Generazione 'downgrade' - editoriale

Quanto possiamo fidarci dei meravigliosi trailer di lancio che gli sviluppatori ci propongono?

Quello di The Witcher 3 è solo l'ultimocaso di "downgrade grafico" (presunto o reale) che molto ha fatto discutere recentemente.

Il fenomeno è ormai ben noto, tanto da essere quasi diventato "la normalità" nella nostra industria: al momento del loro annuncio i nuovi titoli vengono mostrati con trailer "in-game" lussureggianti, che sbalordiscono con una qualità grafica incredibile, promettendo implicitamente di lasciarci provare la stessa esperienza in prima persona quando il gioco raggiungerà effettivamente gli scaffali.

La bomba è creata, lo sharing di immagini e filmati sui social diventa subito virale, si innescano le vendite delle nuove console "capaci di far girare quella meraviglia" e chi gioca su PC comincia subito ad informarsi sul prezzo delle nuove schede grafiche. Peccato che quando la reale uscita sugli scaffali si approssima, capiti di notare come la versione finale del gioco abbia poco a che spartire con le mirabolanti immagini mostrate in precedenza.

Intendiamoci: non parliamo di un tracollo verticale, di titoli inizialmente bellissimi che finiscono per diventare orrendi. Spesso, come senz'altro nel caso di The Witcher 3, anche i trailer più recenti e veritieri continuano ad avere un grande fascino e impatto, al punto che in molti non notano nulla di strano o "deludente". La Rete però è sempre attiva, a volte maliziosa, di certo spietata: c'è sempre un sito o magari un singolo utente, pronto a confrontare in modo diretto il materiale mostrato originariamente con quello finale. E a volte i conti decisamente non tornano...

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Che si tratti o meno di un 'downgrade', è evidente che tra la versione finale di The Witcher 3 e quelle mostrate inizialmente qualcosa è cambiato.

Volendo, il primo nefasto esempio di tale modus operandi fu il famigerato trailer di Killzone 2 per PlayStation 3, mostrato all'E3 2005. Pensate: nonostante Sony ammise quasi subito che quello non era un vero filmato di gioco ma più un "target render" per far capire le potenzialità della sua nuova console (che sarebbe arrivata soltanto un anno e mezzo dopo), all'effettiva uscita del gioco la mancata corrispondenza del risultato finale (seppur impressionante) con quanto inizialmente promesso non mancò di generare aspre polemiche e qualche ironica presa in giro. Dopo quattro anni dal sensazionale trailer d'annuncio, i fan ancora ricordavano e non avevano nessuna intenzione di scontare a Sony la sua "piccola bugia".

Oggi, questa tendenza ha preso piede in maniera ben più diffusa. Gli esempi "illustri" (se così si può dire) sono ovunque, specialmente nei progetti più importanti, più grossi e più pompati dal marketing. Nessuno ha dimenticato il caso di Watch Dogs, curiosamente anche lui primissimo titolo mostrato per le allora console "next-gen", ma poi incapace di rispecchiare la qualità mostrata nei trailer iniziali.

All'epoca Ubisoft negò con forza la sussistenza di un downgrade grafico ma fu colta in castagna da un modder che, all'interno del codice del gioco, scoprì e attivò numerose opzioni grafiche aggiuntive che gli sviluppatori avevano disabilitato in extremis e reso inaccessibili all'utenza comune.

Anche l'amatissimo Dark Souls II non è sfuggito allo stesso, amaro destino: soprattutto il modello d'illuminazione implementato nei primi trailer era caratterizzato da un livello qualitativo in grado di dare al gioco un'atmosfera straordinaria, oscura ed evocativa come il capolavoro di From Software avrebbe meritato. Purtroppo, al momento della release vera e propria nulla di tutto ciò fu riscontrato nel gioco definitivo. Addirittura, nemmeno la successiva edizione "rimasterizzata" per next-gen è riuscita a portare il titolo ai livelli qualitativi mostrati inizialmente.

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Anche il mondo del PC non è nuovo ai 'trucchetti'. Qui, durante una 'demo live' delle capacità di gioco dei nuovi ultrabook Intel per il 2012, spuntò addirittura la console dei comandi di VLC.

