I termini survival ed Early Access non sono propriamente visti di buon occhio da tutti i giocatori, soprattutto quando vanno a braccetto. Molto spesso sono sinonimo di prodotto raffazzonato, che magari ha del potenziale nascosto ma che allo stesso tempo ha bug a non finire, glitch ad ogni angolo, meccaniche di gameplay non completamente implementate e una data d'uscita ufficiale quasi sempre lontana e nebulosa.

Soprattutto i giocatori PC hanno imparato a proprie spese a relazionarsi con questo tipo di prodotti cercando, quindi, di scovare le perle nascoste in un mare di "immondizia" più o meno maleodorante. Le aspettative di fronte a un survival game che si propone su Early Access sono, quindi, molto spesso tiepide ma The Solus Project disattende con disinvoltura le aspettative e lo fa, con una coerenza invidiabile, su tutta la linea.

Già in Early Access la creatura di Hourences e Grip Games non si è proposta come una produzione piena zeppa di problemi ma come un progetto in costante crescita seguito con estrema attenzione e cura da un team di sviluppatori che ha deciso di seguire una strada sempre più comune nel panorama videoludico: l'ibridazione.

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Questa sorta di palmare avrà un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza dato che indicherà tutti i parametri vitali più importanti del protagonista.

A conti fatti questo particolare titolo ha molto poco da spartire con i classici esponenti del genere dato che si propone come un'avventura in prima persona fortemente condizionata dalla narrazione e da una trama tutt'altro che marginale, da una manciata di puzzle da risolvere e da atmosfere che in più di un'occasione ci hanno spiazzato e sorpreso, sfociando addirittura in inaspettate sezioni puramente horror. The Solus Project disattende le aspettative e non è il survival che ci aspettavamo... fortunatamente.

Correva l'anno 2115 quando un gruppo di scienziati si rese conto che le parole futuro e Terra non sarebbero più state usate nella stessa frase. Una stella vagabonda di classe in B sembrava, infatti, destinata a distruggere la nostra amata casa entro pochi anni e l'umanità, messa alle strette, si ritrovò costretta a creare tre gigantesche navi colonia per fuggire ai limiti del sistema solare. Le navi Prolus, che avevano il compito di trasportare al sicuro in una zona vicina a Plutone migliaia di persone, partirono nel 2149 e due anni dopo la Terra e buona parte dell'umanità furono completamente spazzate via.

Queste gigantesche navi erano solo una soluzione temporanea e in quanto tali si trovarono ben presto allo sbaraglio, con pochissime risorse e sull'orlo di una guerra interna. A questo punto fu attivato il progetto Solus e furono inviate cinque navi da ricognizione alla ricerca di pianeti vivibili per quello che rimaneva della nostra civiltà. Benvenuto su Solus 3, benvenuto sul misterioso e disabitato (?) pianeta Gliese.

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Siamo davvero soli su Gliese? Le prime ore di gioco saranno molto enigmatiche in questo senso.

L'incipit piuttosto classico di The Solus Project ci porterà a vestire i panni all'apparentemente unico sopravvissuto dopo lo schianto della nave da ricognizione su questo pianeta e ci metterà di fronte a un'esperienza molto più lineare e story driven rispetto alla classica impostazione di questo genere. La narrazione sarà, infatti, il motore principale dei nostri spostamenti con la sopravvivenza a fare in un certo senso da contorno e la necessità di scoprire i motivi del nostro schianto e di comunicare con le navi Prolus come fulcro fondamentale dell'esplorazione di Gliese.

Data l'importanza del comparto narrativo, trovarsi di fronte a una storia interessante e ben scritta è indubbiamente fondamentale e fortunatamente sotto questo punto di vista gli sviluppatori sono riusciti a proporre una formula vincente in cui la tensione e il piacere della scoperta accompagneranno la maggior parte delle nostre esplorazioni.

La paura di ciò che è alieno, di una strana pianta che sembra prendere vita al nostro passaggio, di un oggetto di cui non capiamo l'utilizzo e le domande su ciò che è successo e sta succedendo su questo misterioso pianeta ci attanaglieranno ad ogni nostro passo. È probabilmente questo il pregio più grande di questo titolo: non essere un survival in senso stretto ma proporsi come un'avventura che ci ha riportato alla mente gli aspetti più positivi e le atmosfere di un film come Prometheus.

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Da buon survival non poteva mancare un inventario da gestire al meglio per avere il giusto equilibrio di cibo, acqua e degli utensili più disparati.

Ma perché definiamo The Solus Project come un prodotto che disattende le aspettative? Tutto inizia quando dopo qualche ora ci siamo resi conto che la sopravvivenza non è esattamente la componente più importante dell'esperienza di gioco ma passa in secondo, se non addirittura terzo piano. Esplorando delle macroaree più o meno vaste (non ci troviamo di fronte ad un open-world) potremo raccogliere risorse per rifocillarci o oggetti utilizzabili per l'esplorazione e naturalmente combinarne alcuni per creare un utensile di fortuna. Dovremo tener conto degli indicatori di fame, sete, della salute, della temperatura corporea e dormire per salvare la partita e per recuperare ore di sonno.

Sarà necessario porre particolare attenzione agli eventi naturali che ci circondano per gestire al meglio ogni parametro e morire a causa di qualche errore, soprattutto nelle prime ore di gioco è un'eventualità da non escludere ma proseguendo nelle circa 17 ore di gioco necessarie per raggiungere i titoli di coda vi renderete conto che nella maggior parte dei casi la sopravvivenza sarà solo un diversivo nei confronti dell'esplorazione e delle sezioni horror, una sorta di distrazione dalla trama fitta di misteri, dalle caverne nascoste, dalle isole che si stagliano all'orizzonte e dalle architetture che ci troveremo a scoprire con la costante paura dell'ignoto, di ciò che è diverso, incomprensibile e nel vero senso della parola alieno.

È così che la gestione dell'inventario, la possibilità di combinare qualche oggetto non riesce a rivaleggiare con il fascino della scoperta e con il ritrovamento di una nuova strana reliquia dimostrando come quello in esame non sia esattamente il gioco adatto a chi cerca il brivido duro e puro della sopravvivenza ma a chi è disposto a tuffarsi in un mondo lontano e affascinante, di essere un pioniere alla ricerca di una casa per l'intera umanità rischiando la vita di fronte a pericoli sconosciuti e inimmaginabili.

Dal punto di vista tecnico Hourences e Grip Games sono riusciti a creare un gioco stabile e incredibilmente pulito, senza bug o glitch di sorta. L'utilizzo dell'Unreal Engine 4 permette di ricreare alcuni scorci davvero molto ispirati anche se le texture non paiono sempre di qualità eccelsa. Di buonissima fattura il doppiaggio in lingua inglese con sottotitoli in italiano ed estremamente azzeccate le musiche che riescono ad accompagnarci con efficacia sia nei momenti più tesi che in quelli di maggior calma.

The Solus Project è un titolo che molto probabilmente farà la gioia di chi non ha mai apprezzato a pieno la formula survival. Questa avventura in prima persona può contare su una narrazione ben studiata e ritmata (anche se il finale non ci ha convinto a pieno) e su sprazzi di horror davvero efficaci. La paura dell'ignoto cozzerà più volte con la voglia di scoprire, di esplorare quella caverna potenzialmente piena di pericoli ma attraente, impossibile da ignorare. Ci troviamo di fronte a una produzione che sembra sotto molti aspetti una trasposizione videoludica di Prometheus, un'esperienza che ci farà sentire dei pionieri su un pianeta sconosciuto e letale, con il peso del futuro dell'intera umanità sulle spalle.

8 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.