Boxboy! non vi romperà le scatole! - recensione

Nintendo e la dura vita dell'eroe di cartone...

L'online store di Nintendo è un servizio, come quasi tutti quelli di questo genere, molto altalenante. Da un lato troviamo versioni rimasterizzate di Super Mario o altre pietre miliari, impacchettate e vendute senza particolari aggiunte. Dall'altro piccole gemme indipendenti e, spesso, esclusive che impreziosiscono un parco titoli già piuttosto valido.

Nel mezzo però si trovano anche tanti puzzle, avventure, sparatutto e chi più ne ha più ne metta, che per un motivo o per un altro non riescono ad emergere. Non sempre si tratta di titoli ingiocabili, ma sono giochi che per un motivo o per l'altro non colpiscono. Tra questi c'è anche Boxboy!, il titolo che vi stiamo recensendo in questa sede.

Il presupposto è semplice e quanto mai riconoscibile: Boxboy è un personaggio alla ricerca dei propri amici scomparsi che, nel corso del gioco, dovrà salvare da una non meglio precisata minaccia (rappresentata da una sorta di nebbia scura), in modo tale che si aggiungano all'avventura. Una trama alla Super Mario che, presentata tramite le azioni del protagonista, non aggiunge né toglie nulla al gameplay del titolo. È lì, c'è, presente ma discreta a sottolineare l'avanzamento del giocatore, dandogli un flebile obiettivo per portare a termine i vari mondi.

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Gli ostacoli da superare alle volte riescono ad essere particolarmente insulsi. Altre possono essere relativamente complessi.

Salvare un nuovo personaggio al termine di ciascun mondo, o quasi, non basta a incuriosire il giocatore ma è ovvio che non è sulla trama che gli sviluppatori puntano. Il pezzo forte del gioco è lo stile. Il protagonista è infatti un quadrato (o una scatoletta), come quelli che disegnavamo annoiati durante le ore di matematica. Un semplice quadratino con gambe e occhietti che si muove in un mondo bidimensionale, completamente in bianco e nero. Un'ambientazione che ricorda, alla lontana, quella del bellissimo Echocrome per PSP, senza però tutte le prospettive impossibili.

Anche lo scopo del gioco è oltremodo semplicistico: arrivare dall'inizio alla fine del livello raccogliendo le corone, senza abusare delle abilità speciali del personaggio. Abilità su cui è costruito il cuore del gameplay. Nulla di trascendentale, per carità, ma comunque un tocco originale al gioco. Il protagonista può infatti generare e utilizzare altri quadrati, cambiando la forma del proprio corpo oppure creando semplici strutture.

Questo creativo espediente aggiunge un pizzico di pepe al gioco che, da bravo puzzle game, popola i livelli con ostacoli da superare utilizzando in vari modi questa meccanica. Il giocatore si ritrova quindi a crearsi armature di quadratini per difendersi dai laser, a creare ponti improvvisare per superare baratri pieni di punte acuminate, a realizzare ganci e rampini per migliorare le proprie abilità di salto, e così via.

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Boxboy è in grado di generare quadrati, lanciarli e utilizzarli in diverse forme e combinazioni.

L'idea che fa dà fondamenta al gameplay è quindi originale e interessante, ma ben presto arriva a noia. L'eccessiva semplicità (soprattutto nei primi 20-30 livelli) richiede al giocatore un grande sforzo per mantenere inalterata la sua attenzione sino all'arrivo di sfide più stimolanti. Inoltre una volta padroneggiate le meccaniche di cui sopra, quasi tutti i puzzle sono facilmente terminabili in pochi secondo.

Tutto ciò rende Boxboy! poco più che un divertissement da giocare un po' per volta, magari alla fermata del bus per ingannare il tempo durante l'attesa. Difficilmente infatti il giocatore riesce ad restare incollato per più di qualche minuto e, di certo, non aiuta l'eccessiva ripetitività del titolo.

Durante i livelli ci viene richiesto spesso di ripetere più e più volte le stesse azioni, senza poter variare più di tanto dai metodi che gli sviluppatori hanno scelto per noi. Non è cioè possibile, quasi mai, completare un puzzle in più di uno o due modi diversi. Un fattore che annulla quasi del tutto la rigiocabilità di Boxboy!. Senza considerare che bene presto ci si accorge che lo stile grafico del gioco, pur pregevole, rende forse troppo simili i vari livelli, al punto che ci riesce difficile citarne qualcuno che ci sia rimasto particolarmente impresso.

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Alcuni dei travestimenti del protagonista sono piuttosto divertenti, altri meno ispirati. Si tratta però solo di modifiche estetiche, nulla che influisca sul gameplay.

Un altro neo è la longevità. Bastano dalle 3 alle 5 ore per completare tutto il gioco, comprese le varie sfide che, spendendo i token conquistati durante i livelli principali, possono essere acquistate nel negozio in game. E a nulla vale la modesta quantità di costumi sbloccabili per personalizzare il proprio personaggio. Dopo poche ore ci si ritrova con poco da fare, a meno che non si abbia intenzione di ripetere il gioco dall'inizio completando le sfide a tempo proposte dagli sviluppatori. Queste stesse sfide, bisogna ammetterlo, non rappresentano nulla di trascendentale, si tratta solo di portare a termine il livello nel tempo limite e parliamo dei livelli di gioco già visti e affrontati durante la storia principale.

All'atto pratico su Boxboy! si può scrivere ben poco d'altro, se non che si tratta sì di una buona idea ma di un'idea che manca di in vero e proprio sviluppo verticale. Non vi è cioè un'evoluzione del concept che sia degna di essere citata. Il gioco non esplora oltre la premessa iniziale e non si sporge per sbirciare dietro l'angolo. Si tratta semplicemente di una serie di puzzle che, pur divertenti e ben realizzati, non offrono una sfida consistente per il giocatore allenato. D'altro canto bisogna anche ammettere che il lavoro compiuto dagli sviluppatori è ineccepibile: nessun bug visibile e nessuna imperfezione minano il titolo che, così com'è si attesta tra l'essere un'occasione sprecato e un passatempo divertente.

6 /10

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Riguardo l'autore

Fabio Davide

Fabio Davide

Redattore

Giocatore fin dalla più tenera età, fagocita di tutto ma digerisce solo i veri capolavori. Dopo 7 anni nel settore del gaming aveva pensato di trovarsi un lavoro nella ristorazione, ma poi ha ceduto al fascino di Eurogamer.

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