Rory McIlroy PGA Tour, come Mario Golf - recensione

Rory riuscirà a far dimenticare Tiger?  

Dopo oltre quindici anni di collaborazione, EA Sports e Tiger Woods hanno deciso di interrompere uno dei sodalizi più longevi della storia dei videogiochi, un po' per il declino dell'immagine e delle prestazioni sportive del golfista statunitense, un po' perché la serie PGA Tour da qualche anno aveva bisogno di una radicale ristrutturazione.

Ecco che quindi che la serie EA SPORTS PGA Tour debutta su Xbox One e PlayStation 4 rinnovata sia nell'uomo immagine, con il giovane Rory McIlroy che ha preso il posto di Tiger Woods, sia nell'ossatura, dato che per approdare su next-gen gli sviluppatori canadesi hanno deciso di abbandonare il vecchio motore grafico virando non sull'Ignite Engine, un motore pensato per le simulazioni sportive ed utilizzato in FIFA, Madden NFL, NBA Live e NHL, ma sul Frostbite 3, ovvero il controverso set di strumenti creato da DICE e sfruttato da EA per creare una moltitudine di giochi diversi.

Diciamo controverso perché a parte Dragon Age Inquisition sono davvero pochi i prodotti creati con questo motore grafico che hanno lasciato un segno positivo nell'industria, segnale che potrebbe indicare una certa difficoltà nel domarlo. Sarà riuscito Rory McIlroy PGA Tour ad invertire la tendenza?

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Il Frostbite Engine 3 si vede principalmente nella gestione delle luci e nella possibilità di caricare l'intero percorso in una sola volta.

Tagliamo subito la testa la toro, la risposta è negativa. Il motivo principale è legato alla mancanza di contenuti e di novità di questo reboot della serie, che va replicare molte delle caratteristiche e delle opzioni di PGA Tour 14 (gioco uscito nel 2013), perdendo per strada oltretutto qualche pezzo.

Iniziamo con un discorso prettamente quantitativo. EA SPORTS Rory McIlroy PGA Tour arriverà nei negozi con solo 8 percorsi reali, più TPC Scottsdale che sarà messo a disposizione gratuitamente dopo 60 giorni (al day one per i preorder) e 5 percorsi inventati. Nell'ultima versione di Tiger Woods i percorsi presi di peso dalla stagione PGA erano 20, più una manciata di buche storiche.

Stesso discorso per i golfisti. Quest'anno potrete scegliere tra una dozzina di volti nuovi contro la trentina di PGA Tour 14. Sappiamo che la bellezza di un gioco non si misura al chilo, ma questa differenza si fa sentire sulla valutazione finale, visto anche che il prezzo di listino è molto simile tra i due prodotti.

A questo aggiungiamo la mancanza di una modalità scenario come poteva essere Legends of the Majors o la Ryder Cup, di un percorso affascinante come Augusta National e di conseguenza di tutti i Major di quest'anno, di una modalità online come i Club e la situazione risulta piuttosto compromessa.

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Jimenez è uno dei golfisti più simpatici del Tour, ma anche uno dei pochi presenti nel gioco di EA.

In Rory McIlroy PGA Tour potrete rivivere gli ultimi istanti dello US Open Championship a Chambers Bay, quando il buon Rory ha conteso a Kaymer la vittoria, ma è la classica modalità Tour Pro che catalizzerà la vostra attenzione. In questo caso si noterà la mancanza di un profondo editor del personaggio, non si possono fare personaggi barbuti, o del GameFace, quella funzionalità che consente di incollare il proprio volto sul modello poligonale del golfista. Per il resto il gioco è rimasto praticamente immutato.

Le uniche differenze sono date dalla crescita degli attributi del golfista, ora automatica, ma influenzabile affiancando dei profili per il golfista, e dalla "storyline" di fondo che non segue più una stagione PGA, ma la nascita di una nuova stella del golf, dandovi la possibilità di scegliere se questa viene fuori dalle scuole o stia emergendo dopo una lunga gavetta.

In alternativa potreste scegliere tra una partita veloce o se andare online, dove potrete scegliere un testa a testa contro un singolo avversario o partecipare ad un torneo. Anche in questo caso gli sviluppatori hanno lavorato per replicare le funzionalità già presenti in passato, come la possibilità di giocare in contemporanea sulla stessa buca. Le prestazioni di rete, invece, sono ancora tutte da verificare, vista la scarsità di avversari reperita durante la nostra recensione.

