Un fotografo di guerra ci racconta The Last of Us grazie al Photo Mode

Dal reale al digitale il passo è davvero breve?

Una delle aggiunte inedite presenti in The Last of Us Remastered è il Photo Mode, tramite il quale è possibile realizzare delle vere e proprio fotografie dell'azione di gioco.

Ma che cosa accadrebbe se ad utilizzare un tale strumento non fosse più un semplice videogiocatore, bensì un vero e proprio reporter di guerra, abituato a trovarsi realmente calato in situazioni di rischio.

L'idea è venuta in mente alla rivista Time, che ha incaricato dell'impresa il fotografo professionista Ashley Gilbertson, un professionista che ha documentato per molte pubblicazioni i conflitti in Iraq e Afghanistan.

Inzialmente affascinato dall'idea, Gilbertson si è ritrovato ben presto a rivedere la propria posizione, finendo con il trovare l'esperienza non così stimolante come si era aspettato.

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"Dopo aver trascorso solo poco tempo a giocare, mi sono subito accorto di come stessi violentemente reagendo al mio ruolo da protagonista, finendo con l'odiarlo. Quando mi sono trovato a documentare conflitti reali ho affrontato la situazione armato di una macchina fotografica, non di una pistola. Dopo soli 30 minuti di gioco ho notato di avere un nodo allo stomaco e la vista annebbiata. Poi sono caduto a terra".

Per ovviare al disagio, Gilbertson ha allora deciso di far giocare i dipendenti del Time, limitandosi unicamente ad utilizzare il tool fotografico. Anche in questo caso, però, non sono mancate le perplessità in merito al risultato ottenuto.

La possibilità di fermare l'azione e poter perfezionare all'infinito lo scatto si sono ben presto rivelati agli antipodi della sua professione, che fa dell'imperfezione dell'istante la sua essenza vitale.

"Ho sentito la necessità di creare degli scatti imperfetti dato che, ne sono convinto, è l'imperfezione a rendere la fotografia così umana. Nella pubblicità tutto appare perfetto. Nel giornalismo c'è sempre qualcosa di distante. Nella nostra professione quello che la gente percepisce come una debolezza visiva è, in realtà, parte della scena che abbiamo ritratto".

Se volete dare uno sguardo al lavoro svolto da Gilbertson, non dovete fare altro che raggiungere questo link.

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