Lost Planet 3 - prova

L'ultima occasione per la saga di Capcom.

La saga di Lost Planet ha vissuto una storia decisamente travagliata. Nata diversi anni fa con un approccio squisitamente giapponese, un single player intrigante (nonostante la folle impresa delle monete nascoste, spina nel fianco dei maniaci degli achievement) e un multiplayer coi fiocchi, nel secondo episodio la serie è stata letteralmente stravolta nel tentativo di offrire ai giocatori un'esperienza multigiocatore di nuova generazione, con risultati deludenti.

Per il terzo episodio, svelato da Capcom durante il Captivate di Roma, la casa di Osaka ha deciso di affidare il progetto al team occidentale Spark Unlimited, facendo alzare il sopracciglio a buona parte degli appassionati a conoscenza del curriculum del team in questione (in pochi hanno avuto la fortuna di dimenticare Turning Point: Fall of Liberty).

Lasciando da parte ogni pregiudizio, comunque, abbiamo avuto modo di mettere le mani su un codice ancora incompleto del gioco per permetterci di dare un assaggio al titolo in uscita il 30 di Agosto.

Il risultato della nostra prova non è certo dei più confortanti, visto che molti dei dubbi che avevamo già sollevato nelle precedenti anteprime sono tornati più forti che mai, tanto sul fronte tecnico quanto su quello del gameplay vero e proprio.

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Jim non è il classico protagonista tutto d'un pezzo, come scopriremo giocando l'avventura completa di Lost Planet 3.

Con il nuovo codice abbiamo avuto modo di approfondire meglio gli elementi narrativi di Lost Planet 3 che, a quanto pare, rischiano di essere la parte più riuscita del gioco. L'avventura di Capcom, infatti, permetterà ai giocatori di rivivere i momenti salienti della vita di Jim Peyton attraverso i racconti che lo stesso protagonista, intrappolato sotto a un cumulo di macerie, riporterà alla nipote.

"Con il nuovo codice abbiamo avuto modo di approfondire meglio gli elementi narrativi di Lost Planet 3"

Tali flashback permettono all'utente di stringere un legame con Jim condividendone le esperienze, gli errori e i tormenti interiori, dettaglio che sottolinea in modo ancor più marcato l'avvicinamento della saga Capcom all'ottima trilogia di Dead Space sviluppata in casa Visceral Games.

Sfortunatamente di Lost Planet 3 è il gameplay a rischiare di deludere le aspettative. Le missioni che abbiamo potuto provare con mano, infatti, mettono in evidenza una preoccupante mancanza di varietà e di stimoli utili a mantenere alto l'interesse dei giocatori.

Nella maggior parte dei casi, infatti, l'azione di Lost Planet 3 sembrerebbe concentrarsi attorno a sezioni lineari all'interno delle quali si devono eliminare le minacce presenti, i temibili Akrid in cui ci siamo già imbattuti in passato.

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Il sistema di puntamento delle armi è impreciso e mostra tutti i propri difetti contro le creature più piccole e sfuggenti.

Poco importa che le quest vengano spesso ottenute parlando con i personaggi presenti nella base della NEVEC, la compagnia per cui Jim lavora nel tentativo di raccogliere il denaro necessario per garantire a moglie e figlio tutto ciò di cui possono avere bisogno.

"Il risultato sul campo sembra sempre molto simile e, soprattutto, eccessivamente guidato"

Al di là di un'apparentemente banale divisione in missioni principali e secondarie (che a quanto abbiamo visto garantisce ai giocatori una sorta di goffa libertà), il risultato sul campo sembrerebbe sempre molto simile e, soprattutto, eccessivamente guidato.

Nella maggior parte dei casi, infatti, a Jim non viene concessa grande libertà esplorativa, nonostante il gioco preveda la possibilità di sfruttare il rampino (marchio di fabbrica della serie) e di calarsi lungo sporgenze predefinite semplicemente utilizzando l'apposito comando.

