Mordheim: City of the Damned - recensione

La Città dei Dannati non imbocca del tutto la via per la redenzione.

Il mondo di Warhammer, si sa, non è esattamente un luogo idilliaco in cui vivere, complici la decadenza, l'oscurantismo e piccole cose come il pericolo di venire sbudellati da un demone del Caos appena voltato l'angolo. Prendete questo assunto, elevatelo all'ennesima potenza, e avrete davanti a voi un'idea abbastanza chiara di come vanno le cose nella ridente cittadina di Mordheim, non a caso soprannominata Città dei Dannati.

Mordheim: City of the Damned è infatti il titolo dell'ultima fatica dei Rogue Factor, che si sono occupati di tradurre in bit il gioco da tavolo creato da Games Workshop. L'ambientazione e le atmosfere ricalcano quelle del boardgame: una cometa si schianta sulla città imperiale di Mordheim e le fazioni in campo lottano aspramente per ottenerne i frammenti, la Malapietra.

L'accanimento verso questa potente risorsa, collegata ai poteri oscuri del Warp, è tale che non solo i Mercenari dell'Impero, ma anche le Sorelle di Sigmar, il Culto dei Posseduti e gli orrendi uomini-topo noti come Skaven, lottano per il suo possesso. Sono questi i gruppi tra cui scegliere per creare la propria banda.

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Ciascuna statistica impatta su un gran numero di parametri, personalizzando in maniera netta le unità.

Per cominciare è consigliabile, per non dire tassativo, affrontare il tutorial, che come il resto del gioco gode di una traduzione dei testi completamente in Italiano e un doppiaggio in Inglese. Già, affrontare, perché la prima sfida di Mordheim è non scappare terrorizzati davanti all'enorme mole di informazioni da elaborare prima di iniziare a giocare a questo strategico a turni. Il risultato finale è paragonabile alla scena di Matrix in cui Neo viene attaccato a un cavo e apprende secoli di arti marziali in poche ore. Alcuni degi aspetti trattati in questa sezione potevano certamente essere gestiti in maniera più snella.

Dopo questa prima fase di scolarizzazione arriva finalmente il momento di mettersi al lavoro e dare vita alla propria banda nella campagna singleplayer, selezionando una tra le razze che abbiamo elencato. Inizialmente potremo contare su di uno sparuto gruppo di leader, eroi e seguaci, ma di scontro in scontro ci verrà data la possibilità di sbloccare più slot e rendere la nostra squadra più numerosa. Con la consapevolezza che anche gli avversari cresceranno in quantità, ovviamente.

Tutto in questa sezione gestionale si presenta come un grandioso preludio a un gameplay che, vedremo a breve, si rivela inadeguato a tanta cura. Le possibilità di personalizzare le singole unità sono molteplici: tra parametri da potenziare fra una missione e l'altra, abilità, mutazioni, armamenti aggiuntivi da acquistare o recuperare sul campo, si inizia davvero a sentire un legame speciale con ogni singolo componente della nostra banda.

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Un avversario accerchiato in questa maniera ha poche possibilità di uscire indenne dallo scontro.

Come conseguenza della nostra negligenza o di un attacco particolarmente fortunato del nemico, inoltre, alcuni di loro potrebbero addirittura rimetterci un braccio, per esempio, il che migliora la capacità di schivare gli attacchi ma rende impossibile scalare le superfici o, più banalmente, brandire armi a due mani. Capite bene che via via che la propria accozzaglia di creature monche, sfregiate e intaccate dal potere degli dei inizia a comporsi, si crea anche un certo legame empatico. Tali eventi possono portare a cambiare radicalmente la nostra strategia, costringendoci, magari a causa della menomazione di cui sopra, a ripensare un personaggio votato all'incassare una caterva di colpi e specializzarlo in qualcos'altro.

La parte gestionale si arricchisce grazie anche al sistema di valute. La prima, l'oro, viene utilizzata per faccende mondane, come pagare i soldati, acquistare equipaggiamento, coprire i costi delle cure, assoldare nuove reclute e via di questo passo. La seconda e più preziosa è proprio quella Malapietra a cui accennavamo, che può essere convertita in oro ma anche e soprattutto commerciata con alcune fazioni esterne.

Questa meccanica assicura il naufragio o il successo di una campagna: fallire per quattro volte nel consegnare abbastanza Malapietra alla nostra fazione principale, che agisce come uno sponsor, ci condurrà al game over. Se poi saremo così abili da accumulare qualche Malapietra in più potremo commerciare con le fazioni secondarie, per denaro e diversi tipi di bonus basati sulla nostra reputazione con esse.

