Io, se fossi Iwata - editoriale

Il 2014 potrebbe essere un anno cruciale per Nintendo...

Qualche giorno prima di Natale ho accompagnato un amico, padre di un bambino di sei anni, a comprare il Wii U. Una volta tornati a casa, visto che il piccolo era fuori con la madre, abbiamo montato il tutto e ci siamo messi a giocare noi. Dopo aver collegato il collegabile alle 14, alle 19 siamo stati costretti a staccarci a forza da Nintendo Land, Mario 3D World e Wonderful 101, prima di essere bastonati dalla dolce consorte che doveva preparare la cena. Il pargolo, a Natale, avrà sicuramente gradito il dono.

Tra una sessione e l'altra, avendo entrambi la stessa età e un oramai "vissuto ludico" importante, ci siamo scambiati opinioni sul futuro di Nintendo, chiedendoci che fine farà la più importante (anche per motivi prettamente storici) tra le aziende che operano in questo settore. Il Wii U, come noto, seppure in leggera ripresa, non gode di ottima salute e il progetto di Nintendo di trasformarlo in ariete per sfondare il muro di indifferenza mostrato dagli sviluppatori e dalle terze parti, non ha per ora sortito l'effetto sperato.

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L'ultimo Mario è meraviglioso e bellissimo, ma fino a quando si può continuare a sfruttare questo povero idraulico?

Mentre ci trastullavamo col paddone, la prima riflessione che ci è venuta di mente (e che io avevo elaborato anche ben prima che venisse commercializzato il Wii) è che, nonostante Nintendo affermi il contrario, non c'è alcuna ragione ludica che leghi così intimamente hardware e software. Per dire: Mario Galaxy, il 3D World, gli Zelda ecc. li vedrei benissimo anche su XboxOne e Ps4 coi relativi pad. La prova provata? I titoli Wii emulati in alta risoluzione su PC tramite Dolphin e giocati con un pad del 360 valgono tanto quanto quelli provati in bassa definizione e col pad Nintendo. Punto.

Il discorso inerente la trasformazione in software house "pura e semplice" è ricorrente da anni (i giochi Nintendo, opportunamente adattati, venderebbero miliardi su smartphone, una cifra che sarebbe raggiungibile anche solo grazie allo sfruttamento dei soli personaggi) e, a mio parere, pienamente legittima.

Un altro elemento su cui riflettere, per analizzare il presente e il futuro di Nintendo, è il ricordare (cosa che non fa quasi nessuno) che a conti fatti la grande N, se si parla di console casalinghe, ha "vinto" solo due generazioni, e solo in un caso nettamente. Ok, il NES/Famicom ai tempi che furono, oramai trent'anni orsono, fece tabula rasa della concorrenza, ma già il Super Nintendo dovette "pareggiare" (toh, vincere di misura) con il Megadrive; Nintendo 64 e Gamecube presero sonore mazzate dai primi due modelli di PlayStation, mentre il Wii ha sì venduto a valanga ma ad un pubblico completamente diverso da quello cui Nintendo era solita indirizzare la sua offerta.

"Mario Galaxy, il 3D World, gli Zelda ecc. li vedrei benissimo anche su XboxOne e Ps4 coi relativi pad"

Detto ciò e considerato che il 3DS vende come il pane, forse in Nintendo servirebbe una scelta di campo più drastica, ovvero mollare del tutto la (vana) rincorsa all'occidente e alle sue softco (EA, Activision, ecc.) e puntare solo ed esclusivamente su quanto di buono c'è rimasto in casa.

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A conti fatti i Mii sono gli ultimi personaggi inventati da Nintendo. Non sarebbe ora di pensare a qualcosa di diverso?

La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di creare nuove IP e nuovi personaggi, capaci di andare ad occupare quei settori che ad oggi restano colpevolmente scoperti dall'offerta ludica Nintendo. Ricordo che anni fa Miyamoto-san affermò candidamente che lui un gioco alla Halo avrebbe saputo farlo, solo che non gli andava perché non amava particolarmente il genere. Beh, non sarebbe il caso di iniziare a pensarci? Prima che uscisse Prime, tutti i fan di Metroid si stracciavano le vesti su internet inneggiando all'oltraggio, salvo poi idolatrare il gioco una volta uscito (e provato). Servono cambi di direzione, atti di coraggio, magari di follia. E sicuramente una migliore comunicazione (vedi alla voce Cranky Kong ai VGX Award...).

