Quanti videogiochi potete dire di aver concluso con la certezza che questi vi abbiano lasciato qualcosa nella vostra (lunga o breve che sia) carriera di videogiocatori?

I miei si contano sulle dita di una mano in un arco di tempo che va dall'acquisto del primo home computer fino ad oggi. Di questa ristretta lista fa parte anche il titolo cui oggi dedichiamo un più che meritato Reloaded, ovvero quel The Last of Us che i Naughty Dog hanno regalato (è proprio il caso di dirlo) in esclusiva a PlayStation 3: una console che sembrava aver detto tutto quello che c'era da dire nell'affollato panorama degli action game in terza persona della scorsa generazione, perlomeno fino al 15 giugno 2013.

Del fatto che si tratti di un gioco straordinario avevamo già scritto abbondamentemente all'epoca della recensione redatta da un entusiasta Filippo Facchetti e oggi siamo qui per volgere lo sguardo indietro e vedere come si è comportato in questo lasso di tempo cruciale per l'industria.

Una nuova generazione di console si è affacciata sugli scaffali ma senza, almeno per il momento, farci gridare ad alcun miracolo per quanto riguarda la qualità dei titoli proposti. Il Reloaded di quest'oggi non si limiterà alla sintetica disamina di quanto accaduto in questi mesi in un'ottica di consigliare o meno l'acquisto a chi aveva passato la mano, ma cercherà di capire il motivo di un successo che non si spiega solo con la semplice assegnazione di un aggettivo entusiasta.

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Il motore grafico di The Last of Us è assolutamente straordinario, se pensiamo che gira su un hardware vecchio di sette anni.

Per il momento, l'analisi di quanto accaduto finora è lineare quanto il successo annunciato di un gioco accolto con unanime plauso dalla critica per i contenuti ma anche per una solidità tecnica che ha permesso una fase di lancio priva di particolari problemi, per quanto l'esclusività, è stata chiaramente un vantaggio non da poco.

Gli sviluppatori si sono potuti concentrare unicamente sul codice PS3 arrivando a proporre un gioco limpido nella sua efficienza e privo di bug di una certa rilevanza. A una storia stratosferica e un gameplay solidamente piantato nelle fondamenta del motore grafico perfettamente calibrato sulle capacità di PS3, si è affiancata una perfezione tecnica d'altri tempi che non ha stupito quasi nessuno, visto il curriculum dei suoi creatori.

Che TLOU giri magnificamente su PS3 non è quindi un mistero, mentre molti avevano qualche riserva sulla qualità del multiplayer: in un gioco così pesantemente orientato al singleplayer, la presenza di una modalità multigiocatore aveva lasciato più di un utente perplesso.

Che si sia trattato di una scelta dettata dalla necessità di non abbandonare il giocatore a sé stesso al termine della non lunghissima campagna singleplayer è piuttosto ovvio, ma è altrettanto lampante come i Naughty Dog abbiano realizzato un riempitivo di qualità che contribuisce ad aumentare sensibilmente la longevità complessiva.

Le modalità di gioco sono tutto sommato piuttosto standard ma se vi fate prendere dalla possibilità di accrescere il loadout del vostro personaggio, le possibilità di passare alcuni giorni tra spensierate sparatorie ci sono tutte.

Un aspetto è comunque evidente: come per i vari Uncharted, il multiplayer di The Last of Us non è stato pensato per creare una community multigiocatore consistente in grado di durare nel tempo. Ecco quindi che un acquisto odierno può fare affidamento solo sugli utenti giocanti in questo momento piuttosto che su uno zoccolo duro di appassionati.

I cinque milioni di copie retail vendute hanno fatto giocare in tanti nel 2013, ma è soprattutto il boost alle vendite che il recente price drop dal prezzo pieno alla fascia midprice a rappresentare la migliore garanzia per un'estate di server ragionevolmente pieni. Con l'arrivo della stagione natalizia e del 2015, l'online sarà progressivamente sempre meno giocato e solo il singleplayer rimarrà l'unico, e decisamente più che sufficiente, motivo valido per procedere all'acquisto.

Questo anche nell'ottica dei DLC pubblicati fino a oggi: oltre ad alcuni contenuti extra inseriti nelle edizioni preorder, dei quattro pacchetti extra pubblicati tre erano dedicati al multiplayer e uno come side story della trama principale. L'Abandoned Territories Map Pack ricicla quattro locazioni presenti nel gioco originale per adattarle al multiplayer, mentre quelle presenti nel Reclaimed Territories Map Pack sono invece inedite.

