Obscuritas - recensione

Una candela squarcia il buio.

Horror, horror e ancora horror. Fermatevi un attimo a pensare quando alcuni anni fa molti appassionati del genere si lamentavano della quasi totale assenza di titoli (soprattutto ad alto budget) che facevano della paura e della sopravvivenza l'ingrediente principe del loro successo. Il pubblico chiedeva a gran voce il ritorno di saghe storiche e di produzioni AAA che non sfociassero nel genere action e che fossero sostanzialmente fedeli agli stilemi del passato. Qualche grande produzione è, nel frattempo arrivata, ma intanto l'universo indie aveva posto le basi per inondare il mercato rischiando addirittura di raggiungere la saturazione.

Amnesia: The Dark Descent è diventato un simbolo per il genere degli horror in prima persona, Slender (per quanto semplicistico) lo ha ibridato con un'impostazione da walking simulator e P.T. e derivati hanno puntato tutto su sezioni scriptate e su un'evidente spettacolarizzazione dell'orrore. Si è passati da un mercato pressoché vuoto a uno pieno zeppo di cloni appena discreti (fortunatamente non tutti) che costringono gli amanti del genere a un vero e proprio slalom tra progetti dimenticabili.

Iniziando a giocare a Obscuritas l'impressione di trovarsi di fronte a un gioco vecchio sotto ogni punto di vista è evidente, e non appena metteremo piede all'interno della mastodontica casa che dovremo esplorare la sensazione di essere alle prese con una sorta di clone di Amnesia si farà immediatamente strada nella nostra mente. È davvero tutto qui ciò che ha da offrire la creatura di Vis Games?

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La lettera del nostro lontano prozio darà il via all'odissea di Sarah e alla discesa in un vero e proprio incubo.

Sarah è una ragazza come tante che ha però avuto la (s)fortuna di ricevere in eredità dal prozio con cui non ha mai avuto un rapporto stretto una casa gigantesca ma piuttosto isolata dal mondo esterno. La giovane decide di salire sul primo treno e di dare un'occhiata alla mastodontica casa. Sarah riesce a entrare nell'edificio e si trova davanti una situazione che mai si sarebbe aspettata: la protagonista è sostanzialmente in trappola e l'unica possibile via di fuga consiste nell'esplorare ogni anfratto alla ricerca dei segreti di un luogo avvolto in una oscurità opprimente e accecante.

Una casa abbandonata e infestata? Un incipit che apparentemente non stupisce ma fortunatamente le idee di Vis non si fermano di certo qui e la storia prenderà una piega inaspettata intorno alla fine del primo dei tre capitoli (per un totale di 29 livelli) di cui si compone l'avventura. Non aspettatevi, però, una scrittura di qualità o delle cutscene memorabili, dato che lo storytelling si poggia completamente su delle note che troveremo esplorando gli ambienti di gioco o su alcune spiegazioni dateci da Sarah stessa.

Più che la narrazione, il motore trainante di Obscuritas è la curiosità che s'instilla nella mente del giocatore, è un'atmosfera di mistero e l'impressione che si nasconda qualcosa di inspiegabile all'interno di questa casa a spingerci ad andare oltre all'ennesimo puzzle, all'ennesima porta chiusa o all'ennesimo game over.

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L'aspetto tecnico è decisamente insufficiente anche per una piccola produzione e non si può negare il fatto che non vedevamo una grafica così poco dettagliata da diversi anni.

Già, il game over, due magiche paroline che nel corso degli anni sono diventate sempre meno frequenti all'interno di questo genere. Facciamo immediatamente chiarezza: Obscuritas è un gioco in cui si può incappare più volte in un game over che sarà anzi inevitabile nel corso delle circa 8-9 ore di gioco. La difficoltà dell'esperienza è a tutti gli effetti uno dei capisaldi e un motivo di vanto degli sviluppatori ma proprio questo è uno dei difetti più evidenti della produzione. Andiamo però con ordine e cerchiamo di capire a che tipo di gioco ci troviamo di fronte.

