Nei panorami mozzafiato di Arcadia Bay c'è molto di David Lynch e della sua impareggiabile maestria con cui ha tradotto e restituito, in immagini e inquadrature, l'inquietante bellezza di quei boschi immersi in una lontana foschia, in una nebbia fitta quanto i misteri e gli intrighi che asfissiavano il piccolo centro cittadino al confine tra USA e Canada, noto ai più con il nome di Twin Peaks.

Nella città natale della timida e introversa Max, tuttavia, il sole s'affaccia con cadenza più regolare. Un favoloso tramonto, non a caso, conclude il primo segmento di un'avventura che, nel prologo, si limita a presentare i suoi protagonisti, tra cui spicca Chloe, la migliore amica della fotografa in erba di cui vestirete i panni, e ad innescare la molla che animerà e giustificherà ogni azione. Non c'è il cadavere di Laura Palmers, bensì una certa Rachel Amber misteriosamente scomparsa nel nulla; non c'è il mondo personale di Alan Wake, altra indiscutibile fonte d'ispirazione del gioco, ormai in procinto di essere risucchiato in un incubo senza fine, ma un'intera cittadina, Arcadia Bay appunto, da salvare da un'implacabile tempesta che rischierebbe di raderla al suolo.

Del resto, chi si approccerà a Life Is Strange con colpevole ma comprensibile ritardo, rischia di restare spiazzato e disorientato sin dal principio. Il capolavoro di Dontnod Entertainment affronta tematiche di spessore come il bullismo, l'amore, l'adolescenza, l'apatia, il desiderio di ribellione che alberga in ognuno di noi. Lo fa da una prospettiva diversa da quella che ci si aspetterebbe dopo essere cresciuti tra un Beverly hills 90210 e un Dawson's Creek, introducendo sin dall'inizio il paranormale e prendendo in prestito alcuni elementi già visti in Remember Me, opera prima del talentuoso studio francese, dando la possibilità alla giovane Max di riavvolgere il tempo, un potere dalle grandi responsabilità che potrà e dovrà utilizzare per salvare la vita di Chloe e per venire a capo delle sinistre visioni che nascondono certamente un segreto.

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I paragoni con Twin Peaks non riguardano solo l'ambientazione ma anche alcuni personaggi. Senza contare la targa del furgone di Chloe: chi ha già giocato a Life is Strange sa bene a cosa ci riferiamo.

Da un episodio all'altro, finalmente riuniti in un unico disco in occasione di questa Limited Edition, il gameplay non conosce evoluzioni, ancorato com'è alla proposizione di lunghi dialoghi e fasi esplorative, intermezzati dalla risoluzione di semplici enigmi che, ovviamente, il più delle volte richiederanno di riavvolgere di qualche istante le lancette del tempo.

È sufficiente qualche tentativo andato a vuoto e una modesta dose di spirito d'osservazione per venirne a capo, ma non è certo in questo senso che il titolo intende mettere in difficoltà il suo pubblico. Il problema è scegliere che tipo di eroina essere, come reagire e comportarsi di fronte alle situazioni che chiederanno a Max di esporsi, di schierarsi, di prendere (o non prendere) l'iniziativa.

Da anni ormai, sempre più videogiochi propongono trame che seguono un diverso corso a diretta conseguenza delle proprie decisioni. Non è certo una novità neppure questa. A rendere Life is Strange meritevole di essere giocato praticamente da chiunque è il pesante senso di responsabilità che vi travolgerà ogni volta che verrete messi di fronte alle conseguenze delle vostre azioni. Non aver aiutato una compagna nel momento del bisogno avrà delle inevitabili ripercussioni; non sfruttare i vostri poteri per evitare un brutto incidente porterà anche dei vantaggi immediati, ma nel momento del bisogno potreste trovarvi da soli; persino dimenticarsi di innaffiare la pianta della propria camera può causarvi qualche inatteso rimorso.

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Max e Chloe sono una l'opposto dell'altra: timida e impacciata la prima, disinvolta e tremendamente sfacciata l'altra.

Si tratta ovviamente dell'ennesimo trucco, perché, nonostante le apparenze, la conclusione (le conclusioni) sono ovviamente prestabilite e condizionate da meno fattori di quelli che si possano immaginare. Eppure funziona. Funziona grazie alla straordinaria caratterizzazione dei personaggi; da una regia digitale azzoppata da una realizzazione tecnica non eccelsa, ma esaltata da un art design ricercatissimo; da una trama per nulla scontata, che si alimenta di piccoli e grandi drammi assolutamente credibili e affrontati senza sconti né frasi fatte.

Confortante, inoltre, constatare come Life is Strange non soffra di cali d'intensità tra un episodio e l'altro. Anche quando la narrazione sembra ferma, ogni ambientazione è ricca di dettagli che tratteggiano un mondo coerente, vivo, frizzante. Curiosare nelle stanze altrui vi tornerà utile per fare amicizia e conquistare la fiducia dei vari compagni del campus di Max. A volte, tuttavia, si tratta di un'esplorazione, empirica e psicologica, fine a sé stessa, utilissima per apprezzare ogni sfaccettatura dei personaggi in scena. Un poster svela una passione smodata per la musica, un test di gravidanza abbandonato sul fondo del cestino altera il proprio giudizio su un'amica della protagonista, una vecchia foto può riportare alla mente ricordi di tempi ormai finiti.

Life is Strange riesce a non essere mai banale, a parlare con tremenda schiettezza degli anni più complessi della vita di ciascuno di noi, l'adolescenza appunto, evitando accuratamente i toni patetici di certi teen-drama (Twilight su tutti) a cui purtroppo ci siamo abituati negli ultimi tempi. Anche la deriva paranormale, legata ai poteri di Max si sposa armoniosamente alla trama e alle difficoltà (molto "normali") degli altri studenti, riuscendo al contempo a fornire puntualmente nuovi spunti alla sceneggiatura. Il gameplay vivrà anche di meccaniche e feature già ampiamente esplorate in altre produzioni simili ma l'esperienza si alimenta di ben altri pilastri: della nostra parte più sensibile e romantica, la stessa parte che, continuamente punzecchiata dai risvolti di questa appassionante avventura, ci costringerà a commuoverci spesso e volentieri.

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L'art book si lascia sfogliare piacevolmente ma indiscutibilmente il piatto forte di questa Limited Edition è la soundtrack. Per un lungo viaggio in macchina è assolutamente perfetta.

Questa limited edition, al di là di un artbook, del commento degli sviluppatori in-game e della colonna sonora in formato CD-rom, non aggiunge nulla di nuovo all'edizione digitale. Non ci sono nuovi contenuti, né il comparto grafico è stato ritoccato in alcun modo. Acquistare nuovamente il gioco, insomma, è totalmente inutile se non a fini puramente collezionistici. Al contrario, se non ne avete ancora approfittato, è certamente arrivato il momento più adatto per farlo. I ritmi relativamente lenti che caratterizzano ogni fase di Life is Strange lo rendono poco adatto a chi cerca azione e adrenalina in grande quantità, ma chiunque gli darà una possibilità scoprirà quanto i videogiochi siano ormai un medium perfettamente in grado di trattare certe tematiche con incredibile efficacia. Preparate i fazzoletti, siete stati avvertiti.

9 /10

Riguardo l'autore

Lorenzo Fazio

Lorenzo Fazio

Redattore

Lorenzo Fazio non ha mai smesso di giocare sin dai tempi del Master System. Ha così cercato di unire l’utile al dilettevole, inventandosi giornalista videoludico. Qualcuno ci è cascato: scrive per importanti testate del settore da quasi una decina di anni.