The Way - recensione

Tanti ricordi, un solo futuro.

Se vi dico "Another World" vi viene in mente un videogioco Delphine Software o un film di Christopher Nolan? E "Flashback" vi fa pensare ad un'avventura sci-fi dei primi anni '90 o a un filtro di Instagram? Se per entrambe le domande avete scelto la prima risposta potete anche continuare a leggere, altrimenti accendete My Sky e guardatevi una bella serie TV.

The Way è l'ennesimo gioco finanziato tramite Kickstarter che guarda al passato e tenta di riportare in voga un genere caduto ormai in disuso, quello delle avventure sci-fi a scorrimento laterale con elementi platform/adventure.

L'inizio del gioco deve più di un credito al mitico Blade Runner: pioggia incessante, il protagonista indossa un cappotto marrone ed è inginocchiato davanti alla tomba di sua moglie. Sullo sfondo una città gigantesca che si sviluppa verso l'alto tramite inquietanti grattacieli-alveare. Una rapida pressione sul tasto E e l'uomo inizia a scavare per poi tirare fuori il corpo dell'amata.

Lo riporta nella loro casa, un appartamento multi-livello, grigio e pieno di appunti. Appunti che parlano di un misterioso Tempio della Vita, di Trasferimento Anime e di Vita Eterna. Forse s'inizia a capire qualcosa... ancora un click: "Andrà tutto bene" dice, poco prima d'inserire il cadavere in una capsula d'ibernazione.

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Cosa incredibile per un progetto a basso budget come questo, il gioco prevede la lingua italiana tra quelle disponibili per i sottotitoli.

Ora bisogna tornare al quartier generale ma la situazione è di quelle toste: la sorveglianza robotica è ai massimi livelli e bisogna muoversi con cautela. Una vera e propria missione d'infiltrazione accompagna la prima ora di gioco. Tra movimenti furtivi e hacking di terminali s'impatta coil primo problemino di game design di The Way: i checkpoint. In alcuni luoghi sono stati posizionati troppo distanti tra loro e spesso costringono a ripetere lunghe sezioni per un solo, piccolo errore. Sì, perché basta essere "pizzicati" una volta dai robot di sorveglianza e si è morti.

Qualche tentativo di solito basta per venire a capo anche di situazioni apparentemente complicate, ma una maggiore attenzione nel posizionamento dei re-start avrebbe giovato non poco all'avventura in generale. Detto questo, una volta caricata la capsula sull'astronave si può partire per quello che è il vero setting di The Way: un pianeta, ovviamente alieno, contraddistinto da vegetazione lussureggiante, strani artefatti luminescenti e fauna locale non esattamente accogliente.

Un paio di minuti per asciugare la lacrimuccia di nostalgia (in questa prima fase sul pianeta il flashback da Another World è fortissimo... e scusate il gioco di parole) e si procede. Visivamente la grafica in pixel-art è assolutamente splendida, ricchissima di dettagli anche se di tanto in tanto le eccellenti animazioni del protagonista non sembrano avere il giusto "peso", forse colpa della gravità del pianeta.

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Tra gli oggetti collezionabili nel corso del gioco, trovano posto un certo numero di memorie che vi aiuteranno a capire meglio il rapporto tra il protagonista e la moglie.

Fin da subito si viene immersi in un'atmosfera irreale, quasi magica, resa ancora più affascinante dall'ottima colonna sonora che sembra uscita dal miglior periodo di attività del maestro John Carpenter. Le fasi più intense vengono accompagnate da pezzi di eccellente fattura e gustoso sapore retro, mentre di tanto in tanto la soundtrack lascia il posto a suggestivi rumori ambientali.

Il gameplay è un classico mix di esplorazione e platform, inframezzato di tanto in tanto da enigmi che richiedono una buona dose di materia grigia. Si sarebbero potute evitare invece le fasi di backtraking, che in alcuni casi sembrano essere state inserite per allungare il brodo. Se in giochi come Metroid o gli stessi Flashback/Another World questo stratagemma è stato spesso utilizzato efficacemente per ampliare e diversificare storia e situazioni, nel titolo sviluppato da PlayWay poteva tranquillamente essere evitato.

Il sistema di controllo tramite tastiera è praticamente perfetto e anche chi non è abituato a questo tipo di input non impiegherà più di qualche minuto per gestirlo ad occhi chiusi. Il controllo tramite gamepad (specie quello Xbox 360) presenta invece luci ed ombre: è più comodo per mirare nel corso dei combattimenti, molto meno nelle fasi di "manipolazione" durante puzzle ed enigmi.

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Alcune sezioni stealth del gioco possono essere superate in vari modi, sfruttando molteplici strade e alcuni computer da hackerare.

Entrambi i sistemi non riescono purtroppo a evitare un certo numero di morti casuali, specie durante i salti, a causa di occasionali ritardi nella risposta ai comandi. Il problema sarebbe anche sopportabile in quanto non frequentissimo, ma se al tutto aggiungete il suddetto pessimo posizionamento dei checkpoint la situazione in alcuni casi diventa abbastanza frustrante.

Con qualche accorgimento in più, The Way avrebbe potuto diventare un titolo imperdibile in grado di farsi ricordare molto a lungo. Anche così, tuttavia, è un'avventura degna di nota: perfettibile dal punto di vista del gameplay ma dotata di un'atmosfera, direzione artistica e narrazione davvero eccellenti.

7 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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