Asus ROG Swift PG278Q G-Sync - review

La rivoluzione alle porte: PC Master Race!

Della tecnologia G-Sync di Nvidia avevamo parlato ampiamente in occasione della partecipazione a un evento stampa organizzato da Nvidia del nostro Richard Leadbetter con un articolo in cui, con dovizia di particolari, ci illustrava le premesse e potenzialità di una tecnologia pensata per rivoluzionare gli schemi del gaming su PC: il G-Sync.

Nove mesi dopo, i tempi sono maturi per l'arrivo sugli scaffali di questa soluzione proprietaria di Nvidia: i produttori che contano hanno deciso di proporre monitor di fascia consumer che supportano nativamente la gestione del G-Sync e il primo a farlo è stata Asus con questo ROG Swift PG278Q.

Si tratta di un monitor LCD di fascia alta da 27 pollici, in grado di arrivare alla risoluzione massima di 2560x1440 per un refresh di 144Hz che abbiamo messo specificatamente alla prova con alcuni test mirati. Il display si presenta piuttosto bene una volta fuori dalla confezione con linee sobrie e buoni materiali costruttivi che confermano la cura posta da Asus nella realizzazione di un prodotto di fascia alta di cui vi abbiamo sintetizzato le specifiche tecniche nel box qui a lato.

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L'Asus ROG Swift PG278Q in tutto il suo splendore. Il pannello è veramente massiccio e dai bordi molto contenuti.

Dei valori espressi, è interessante considerarne un paio: oltre alla risoluzione molto elevata, è il valore di 144 Hz raggiungibile dal refresh che deriva da una scelta tecnica ben precisa del pannello. A dispetto del successo di cui godono i pannelli IPS per le loro qualità nella riproduzione del colore ad angoli di osservazione elevati, Asus ha scelto di utilizzare un pannello di tipo TN ovvero Twisted Nematic.

I livelli di fedeltà del colore e contrasto sulla carta dovrebbero essere inferiori ma dall'altro lato riescono a raggiungere valori di refresh elevatissimi che, nel caso del PG278Q, corrispondono a 144 Hz e a un tempo di risposta di un millisecondo, peraltro modificabili direttamente dal menu OSD. Si tratta di numeri sicuramente apprezzati dai giocatori alla ricerca della massima reattività possibile, e il refresh rate è indubbiamente il più importante perché conferma la scelta tecnica di Asus di utilizzare un pannello ultraveloce da mettere al servizio del G-Sync.

In quanto a qualità dell'immagine, questo ROG Swift PG278Q è indubbiamente all'altezza dei migliori pannelli IPS: già nella configurazione out of the box, colore contrasto e luminosità si sono confermati ottimi e anche esagerando con l'angolo di visuale siamo riusciti ad arrivare ad ottime inclinazioni prima di perdere la definizione.

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Il pannello può ruotare verticalmente di 180 gradi e orizzontalmente di 80°. È utilizzabile quasi in ogni posizione.

Messo a diretto confronto con un monitor di alto livello IPS qual è il NEC MultiSync PA272W e facendo girare uno slide show d'immagini e filmati ad alta risoluzione, abbiamo fatto parecchia fatica a notare differenze risibili di colore che riuscissero ad andare oltre la mera soggettività, che ci ha portato a notare qualche tonalità leggermente più accese da una parte o dall'altra.

L'unica differenza evidente rimane infatti l'angolo di visuale a favore del NEC ma l'angolo di visione di 170 e 160 gradi sono assolutamente più che sufficienti a garantire una visione nitida e definita anche quando non ci si trova perfettamente di fronte al pannello.

