Just Cause 3 - prova

"Cioè, bordello, se non fai esplodere una camionetta sei parte del sistema".

Vogliamo le esplosioni, le cerchiamo, sono la prima cosa che ci aspettiamo di vedere non appena seduti davanti alla postazione che Koch Media ha preparato per farci giocare a Just Cause 3. L'evento stampa a cui siamo invitati è popolato da colleghi che come noi cercano il 'boom' e il gioco non si smentisce affatto, cominciando con una sequenza spettacolare nella quale i botti non mancano.

Just Cause 3 prende quanto fatto col secondo capitolo e lo porta all'estremo, vuole darci esattamente quello per cui siamo venuti, in una pratica forma esplosiva. Si comincia col botto, insomma, e nelle prime ore ogni nuova scoperta è un nuovo modo per fare macello sull'isola (non italiana, ma quasi) di Medici.

La storia ci chiede di dare una mano a liberare i territori dal giogo del dittatore militare Di Ravello, che tiene l'intero arcipelago sotto il suo controllo grazie alla sostituzione delle forze di polizia con i suoi sgherri, più organizzati degli agenti locali e meglio armati.

Non abbiamo potuto addentrarci più di tanto nella narrazione ma l'impressione è che fosse comunque interessante e puntellata da personaggi ben scritti e interpretati (anche in Italiano). Chiaramente non siamo alle prese con un gioco che fa di tutto per stupire con la trama ma neanche che la sottovaluta, come rischia di capitare coi titoli più focalizzati sull'azione.

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Alcuni elementi della mappa (come i ponti) possono essere distrutti, ma verranno ricostruiti al prossimo caricamento.

Ecco, l'azione è la vera protagonista dell'avventura. Si comincia con la sequenza in piedi su un aereo sparando razzi con un comodo RPG, ma da lì in poi è tutta in salita visto che la distruzione e le esplosioni domineranno schermo per la grande maggioranza del tempo.

Fare a pezzi (possibilmente avvolgendole in una nuvola di fuoco) le strutture nemiche è una delle attività più frequenti di tutta l'esperienza, sia quando ci viene proprio chiesto di farlo per prendere il controllo di una cittadina o di una base militare, sia quando andiamo a spasso per l'arcipelago col semplice obiettivo di far caos.

"Cioè, bordello, se non fai esplodere una camionetta sei parte del sistema": è questo il nostro motto mentre seminiamo distruzione in ogni dove, stuzzicati da un gameplay che premia ogni azione esplosiva con punti e "livello caos" crescenti. Va bene, ci sono anche le stellette come in GTA (che attirano nuovi e sempre più abili militari), ma non sono poi così pericolose e si può quasi rimanere in campo aperto con una manciata di granate e un fucile automatico per far capire chi comandi adesso a Medici.

L'inizio dell'avventura è infatti molto accessibile, è quasi impossibile morire e ci si può concedere anche qualche leggerezza tattica. I nemici non sono incredibilmente intelligenti (anche se in alcuni casi sembra escano dalle proverbiali pareti) e non sempre sono stati abili nel rispondere adeguatamente ai nostri attacchi. Basta trovare un'arma a lunga gittata, per esempio, per abbatterli senza che vengano a cercarvi, anche se siete già dentro alla loro base e state facendo saltare turbine a più non posso.

Per quanto riguarda la varietà delle missioni è ancora presto per pronunciarsi: all'inizio abbiamo il solito mix di distruzione, recupero obiettivi e ancora distruzione, ma le possibilità per una maggiore varietà non mancano, visto che l'arsenale a nostra disposizione è decisamente vario. Anche il parco mezzi offre un po' di tutto: macchine, certo, ma anche motociclette, aerei, elicotteri, barche, veicoli da lavoro e altro ancora. Insomma, difficilmente i veicoli annoieranno, anche se quelli veramente utili non sono poi così tanti.

Magari qualche appunto possiamo muoverlo al modello di guida delle macchine, che non è sembrato particolarmente curato. Niente da dire su veicoli aerei o sulle imbarcazioni ma le quattro ruote ci sono sembrate un po' legnose, anche se può essere perché non abbiamo messo le mani sui modelli più avanzati, dai quali ci aspettiamo una maggiore maneggevolezza.

Un fronte sul quale invece siamo molto soddisfatti è quello estetico: l'essenza di un arcipelago mediterraneo è riprodotta fedelmente dagli sviluppatori, e per noi italiani è particolarmente piacevole aggirarci per filari, boschetti, colline e ridenti paesini con le casette chiare e i tetti rossi. Attenzione, non siamo in Italia (e questo gli sviluppatori ci tengono a sottolinearlo, per evitare connotazioni politiche), ma potrebbe benissimo essere.

Se l'estetica convince, la tecnica lo fa un po' meno. La versione del gioco che abbiamo provato era quasi definitiva, al netto dell'immancabile fase di bugfixing che accompagna gli ultimi mesi di produzione, ma l'impressione è che qualche imprecisione sia destinata a sfuggire alle maglie dei tester per finire nel gioco completo.

Non abbiamo incontrato bug capaci di rovinare l'esperienza (solo un fastidioso fenomeno grafico legato all'interfaccia dei danni ci ha costretto a riavviare), ma in generale si notano diversi singhiozzi tecnici qua e là, che potrebbero comunque infastidire i giocatori a caccia di perfezione. Non mancano le compenetrazioni e la gestione della fisica non sempre è sul pezzo, ma si tratta di quisquilie che ci si può anche aspettare (ma fino a un certo punto) da produzioni open world. In ogni caso ribadiamo che si tratta di bug trovati in un codice preview, e che la situazione dovrebbe sensibilmente migliorare con la distribuzione (e magari l'ormai puntuale patch del day one).

Just Cause 3 è una diretta evoluzione del precedente capitolo: più esplosioni, più azione e più spettacolarità. Se avete amato il secondo episodio è probabile che qui troverete di che intrattenervi, ma consigliamo di tenerlo d'occhio anche a chi avesse voglia di un'esperienza sopra le righe e di puro divertimento. L'uscita è prevista per il primo dicembre su Xbox One, PlayStation 4 e PC, e l'appuntamento è chiaramente su queste pagine per la recensione completa.

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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