"Game Over" o magari come va di moda da alcuni anni: "You Died". Messaggi che non hanno bisogno di spiegazioni e che nostro malgrado abbiamo imparato a conoscere piuttosto bene, dato che la morte, anche di fronte ai giochi odierni (definiti spesso troppo semplici) è una meccanica che fa parte del concetto stesso di videogioco. Quanti titoli hanno, però, deciso di utilizzarla come una vera e propria tematica e non semplicemente come uno stadio naturale dell'esperienza videoludica?

Questi sono gli anni delle esperienze narrative, dei walking simulator e di quelle produzioni che "si giocano da sole", una deriva che può piacere o meno ma che a conti fatti ha aperto spiragli davvero molto interessanti e ha permesso anche a chi non è propriamente un creatore di videogiochi di raccontare semplicemente una storia, magari toccando le corde più emotive dell'animo umano.

Il 2016 è stato l'anno di That Dragon, Cancer un'opera che ci ha fatto capire ancora una volta che in questa industria è possibile sfornare anche produzioni forti, coraggiose e toccanti, che siano in grado di trattare con tatto e con la giusta attenzione un tema spesso considerato taboo in questo medium, un tema come il cancro o come la morte stessa.

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Varcare quella porta cambierà per sempre la vita di Will e di tutti i suoi cari.

Torniamo quindi alla domanda che ci siamo posti poco fa: quanti videogiochi hanno deciso di utilizzare la morte come una vera e propria tematica? A questa domanda potrete rispondere citando proprio il qui presente Fragments of Him, il nuovo progetto degli olandesi di Sassybot. Le premesse di questa "esperienza interattiva" sono piuttosto semplici ma estremamente efficaci e in grado di dare vita a una piccola odissea tra i concetti di morte e lutto ma non solo.

Will si sta preparando per uscire di casa. È una giornata come tante altre che inizia come da tradizione con la solita routine, con quelle azioni ormai meccaniche che quasi ogni persona compie appena sveglia. Una doccia, un caffè, un saluto alla propria dolce metà e poi qualche rampa di scale prima di arrivare all'auto, salire a bordo, accendere il motore e immergerci nei nostri pensieri. Una girandola di considerazioni che ci accompagna ad ogni incrocio, che ad ogni semaforo ci mette di fronte a un quesito più impellente e difficile da risolvere. Poi basta un attimo, una frenata molto brusca, uno schianto e un buio imperscrutabile ci avvolge.

I primi dieci minuti di Fragments of Him si possono sostanzialmente riassumere con queste poche parole. Sono la storia di come una vita può finire in un attimo stroncata dal più banale degli eventi, di come tutti i piani per un futuro siano a conti fatti effimeri di fronte alla natura stessa dell'esistenza umana, tanto meravigliosa quanto fragile e per questo preziosa.

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Gli oggetti con cui interagire saranno sempre ben evidenziati. Le parole di Will, della nonna, di Sarah e di Harry avranno costantemente un ruolo predominante rispetto al gameplay.

Per le circa 2 ore di gioco necessarie per completare l'ultimo lavoro di Sassybot conosceremo tre individui che in diverse fasi della vita hanno rappresentato un punto di riferimento per Will e che ora devono fare i conti con la perdita di una persona amata, magari non sempre compresa o apprezzata a pieno ma indubbiamente fondamentale per le loro vite, per ciò che nel tempo sono diventati e in un certo senso per la strada stessa che hanno intrapreso.

Abbiamo volutamente deciso di non rivelarvi troppi dettagli della trama, vero fulcro di Fragments of Him grazie a un doppiaggio inglese di buona fattura e a una scrittura piuttosto convincente anche se non sempre perfetta. Il ritmo della narrazione non è gestito al meglio e in alcuni casi sarà inevitabile incappare in situazioni di stanca, in elementi ridondanti e in situazioni trascurabili. In ogni caso difficilmente rimarrete completamente indifferenti di fronte alla storia di Will e dei suoi cari, alla storia di un bambino, di un ragazzo e di un uomo che nel cuore di un piccolo gruppo di persone ha lasciato molto più di un semplice ricordo, ha lasciato un vero e proprio frammento di se stesso.

Mettersi nei panni dei detrattori delle esperienze narrative non è particolarmente difficile, basta sottolineare come l'interazione sia ridotta quasi ai minimi termini ed evidenziare le mancanze di un gameplay appena accennato. Da questo punto di vista Fragments of Him è, molto probabilmente, il peggior rappresentante del proprio genere dato che ci troviamo di fronte a un titolo che fondamentalmente non ha un gameplay.

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In una manciata di sezioni saremo noi a gestire i dialoghi attraverso delle risposte multiple che cambieranno il tono dello scambio di battute tra i protagonisti.

Gli sviluppatori hanno strutturato il proprio gioco suddividendolo in una serie di "livelli" in cui nei panni di un osservatore esterno vedremo degli eventi che hanno caratterizzato il rapporto tra Will e gli altri protagonisti. Per proseguire nella storia ci basterà toccare letteralmente degli oggetti che hanno avuto un ruolo più o meno importante nella vita dei personaggi principali.

L'interazione è, quindi, ridotta ai minimi termini, estremamente guidata e limitata in ambienti davvero ristretti in cui l'azione sarà estremamente lineare e inquadrata. Il gameplay è il vero e proprio tallone d'Achille di questa avventura, esattamente come accade per la maggior parte dei titoli prettamente narrativi di questi ultimi anni. Il problema principale in questo particolare caso deriva, però, dal fatto che gli sviluppatori non abbiano in alcun modo cercato di variare le situazioni proposte e siano incappati in sezioni stucchevoli in cui interagire con certi oggetti pare un semplice pretesto per allungare il brodo e non ha alcuna giustificazione dal punto di vista narrativo.

Difficile valutare anche il comparto tecnico che, al di là di un buonissimo doppiaggio in lingua inglese (purtroppo mancano i sottotitoli in italiano e i dialoghi non sono sempre così semplici da seguire per chi non mastica la lingua) e di una serie di musiche delicate e azzeccate alle situazioni di gioco e alle tematiche proposte, ci mette di fronte a una grafica indubbiamente arretrata e troppo monotona a causa delle scelte stilistiche, con un uso forse eccessivo del bianco e nero da parte dei ragazzi di Sassybot. Una produzione, quindi, decisamente indie tecnicamente parlando ma priva di quello spunto artistico in più a cui molti altri progetti di questo tipo ci hanno piacevolmente abituato.

Non è facile parlare con oggettività di nessun aspetto di un'opera come Fragments of Him. L'affidarsi completamente alla narrazione può essere visto come un difetto per molti o come un pregio fondamentale per trattare un argomento delicato come la morte per altri. L'interazione vera e propria è ai minimi storici ma non si può negare che, nonostante alcune sezioni meno ispirate e alcuni elementi ridondanti e mal gestiti, ci siano dei momenti davvero emozionanti, dei piccoli tocchi di un'estrema delicatezza e delle riflessioni sulla morte, sulla perdita ma soprattutto sull'amore davvero uniche e profonde. Più che un gioco incentrato sulla morte, ci troviamo di fronte a un meraviglioso inno alla vita.

7 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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