Se dal punto di vista della qualità visiva, i pregi di questo monitor sono evidenti, il suo vero punto di forza è nell'implementazione di un chip G-Sync al suo interno, in grado di permettere alle schede video Nvidia capaci di supportare questa funzione (attualmente GTX TITAN, GTX 780, GTX 770,GTX 760, GTX 690, GTX 680, GTX 670, GTX 660 Ti, GTX 660, GTX 650 Ti Boost) di sincronizzare il refresh dello schermo con la sequenza di frame generati dalla GPU in tempo reale, eliminando la possibilità del tearing dell'immagine o dello stuttering e della input lag con la sincronia verticale tradizionale attivata

Il nostro test è stato piuttosto semplice: usando una Nvidia GTX 760 da 4GB di RAM, abbiamo provato a far girare tre titoli estremamente esigenti dal punto di vista della potenza di calcolo tridimensionale come Battlefield 4, Tomb Raider, Company of Heroes 2. Mettere in crisi la scheda video non è stato difficile visto che Company of Heroes gira già a 1080p al massimo dettaglio sotto la soglia dei 30 fotogrammi al secondo su questo processore grafico, se si esagera con la correzione antialias e i filtri all'illuminazione.

Battlefield 4 è decisamente più ottimizzato ma il passaggio alla risoluzione a 1440p causa quella perdita di prestazioni che lo fa tornare spesso sotto i 30 FPS spingendo troppo con i filtri antialias. Le stesse prove sono state eseguite quindi a parità di risoluzione su un NEC MultiSync PA272W e le differenze nella qualità della riproduzione e del gameplay sono state evidenti.

Tralasciando il boost della qualità dell'immagine dovuto al semplice aumento di risoluzione, giocando a Battlefield 4 abbiamo potuto sperimentare l'ebbrezza di sparare il gioco al massimo livello di dettaglio a 1440p con tanto di multisample antialias 4X e non percepire praticamente mai quella pesantezza e quel ritardo nella risposta ai controlli figlia della lag di una scheda video priva della cavalleria sufficiente a reggere i 30 frame al secondo alle alte risoluzioni.

Battlefield 4 a 1440p al massimo dettaglio (e MSAA4X!) su una GTX 760 da 4 GB. Non potete vedere la qualità dell'immagine (eccezionale) i cui dettagli si perdono nella compressione di Youtube e l'assenza di tearing o stuttering, ma vi posso garantire che la reattività del gameplay era buona anche nei picchi di frame rate minimi.

Avete presente quelle situazioni in cui lo spostamento della telecamera su spazi aperti in campo largo con effetti di luce mettono regolarmente in crisi le schede video? O i fragfest, come alcuni livelli di Battlefield 4, in cui un delirio di effetti alpha dovuti alla sparatoria e alle esplosioni si somma a un numero spropositato di bot a schermo, che trasformano la visione nella sequenza di diapositive della vostra vacanza?

Tutto sparisce per far posto a una riproduzione fluida anche in presenza di violente oscillazioni del frame rate. Il Leadbetter aveva pienamente ragione ad entusiasmarsi per quanto gli era stata mostrata questa tecnologia e ora possiamo constatare gli effetti di quella tecnologia su un prodotto commerciale che fa entrare il gaming su PC in una nuova era.

Per dare un'idea di come il gioco restasse giocabile, anche senza filmare lo schermo con una videocamera ad altra frequenza, abbiamo registrato due sessioni di gameplay a Battlefield 4 e Company of Heroes 2 con Shadowplay, ma lasciando in evidenza il contatore del Fraps.

Questo per permettervi di vedere le situazioni in cui sono trovato a girare a 20 frame al secondo senza avere alcun problema di stuttering o tearing dell'immagine che ci hanno permesso di reagire a situazioni di vita o di morte tipiche dello sparatutto dei DICE. Anche Company of Heroes 2, gioco notoriamente molto pesante, rimaneva molto gestibile nonostante i picchi del frame rate verso il basso si siano mantenuti a 15 frame al secondo in modo costante.

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L'uso office è molto confortevole così come la visione di film a tutto schermo.

