Killzone Mercenary - review

Missione compiuta, Danner.

Ed eccoci finalmente al momento atteso da molti giocatori, ovvero la recensione del gioco che dovrebbe dare una spinta alla vendita di PlayStation Vita, console che sembrerebbe finalmente aver trovato nuova linfa vitale dopo la miriade di titoli annunciati durante l'ultima GamesCom.

Negli ultimi mesi sono state tante le persone che hanno puntato il dito contro Sony, rea di aver "abbandonato" la sua portatile in mano agli sviluppatori indipendenti e di non aver più annunciato alcun titolo di peso. E in effetti, dopo l'ondata di giochi che ha accompagnato il lancio della console, non si sono visti molti "tripla A" sugli scaffali dei negozi.

Conoscendovi avrete già sbirciato il voto in fondo alla pagina e tirato un sospiro di sollievo, quindi bando alle ciance e andiamo subito a scoprire i pregi e i difetti dell'ultimo capitolo della saga di sparatutto firmata Guerrilla.

Iniziamo subito con la nota più dolente, ovvero la durata dello story mode. Per portarlo a termine abbiamo impiegato poco più di 4 ore ma è doveroso sottolineare che in questo lasso di tempo non abbiamo voluto cercare tutti i numerosi documenti nascosti, che oltre a rivelare interessanti informazioni sulla trama, sbloccano alcune preziose carte valore da aggiungere al proprio mazzo.

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Esatto, questo è il dettaglio grafico raggiunto da Killzone Mercenary. Niente male, vero?

Come dite, non siete affatto sorpresi da questa notizia? Non possiamo darvi tutti i torti visto che il genere, a parti casi isolati, non ha mai regalato esperienze in single player che superassero le 5/6 ore, ma ciò non toglie che il team di Sony poteva e doveva fare qualcosina di più sotto questo aspetto.

"Per portare a termine la campagna abbiamo impiegato poco più di 4 ore"

Durata a parte la storia gira intorno le gesta di Arran Danner, un mercenario che ben presto si troverà immischiato in una misteriosa faccenda tra gli ISA e gli Helghan, insieme al piccolo Justus e al cattivone di turno Kratek. I fatti narrati si collocano appena dopo la conclusione del primo episodio di Killzone e nonostante la trama non brilli certo per originalità, abbiamo apprezzato un paio di risvolti interessanti di cui ovviamente non staremo a parlare in questa sede.

In Killzone Mercenary ogni azione compiuta sarà ricompensata con del denaro: un'uccisione, un caricatore di proiettili raccolto, un documento ritrovato, oppure un headshot, faranno sorridere il nostro conto personale che ci tornerà utile davanti alle numerose postazioni di BlackJack, un trafficante d'armi dotato di uno spiccato senso dell'umorismo.

I suoi "punti vendita", dislocati praticamente ovunque all'interno dei nove livelli che compongono il gioco, ci mettono a disposizione una lunghissima lista di armi, armature, munizioni e Van-Guard, otto portenti tecnologici che aiuteranno Danner nel corso delle sue missioni su Vekta e Helghan. Le Van-Guard si dividono principalmente in due categorie: dispositivi controllabili a distanza (come lo Sky Fury, un drone che scarica raggi particellari dal cielo), mentre altre ci aiuteranno direttamente sul campo di battaglia, fornendoci scudi, bloccando le telecomunicazioni nemiche e altre diavolerie in voga nel mondo di Killzone.

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Il piccolo Justus ci farà compagnia durante un paio di missioni ma fortunatamente non si rivelerà una palla al piede negli scontri a fuoco.

Grazie alle due levette analogiche della console, controllare il nostro alter-ego non è mai stato così semplice su un dispositivo portatile. I ragazzi di Guerrilla Cambridge hanno messo a punto un sistema di controlli che non fa rimpiangere affatto il ben più caro joypad domestico, traducendosi in un'esperienza di gioco davvero soddisfacente. Guardarsi attorno, passare dall'arma primaria alla secondaria (tramite il touch-screen), oppure lanciare una granata "al volo", è senza alcun dubbio di una facilità e una naturalezza imbarazzante ma allo stesso tempo trasmette l'impressione di solidità e pesantezza che un'amante del genere non può rinunciare.

"Dovremo aggirare sistemi di sicurezza risolvendo dei puzzle entro una manciata di secondi col touch-screen della console"

Killzone Mercenary non è però soltanto uno spara-spara. Grazie al computer portatile situato sul braccio sinistro di Danner, dovremo aggirare sistemi di sicurezza su dei terminali semplicemente risolvendo dei puzzle entro una manciata di secondi col touch-screen della console, peccato soltanto che la totale assenza di varietà degli enigmi porti alla lunga ad annoiare il giocatore. Alcuni terminali ben nascosti sbloccano invece dei documenti segreti che svelano dettagli inediti sui personaggi e la storia principale.

Se vi siete allarmati sulla durata della campagna in singolo non preoccupatevi, visto che dopo aver portato a termine ogni missione è possibile affrontarla di nuovo scegliendo tra 3 nuove modalità: Precisione, Infiltrazione e Demolizione, ognuna delle quali ci chiederà di completare quattro obiettivi differenti. Le ricompense? Oltre ad una cospicua somma di dollari di Vekta, si otterranno carte rare da aggiungere al nostro mazzo che faranno alzare il valore del nostro eroe nelle classifiche dei mercenari più famosi del mondo, consultabili nel menu e su Killzone.com. Le carte giocano un ruolo fondamentale in Killzone Mercenary e si possono ottenere non solo nel modo di cui vi abbiamo appena descritto ma anche sconfiggendo nemici nella modalità multiplayer e portando a termine i vari capitoli dello story mode.

