Nostalgia e Kickstarter sono un binomio forse più esplosivo di Coca-Cola e Mentos. Innumerevoli revival di gloriosi titoli dei tempi andati sono stati realizzati proprio grazie al supporto dei fan che hanno finanziato i remake dei vari Wasteland, Broken Sword, Leisure Suit Larry e chi più ne ha più ne metta.

Alla lista si è aggiunto da poco Moebius: Empire Rising, che pur segnando il debutto di una nuova serie, affonda le proprie radici ideali nella serie Gabriel Knight, molto popolare negli anni Novanta. Ambientazione, trama e protagonisti non hanno nulla in comune con la saga pubblicata all'epoca da Sierra Entertainment, ma i punti di contatto ideali tra le due storie non mancano, a partire dall'autrice Jane Jensen.

Il protagonista carismatico e con una certa predisposizione al sovrannaturale è il richiamo più evidente: sotto la luce dei riflettori troviamo stavolta Malachi Rector, giovane tenebroso dal quoziente d'intelligenza smisurato e dotato di una memoria fotografica fuori dal comune, elemento che insieme alla suprema preparazione storica lo rendono un'autorità nel campo della perizia di reperti.

Naturalmente ci deve essere qualcosa di molto più impegnativo e pericoloso di qualche reperto o falso da identificare, e la svolta degli eventi non si fa attendere. Nelle prime fasi Malachi apprende di una misteriosa agenzia ansiosa di avvalersi dei suoi (costosi) servizi e inizia a entrare nel vortice di potere intorno a una misteriosa teoria che riguarda la riapparizione nel tempo di alcune figure storiche.

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Nei bassifondi de Il Cairo troveremo questi due delinquenti incalliti, che si spingono addirittura a imbrogliare a freccette. Quando si dice il pericolo…

Il grado di maturità della trama viene subito a galla, sia per i temi trattati che per gli eventi in cui Malachi si viene a trovare. Facendo un parallelo con 1954 Alcatraz, per citare un'avventura abbastanza recente e teoricamente dai temi adulti a sua volta, è Malachi il personaggio a trovarsi più in pericolo rispetto alla sua controparte rinchiusa nel famigerato carcere, e teoricamente minacciata da gangster decisi a riprendersi un bottino scomparso.

"Il grado di maturità della trama viene subito a galla, sia per i temi trattati che per gli eventi in cui Malachi si viene a trovare"

Moebius: Empire Rising si prende infatti il suo tempo, e oltre a risultare più lungo della media delle avventure tenta di elaborare a dovere il protagonista in un antefatto reso tramite un fumetto elettronico, una scelta tutto sommato adeguata visto che gli eventi rischierebbero di risultare noiosi in una fase giocata.

Oltre alle classiche meccaniche, il gioco di Phoenix Studios sfrutta le particolarità di Malachi per dare vita ad alcune sezioni di analisi in cui il giovane antiquario/detective si troverà a esaminare oggetti e persone per verificarne la corrispondenza con vere reliquie o figure storiche.

Un'idea non male, e anche ben curata con dettagli grafici dei reperti e informazioni storiche, ma tempo e materiali coinvolti in queste sezioni sono andati sprecati a causa dell'impossibilità materiale di fallire una di queste sezioni.

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Le Catacombe di Parigi sono sempre un'ambientazione interessante, peccato che vengano liquidate in fretta e furia.

Per ogni particolare esaminato, è possibile infatti scegliere tre diversi parametri per comporre la deduzione finale. In caso si sbagli una qualsiasi scelta, il gioco informa semplicemente che qualcosa è sbagliato e obbliga a riprovare.

"Il fattore novità scade quasi immediatamente"

Il fattore novità scade quindi quasi immediatamente, e trovarsi a cambiare scelte senza avere idea di quale sia quella giusta provoca l'effetto "clic selvaggio" che permette di risolvere l'enigma semplicemente provando tutte le combinazioni piuttosto che a spremersi le meningi.

Altro neo non da poco, queste analisi sono spesso pretenziose e rischiano anche di sconfinare nell'offensivo. I motivi per cui una donna con un vestito dai colori sgargianti sia di conseguenza sessualmente frustrata, francamente, sfugge, così come uno sguardo freddo indichi la preferenza verso uomini biondi.