La differenza tra giocare effettivamente a 60 frame al secondo o attivando il G-Sync a venti si percepisce sopratutto nel controllo della visuale in Battlefield 4 ma rispetto al passato il leggero ritardo nei comandi non sconfina mai nell'ingiocabilità che riporta dritti nel menu di configurazione della grafica per scendere ai compromessi.

Questo valore aggiunto si è confermato ancora più importante in titoli meno legati ai riflessi come Tomb Raider, neutralizzando quasi del tutto le oscillazioni verso il basso del frame rate che si verificano nelle inquadrature in campo lungo con i capelli di Lara mossi dall'effetto Tress FX, garantendo un'omogeneità del fluire dell'azione a schermo senza precedenti.

Le implicazioni di questa di questa evoluzione tecnologica si comprendono solo dopo averle viste in movimento ma soprattutto si apprezzano con mouse e tastiera, e indubbiamente avranno un impatto molto profondo sugli standard del gaming PC nei prossimi anni. Oltre a rendere tearing e stuttering un lontano ricordo, una soluzione del genere allunga di fatto la vita commerciale delle schede video che la supportano, perché allontana drasticamente la percezione d'inadeguatezza del proprio processore grafico nel momento in cui si fanno girare giochi molto esigenti.

Non solo: sulle schede video di fascia alta (GTX 770 e GTX 780 e la generazione successiva di GPU che Nvidia sta per annunciare) i 1440p potrebbero diventare uno standard accessibile probabilmente già dalla fine del 2014, considerando anche il fatto che a questa risoluzione diventa quasi superfluo affidarsi a filtri antialias molto spinti, recuperando potenza da investire in un frame rate più elevato.

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Al momento dell'accensione e durante lo standby, la ghiera sul piedistallo s'illumina di un bel rosso Asus ROG.

Osservando le immagini con estrema attenzione è stato infatti molto difficile notare la differenza qualitativa di BF4 al massimo dettaglio con multisample antialias a 2X, 4X o con soluzioni più "economiche" come FXAA o TXAA, rendendo quasi inutile la loro attivazione.

Detto questo, torniamo a parlare del ROG Swift PG278Q e della sua appetibilità commerciale in questo preciso momento. Asus ha realizzato un monitor di altissimo livello che nonostante specifiche tecniche sulla carta inferiori a quelle dei pannelli IPS, non ha alcun problema a confrontarsi con la loro qualità dell'immagine, uscendone sostanzialmente in parità.

La velocità di refresh personalizzabile e i tempi di risposta sono eccellenti così come la solidità dell'assemblaggio (sette chili di monitor); i materiali utilizzati e la completezza dell'OSD confermano trattarsi di un prodotto curato in ogni dettaglio. L'aggiunta del G-Sync lo rende semplicemente il miglior 27 pollici per giocare mai prodotto finora, a patto di disporre di una GPU in grado di gestirlo.

Ovviamente tutto questo ha un costo notevole che si attesta sui 799 Euro, nettamente superiore a quello di altri monitor con queste caratteristiche ma privi del G-Sync. Una differenza di prezzo giustificata in buona parte da un'innovazione tecnologica che ha tutte le carte in regola per diventare uno standard di cui tutti potranno approfittare nel volgere di un paio d'anni.

Anche meglio è andata con Company of Heroes 2, dove il frame rate restava costantemente sotto i 20 FPS anche per lunghi periodi di tempo senza compromettere la giocabilità.

La spesa in più è comunque giustificata per le tasche degli entusiasti e, in questo senso, è giusto premiare il primo monitor sulla piazza ad offrire un'innovazione di portata epocale nel mondo del gaming su PC.

Ora la parola passa ad AMD e al suo Freesync: è meglio che a Sunnyvale si sbrighino a proporre una soluzione altrettanto valida perché la sensazione di trovarsi di fronte a un'altra guerra per lo standard in stile VHS/Betamax potrebbe premiare solo chi saprà allettare alla svelta e nel modo giusto i produttori di monitor. Oculus Rift permettendo, ovviamente.

9 /10

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Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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