StarCraft: Heart of the Swarm - Reloaded

StarCraft 2 è ancora sulla cresta dell'onda?

Ripensando agli undici anni trascorsi tra l'arrivo di StarCraft: Wings of Liberty e un predecessore che ha cambiato il modo d'intendere la strategia in tempo reale su home computer, in particolare nell'incarnazione di Broodwar, la sensazione è che questa decade rappresenti l'alfa e omega di un intero genere. Dopo StarCraft (1998) gli RTS su PC non sono stati più gli stessi e la sensazione di molti è che Wings of Liberty rappresenti la chiusura di un ciclo che ha segnato le fortune di Blizzard prima dell'arrivo di World of Warcraft.

Ma andiamo con ordine e vediamo come se l'è cavata Heart of the Swarm, la prima espansione stand-alone di StarCraft II dedicata agli Zerg, che verrà seguita da Legacy of the Void incentrata sui Protoss. Per un titolo che ha preso due anni di sviluppo, e le cui meccaniche di gioco e l'infrastruttura erano già state ampiamente collaudate da Wings of Liberty, non ci si poteva aspettare che la perfezione in termini di funzionalità e solidità del gameplay e in effetti così è stato.

Il grosso lavoro svolto durante la fase di beta si è protratto fino a pochi giorni dal lancio, quando non si sono evidenziati particolari problemi di funzionamento del gioco e dell'infrastruttura di Battle.net 2.0. Tutti gli aggiornamenti usciti hanno eliminato la presenza di alcuni bachi di scarsa importanza dovuti essenzialmente alla compatibilità del gioco con vecchi modelli di schede video.

Il grosso del lavoro nei mesi successivi è andato nella direzione di rifinire ulteriormente i bilanciamenti delle unità in seguito al feedback della community, e all'introduzione di nuove funzioni legate alla visibilità delle partite per rendere il gioco più facilmente gestibile da parte delle community di e-sport che hanno supportato Hearth of the Swarm in occasione di tornei e competizioni ufficiali a premi. Tolto questo, non c'è molto altro da dire per un gioco granitico dal punto di vista del supporto che incarna il perfetto esempio di quella che dovrebbe essere la qualità in termini di primo rilascio e immediato post-vendita.

Quando si parla di cinematiche, Blizzard non è seconda a nessuno.

La completa mancanza di DLC ufficiali non significa che non ci sia materiale da scaricare: l'editor integrato identico a quello di Wings of Liberty ha creato un sottobosco praticamente sterminato di mappe create dalla community tranquillamente giocabili online o in solitario in skirmish contro la CPU. In realtà è molto probabile che ne avrete più che abbastanza di quelle istituzionali, visto che sui server le tattiche più sviluppate sono per una manciata di scenari. Resta il fatto che la varietà tattica di StarCraft 2 ed Hearth of the Swarm non può che giovarne.

"Per un gioco così fortemente orientato al multiplayer, lo stato di salute della community è fondamentale"

Per un gioco così fortemente orientato al multiplayer, lo stato di salute della community è un elemento fondamentale da prendere in considerazione: la situazione di Hearth of the Swarm è tuttavia piuttosto particolare per la natura del multiplayer di StarCraft 2. Anche acquistando solo HotS, è possibile effettuare delle sessioni di gioco online sia con i possessori di Wings of Liberty, sia con gli utenti che hanno scaricato la componente multigiocatore di StarCraft 2 per giocare gratuitamente online.

Si tratta dello Starter Pack che molti hanno scaricato nonostante le limitazioni legate alla possibilità di entrare in clan e alle altre funzionalità sociali che Battle.net mette a disposizione. Ci sono quindi ottime possibilità di connettersi a ogni ora del giorno e della notte e trovare partite disponibili contro ogni genere di utente quanto a livello di abilità e zona del pianeta, con un netcode che possiamo definire ottimo.

La scelta di rendere Hearth of the Swarm e Wings of Liberty perfettamente compatibili tra loro in multiplayer aggiungendo i possessori dello Starter Pack è stata una mossa decisamente azzeccata da parte di Blizzard, che ripete la strategia delle copie spawn già sperimentata un decennio fa proprio con StarCraft.

Le correzioni della patch 2.0 sono essenzialmente bilanciamenti ai valori delle unità e l'introduzione di feature per la modalità spettatore.

C'è comunque un rovescio della medaglia da tenere in considerazione: il multiplayer di Heart of the Swarm (con le unità supplementari ad esso dedicate) è giocabile solo tra gli effettivi possessori dell'espansione, un elemento da tenere in considerazione pensando ai quattro milioni di copie vendute di Wings of Liberty quando Heart of the Swarm ha fatto una certa fatica a superare il milione, peraltro piazzate quasi tutte nelle prime tre settimane di vita.

"Tre utenti su quattro hanno lasciato sugli scaffali quest'espansione"

Un ottimo risultato per un titolo uscito solo su PC ma una mezza delusione se consideriamo il venduto di WoL e il blasone di un marchio del genere. Il fatto che tre utenti su quattro abbiano lasciato sugli scaffali quest'espansione fa però riflettere non tanto per le sue qualità (indiscutibili), ma sulla parabola dell'intera serie. È piuttosto evidente che buona parte del differenziale di vendite è dovuto al fatto che già acquistando StarCraft 2 si acquisisce la possibilità di giocare online con tutte e tre le razze e questo permette d'ignorare tranquillamente i contenuti di una campagna singleplayer episodica comunque di ottimo livello.

La sensazione è che dietro a questa flessione ci siano anche altre ragioni. La prima è che nonostante l'ottimo lavoro svolto da Blizzard, StarCraft 2 ha ripreso la formula dell'originale senza troppe innovazioni e questo ha sicuramente raffreddato gli animi di chi, già nel 2010, si aspettava un gioco innovativo all'altezza della nomea di Blizzard.

Con Hearth of the Swarm poi, Morhaime e soci hanno cercato di ripercorrere le orme di Broodwar, a tutt'oggi considerato dai player di alto livello come il miglior strategico in tempo reale di sempre, per la sua capacità di favorire ribaltamenti di fronte spettacolari che per anni hanno rappresentato il sale dei match competitivi nei tornei dei maggiori circuiti professionistici.

Un battle report del multiplayer di Heart of the Swarm tra Terran e Protoss. Le unità in più cambiano il fluire del gameplay in modo consistente.

Nonostante gli sforzi profusi da Blizzard, è opinione diffusa che Heart of the Swarm, pur essendo un'espansione di ottimo livello, non sia riuscita nella stessa impresa. E questo potrebbe essere un problema, perché mentre agli inizi del decennio scorso StarCraft era il re incontrastato della scena competitiva, oggi la concorrenza dei tower defence DOTA 2 e League of Legends è molto più agguerrita, sottraendo giocatori e interesse a un marchio storico della strategia in tempo reale.

Ma queste sono considerazioni personali che lasciano il tempo che trovano e rivolte agli eventuali acquirenti ritardatari giustamente interessati al divertimento personale più che alla scena professionistica. Per questo motivo ci sentiamo di consigliarvi l'acquisto di Heart of the Swarm, anche in virtù del calo di prezzo che lo vuole a meno di 25 euro. Se poi siete completamente a digiuno di Zerg, Protoss e Terran, potrebbe non essere una brutta idea azzardare un acquisto combinato con Wings of Liberty, disponibile per pochi euro in meno.

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Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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