esistono ruoli che rendono i personaggi femminili più belli, più interessanti se vogliamo, e questo può essere un modo per cambiare la situazione, un passo alla volta.

Ashley Johnson: I videogiochi stanno cambiando, devono diventare più maturi, devono dipingere le donne in maniera differente, è il momento di iniziare a farlo, ed io spero che titoli come The Last of Us riescano a fare la differenza.

Eurogamer: Ultima domanda a Druckmann, leggermente diversa: Quanto dell'esperienza maturata da Naughty Dog con Uncharted sopravvive in The Last of US? Lo scripting dinamico avrà un ruolo altrettanto importante?

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Non fatevi uccidere la poesia dal fucile blu, e pensate a quando lo userà contro lo zombie pronto a saltarvi addosso.

Neil Druckmann: Con Uncharted abbiamo iniziato a lavorare con un tipo di motion capture che si è raffinato sempre di più e ora siamo in grado di creare personaggi interessanti, vivi, che apportano molto alla storia; per questo gli attori sono molto importanti per ciò che vogliamo fare.

In certi casi non scriviamo neppure le indicazioni per gli attori e lasciamo siano loro a recitare come meglio credono la scena, dando il loro tocco personale.

Per quanto riguarda la scrittura dinamica non posso rivelare più di tanto; diciamo solo che tutti i movimenti che abbiamo raccolto con il motion capture saranno utili per creare animazioni e situazioni incredibilmente realistiche.

Riguardo l'autore

Lorenzo Fantoni

Lorenzo Fantoni

Redattore

Dentro un rugbista di 110kg dedito agli stravizi, batte il cuore di nerd vecchio stampo con lo sguardo perennemente abbronzato da uno schermo, anche d'estate.