Umbrella Corps - recensione

Lo spin-off che nessuno (si) aspettava.

"Resident Evil 7 è un survival horror, se qualcuno ha una voglia matta di impugnare una pistola dia un'occhiata a Umbrella Corps. Stiamo separando questi aspetti in titoli diversi dove un certo tipo di gameplay può avere senso. Resident Evil 7 non sarà una festa piena zeppa di armi". Queste sono state le parole del director del nuovo capitolo ufficiale della serie Capcom, Koushi Nakanishi. Si tratta di una dichiarazione piuttosto esplicita che ci permette di comprendere al meglio quale sia la strategia della compagnia nipponica.

Una strategia che all'annuncio di Resident Evil: Umbrella Corps (questo era il primo titolo utilizzato) pareva tutt'altro che chiara ai fan di una serie che nel corso degli anni si era progressivamente spostata verso l'action e il TPS, accantonando con sempre maggiore insistenza quell'anima horror che contraddistingueva soprattutto i primi capitoli. La domanda sorge spontanea: come può questa saga diventare uno shooter multiplayer a squadre? Un interrogativo legittimo ma in fondo si tratta solamente di uno spin-off che potrebbe rivelarsi divertente, una produzione diversa dal solito ma comunque godibile.

Non giriamoci però intorno: non è così. Umbrella Corps è il gioco che i fan di Resident Evil devono provare se hanno voglia di impugnare le armi e scatenare una pioggia di proiettili su zombie e avversari? In realtà no, Umbrella Corps è il gioco che i fan di Resident Evil dovrebbero provare nel caso in cui fossero alla ricerca di un titolo pieno zeppo di difetti e, spiace dirlo, deludente sotto quasi ogni punto di vista.

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Le mappe di gioco sono identiche sia per la modalità singleplayer che per il multiplayer e ci porteranno in setting cari ai fan della serie.

Dopo un tutorial tutto sommato piuttosto tradizionale, prima di addentrarci nei meandri del piatto forte dell'esperienza di Umbrella Corps vale la pena dare un'occhiata alla modalità singleplayer denominata L'esperimento. Si tratta sostanzialmente di una serie di missioni strutturate in alcuni casi su più round in cui, sfruttando l'arsenale che ci viene fornito e le risorse che troveremo sul campo, dovremo soddisfare dei semplici obiettivi come eliminare un certo numero di zombie per ottenere del DNA dai loro cadaveri, mantenere il controllo di una serie di zone per alcuni secondi o raccogliere delle valigette.

Le missioni sono collegate attraverso un debolissimo filo narrativo presentato con poche righe in una schermata di introduzione. Questa sorta di contorno narrativo, le mappe ambientate in zone che i fan della serie riconosceranno immediatamente, la presenza di nemici come i Ganados e le skin di alcuni protagonisti storici, sono gli unici collegamenti evidenti con il mondo di Resident Evil.

Non appena inizierete a combattere contro gli zombie in una sorta di continua rivisitazione delle classiche orde non potrete, infatti, che rendervi conto della quasi totale assenza di punti in comune con i capisaldi del franchise ideato da Capcom. Gli zombie difficilmente rappresenteranno una vera e propria minaccia e a meno di azioni troppo audaci sarete quasi sempre in grado di gestire la situazione al meglio e senza particolari patemi.

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Il sistema di copertura è uno dei più grandi difetti del gameplay di Umbrella Corps.

L'esperimento è solamente una modalità alternativa, un antipasto alla portata principale che risulta ben presto indigesto a causa di una ripetitività troppo marcata, di obiettivi banali e privi di qualsivoglia originalità e di un'IA ai minimi storici anche per una categoria di nemici notoriamente poco "sveglia" come quella dei non-morti.

Al di là di tutti i problemi sopra elencati, il singleplayer di Umbrella Corps ha quanto meno il pregio di introdurci a tutte le meccaniche di gioco principali che ci permetteranno di sopravvivere all'interno del multiplayer. Che tipo di esperienza ci propone Capcom? Ci troviamo di fronte a un ibrido TPS/FPS con gli spostamenti e il fuoco da copertura completamente in terza persona mentre mirando passeremo alla classica visuale degli fps con tanto di ironsight e mirino. La nostra dotazione e il nostro avatar potranno essere personalizzati e modificati con nuovi accessori (mirini e silenziatori per esempio) man mano che otterremo esperienza e saliremo di livello nei diversi match online.

A completare il nostro arsenale troviamo due elementi caratteristici di questo Umbrella Corps: il Brainer e il Jammer. Il Brainer è un arma da mischia che può essere caricata per una maggiore potenza e che se utilizzata con il giusto tempismo è in grado di eliminare con un solo colpo qualsiasi nemico. Il Jammer è, invece, un particolare dispositivo posizionato sulla nostra schiena che ci permetterà di passare inosservati in mezzo agli zombie e di concentrarci esclusivamente sulla squadra di mercenari rivali. Naturalmente questo dispositivo potrà essere danneggiato con le armi da fuoco e con una particolare granata in grado di disturbarne il segnale e di aprire a possibilità tattiche potenzialmente interessanti.