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Il Tutorial disorienta con facilità, tante sono le informazioni che ci dà in pasto.

Lo ripeto, questa volta con un po'meno tatto: questa è la parte più divertente del gioco, perché la gestione delle battaglie non è altrettanto stimolante. Per cominciare c'è il difetto lamentato, a ragione, da chiunque abbia provato Mordheim: City of the Damned per più di un paio di sessioni sin dall'Early Access: l'intelligenza artificiale.

La carrellata sugli avvenimenti più fastidiosi sarà breve, per non infierire più del necessario: avversari che restano immobili a farsi impallinare dalla distanza, che rimangono bloccati dietro a un muro e che si muovono in "posizioni di vantaggio" ignorando completamente lo scontro in atto, sono avvenimenti più frequenti di quanto vorremmo. Anche le tattiche applicate durante gli scontri non brillano per efficacia e i nemici preferiscono spesso concentrarsi sul bersaglio più vicino, anziché su quello più vulnerabile e quindi più conveniente ai fini della vittoria.

Presto vi dimenticherete anche di molte delle azioni speciali che vengono spiegate nel tutorial. Molte battaglie si riducono infatti al muovere in gruppo i propri uomini e a fare piazza pulita utilizzando prevalentemente gli attacchi base e qualche incantesimo, cercando magari di portare a termine gli obiettivi secondari come raccogliere un certo numero di Malapietre. Le missioni che segnalano una difficoltà maggiore della norma sono a tutti gli effetti più impegnative da portare a termine, perché gli avversari avranno statistiche molto più pompate delle nostre, sebbene condivideranno le stesse tattiche elementari e spesso inefficaci delle missioni più semplici.

Nei momenti in cui il sistema funziona, c'è spazio per alcune ore di divertimento, tante quanta la vostra resistenza alle ripetitive missioni di contorno e agli scontri dal ritmo lento vi consentirà di avere. Personalmente le battaglie sono diventate presto un elemento di contorno, interessanti fino a un certo punto per i motivi citati, mentre sapere cosa sarebbe successo ai nostri uomini e come questo avrebbe influenzato la loro evoluzione si è rivelato lo sprone principale a proseguire nel gioco. Uno sprone non da poco visto che è riuscito a mitigare le fustrazioni emerse nel corso della prova e ha contribuito ad alzare di un punto la votazione che avrete già sbirciato in calce all'articolo.

Per alcuni, la vera salvezza di Mordheim: City of the Damned potrebbe però risiedere nel multiplayer, in cui impiegare la stessa banda assemblata durante la campagna per portare battaglia ad amici e sconosciuti. Nel farlo si può decidere se partecipare a uno scontro senza conseguenze per il nostro esercito o se invece rischiare la pelle dei nostri soldati per qualche punto esperienza in più.

Inutile dire che in questa modalità tutte le potenzialità inespresse del singleplayer vengono alla luce grazie all'intervento del giocatore umano e al sudore che bagnerà la nostra fronte per portare a casa una vittoria, stavolta sì, meritata anche sul piano tattico.

Le considerazioni finali riguardano il blando lato tecnico del gioco, che può essere fatto girare al massimo senza incertezze anche da sistemi non più giovanissimi. Il rovescio della medaglia è che nonostante il lato artistico del gioco gridi "Warhammer" da ogni pixel, la realizzazione dei modelli e degli effetti grafici strappa qualche sbadiglio. Sicuramente si poteva fare qualche sforzo in più, anche sul piano delle animazioni, senza infamia e senza lode. Occhio ai caricamenti inoltre: mettetevi un libro o un fumetto da leggere accanto al PC, perché per ogni livello perderete circa un minuto della vostra vita in paziente attesa.

In sostanza, Mordheim: City of the Damned è uno strategico troppo complesso per essere un buon gioco da avviare dopo una giornata di lavoro per rilassarsi e, allo stesso tempo, troppo infarcito di mancanze e incertezze per rappresentare una sfida adeguata alle sue potenzialità. Nel caso doveste acquistarlo, al prezzo di 39.99€, armatevi di pazienza e curiosità: è la maniera migliore per cavare tutto ciò che, attualmente, questo strategico ha di godibile.

7 /10

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Riguardo l'autore

Matteo Tabai

Matteo Tabai

Redattore

È un ragazzo abbastanza alto, appassionato di videogiochi, musica, montagna e buon cibo. Onnivoro sia a tavola che con un controller in mano, ha l'assurda pretesa di fare dei videogames la sua professione. Chi vivrà, vedrà.

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