Spesso Jim non deve fare altro che percorrere l'ambientazione di turno (che sia una caverna ghiacciata o una vecchia base abbandonata) eliminando le minacce aliene e, così facendo, raccogliendo preziosa energia termica da scambiare con potenziamenti di ogni genere.

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In alcuni momenti le somiglianze con Dead Space 3 sono impressionanti.

A spezzare il ritmo del gioco intervengono le fasi a bordo dei RIG, i mech da lavoro utilizzati dagli operai della NEVEC per svolgere i compiti più duri resistendo alle proibitive condizioni ambientali del pianeta E.D.N.III.

"Le battaglie a bordo del mech sono lente, pesanti e caratterizzate da un buon livello di strategia"

Seguendo le orme dell'indimenticabile robot da carico di "Aliens: Scontro Finale", questi mezzi da lavoro si trasformano, volente o nolente, negli unici strumenti utili a contrastare gli esemplari più grandi e aggressivi di Akrid. Spesso non bastano, comunque, al punto che i lavoratori stessi scateneranno una rivolta per sostenere l'installazione di armi a bordo dei veicoli.

Al di là degli elementi narrativi, comunque, il RIG si rivela essere un elemento interessante capace di garantire piacevoli cambi di direzione di un gameplay apparentemente scialbo. Il passaggio alla visuale in prima persona garantisce un maggior coinvolgimento nelle fasi a bordo dei RIG, ma è soprattutto il sistema di combattimento ad accendere la scintilla che potrebbe salvare Lost Planet 3 da un triste anonimato.

Le battaglie a bordo del mech, infatti, sono lente, pesanti e caratterizzate da un buon livello di strategia, costringendo a sfruttare i pochi mezzi a disposizione (principalmente l'enorme trivella e la tenaglia meccanica) per colpire con precisione i punti deboli delle creature incontrate.

Peccato, però, che la percentuale di fasi a bordo dei RIG rispetto a quella a piedi sembri essere piuttosto bassa. Se consideriamo, poi, che buona parte delle sezioni a base di mech da noi testate erano rallentate da interminabili spostamenti (utili per ammirare scorci suggestivi dell'ostile pianeta E.D.N.III) riempiti ad arte da dialoghi via radio, messaggi vocali ed elucubrazioni del povero Jim, ecco che anche in questo caso si rischia di andare incontro a un polpettone non necessario.

"Possiamo abituarci all'idea di rinunciare alle caratteristiche che avevano reso tale il primo Lost Planet"

A quanto abbiamo potuto vedere, quindi, possiamo iniziare ad abituarci all'idea di rinunciare alle caratteristiche che avevano reso il primo Lost Planet un gioco tanto affascinante. Lost Planet 3, infatti, sembrerebbe non lasciare spazio all'esplorazione, offrendo aree piuttosto ristrette e lineari. Le fasi con i mech sono apparentemente guidate e non capita di imbattersi in RIG abbandonati da sfruttare a proprio vantaggio (cosa che, di fatto, rendeva il primo Lost Planet tanto interessante).

L'unico elemento potenzialmente interessante è quello legato all'upgrade delle armi garantito dall'accumulo di energia termica durante le sortite contro gli Akrid, moneta di scambio particolarmente richiesta alla base NEVEC. Certo, rispetto all'idea originale legata al riscaldamento del protagonista del primo Lost Planet, questo rappresenta un netto passo indietro sul fronte del design e dell'innovazione, ma lascia spazio a una buona dose di sperimentazione grazie alle numerose armi acquistabili e migliorabili a piacimento con carichi di munizioni speciali.

L'uscita di Lost Planet 3 è ormai alle porte. Il tempo per le ultime modifiche è ormai terminato e non ci resta che giocare l'avventura completa per giudicarla nella sua totalità. L'appuntamento è rimandato all'imminente recensione!

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Riguardo l'autore

Filippo Facchetti

Filippo Facchetti

Redattore

Filippo Facchetti un rispettabile nerd da sempre appassionato di "giochini elettronici". Prima di approdare a Eurogamer scrive per importanti riviste di settore e conduce programmi TV dedicati all'intrattenimento digitale.

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