Per esaltare le nuove e stravaganti mappe inserite nel gioco per rimpolpare le licenze, EA Sports si è inventata la modalità Night Club. Si tratta di una serie di sfide di precisione, di potenza o di fantasia con le quali gli sviluppatori hanno provato a forzare il gameplay solitamente serioso del gioco. Oltre, infatti, a dover eseguire dei colpi normali, dovrete utilizzare fino ad un massimo di tre power-up in grado sia di correggere eventuali errori nel tiro, sia di superare determinati ostacoli o limiti del vostro golfista. Per esempio potrete aver bisogno di una spinta aggiuntiva della pallina per passare attraverso un anello posto molto più in alto della vostra traiettoria al tee, o di una brusca frenata del tiro per raggiungere la bandierina posizionata proprio dietro un alto muro.

L'idea è simpatica, le sfide interessanti e progressivamente sempre più folli e complesse, l'unico dubbio è sulla natura dell'operazione, visto che la serie PGA Tour è sempre stata sinonimo di una visione seria e simulativa di questo sport, visione che c'entra poco o nulla con power-up o buche ambientate su di un campo di battaglia.

Uno degli aspetti positivi della modalità Night Club è che consente di esaltare la scelta del Frostbite 3. Uno dei vantaggi del motore grafico di DICE è quello di caricare in un'unica soluzione tutto il percorso e non una singola buca per volta. Questo consente sia di risparmiare nell'arco di un intero giro diversi minuti di caricamento, sia di poter uscire dal limitare della buca senza incorrere in penalità.

Lungo i percorsi classici questo consente di tentare dei salvataggi spettacolari dopo un colpo particolarmente goffo, mentre nei percorsi di fantasia vi permetterà di essere molto fantasiosi, facendo per esempio rimbalzare la pallina sulla parete rocciosa del Grand Canyon.

Il rovescio della medaglia sono tempi di caricamento inizialmente un po' lunghi e il dover gestire un motore grafico pesante e non pensato per questo genere di prodotti, scelta che porta ad avere saltuari rallentamenti, fenomeni di pop-up o un caricamento tardivo delle ombre e delle texture.

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Il link di St. Andrews c'è, ma 8 percorsi reali sono troppo pochi per un gioco di questa portata.

Dal punto di vista della simulazione apprezziamo il ritorno dei tre metodi di controllo che si sono alternati nel corso della serie, ovvero quello tre tocchi, tipico delle simulazioni anni 80'-90', quello arcade con il quale si controlla lo swing attraverso la leva analogica destra e si possono imprimere effetti con la pallina in volo e quello Pro, che richiede un maggior controllo sia delle swing e vede tutti gli aiuti disabilitati.

La novità è la possibilità di crearsi il proprio stile scegliendo di volta in volta se attivare o meno queste opzioni. Così potrete utilizzare la modalità classica senza gli aiuti, o giocare con uno swing semplificato, ma con tutti gli aiuti disabilitati.

Le opzioni sono quelle classiche, così come lo schema dei comandi, la differenza è data dalla sostituzione del Putt Preview con il Putt Reading, ovvero vi verrà mostrata graficamente la traiettoria ideale della pallina sul green, sulla quale poi voi dovrete basare i vostro putt. Inizialmente troverete l'indicazione un po' fuorviante, ma poi riuscirete ad interpretarla per modellare il vostro colpo.

Graficamente il gioco si difende discretamente, anche se non si comprendono gli effettivi vantaggi dell'utilizzo del Frostbite 3. Certo le animazioni dei golfisti sono più accurate e gli effetti luce piuttosto riusciti, ma il motore di Battlefield 4 può e deve fare di più. Inoltre dopo un po' le animazioni di contorno diventano monotone e vi verrà voglia di disattivarle.

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Questa volta Rory non è stato all'altezza di Tiger.

Buono il commento tecnico in lingua inglese, così come è discreta la selezione di tracce audio del gioco, ma è un po' poco per risollevare le sorti di un prodotto contenutisticamente troppo povero e senza più una sua anima.

Rory McIlroy PGA Tour sembra aver subito la stessa maledizione di NBA Live, altra serie sportiva di EA che non si è saputa riprendere dopo un anno di pausa e il cambio completo di motore grafico. Per fortuna in questo caso sembra ci sia un cuore ludico piuttosto solido a battere sotto la superficie scarna proposta nei negozi, sul quale provare a costruire la rinascita del brand, arricchendolo con contenuti e modalità, oltre che ottimizzando i caricamenti e le performance, similmente a quanto successe con UFC lo scorso anno.

Al momento attuale, però, tra le poche buche, le poche opzioni di personalizzazione, il LAG tra i menù e la deriva Mario Golfistica, Rory McIlroy PGA Tour non riesce a raccogliere completamente l'eredità di Tiger Woods.

5 /10

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Riguardo l'autore

Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue più belle.

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