Divinity: Dragon Commander - review

Dragoni divini all'attacco.

Nato originariamente come un clone di Diablo, in grado di amalgamare le meccaniche hack 'n' slash del capolavoro Blizzard coi più complessi meccanismi da gioco di ruolo, Divine Divinity fu nel 2002 accolto bene sia dalla critica che dal pubblico. Il discreto successo ottenuto col primo capitolo non vide però una serie di seguiti fotocopia, ma svariate variazioni sul tema che negli anni sono riuscite a costruire un mondo di gioco vario e peculiare. Sulla stessa scia si piazza Divinity: Dragon Commander, uno spin-off che passa dalla sperimentazione degli scorsi episodi a un totale cambio genere, per esplorare in modo inedito l'universo della serie, lasciandone inalterato l'universo narrativo.

La trama prende piede a partire dagli stessi presupposti di Ego Draconis (il secondo episodio) mettendo il giocatore al comando di un personaggio che, questa volta per nascita, ha il potere di trasformarsi in un micidiale drago. Un'abilità che dovrà però essere sfruttata non per vendetta, quanto per un fine decisamente più complesso. Il nostro protagonista senza volto e senza nome è infatti l'ultimo erede di un impero ormai sgretolato e che, dopo la morte dell'imperatore suo padre, è stato diviso tra tanti piccoli oppressori. Non gli resta quindi che prendere il controllo delle truppe ancora fedeli e iniziare una sanguinosa campagna di conquista.

L'obiettivo proposto non si discosta troppo da quello di un classico RTS ma al contrario di uno strategico, le battaglie saranno solo una delle componenti di Divinity: Dragon Commander. Il titolo propone al giocatore un particolare ma azzeccato mix di generi che mira a simulare ogni aspetto della guerra mossa dal futuro imperatore. Ne consegue un gameplay vario ma frammentato, tanto che da una fase all'altra della battaglia vi sembrerà di cambiare del tutto gioco e genere di riferimento.

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Parlare coi comprimari risulta utile tanto per ottenere carte bonus che per scoprire nuovi dettagli sulla trama.

I primi passi ad esempio li muoverete a bordo della Raven, una base volante che funge da hub per le varie missioni e che espleta una funzione narrativa. Su di essa avrete modo di conversare con generali e consiglieri, così da acquisire informazioni extra sulla vicenda o semplicemente acquistare nuove abilità per il vostro personaggio e potenziamenti per le proprie truppe. Qualora lo desideriate sarà persino possibile curare le strategie politiche del vostro impero, risolvendo i problemi dei vostri comprimari e legiferando in base alle materie che il consiglio di guerra porterà alla vostra attenzione.

Qui il gioco dà il meglio di sé, proponendo dialoghi e situazioni degni di nota e chiedendovi, di tanto in tanto, di operare scelte che avranno un forte impatto sulla campagna. Vi sarà chiesto di scegliere una moglie, preferendo magari un matrimonio combinato utile a ottenere vantaggi politici, o ancora potrete decidere se istituire o meno la leva obbligatoria, l'assistenza sanitaria per le vittime delle battaglie e così via, arrivando persino a temi più attuali e scottanti come il matrimonio omosessuale e l'esenzione delle tasse per le associazioni religiose. Ogni decisione vi farà acquisire l'appoggio di alcune razze, facendovi al contempo perdere il favore di altre e influenzando quindi i bonus ottenuti durante la battaglia.

"Divinity: Dragon Commander passa dal genere dell'avventura a quello dello strategico a turni"

Una volta ultimati i colloqui e le mediazioni della prima fase, che potrete anche saltare perdendo però tutti i bonus altrimenti ricavabili, si passa alla pianificazione di guerra. Qui Divinity: Dragon Commander passa dal genere dell'avventura a quello dello strategico a turni, mettendo il giocatore di fronte a una mappa tattica da board game dove potremo creare le nostre unità, costruire edifici e armerie, giocare delle carte bonus (vedi box) nonché spostare le truppe a disposizione per muovere guerra al nemico. Una volta che anche il nemico avrà terminato il proprio turno potremo decidere se dare a uno dei nostri generali il compito di condurre la battaglia, aumentando le sue probabilità di vittoria grazie alle carte bonus in nostro possesso (sarà possibile giocarne sino a cinque), oppure se guidare noi stessi le truppe.

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Quando ci si ritrova a dover controllare contemporaneamente drago e truppe il sistema di controllo mostra tutti i suoi limiti.

In questo secondo caso Divinity: Dragon Commander cambia ancora genere e porta il giocatore in un semplicistico RTS che rappresenta il cuore del gameplay. Qui, su una mappa completamente tridimensionale ma di dimensioni piuttosto contenute, dovremo conquistare la base avversaria, utilizzando le truppe schierate nella fase precedente e i rinforzi che potremo costruire sul campo. Al contrario degli RTS puri, però, avremo l'opportunità di gestire una sola risorsa, le reclute, che potremo raccogliere tramite apposite strutture e addestrare attraverso diverse tipologie di edifici, in modo tale da trasformarle in truppe d'assalto, navi, dirigibili e via dicendo.

Ciò che differenzia maggiormente Divinity: Dragon Commander dagli altri RTS sta in una certa propensione verso il genere action. Una volta trascorsi i minuti iniziali, utili anche a schierare le prime truppe, potremo scendere in campo direttamente, utilizzando la trasmutazione in drago del protagonista per supportare le truppe a terra con palle di fuoco, sabotaggi, magie curative e tutta una serie di abilità attive o passive molto utili. Un'idea senz'altro interessante sulla carta ma che finisce per semplificare eccessivamente le battaglie, togliendo importanza al comparto strategico.

"La differenza rispetto agli altri RTS sta in una certa propensione verso il genere action"

A controbilanciare questa eccessiva semplicità concettuale vi è però un elevato livello di difficoltà che stona fin troppo con le tinte casual del gioco e che costringe spesso ad abbassare il livello della sfida, almeno fino a quando non si saranno interiorizzate tutte le meccaniche di base del titolo. Questa difficoltà abbassa inoltre le probabilità di vittoria qualora decidessimo di delegare lo scontro a un gregario, spingendoci a combattere in prima persona ogni battaglia, anche la più insulsa, ma vanificando in tal modo un aspetto interessante della gestione strategica, quale la scelta dei generali da schierare.

Una nota positiva è però il comparto tecnico che, a fronte di una buona grafica in grado di ben rappresentare l'universo a tinte steampunk del titolo, non richiede un computer particolarmente potente per poter girare. Anche se, bisogna ammetterlo, il motore di gioco perde spesso colpi in alcune delle situazioni più concitate.

Tirando le somme Divinity: Dragon Commander si presenta come un mix di generi divertente ma poco rifinito. L'idea di coadiuvare gameplay diversi per creare un'esperienza più profonda è ottima, ma perde molto del suo fascino non appena ci si accorge della mancanza di profondità dei singoli generi. Si ha sempre l'impressione che manchi qualcosa, dai dialoghi non eccessivamente rifiniti della prima fase, al semplicistico sistema di risorse nella battaglia. Nel complesso, però, il gioco è godibile.

7 /10

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Fabio Davide

Fabio Davide

Redattore

Giocatore fin dalla più tenera età, fagocita di tutto ma digerisce solo i veri capolavori. Dopo 7 anni nel settore del gaming aveva pensato di trovarsi un lavoro nella ristorazione, ma poi ha ceduto al fascino di Eurogamer.

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