Color Guardians: ritenta, sarai più fortunato! - recensione

Cercate un titolo stressante? L'avete appena trovato.

Oggi più che mai il mercato dei videogiochi indipendenti ricopre un'importante fetta dell'industria, tanto che ormai gli indie più promettenti vengono usati da "tappabuchi" per ovviare alla mancanza di produzioni tripla A. D'altro canto, negli ultimi anni sono le stesse Sony, Microsoft e Nintendo a cercare di accaparrarsi i prodotti più interessanti prima della concorrenza, anche se solo un'esclusiva temporanea.

L'ultimo in ordine di uscita è Color Guardians, sviluppato da Fair Play Labs e apparentemente indirizzato ad un pubblico molto giovane. Apparentemente, sì, perché in realtà nonostante la grafica colorata e i buffi protagonisti, Color Guardians si rivela essere un titolo indirizzato a giocatori armati di molta pazienza e soprattutto di un occhio di falco.

Ma andiamo con ordine. Lo scopo del gioco è molto semplice: raccogliere quante più bolle di vernice colorata correndo lungo su tre piani differenti, evitando altresì molteplici ostacoli di diversa natura come staccionate e piante. Tutto molto semplice sulla carta, peccato che per far scoppiare le bolle il nostro alter ego dev'essere dello stesso colore della bolla che si trova di fronte: gialla, blu, rossa. Premendo i tre tasti dedicati è possibile cambiare al volo l'aspetto di Rode e Lia (i due protagonisti), ma ben presto capiremo che gli sviluppatori costaricani in fondo sono dei simpatici masochisti.

1
La grafica di Color Guardian è colorata e tutto sommato ben realizzata, peccato per l'eccessiva ripetitività dei fondali e delle ambientazioni.

Se nei primissimi livelli arrivare al goal è un compito tutto sommato accettabile, a partire dalla metà del primo mondo la difficoltà subisce un'impennata non indifferente, costringendo chi ci gioca ad imparare a memoria le varie sezioni che compongono lo stage.

A complicare ulteriormente le cose ci si mettono anche i checkpoint, presenti in quantità infime e che ci obbligano a provare e riprovare una sequenza fino a farci toccare limiti di stress non indifferenti. Insomma, anche raggiungere un solo checkpoint in Color Guardians è già di per sé una piccola-grande impresa.

Evidentemente però ai ragazzi di Fair Play Labs tutto ciò non era sufficiente, e così hanno ben deciso di 'premiare' i giocatori più temerari ricompensandoli con punti extra ogni qualvolta venga premuto il tasto quadrato col giusto tempismo, ovvero nel momento esatto in cui si colpisce una bolla. Volete un consiglio? Recuperate un piccolo polipo, posizionatelo sul DualShock 4 e cominciate a pregare (o ad imprecare, se volete).

Terminando un livello si ottiene una valutazione da una a tre stelle, oltre a un punteggio che andrà a finire direttamente nelle leaderboard mondiali; fortuna che non sono necessarie un numero specifico di stelle per passare al livello successivo. Grazie al cielo.

3
La dose di riflessi necessaria per portare a termine i livelli più avanzati, raggiunge vette impossibili anche per il più abile dei giocatori.

Alla fine di ogni mondo troviamo invece la consueta battaglia con il boss di turno, che una volta sconfitto ci darà la possibilità di riaffrontare i livelli (noooo!) nei quali adesso si nascondono i Toki, delle specie di lucciole che se raccolte sbloccano stage bonus. Ci sono poi gli extra consultabili nell'apposita sezione, tra i quali figurano le musiche, illustrazioni e concept art.

Color Guardian però non è questo gran brutto gioco: i controlli sono incredibilmente reattivi e non capiterà mai di finire a gambe all'aria per un rallentamento improvviso del frame-rate. E a proposito del comparto tecnico, il motore grafico è colorato e tutto sommato piacevole da ammirare, così come le animazioni e tutti gli altri elementi in secondo piano.

Poco da dire invece sul sonoro, piatto, monotono e composto perlopiù da motivetti usciti direttamente dalle serie TV di Nickelodeon (non che io le abbia mai guardate seriamente, eh!). Ma la cosa più imbarazzante di Color Guardians sono i versi della già citata Lia: provate a farla spiaccicare contro una staccionata o un qualsiasi altro ostacolo e lancerà un urlo degno delle migliori attrici a luci rosse americane. E meno male che questo è un titolo PEGI 7.

Nonostante lo sforzo fatto dagli sviluppatori per proporre un minimo di varietà nel gameplay, Color Guardians si rivela un prodotto alla lunga ripetitivo, frustrante e poco appagante. La longevità è assicurata dai settanta livelli (più quelli bonus da sbloccare), ma alla fine si è chiamati sempre e solo a fare la stessa cosa lungo tutta la durata della "storia".

L'unico vero incentivo per completarlo al 100% è lo scintillante trofeo di platino messo in palio nella versione PlayStation 4, ma come probabilmente avrete intuito leggendo la recensione, per ottenerlo suderete ben più delle le cosiddette sette camicie.

Anche il prezzo non è tra i più invitanti (€14.99), motivo per il quale consigliamo l'acquisto soltanto a coloro che amino le sfide estremamente brutali, senza preoccuparsi troppo del gioco che hanno di fronte.

6 /10

Leggi la nostra guida al punteggio

Vai ai commenti (2)

Riguardo l'autore

Manuel Stanislao

Manuel Stanislao

Redattore

Manuel muove i primi passi nel mondo videoludico all’età di 8 anni, dopo essere rimasto stregato dal NES del vicino di casa. Nel 2010 entra a far parte di JAVS, per poi approdare ad Eurogamer nel tardo 2011 grazie a un'ignota congiunzione astrale.

Contenuti correlati o recenti

Breathedge - recensione

Una vagonata di Subnautica, un pizzico di Prey e... un pollo immortale?

It Takes Two - recensione

Ce ne vogliono due, anche per questa recensione.

Control: Ultimate Edition - recensione

Jesse Faden contro l'Hiss, round finale.

Haven - recensione

Due cuori, una capanna e un pianeta sconosciuto.

Articoli correlati...

Commenti (2)

I commenti ora sono chiusi. Grazie per avere partecipato!

Nascondi i commenti coi punteggi più bassi
Ordine
Visualizza