Persino il nuovo episodio di Uncharted, ancora lungi a venire, è già stato vittima delle prime polemiche sul suo presunto downgrade, secondo alcuni riscontrabile tra quanto mostrato nel primissimo trailer e quelli diffusi successivamente. E ho come l'impressione che presto la stessa sorte toccherà anche all'incredibile filmato con cui EA ha recentemente svelato al mondo il suo prossimo Star Wars: Battlefront...

Alle volte, poi, il fenomeno assume tutti i tratti della vera e propria catastrofe: è quanto avvenuto con Aliens: Colonial Marines, che non solo subì un netto ridimensionamento grafico dai tempi del primo annuncio a quelli della commercializzazione, ma uscì sul mercato anche pieno di bug e terribilmente poco rifinito, al punto da sembrare veramente un altro gioco.

La questione, insomma, è sotto gli occhi di tutti, indipendentemente da quanto sia concreto o meno il caso di The Witcher 3 (cosa che indubbiamente la nostra rubrica Digital Foundry provvederà ad acclarare quanto prima ). Chiaramente non si tratta di una pratica del tutto nuova: più o meno da sempre i publisher hanno il vizietto di ritoccare gli screenshot (trasformandoli nei famigerati "bullshot"), oppure di spacciare per versioni console titoli che in realtà girano su PC ultra-pompati.

La storia però diventa ben più grave quando, a seguito della diffusione dei mirabolanti trailer e in forza della loro capacità di stupire il pubblico con effetti speciali che poi si riveleranno farlocchi, il publisher del gioco avvia la consueta campagna di pre-order. In sostanza, ci chiede anticipatamente dei soldi sulla fiducia: una fiducia costruita su materiale non veritiero e dunque inevitabilmente destinata ad essere disattesa.

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Spacciare un gioco che gira su un PC super-pompato per la sua controparte console è il trucco più vecchio del mondo. Attenti ai crash, però!

Certamente creare un videogame odierno è una cosa complessa e può capitare che alcune caratteristiche vengano rimosse nel corso di anni di sviluppo. A tutto però c'è un limite: oggi sembra che la tendenza a realizzare molto meno di quello che si è promesso stia diventando quasi sistemica. Siamo a questo punto, va detto, anche per la "complicità" dei gamer: non capirò mai cosa spinga molti giocatori a chiudere gli occhi, spesso in nome della ridicola console war, nei confronti di aziende che rivolgono loro una comunicazione ambigua, per non dire altro.

Non ho mai fatto un preorder in vita mia e lo ritengo un fenomeno molto poco sensato e salubre (fortunatamente gli ultimi dati lo vedono in calo), ma se avessi preordinato Watch Dogs o soprattutto Aliens: Colonial Marines fidandomi alla cieca dei primi trailer diffusi, sarei molto deluso e arrabbiato per il risultato finale.

Indubbiamente a giochi come Dark Souls 2 e The Witcher 3 risulta molto più facile perdonare qualche piccola bugia sull'aspetto grafico. Questo però non significa che dobbiamo rassegnarci a far passare indenne un atteggiamento complessivamente deleterio per la games industry, fino a considerarlo quasi come un'ineluttabile realtà.

Quel poco che possiamo fare per "combattere" il fenomeno dei trailer pompati in modo irrealistico, facciamolo. I consigli, alla fine, sono sempre gli stessi: non cadere in preda all'hype (architettato ad arte dalle aziende pubblicitarie), non preordinare compulsivamente ogni tripla-A in uscita sul mercato, non chiudere gli occhi di fronte agli eventuali errori commessi dai propri brand preferiti, console o publisher che siano. I videogame esistono da circa quarant'anni: è ora che la nostra diventi un'industria matura ma non lo farà mai finché il pubblico non sarà maturo a sua volta.

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Riguardo l'autore

Luca Signorini

Luca Signorini

Redattore

Luca gioca e scrive da quando ha scoperto le meraviglie del pollice opponibile. È giornalista ma soprattutto appassionato; non gli toccate Metroid, Stallone, i Black Sabbath e la carbonara e sarete suoi amici per sempre.

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