Una strada che vorrei percorresse Nintendo è quella della giapponesità. Oh, sarò vecchio e rincoglionito ma per me videogioco = Giappone. Certo, da anni oramai la stragrande maggioranza delle software house locali agonizzano, basti pensare a Konami che ai tempi dello SNES ti tirava fuori Mystical Ninja, Parodius, Sparkster, Contra, Castlevania, Perfect Eleven, Axelay, Batman Returns e Twin Bee, anni dopo sui 32-bit Snatcher, Policenauts, Suikoden, Poy Poy e Vandal Hearts e adesso non sa più realizzare nemmeno un titolo di calcio all'altezza del suo blasone. Allora mi chiedo: visto che le IP ci sono e marciscono nel nulla, perché non unire le forze e cominciare a pompare linfa ludica nel Wii U rivitalizzando aziende dagli antichi splendori?

A volte gli ex nemici sorprendono: prendiamo SEGA che è riuscita con una manciata di giochi (i 3D Classics) a dare un senso al 3D del 3DS che Nintendo stessa ha de facto rinnegato con la commercializzazione del 2DS, il quale dal punto di vista della comunicazione equivale ad una pesante martellata nelle parti basse, visto che smantella tutto quanto costruito negli ultimi anni. E che in teoria potrebbe pure funzionare, se sfruttato a dovere: fatevi un giro su Galaxy Force 2 e poi venitemi a dire quante volte un gioco di 25 anni fa è riuscito a sorprendervi, oggi...

"Oh, sarò vecchio e rincoglionito ma per me videogioco = Giappone"

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Hyrule Warrior potrebbe essere un clamoroso autogol ma perché non realizzare anche un RPG classico coi personaggi di Zelda? O un FPS? O uno strategico? O...

Polarizzarsi sull'oriente potrebbe essere una scelta vincente. Tanto per cominciare si lancerebbe un segnale forte ai veri giocatori, quelli che sono cresciuti con una console Nintendo in casa e che hanno cominciato a sbaraccare ai tempi della prima Playstation. Sono molti, moltissimi, e sono sicuro che farebbero la fila per comprarsi una console di Nintendo se su questa ci girassero altri titoli oltre ai soliti Mario & Zelda.

Nessuna software house occidentale, con la sola eccezione di EA (che ovviamente si guarda bene dall'attingervi...) possiede un backlog ludico come quello delle aziende nipponiche. Sia che lo si guardi in ottica retrogaming (possibilmente non ai prezzi da galera proposti oggi) che in termini di rilancio e sfruttamento di vecchie IP, Sega, Konami, Capcom, Taito, Namco possiedono tesori che nelle mani di Nintendo potrebbero tornare a risplendere come una volta.

Senza contare le ricadute positive in termini di cross over, citazioni e mix ludici. Magari nessuno comprerebbe un eventuale Out Run III su PS4 e XboxOne, ma su Nintendo potrebbe avere un senso, così come JPRG strategici, letteralmente scomparsi dalla scena ludica o titoli fortemente arcade, in cui punteggio e performance avessero la meglio su, uhm, "plot & intreccio". Vecchia scuola, insomma.

Una forte caratterizzazione sul design e sullo stile, azzererebbe una volta per tutte le polemiche inerenti la scarsa potenza computazionale degli hardware Nintendo, che diventerebbero tele bianche su cui game designer un tempo geniali, potrebbero forse ritrovare l'ispirazione. Oh, Miymoto non camperà in eterno e già oggi spesso parla più come fosse un "pensionato" che un membro attivo della comunità ludica. Ha tirato il carretto per trent'anni, sarebbe il caso che passasse il testimone a dieci, cento, mille allievi.

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Ok, Mario Kart è fantastico, ma sono anni che Nintendo non riceve un titolo di corsa valido e “vero”. Magari un Out Run 3 potrebbe colmare la lacuna...

Infine, gli indie. Ci sono anche in Giappone, sapete? E la qualità dei giochi non è inferiore a quella della scuola occidentale, anzi. Anche qui Nintendo sta sbagliando nel non coinvolgerli maggiormente nel supporto alla console. L'ultima, davvero ultima, reprimenda che farei a Iwata riguarda l'online. Possibile che in Nintendo si sia ancora fermi al 1998 da questo punto di vista?

"Possibile che in Nintendo si sia ancora fermi al 1998 con l'online?"

Già il fatto che in Nintendo Land e Mario non si possa coinvolgere altri giocatori è scandaloso: capisco che l'enfasi sia posta sul multiplayer locale ma per un'occasione guadagnata sotto questo aspetto, quante se ne perdono per aver scelto un approccio così molle e conservativo sull'online?

Caro Iwata, anche se Babbo Natale è già passato, dai un'occhiata a questa lettera e inizia a ripensare Nintendo dalle fondamenta: è vero che "chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova", ma è altrettanto vero che la fortuna aiuta gli audaci. E anche il pubblico.

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Riguardo l'autore

Andrea Chirichelli

Andrea Chirichelli

Redattore

Nasce circa 40 anni fa in una domenica buia e tempestosa. Negli ultimi anni ha offerto il suo discutibile talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic. Odia apparire in foto.

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