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Come aveva puntualizzato il nostro Leadbetter nella Digital Foundry, le animazioni sono uno degli elementi meglio curati del gioco, sia durante il gameplay che negli intermezzi animati.

Questi due DLC sono i più corposi dedicati alla modalità online ed ad essi se ne sono aggiunti altri contenenti trofei, armi ed abilità. Per i cultori del singleplayer decisamente più interessante è stato il Grounded DLC che presenta un nuovo livello di difficoltà per la campagna singleplayer e soprattutto per il DLC più importante del lotto.

Left Behind è infatti un antipasto che vede Ellie al centro di fatti antecedenti alla sua avventura con Joel cui qualitativamente si può tranquillamente paragonare per qualità narrativa e realizzazione tecnica.

L'acquisto di questo DLC è quindi caldamente consigliato anche se il prezzo ancora si attesta sui quindici euro ed è effettivamente un pò elevato per le tre ore di gameplay proposte. Probabilmente in seguito al calo di prezzo del gioco completo, il DLC subirà una sorte simile e in questo senso potrebbe essere saggio attendere eventuali sconti sullo store di Sony o il sito ufficiale di Naughty Dog. Molti, una volta divorata l'avventura singleplayer, potrebbero non riusciate a resistere alla tentazione di effettuare l'acquisto immediatamente.

Quanto descritto finora è l'analisi nuda e cruda di un postvendita praticamente perfetto, non fosse per l'appena citato prezzo di un DLC bellissimo ma forse un po' eccessivo per le ore di divertimento che offre; una pratica condivisa da molti altri publisher anche se con offerte qualitativamente inferiori.

Alla luce di tutto questo e di quanto avevamo certificato con il dieci di un anno fa, confermato dall'acclamazione di critica e pubblico a livello mondiale, The Last of Us si conferma il gioco simbolo di una generazione di console sulla via del tramonto.

Va semplicemente acquistato per forza a meno che non detestiate il genere action in tutte le sue accezioni, compresa quella survival horror scelta da Naughty Dog: anche oggi, a tredici mesi di distanza dalla sua pubblicazione, varrebbe ogni euro di un ipotetico prezzo pieno che gli acquirenti di PS4 pagheranno per la versione rimasterizzata in uscita il prossimo 29 luglio.

Detto questo, alcune considerazioni impongono una riflessione per qualsiasi appassionato di videogiochi intenzionato ad investire i propri soldi sul valore economico ma soprattutto artistico di questa produzione. Considerazioni che vanno molto oltre il semplice conteggio degli aspetti positivi al momento della pubblicazione e di quanto avvenuto in seguito. Lo sguardo rivolto al futuro di cui parlavamo all'inizio dell'articolo, o se vogliamo un'eredità di cui è bene essere consapevoli nel momento in cui si prende il joypad in mano per giocarlo tutto d'un fiato.

Il primo riguarda il livello qualitativo di questo gioco che non ha punti deboli sotto qualsiasi aspetto: tecnicamente è splendido, anche se gira su una console vecchia di sette anni.

In seconda battuta troviamo il gameplay: per quanto non innovativo, è anch'esso solidamente incastonato in un contesto di valore assoluto per com'è impegnativo agli alti livelli di difficoltà senza mai punire il giocatore per errori non suoi. Pochi giochi riescono a vantare un equilibrio di questo tipo riuscendo a generare quella tensione essenziale per rendere un survival horror realmente emozionante; The Last of Us lo fa senza alcuna caduta di stile lungo tutto il corso dell'avventura.

Ma quello che stacca realmente dalla massa The Last of Us è la storia, non solo per la bravura con cui gli autori hanno confezionato ogni singolo capitolo mettendoli tutti in fila, ma soprattutto per il coraggio di fare delle scelte nel trattare temi spesso trascurati da parte dell'industry per mancanza d'immaginazione o di talento nel creare una storia appassionante e soprattutto adulta nell'accezione più larga del termine.

Naughty Dog è riuscita a creare personaggi dallo spessore umano paragonabile a quello delle migliori opere cinematografiche riuscendo a coinvolgere anche quel tipo di pubblico poco abituato alle malizie del game design di un certo tipo. Le similitudini con quanto abbiamo scritto poche settimane fa con la serie Bioshock sono evidenti, con una differenza fondamentale: con The Last of Us siamo solo all'inizio.

Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.