Un FPS senza una buona modalità multigiocatore è come guidare una Panda con lo stemma Ferrari appiccicato sul cofano e i ragazzi di Guerrilla lo sanno molto bene. Ecco quindi che all'interno del pacchetto multiplayer troviamo tre modalità: la prima è denominata "zona di guerra" e due team (gli ISA e gli Helghan), vengono messi a confronto in 5 match 4v4 dalla durata di 5 minuti ciascuno e ognuno con i propri obbiettivi, come uccidere il maggior numero di avversari, hackerare più torrette possibili, interrogare nemici e così via.

"Il multiplayer offre tre modalità: Zona di Guerra, Mercenari, Guerrilla

Le altre due modalità sono le più classiche che si possano trovare in uno sparatutto in prima persona, ovvero "Mercenari", dove 8 giocatori se la vedranno in un match tutti contro tutti dalla durata di 10 minuti, e "Guerrilla", un 4v4 dove vince chi ottiene il numero maggiore di uccisioni. Impressionante come il tutto giri assolutamente senza alcun tipo di rallentamento, anche nelle situazioni più affollate, nelle sei mappe a disposizione, riprese dalle ambientazioni dello story mode e perfezionate per l'occasione. La loro vastità permette ai giocatori più incalliti di studiare strategie e vie di fuga alternative grazie ai numerosi sentieri disponibili, soprattutto nella location ambientata sul litorale, un vero e proprio labirinto che necessita di numerose partite prima di essere memorizzato a dovere.

Passiamo ora a parlare del lato tecnico di Killzone Mercenary, che come potete constatare guardando le immagini a corredo di questa recensione, non ha bisogno di molte presentazioni. Dimenticatevi tutto ciò che avete visto su PS Vita e i più recenti smarthphone/tablet in commercio, perché il gioco di Guerrilla Cambridge definisce nuovi standard grafici su qualsiasi dispositivo portatile. Sebbene il frame-rate resti incollato ai 30fps anche durante gli scontri più concitati, è soltanto quando vengono salvati i dati sulla memory card che si avverte un leggero rallentamento dell'immagine.

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Nel negozio di BlackJack troveremo armamenti per tutti i tipi i tasche. Consigliamo di passare spesso a controllare la sua vetrina per trovare merce scontata e ricaricare le nostre armi nei momenti più delicati.

Vedere in movimento effetti di luce ed esplosioni di questo livello su una console così piccola fa letteralmente rimanere a bocca aperta, se pensiamo poi che tutto ciò era fattibile su console casalinghe fino a pochi anni fa, l'effetto è ancora più incredibile. Se proprio dobbiamo andare a cercare il pelo nell'uovo, alcune texture non sono proprio dettagliate come dovrebbero e si nota un lieve effetto di compressione grafica durante alcune sequenze d'intermezzo, ma nulla che intacchi la qualità generale del prodotto.

"Vedere effetti di luce ed esplosioni di questo livello su una console così piccola fa rimanere a bocca aperta"

A chiudere in bellezza troviamo l'ottima colonna sonora di Walter Mair, un nome non molto famoso nel settore ma che in passato ha composto brani per la serie di Grand Theft Auto, Empire Total War e Moonrise. Gli effetti sonori inoltre sono di primissimo livello, carichi di bassi e distorsioni e che regalano quel senso di "pesantezza" molto caro ai fan della saga. Il doppiaggio, infine, è stato realizzato con voci tutto sommato azzeccate e non abbiamo riscontrato errori di ortografia sia nei menu che nei sottotitoli.

Insomma, alla prova dei fatti Killzone Mercenary esce a testa alta e regala alla PlayStation Vita un nuovo piccolo/grande gioiello che sicuramente farà gola non solo ai veterani della serie, ma anche agli amanti di sparatutto in prima persona in generale. Nonostante la breve durata della campagna principale, di motivi per riprendere in mano l'ultimo titolo di Guerrilla Cambridge ce ne sono parecchi, a cominciare dalla modalità multiplayer sapientemente realizzata, i set di carte collezionabili, fino alla possibilità di giocare (e rigiocare) lo story mode completando una nuova, lunghissima lista di obiettivi.

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I set di carte collezionabili aumentano il valore del nostro profilo. Conquistarle tutte però non sarà affatto un gioco da ragazzi.

Pur non essendo esente da difetti, Killzone Mercenary dimostra cosa PlayStation Vita sia in grado di fare se sfruttata a dovere. Noi, nel frattempo, non possiamo fare altro che augurarci di vedere in futuro sempre più titoli con una produzione di questo livello, e sembra che qualcosa dopo la GamesCom abbia già cominciato a muoversi.

9 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Stanislao

Manuel Stanislao

Redattore

Manuel muove i primi passi nel mondo videoludico all’età di 8 anni, dopo essere rimasto stregato dal NES del vicino di casa. Nel 2010 entra a far parte di JAVS, per poi approdare ad Eurogamer nel tardo 2011 grazie a un'ignota congiunzione astrale.

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