Il gameplay si presenta, soprattutto nella prima ora di gioco, come un semplice walking simulator in cui dovremo esplorare e risolvere qualche basilare puzzle (spostare certi oggetti o trovare delle precise combinazioni) per trovare una chiave che ci permetta di proseguire verso un nuovo livello e una nuova serie di puzzle. Per esplorare con attenzione le diverse stanze potremo sfruttare una torcia che consumerà progressivamente delle batterie e dei fiammiferi che ci permetteranno di accendere le candele sparse per la casa. Dopo poco più di un'ora di gioco molto scorrevole e tutto sommato semplice, saremo alle prese con enigmi più complessi, livelli più vasti e qualche nemico. Quello che sembrava un titolo in cui morire è sostanzialmente impossibile si trasforma così in un gioco tutt'altro che semplice da portare a termine.

I problemi non derivano direttamente dagli enigmi che non sono mai particolarmente complicati da risolvere (alcune idee sono, però, piuttosto interessanti) anche a causa della mancanza di un inventario in grado di accogliere più di un oggetto da utilizzare per la risoluzione dei puzzle, ma proprio dai game over e dal sistema di salvataggio implementato. Tra trappole e nemici, morire sarà assolutamente inevitabile e all'ordine del giorno anche a livello normale.

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La luce sarà una fidata alleata e l'unico modo per diradare almeno in parte l'oscurità (chi l'avrebbe mai detto) del titolo Vis Games.

Nulla di strano se non fosse che a ogni morte dovremo iniziare da capo il livello a causa della mancanza di qualsivoglia checkpoint. Si tratta di una scelta che a conti fatti potrebbe aumentare il livello di sfida facendo la gioia di alcuni giocatori ma che si rivela estremamente frustrante e fastidiosa anche perché molto presto dovremo esplorare delle zone molto vaste e complesse.

Obscuritas ha in sostanza due anime, una più vicina alle avventure ricche di enigmi da risolvere che si rivela pienamente sufficiente e un'altra che si avvicina al survival, al correre a perdifiato per salvare la pelle, all'evitare trappole mortali o labirinti apparentemente infiniti. Qui naturalmente si sfocia nel lato soggettivo di una valutazione ma quando la paura deriva più dal terrore di dover percorrere ancora una volta quel corridoio spoglio, spento e privo di originalità che dai nemici o dall'atmosfera ci si rende conto che questa seconda anima non ha colpito nel segno ma ha rovinato un'esperienza che aveva le carte in regola per rivelarsi quanto meno interessante.

Aprendo la nostra recensione abbiamo accennato ad Amnesia e ai suoi tanti cloni e sotto un certo punto di vista questa particolare avventura horror è una produzione molto vicina al titolo Frictional Games. Stiamo quindi parlando di un punto a favore di Obscuritas? Non proprio: la grafica di questo gioco è infatti pericolosamente simile a quella di Amnesia: The Dark Descent. L'aspetto visivo non è tutto, sia chiaro, ma anche per un gioco indie proporre un comparto tecnico che pare vecchio di sei anni non è in alcun modo accettabile. L'unica componente che riesce a salvarsi è un'illuminazione che in molti casi compie un ottimo lavoro, il sonoro che propone un doppiaggio in lingua inglese (sottotitolato in italiano) tutto sommato sufficiente e alcuni effetti efficaci e terrorizzanti al punto giusto.

Obscuritas è allora un gioco che purtroppo non spicca sotto alcun punto di vista. La narrazione è interessante ma priva di guizzi di originalità o di picchi di qualitativi, il gameplay è riuscito solo a metà mentre il comparto tecnico è palesemente indietro di anni rispetto alla concorrenza. Il titolo di Vis Games ha del potenziale ma chi ama il genere horror o le avventure dalle atmosfere cupe molto probabilmente avrà diversi altri titoli molto più promettenti da provare.

6 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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