C'è una prima volta per tutto nella vita, anche per impressionarsi a tal punto di fronte a un videogame da star male fisicamente. E questo è ciò che m'è successo dopo la prima sessione di The Town of light, e non parlo di nausea da visuale in prima persona o disorientamenti allucinati: parlo di tensione psicologica e di temi tanto crudi e inquietanti, da mettere alla prova chiunque.

The Town of Light avvisa il giocatore fin dall'inizio: scene e temi possono essere disturbanti e l'esperienza è consigliata a un pubblico di adulti. Aggiungerei che il pubblico di adulti deve anche essere preparato a trovarsi di fronte a qualcosa di molto pesante e così finemente inquietante da superare in impatto qualsiasi stravaganza splatter o percorso di spaventi dietro l'angolo mai elaborati in un videogioco.

The Town of Light ci avvisa subito anche di un altro fatto: gli eventi narrati sono ispirati a eventi e luoghi realmente esistenti. Per la precisione, un manicomio di Volterra, nel 1942. Avvisi terminati.

Il gioco si apre, e si svolge interamente, in prima persona. A voi spetta esplorare ciò che rimane del manicomio e delle sue storie più terribili. S'inizia così appena fuori dall'edificio ed è chiaro sin da subito che si tratta di un titolo in cui l'esplorazione e la narrativa la fanno largamente da padroni. Il manicomio è molto vasto e le sue sezioni si aprono man mano che si procede nella storia.

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Da fuori l'ex ospedale non fa poi tanta paura…

L'esplorazione è punteggiata dalla narrativa che, a sua volta, offre indizi più o meno espliciti su ciò che è necessario fare per procedere: piccoli enigmi, in verità molto semplici, immergono il giocatore ancora di più nella storia e gli fanno esplorare i punti focali della vicenda e dei personaggi. Il gameplay è quindi molto semplice e fa somigliare The Town of Light a una sorta di film thriller interattivo.

La narrativa viene offerta al giocatore sotto forma di riflessioni della protagonista (parlate), oggetti da analizzare, brevi allucinazioni in cui si rivede il passato e intere sequenze video realizzate con uno stile di disegno abbozzato molto efficace nel comunicare i temi centrali della vicenda.

Tecnicamente The Towh of Light è su livelli piuttosto alti con ambienti 3D ben realizzati, soprattutto sul lato delle texture. Alcuni modelli sono un po' crudi con qualche spigolo di troppo, ma si tratta di un dettaglio di importanza veramente relativa. Ciò che colpisce è la cura con cui è stato riprodotto un edificio di 120 e passa anni fa, che è ancora in piedi e le cui foto le potete trovare su Google con facilità (ospedale psichiatrico di Volterra). Il luogo è stato ricreato calandolo in una storia ricca di umanità e di genuina disperazione.

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Gli interni dell'edificio sommano estrema cura nel ricreare gli scenari originali a un tocco artistico che esalta la potenza dell'atmosfera.

Anche i murales che ricoprono oggi la struttura sono stati sfruttati; reinventandoli da zero, il team è riuscito ad aggiungere un ulteriore strato d'inquietudine a una locazione che veramente ne aveva poco bisogno; un'idea efficacissima. In generale, esteticamente il team ha evitato le bizzarrie di titoli horror più conosciuti, rimanendo fedele a uno stile discreto che non toglie comunque nulla all'inquietudine dell'intera esperienza.

Tra ambienti interni ed esterni, inoltre, l'esperienza di gioco sembra sufficientemente varia da non stancare. L'atmosfera opprimente di certi momenti non viene mai trascinata troppo e il ritmo dell'intera avventura risulta perfettamente cadenzato. Tuttavia la tensione rimane costante perché le vicende non potrebbero essere più tristi e opprimenti e il luogo in sé ha una potenza evocativa che attinge alla triste, reale storia dei trattamenti dei malati di mente nel secolo scorso (anche prima, visto che l'ospedale psichiatrico di Volterra nasce nel 1887).

Il team ha deciso di non risparmiare invece nulla al giocatore sul lato del realismo dell'ambientazione; come detto non si indugia né in banali trucchetti di paura né in scene splatter, ma il gioco ammicca continuamente a certe pratiche mediche, lasciando che sia la fantasia del giocatore a ricostruirne la crudezza tramite piccoli dettagli suggeriti dallo scenario.

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I valori di produzione di The Town of Light sono di livello molto alto.

Questo mix di tensione, tristezza, atmosfera a tratti molto cupa e trattamenti medici estremi, è la miscela esplosiva che ha creato i problemi cui ho accennato in apertura, e che ha spinto evidentemente gli sviluppatori a mostrare il disclaimer sui temi "disturbing".

Un altro elemento da sottolineare è la parte audio. Il parlato della protagonista è di livello ottimo e anche i testi sono di prima qualità: si tratta di un lavoro professionale in cui non c'è traccia di improvvisazione alcuna. Tra l'altro, vista la locazione, tutti i testi che si incontrano durante il gioco sono in italiano, il diario della protagonista è già presente sempre in italiano sul sito web dello sviluppatore e anche il parlato della protagonista è disponibile nella nostra lingua (oltre che in inglese e in tedesco).

Ci è sembrata più efficace la doppiatrice inglese, mentre quella nostrana ha un'impostazione forse un po' troppo teatrale che forza le emozioni anche dove dovrebbero essere più sopite. Ad ogni modo, si tratta di dettagli secondari.

La musica viene sfruttata ampiamente per creare l'atmosfera, ma anche per segnalare punti interessanti durante l'esplorazione; insieme agli effetti sonori, anch'essi inquietanti e strategicamente posizionati, completa l'armamentario con cui il team ha creato questa incredibile esperienza.

Town of Light è quindi una piacevolissima sorpresa italiana che tutti gli appassionati di giochi basati sulla narrativa potrebbero trovare interessante. La rigiocabilità sembra essere estremamente limitata: vi sono risorse aggiuntive da scoprire e raccogliere ma la spinta a farlo, una volta completata la storia, potrebbe essere insufficiente.

L'esperienza però è intensa e significativa e, solo per questo, il valore dell'acquisto ci pare ampiamente giustificato; a patto però, ovviamente, di avere lo stomaco forte e di essere preparati a una storia che vi condurrà in un viaggio nella disperazione umana di cui non vi scorderete tanto facilmente.

8 /10

Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

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