Anno 2205 - recensione

Torna la serie di Anno con un gioco piacevole da vedere ma semplificato.

Il genere dei city builder sta attraversando una fase di transizione. Dopo i fasti di un decennio fa, quando con Sim City ci giocava praticamente chiunque avesse un PC per intrattenersi, ora il pubblico di appassionati si è notevolmente ristretto, ma non è certo scomparso.

Sappiamo che l'idolatrato Cities: Skylines ha superato il milione di copie vendute, e allora scopriamo che basta creare un prodotto di qualità per risvegliare i giocatori sopiti da un presente a base d'azione, e convincerli a rivestire la fascia da sindaco. Il simulatore cittadino e la sua espansione sono il nuovo punto di riferimento grazie a un approccio che insieme esalta i punti cardine del genere, e introduce nuova flessibilità e approfondita gestione. Forse il più grande difetto di Cities: Skylines è però la sua semplicità, nel senso che è veramente difficile mandare irrimediabilmente in rosso i bilanci, e qualcuno potrebbe essere a caccia di una sfida un pelino più stuzzicante.

La serie di Anno ha sempre posto l'accento sulla gestione economica degli insediamenti e sul commercio, e con il suo debutto nel lontano futuro quest'anno si propone come una valida alternativa ai city builder sul mercato, grazie anche ad un'estetica originale e fondamentalmente diversa dalla concorrenza. Anno 2205, come suggerisce il titolo, è lontano dalle abituali simulazioni ambientate nel presente ma c'è di più oltre alla freschezza garantita da grattacieli in vetro e macchine volanti?

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Il nostro insediamento principale è un bel mix di modernità e natura, davver piacevole da esplorare con la telecamera.

Cominciando dai fondamentali dobbiamo dire che gli appassionati si troveranno subito a casa grazie ad un sistema di costruzione basato su griglie e angoli retti. Mettete da parte la libertà di costruire strade curve e tornate al rassicurante vincolo che una volta era elemento tipizzato del genere. Da un lato si tratta di un ritorno al passato che, come detto mette a proprio agio, ma dall'altro forse abbiamo già superato il punto di non ritorno e il futuro ormai è tutto curve. Probabilmente dipende dalle preferenze del singolo, e per quanto riguarda noi non è stato difficile tornare a pensare a rettangoloni.

Le tipologie di edifici che possiamo costruire sono esattamente ciò che vi aspettate, con quelle residenziali a guidare di fatto l'espansione del vostro insediamento alla ricerca di beni e servizi per soddisfare le classi più abbienti. Sono parecchio esigenti i borghesucci dei vostri grattacieli del futuro, vogliono essere viziati e coccolati, ma già dalle prime richieste ci si rende conto che la speranza di un livello di sfida medio alto viene fugata da una semplice soluzione ai problemi gestionali: si aspetta.

È difficile rimanere incastrati e basta lasciare che le cose vadano avanti da sole per ottenere i fondi necessari all'espansione. In generale, poi, mano a mano che si gioca ci si rende conto di come la gestione della cittadina sia stata piuttosto semplificata: non ci sono limiti di zone, e gli edifici possono essere spostati in scioltezza senza preoccuparsi di costi e conseguenze. Da un lato questo rende il gioco accessibile ma dall'altro potrebbe scontentare chi fosse alla ricerca di una matassa da sbrogliare.

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Le fasi lunari sono incentrate sulla raccolta di risorse uniche, del resto i nostri cittadini voglio sempre di più.

Le cose si fanno più interessanti quando si sbloccano i due insediamenti extra che vanno ad affiancare quello principale. Si tratta di due basi, una sulla Luna e una in un paesaggio artico, dedicate al reperimento di risorse sempre più preziose. In realtà la differenza è più che altro estetica, ma non per questo si tratta di una cattiva idea: se gli sviluppatori avessero semplicemente allungato l'albero delle evoluzioni nella base iniziale avremmo rischiato di annoiarci prima, ma con l'effetto novità garantito da due ambientazioni nuove ci si assicura una nuova iniezione di curiosità.

Una meccanica che si deve capire in fretta è quella degli add-on per gli edifici. Ci sono delle fasi di combattimento navale (francamente sotto tono e che non aggiungono un gran che all'esperienza), nelle quali è possibile raccogliere risorse specifiche necessarie per la costruzione di add-on. Questi sono dei piccoli potenziamenti per gli edifici che ne migliorano le prestazioni, e che diventano fondamentali nelle fasi avanzate del gioco.

È una meccanica che semplifica la gestione degli approvvigionamenti e porta a rimaneggiare la città per fare posto alle novità, operazione che come dicevamo non è affatto traumatica, vista la possibilità di spostare e riallocare gli edifici comodamente.

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I combattimenti navali sono l'aspetto meno riuscito del gioco, ma fondamentali per la costruzione degli add-on.

Il succo è che chi cerchi complessità dopo la bella ma semplice avventura con Cities: Skylines, potrebbe rimanere deluso da un gameplay che sembra quasi un passo indietro rispetto ai precedenti capitoli della serie, mentre chi invece voglia solo divertirsi con un city builder futuristico, troverà di che sollazzarsi con Anno 2205.

Il fronte su cui invece siamo stati convinti senza molti dubbi è quello estetico: il gioco sviluppato da Ubisoft Blue Byte Mainz è una vera goduria da guardare. Ogni edificio ha delle animazioni interessanti e brulica d'attività, così come il traffico di macchine volanti che anima la metropoli è affascinante e piacevole da osservare. La varietà è garantita dalla presenza di tre ambientazioni decisamente diverse tra loro, ognuna animata e resa viva da un continuo movimento, a patto di avere un hardware un minimo prestante.

Tanta beltà infatti non viene certo regalata, e anzi l'impressione è che qualcosa di più potesse essere fatto sotto il profilo dell'ottimizzazione. Anno 2205 assale le vostre risorse hardware e le fagocita vorace, una fame che non è completamente giustificata da una tecnica sì d'impatto, ma certo lontana dalla spettacolarità di altre produzioni.

Nell'era dei giochi semplici e accessibili anche la serie di Anno fa di tutto per rendersi gustosa per il grande pubblico. Il grande successo di Cities: Skylines dimostra che un'utenza affezionata ai city builder non manca, e che soprattutto è disposta a investire il suo tempo seguendo un progetto ben realizzato. Anno 2205 ha dei punti forti (estetica, struttura di gioco solida e chiara), ma anche qualche punto debole (poca profondità e mancanza del multiplayer), ma generalmente sa il fatto suo e convince per diverse ore di gioco.

Siete a caccia di un city builder valido? È il gioco che fa per voi. Ma pensateci due volte se cercate le emozioni di Anno 2070 perché potreste rimanere delusi dalle semplificazioni per cui hanno optato gli sviluppatori.

7 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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