Overwatch - prova

Le nostre impressioni sulla beta del nuovo sparatutto di Blizzard.

La reazione di molti all'annuncio di Overwatch ha ricalcato quella provocata da un altro annuncio di Blizzard, quello di Hearthstone. Due giochi accomunati da ciò che sembra essere il nuovo corso della casa di Irvine, intenzionata a mettere la propria bandierina su territori inesplorati e a farlo con una certa prepotenza.

In quei "molti" appena menzionati ascrivete pure il sottoscritto e cercate di intuire se dopo la prova della closed beta recentemente iniziata sia rimasta qualche traccia di scetticismo sul futuro del gioco.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio dicendo che Overwatch è uno sparatutto abbastanza modaiolo, in quanto prende in prestito parte delle proprie caratteristiche dal genere dei MOBA, specialmente nelle meccaniche relative ai personaggi. Potreste obiettare che un sistema di classi non è cosa nuova in un FPS da ormai qualche lustro, ma non si tratta solo di questo.

Ciascuno dei 18 eroi selezionabili, inclusa la recentemente annunciata Hana "D.va" Song, è posizionato in una categoria in base alle abilità che lo contrattistinguono. In Difesa troveremo personaggi che creano torrette, eliminano gli avversari da grande distanza o che in generale sono specializzati nell'arroccarsi in una posizione e annichilire chiunque tenti di passare. Di filosofia diametralmente opposta è la categoria Assalto, in cui troviamo eroi agili, votati all'eliminazione sistematica di qualunque minaccia, che rischiano direttamente la propria pelle in prima linea nonostante una resistenza ai danni non esattamente adeguata.

Sotto l'etichetta di Tank troviamo gli eroi più grossi, i più coriacei, quelli capaci di gettarsi impunemente (o quasi) tra gli avversari e ridere di bordate che esaurirebbero istantaneamente la barra della salute di altri compagni di squadra. Ultimi ma non ultimi ci sono i Support, che attraverso cure, scudi e potenziamenti di varia natura permettono al resto del team di seminare morte in maniera efficiente senza rimetterci le penne a propria volta.

Oltre alle abilità normali a disposizione dei singoli personaggi ne esiste una molto più potente delle altre, la "Ultimate", che si ricarica subendo e infliggendo danni, e che è potenzialmete in grado di cambiare le sorti di un incontro. Immani piogge di missili, la possibilità di stendere i nemici con un solo colpo e la capacità di trasformarsi in un carro armato sono tutti esempi di abilità Ultimate, elemento che risulterà sicuramente familiare a chi bazzichi League of Legends, Dota 2 e soci.

Attualmente la beta permette di giocare su 7 mappe, di cui 4 destinate alla modalità Trasporto, nella quale scortare un carro fino alla sua destinazione, e 3 alla modalità Conquista, in cui il team in attacco deve catturare in sequenza due punti in mano alla squadra avversaria per chiudere la partita.

Vi suona molto derivativo? In effetti avete ragione, perché sotto questo aspetto non c'è nulla che non si sia già visto, ad esempio, sempre in un Team Fortress 2. Fatto salvo che col tempo le modalità di gioco potranno solo aumentare, e pur considerando la natura costantemente mutevole di una beta, quelle presenti non solo sono poche ma probabilmente non permettono di sfruttare appieno tutte le sfumature del gioco. Il campo in cui Overwatch già eccelle, infatti, è il gameplay.

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Reinhardt è un eroe quasi esclusivamente da mischia, in grado di attivare un potente scudo per proteggere sé stesso e gli alleati.

Esiste un rapporto inversamente proporzionale tra il tempo necessario ad accedere a una partita e lo sforzo da fare per cliccare su "Exit to Desktop". In parole povere, ci si diverte in modo esagerato e bisogna tenere d'occhio l'orologio se non si vuole entrare in un buco nero videoludico à la Interstellar da cui si esce, non si sa in quale stato, solo dopo diverse ore.

Il ritmo delle partite è frenetico, senza tuttavia essere tachicardico come negli sparatutto a squadre vecchia scuola. Le mappe offrono diversi spunti per giocate interessanti per ogni classe, sia che si voglia piazzare una trappola, seminare proiettili a distanza ravvicinata o mettere radici da qualche parte e cecchinare il malcapitato di turno. Le capacità dei vari eroi sono poi talmente varie e ben implementate che viene davvero voglia di giocare una partita dietro l'altra, per sfruttarne le potenzialità in funzione delle opportunità architettoniche messe a disposizione dagli scenari.