Altre volte, invece, gli elementi da analizzare sono molto facili da decifrare e vengono anche ripetuti. Sudore sulla fronte? Nervosismo. Occhi languidi? Ecco un uomo che usa il sesso in maniera manipolativa. E no, a Malachi non viene mai in mente di trovarsi semplicemente di fronte a un pervertito o qualcosa di simile.

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Scene come questa mostrano quanto possa essere piatta la grafica in alcuni passaggi.

Il sesso, o sarebbe meglio dire la sessualità, come forse si intuisce dalle righe precedenti, è un elemento abbastanza ricorrente in Moebius: Empire Rising. Tralasciando il fatto che si tratta di un elemento già di per sé difficile da trattare in maniera convincente, ammiccamenti a omosessualità e gusti particolari si sprecano, così come amanti scomodi e altarini. Peccato che questi elementi non aggiungano nulla di rilevante all'avventura e risultino resi in maniera abbastanza goffa.

"Malachi è un protagonista troppo spocchioso e poco sfumato per permettere un minimo di identificazione"

Malachi, dal canto suo, è un protagonista troppo spocchioso e poco sfumato per permettere un minimo di identificazione o piacere nel controllarlo. Il gioco ci dice che ha un quoziente d'intelligenza mostruoso, che è magnetico e, per bocca della sua segretaria, irresistibile... ma non riesce a trasmettercelo in maniera tacita, pur gettando nella mischia un paio di difetti che sembrano pensati per renderlo meno ultraterreno.

Il problema non è limitato al solo protagonista, ma si estende al resto del cast e alla trama. È evidente come Moebius: Empire Rising punti a costruire pathos, situazioni tese e suspense, fallendo però miseramente. L'incontro con un personaggio fondamentale nei primi atti è surreale al punto che non si capisce bene cosa sia successo in quei pochi istanti, per non parlare di situazioni tese in cui Malachi sfoggia la sua sagacia, rappresentata graficamente su schermo da alcune scritte associate al contesto. Assassini? Pericolo. Direi che non ci piove.

La grafica non aiuta a valorizzare ambientazioni e cast. Se le locazioni risultano altalenanti ma in generale accettabili, anche se lontane da altre produzioni, i modelli poligonali e le animazioni sono il vero punto debole della produzione nel comparto visivo.

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Le sequenze di deduzione lasciano il tempo che trovano e risultano un ingombro inutile. Peccato.

Malachi in particolare è particolarmente sproporzionato e si muove in maniera goffa, caracollando in giro per le locazioni e impiegando spesso parecchi secondi nel balletto necessario a posizionarsi nel punto utile all'interazione. Confesso di aver pensato, nelle prime fasi di gioco, che il protagonista soffrisse di una qualche deformità congenita che sarebbe stata spiegata più avanti.

Non si tratta di un problema solo di visuali poco attraenti, ma anche di ritmi che rallentano in maniera eccessiva mentre si attende la benedetta azione. Fortunatamente gli spostamenti possono essere velocizzati con un doppio click che porta il personaggio direttamente sul punto scelto.

La durata inusuale dell'avventura dà del tempo per sviluppare meglio situazioni, rapporti e trama, ma Moebius: Empire Rising si trascina in verità abbastanza goffamente tra compiti noiosi, enigmi poco convincenti e un'interfaccia che a volte richiede qualche clic di troppo per interagire con qualcosa o qualcuno.

La storia potrebbe supportare un'avventura lunga e profonda, ma emozioni e pathos sembrano essere rimasti nella testa dell'autrice. Di sicuro, su schermo non ve n'è traccia.

4 /10

Riguardo l'autore

Emiliano Baglioni

Emiliano Baglioni

Redattore

Emiliano si affaccia al mondo dei videogiochi all’epoca del Vic 20. Vive la sua storia di giocatore pensando che prima o poi crescerà e mollerà il joypad, ma non abbandona mai la sua passione, che riesce in qualche modo misterioso a conciliare con tutto il resto.

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