I Am Bread: dalle stalle alle cucine - recensione

Il tempo dei simulatori di capra è finito ecco il simulatore di Pane.

I detrattori di Goat Simulator potranno pensare che questo titolo sia la dimostrazione di come i giocatori, soprattutto quelli amanti del trash, siano disposti ad acquistare qualsiasi cosa purché ben pubblicizzata e impacchettata. Per noi si tratta piuttosto della dimostrazione di come l'intenzione di creare qualcosa di nuovo venga premiato dagli utenti, stanchi dei "more of the same" dell'industria videoludica. Ma non sempre si riesce a sfuggire alle grinfie del mercato...

Il noto gioco avente per protagonista una capra ha avuto infatti il ruolo di creare un nuovo sottogenere, quello dei simulatori folli, dove piccole aziende hanno riversato idee e fondi, inconsapevoli di un semplice adagio: "essere al secondo posto è molto diverso dall'essere primi." Tutti i simulatori di erba, rocce, sedie, materassi e rastrelli spuntati dopo Goat Simulator, sono appunto arrivati tardi e finito il momento mediatico si sono rivelati come meri esercizi di sviluppatori che tentavano d'emergere in un ambiente competitivo. I Am Bread non fa eccezione, non del tutto almeno.

Si tratta ancora una volta di un videogioco che vuole simulare l'impossibile, in questo caso la vita e le trasformazioni di una fetta di pane. Un'idea divertente, in grado di rubare una risata di primo acchito ma che ben presto lascia perplessi. Come dovrebbe essere la vita di una fetta di pane? È così interessante da giustificare addirittura una modalità storia? A quanto pare sì, visto che i Bossa Studios hanno incluso nel gioco una trama.

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Ci sono tanti modi diversi per tostare al punto giusto il nostro pane. Alcuni sono più efficaci di altri.

Si tratta però di qualcosa appena accennato, una vicenda che vede un povero malcapitato sull'orlo di una crisi di nervi, spinto verso la follia dallo scoperta dei danni che, di livello in livello, il giocatore si ritroverà a fare in casa sua con una semplice briciola (neanche le mani serviranno).

I Am Bread quindi ci vedrà alle prese con una lunga sequela di livelli in cui la nostra fetta di pane dovrà arrivare da un punto A al punto B di una stanza, per preparare all'invisibile signore di cui sopra una lauta colazione. I primi obiettivi saranno di tostare il pane, aumentare la sua "deliziosità" raccogliendo marmellate o simili e tentare il più possibile di non rovinare la "commestibilità" (c'è addirittura un'apposita barra) del protagonista (il pane).

E se già a scrivere una cosa del genere ci sembra di aver perso molta della nostra salute mentale, non bisogna dimenticare che il pane di cui stiamo parlando ha bisogno di muoversi per raggiungere l'obiettivo. È quindi necessario parlare anche del sistema di controllo, di questa fetta di pane, cosa che in anni di carriera non avremmo sognato di fare e, soprattutto, non avremmo mai immaginato di dover criticare aspramente.

Il sistema di controllo è forse la parte meno riuscita e più ardua. Frustrante come pochi, si basa sull'utilizzo esclusivo di grilletti, bumper e levetta analogica. Utilizzando i tasti, il giocatore non fa altro che aggrapparsi (per mancanza di un termine migliore) a una superficie. Ogni tasto è associato ad un angolo della fetta di pane e, aggrappandosi, si può definire un perno su cui fare leva con l'analogico. Si tratta insomma del principio della leva e di un minimo di simulazione fisica. La fetta di pane, più che muoversi rotola, si capovolge o si attacca alle pareti per scalere i mobili della sala.

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Il primo impatto col sistema di controllo è tragico, quasi traumatico. Si poteva fare senza dubbio di meglio.

Tutto questo sistema, per quanto sia originale, è davvero difficile da padroneggiare e rende il primissimo approccio più frustrante come un Dark Souls o un Bloodborne. Ma se nei titoli di From Software c'è una qualche motivazione per procedere, in I Am Bread non ve n'è nessuna, da cui una certa frustrazione. Chiaro, si potrebbe andare avanti a sbloccare altri personaggi (come lo sfilatino o la ciambella) o magari una nuova modalità, ma il gioco non cambia più di tanto, finendo presto per annoiare.

Le stesse modalità secondarie non riescono a rendere troppo vario il gameplay. Corse sfrenate con le ciambelle o inseguimenti tra pane e fette di formaggio in giro per casa, possono essere divertenti per i primi dieci minuti ma poi diventa tutta una sequela di nonsense che non fa ridere.

Nel gioco non c'è neanche un briciolo di quell'ilarità trash alla Goat Simulator che ci ha tanto divertito in passato. Inoltre abbiamo trascorso più tempo a combattere con l'improponibile sistema di controllo che a esplorare il gioco vero e proprio. L'eccessiva difficoltà, voluta forse per proporre un elevato livello di sfida, mal si sposa con l'idea ironica e irriverente da cui I Am Bread prende piede e trasforma il titolo in un pessimo investimento.

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Alcuni piccoli easter egg impreziosiscono il gioco. Nulla di trascendentale ma quanto basta per farci due risate.

In conclusione, non possiamo quindi dire di essere rimasti piacevolmente sorpresi da I Am Bread. Il simulatore di pane, per quanto sia in grado di divertire e stupire per la sua idea senza dubbio originale, perde ben presto di appeal e, dopo poche partite, non riesce a catturare al punto da continuare a giocare. Goat Simulator, con le sue tante piccole chicche, spingeva ad esplorare, continuando a giocare.

I Am Bread non riesce nello stesso obiettivo e ben presto ci si ritrova a muovere una fetta di pane in giro per una cucina o un giardino, cercando un modo originale per tostarla e finendo poi col chiedersi: "ma che sto facendo? Sto davvero giocando con del pane simulato quando potrei giocare a Mortal Kombat X con davanti una bella birretta e un panino, di quelli normali?".

4 /10

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Riguardo l'autore

Fabio Davide

Fabio Davide

Redattore

Giocatore fin dalla più tenera età, fagocita di tutto ma digerisce solo i veri capolavori. Dopo 7 anni nel settore del gaming aveva pensato di trovarsi un lavoro nella ristorazione, ma poi ha ceduto al fascino di Eurogamer.

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