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Il Brainer potrebbe essere un'interessante aggiunta al nostro arsenale. Potrebbe.

Potenzialità ulteriormente alimentate anche dalla possibilità di interagire con le mappe di gioco arrampicandoci in certe zone chiaramente mostrate dall'interfaccia di gioco o accovacciandoci per sfruttare i vari cunicoli che si sviluppano al di sotto della zona principale. Sin dai primi trailer la software house ha presentato la propria creatura sottolineando l'anima tattica della produzione ma nonostante gli elementi sopra descritti qualsiasi strategia verrà ben presto accantonata una volta preso in mano il controller. Umbrella Corps sa divertire in alcuni frangenti ma a conti fatti i problemi battono decisamente i pochi pregi e nel corso delle numerose partite online il (poco) potenziale di questo titolo si è sfaldato di fronte a evidenti carenze sotto moltissimi aspetti, a partire dalle modalità online che per l'occasione sono state denominate Sterminio e Multi-Missione.

Sterminio è un deathmatch senza respawn in cui due squadre da tre giocatori si possono sfidare all'interno di 12 mappe (sette più cinque varianti) identiche a quelle disponibili in singleplayer mentre Multi-Missione ci metterà di fronte a round con obiettivi variabili. Obiettivi che non sono altro che leggere variazioni sul tema di modalità classiche come dominazione e kill confirmed. Le squadre saranno sempre formate da tre mercenari e per vincere un match bisognerà sempre portarsi a casa almeno tre round.

Nulla di nuovo sotto il sole da questo punto di vista e l'unica ancora di salvezza per un gioco che per il momento non spicca sicuramente per personalità potrebbe essere proprio il gameplay, il feeling delle sparatorie e la qualità delle meccaniche tipiche del genere. Più che un'ancora di salvezza, però, questo aspetto di Umbrella Chronicles è un'ulteriore zavorra, un vero e proprio vademecum di come uno shooter con meccaniche di copertura non dovrebbe essere sviluppato.

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Questa è la lobby della modalità multiplayer. Imparerete a conoscerla piuttosto bene attendendo che il matchmaking faccia il proprio dovere.

Tutto parte proprio da un cover system pessimo, che permette di interagire solamente con alcune zone predefinite e che non ci permette in alcun modo di passare agilmente da una copertura all'altra o di ruotare da destra verso sinistra. Togliersi dalla copertura diventa in molti casi un problema non da poco e troppe volte siamo morti perché "bloccati" contro un muro.

Come se non bastasse le mappe sono molto piccole vista l'esigenza di ospitare solo sei giocatori e spingono sempre e comunque allo scontro ravvicinato rendendo praticamente inutile qualsiasi tattica. È così che moltissime partire si limitano a scontri a suon di fucili a pompa e a mercenari che corrono con il Brainer in mano pronti per uno scontro all'arma bianca. L'indole da shooter tattico sparisce molto presto lasciando spazio ad un'arma da mischia decisamente sbilanciata rispetto al resto dell'arsenale e utilizzabile in ogni momento senza alcuna limitazione

Oltre a un gameplay a dir poco approssimativo anche il matchmaking si rivela tutt'altro che perfetto, tanto da costringerci in molti casi ad attendere decine di minuti prima di trovare un match e in altrettante situazioni ci ha letteralmente illuso con delle disconnessioni dopo pochi secondi. Questo tipo di problemi sono comprensibili e pressoché inevitabili in qualsiasi gioco online ma in questo caso si sono presentati davvero troppo frequentemente.

Alla già considerevole mole di problemi e difetti si aggiunge anche un comparto tecnico lontano dalla sufficienza nonostante la quasi assenza di gravi bug o glitch. Graficamente ci troviamo di fronte a un titolo che sembra preso di peso dalla scorsa generazione e che a confronti con prodotti di parecchi anni fa sfigurerebbe sotto molti aspetti, a partire dalle pessime animazioni sia degli zombie che dei mercenari in nostro controllo. Questo spin-off è venduto a un prezzo budget di €29,99 ma il prezzo contenuto rispetto ai tripla A non giustifica tutte le magagne tecniche in cui siamo incappati.

Umbrella Corps non è evidentemente un gioco che merita la sufficienza e in questo senso i tanti dubbi che avevano accompagnato l'annuncio sembrano trovare conferma. La sortita in ambito multiplayer di Resident Evil rappresenta il punto più basso toccato dal franchise e un passo falso su tutta la linea per Capcom.

Sicuramente ci siamo divertiti in alcuni match ma il gameplay derivativo e non bilanciato, la presenza di uno dei cover system peggio implementati che abbiamo mai visto, i problemi di matchmaking e un comparto tecnico azzoppato da una realizzazione posticcia e da animazioni improponibili per un titolo del 2016, ci hanno spinto domandarci perché qualcuno dovrebbe acquistare questo gioco e a che tipo di pubblico sia diretto. Le risposte a queste domande, ve lo assicuriamo, sono più esplicative di qualsiasi voto.

4 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darÓ ragione.

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