Il gioco di squadra è incentivato dalla presenza di una chat vocale integrata e già operativa, che va ad aggiungersi a quella testuale e ad un sistema di emoticon rapide che ci permette di comunicare al volo se abbiamo bisogno di cure o lo stato di carica della nostra Ultimate, ad esempio.

Lascia piacevolmente sorpresi anche il gunplay, ovvero tutto ciò che concorre a creare l'impronta di uno sparatutto per quanto riguarda i movimenti dei personaggi, la frequenza di tiro delle armi, la reattività del mirino, la precisione richiesta per mandare a segno un colpo, le hitbox dei personaggi e della loro testa e via dicendo.

Tutti questi aspetti sono in linea con la rapidità e la fluidità che ci si aspetta da un FPS online a squadre, facendo di Overwatch un gioco potenzialmente godibile da una platea casual ma in grado allo stesso tempo di fornire diversi spunti per distinguersi ai giocatori più smaliziati. Le armi possono sparare un certo numero di colpi prima di dover essere ricaricare ma i proiettili a nostra disposizione sono infiniti e quindi non è necessario peregrinare in giro per la mappa cercando di rimpinguare il nostro arsenale.

Ogni personaggio ha anche un attacco in mischia, solitamente però poco utile: il danno inflitto è discreto, ma la possibilità di usarlo solo una volta ogni due o tre secondi lo relega al ruolo di ultima risorsa, nel caso uin cui ci si trovi faccia a faccia con un avversario e col caricatore vuoto.

Esteticamente il gioco si presenta molto bene, ma lo stile adottato è in qualche modo una novità per Blizzard. Il tratto cartoonesco di eroi e ambientazioni è come di consueto rispettato, ma la virata verso uno stile che oseremmo definire Manga non è stato recepito con entusiasmo dal 100% dei fan della casa di Irvine.

Inutile dire tuttavia che il labor limae sui modelli dei personaggi, sugli effetti di esplosioni e luce è già certosino e spiana la strada ad una base installata molto ampia grazie all'ottima scalabilità verso il basso dell'engine. Le texture, se vogliamo, hanno saltuariamente un aspetto acerbo ma è anche vero che stiamo giudicando un titolo entrato in closed beta da una manciata di giorni.

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La Ultimate di Mercy consente di riportare in vita gli alleati caduti quasi istantaneamente. Sperando che si accorgano di essere tornati in battaglia!

Le impostazioni grafiche sono già presenti in buon numero ed è quindi possibile tarare il gioco in base alla propria macchina ma l'opzione forse più intrigante è quella di poter giocare Overwatch con un controller. Già, perché Blizzard non ha mai fatto mistero di strizzare l'occhio al popolo delle console, al quale in tempi recenti si è già rivolto con un'ottima conversione del suo Diablo III.

In conclusione, tornando all'interrogativo iniziale: c'è ancora da rimanere scettici su Overwatch? Probabilmente no, anche se tanti aspetti vanno ancora esplorati. È ancora da scoprire la gestione delle partite classificate e, non ultimo, la monetizzazione del gioco. La strategia della casa di Irvine non è infatti ancora chiara in merito: avremo a che fare con un free-to-play con microtransazioni? Con un gioco venduto a prezzo pieno? O con un mix dei due mondi? Chi vi scrive propende più per quest'ultima opzione ma toccherà aspettare che ci sia un annuncio ufficiale in merito per avere conferme o smentite.

La momentanea mancanza di un sistema di classifiche fa inoltre sì che l'unico elemento che incentivi a continuare sia il gioco stesso e il divertimento che è in grado di generare. Il fatto che già ora solo questo basti a riempire i server e a tenerci incollati al mouse non è cosa da poco.

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Riguardo l'autore

Matteo Tabai

Matteo Tabai

Redattore

È un ragazzo abbastanza alto, appassionato di videogiochi, musica, montagna e buon cibo. Onnivoro sia a tavola che con un controller in mano, ha l'assurda pretesa di fare dei videogames la sua professione. Chi vivrà, vedrà.

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