Tristoy: un principe e un mago imprigionati dai bug - recensione

Quando le premesse interessanti si infrangono contro una realizzazione insufficiente.

L'impatto iniziale con Tristoy non è particolarmente positivo. I disegni sono bruttini, il tratto utilizzato è poco definito e le animazioni dei personaggi sono decisamente sottotono, ma poi le cose cambiano quando tutti incominciano a parlare. Siamo di fronte ad un titolo capace di sorprenderci o i primi momenti di freddezza verranno confermati dalla prova?

Si parte con una premessa tutto sommato piuttosto canonica: il nostro eroe, il Principe Freedan, è intrappolato nella fortezza-prigione di Tristoy, in balia della volontà della strega Ink che, come da copione per il suo genere, è mobile qual piuma al vento e passa dal volerci uccidere alla chiacchiera sarcastica. Durante la scena iniziale irrompe nella stanza l'incorporeo mago Stayn, che prova fin da subito a sconfiggere la strega fallendo miseramente e rendendosi conto che non potrà uscire sano e salvo dalla prigione senza collaborare con il principe.

Parte così l'avventura di un dinamico duo che tale deve essere anche nel mondo reale, visto che è assolutamente obbligatorio affrontare il gioco in compagnia di un'altra persona, sia essa collegata a noi tramite i mirabili prodigi di internet o, analogicamente, seduta al nostro fianco. Uno prenderà il controllo di Freedan, simpatico guascone dalla risposta pronta, e l'altro assumerà il ruolo di Stayn, molto più compassato e serioso ma costretto dagli eventi a collaborare col giovane.

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Quando i due personaggi si allontano troppo subentra uno split-screen dinamico che fa il suo dovere.

Avrete già intuito il genere di umorismo che può permeare un'opera costruita sull'abusata (ma non per forza stantia) premessa di due caratteri opposti forzatamente affiancati, e infatti per tutta la partita si assiste al battibeccare dei due attraverso dei dialoghi a risposta multipla che poi sono il momento più alto dell'esperienza. In alcuni frangenti ci verrà infatti data la possibilità di far partire l'alterco tra i protagonisti, scegliendo tra alcune opzioni di dialogo che sulla carta dovrebbero poi avere delle conseguenze, anche se queste non è che siano poi particolarmente evidenti.

Il divertimento allora deriva dal semplice assistere agli scambi tra i due, e magari aggiungerci quelli reali cui diamo vita sul divano con il nostro compagno di cooperativa, il tutto impreziosito dalla particolare cura riposta nella realizzazione del doppiaggio. I dialoghi (solo in Inglese) sono ben scritti e soprattutto ben recitati, un fattore che arricchisce notevolmente l'esperienza e contribuisce a dare una personalità più definita ai personaggi, fattore che però da solo non riesce purtroppo a sollevare il tutto a causa di un gameplay non sempre rifinito e poco intrigante.

Per scappare dalla prigione di Tristoy dovremo avere ragione di un continuo susseguirsi di stanze contenenti a volte nemici, altre volte semplici puzzle ambientali e, quando va bene, entrambi. I nemici non offrono quasi mai una sfida particolare e spesso basta un minimo di sinergia tra i due giocatori per spazzarli via in un paio di colpi, discorso che in realtà potremmo copiaincollare sulla descrizione degli enigmi, appunto semplici e risolvibili con banali sinergie.

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Un esempio dei momenti poco ispirati che si incontrano in gioco, si capiscono poco e soddisfano ancora meno.

Giusto un pelo di sfida in più ci arriva dagli occasionali boss che però non vanno mai oltre dei semplici pattern di movimento e attacco, intrigando più che altro per le loro dimensioni visto che anche la coppia di giocatori meno stagionata non avrà grosse difficoltà a gestirli.

Il (breve) tempo che passiamo in compagnia di Tristoy è allora tutto un susseguirsi di combattimenti poco frizzanti, semplici puzzle e boss poco ispirati, con i soli divertenti dialoghi a spezzare la monotonia, ma non basta. Non basta perché anche quelli perdono in freschezza all'ennesimo bisticcio tra Freedan e Stayn, e poco può l'inserimento di qualche comprimario (ben caratterizzato, per carità) per risollevare il morale.

A buttarci ancora più giù è la pessima scelta di pubblicizzarlo come metroidvania, una scelta semplicemente sbagliata visto che l'esplorazione è praticamente assente (c'è giusto qualche bivio ogni tanto, ma niente di che), il backtracking salta fuori in un paio di occasioni e la progressione dei personaggi è nulla. È vero, c'è una barra dell'esperienza ma questa serve solo ad ottenere più vite per poter ricominciare nella stanza dove si è morti.

Un altro aspetto negativo è il prezzo di 19,99 Euro, decisamente fuori di testa anche se le chiavi che riceviamo sono in realtà due, una per noi e una da dare a un amico col quale giocare in cooperativa online. Considerato che per la co-op locale basta ovviamente una sola chiave (e che questa è la modalità più divertente, visto che può dare il via a siparietti in real-life da affiancare quelli virtuali), i 20 Euro che ci vengono chiesti servono di fatto ad abilitare il multiplayer via internet, cosa già di per sé fastidiosa, resa ancor di più molesta dall'essere mascherata dietro alla scusa della seconda key.

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Le hitbox delle trappole sono approssimative, capita spesso di morire anche quando apparentemente si è riusciti ad evitare il contatto.

Chiudiamo parlando dei parecchi bug che infestano l'esperienza, soprattutto sul fronte di hitbox e collisioni tra personaggi, ambientazioni e nemici. L'impressione è di avere davanti un codice che non abbia visto molte ore di testing, e in generale che sia stato sviluppato con poca attenzione ai dettagli visti gli achievement che spuntano arbitrariamente, gli errori che fanno perdere vite o resettano il counter delle stesse, e addirittura un bug che impedisce ai dialoghi di partire in certi frangenti.

Il nostro tempo in compagnia di Tristoy non è stato un gran che, purtroppo. Diciamo purtroppo perché qualche sprazzo di buone intenzioni è possibile vederlo nella cura verso i dialoghi e il doppiaggio, o nella ricerca di meccaniche un minimo interessanti sul fronte delle scelte, ma il risultato è semplicemente non sufficiente.

A questo ci aggiungiamo un prezzo fuori misura e il mazzolino di bug che accompagna il tutto, e allora non possiamo che consigliarlo solo e soltanto a chi cercasse un'espeirenza esattamente di questo tipo. Volete passare una manciata di ore a sparacchiare a nemici blandi e sconfiggere boss poco ispirati? Può essere che Tristoy faccia per voi, altrimenti cercate "Atari Breakout" in Google Immagini e divertitevi gratis.

4 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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