The Last Guardian, il sogno Ŕ realtÓ - anteprima

Una mezz'ora emozionante con Fumito Ueda.

Los Angeles - Incominciare l'E3 con la presentazione a porte chiuse di The Last Guardian è uno di quegli achievement, pardon Trofei, che pensavamo non sarebbe mai arrivato nel nostro profilo utente in real life, e invece è successo.

La saletta con Fumito Ueda alla PlayStation 4 è tranquilla e lontana dal caos dei padiglioni principali, l'atmosfera soffusa e gli sguardi al limite dell'incredulo dei colleghi della stampa contribuiscono a dare l'impressione di essere quasi in un sogno, complice anche il clima onirico della demo di gameplay che parte sullo schermo davanti a noi.

Non si parla di storia oggi, quella che stiamo vedendo è praticamente una vertical slice del gioco, una demo speciale costruita per presentare le meccaniche fondamentali e soprattutto trasmettere le sensazioni ricercate dagli sviluppatori. I venti minuti che ci vengono fatti vedere sono una versione elaborata di quanto mostrato durante la conferenza Sony, e si parte all'interno di una misteriosa costruzione a pochi passi da Trico.

The Last Guardian 1
Il gioco non è apparso fondamentalmente diverso dalla prima comparsa nel 2009, ma PlayStation 4 è in grado di far girare il motore a dovere.

La creatura è enorme, un miscuglio tra un gatto, un cane e un uccello, abbastanza stramba da risultare fantastica, ma non così tanto da perdere credibilità. I suoi movimenti sembrano naturali, l'espressività del muso canino si coniuga morbidamente con movenze feline e quando viene liberata da alcune fastidiose spine guaisce in un modo che fa scattare istantanea la risposta emotiva.

Basta un attimo e siamo già affezionati, il suo sguardo dolce ispeziona i movimenti del protagonista proprio come farebbe il più ciecamente innamorato dei cani, è un rapporto basato sulla comunicazione non verbale, sul linguaggio del corpo, su movimenti tra i due che sono quasi un balletto: lento e morbido quando è Trico a muoversi, rapido e impaziente quando è il ragazzino a guidare l'azione.

Proprio le animazioni sono evidentemente curate attentamente, forse non tutto il parterre di movimenti a disposizione dei personaggi (soprattutto il protagonista ha dei momenti meno ispirati, e pensiamo a quando spinge via il misterioso occhio), ma ci sono delle occasioni in cui mostrano un realismo notevole. Sembra quasi goffo il nostro ragazzino quando si accuccia o sta per cadere, una goffaggine che lo rende credibile nel suo essere normale.

L'atmosfera sognante è garantita anche dalla buona qualità di illuminazione ed effetti particellari, con luci che filtrano dai soffitti diroccati delle costruzioni, e polvere nell'aria a sottolineare gli spazi illuminati. Quando lo troviamo, Trico è acciambellato circondato da farfalle colorate che gli svolazzano attorno, in pace con la natura e bellissimo (e strapazzato da un vento inspiegabilmente forte per essere all'interno).

Quando si passa all'aperto ci sono alcune incertezze di frame-rate, ma chiaramente sarebbe prematuro suonare un campanello d'allarme visto che il gioco è atteso nel corso del 2016 (ancora non sappiamo esattamente quando), e la telecamera indugia sull'improvvisa apertura degli spazi per suggerire uno dei temi ricorrenti per Fumito Ueda, quello dell'altezza.

Come in Ico prima, e Shadow of the Colossus poi, vertigini e sviluppo verticale ricoprono un ruolo di primo piano in The Last Guardian: bisogna vincere la paura del vuoto e superare la paura del precipizio, tuffarsi, fidarsi, e affidare la propria sopravvivenza a Trico. I salti che abbiamo visto nel filmato della conferenza, e poi nella saletta di Sony, non sono scriptati, e bisogna davvero aggrappare la coda del bestione e poi arrampicarsi.

Dopo il tuffo compare a schermo un altro elemento interessante sul quale però non siamo riusciti ad avere maggiori dettagli, quello dell'occhio che terrorizza il nostro amico a quattro zampe e gli riempie gli occhi di un bagliore tra il viola e il rosso. Non sappiamo bene cosa stia succedendo, quali forze misteriose abbiano un effetto così inibente su Trico, ma sappiamo che i puzzle ambientali basati sulla relazione tra i due protagonisti saranno centrali per il gameplay.

L'animale è forte e ciecamente fedele, mentre il ragazzino è gracile ma sveglio, e purtroppo dotato di una voce che già dopo qualche minuto fa pensare a Navi di Ocarina of Time. Va bene la comunicazione a versetti o singole parole, ma da subito la fastidiosità dei comandi impartiti dal giovane stride con la piacevolezza dei versi di Trico, che invece non sono risultati molesti.

The Last Guardian 2
Come in ICO, la collaborazione tra i due personaggi sarà fondamentale.

Continuando a parlare di audio dobbiamo registrare solo plausi per un accompagnamento sonoro dinamico, capace di cullare nelle fasi più tranquille ed esplodere trasmettendo urgenza nei momenti più accesi, a confermare la cura nella gestione anche dei dettagli.

Fa quasi impressione essere alla fine del primo articolo su The Last Guardian, un nome che per una volta scriviamo senza inserire la parola rumor nella stessa frase. Questo E3 verrà ricordato per tanti anni, e l'impressione è che tanto profumo di leggenda possa alla fine risultare giustificato.

Non è facile mettere da parte le emozioni, e volendo essere completamente obiettivi potremmo dire che sappiamo ancora troppo poco del gioco per sbilanciarci in un senso o nell'altro, ma oggi vogliamo essere positivi: The Last Guardian è realtà, e tanto basta per essere felici.

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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