Gamescom 2016: Battlefield 1 - prova

Se il futuro è un ritorno al passato.  

Colonia - Ogni volta che esce un Battlefield ci diciamo che potrebbe essere un serio pretendente al trono di Call of Duty, poi però il sorpasso non avviene mai. Eppure i segnali per Electronic Arts stavolta sono incoraggianti. Basti pensare che al momento in cui scriviamo il trailer di Battlefield 1 è stato visualizzato 44 milioni di volte e ha ricevuto un consenso unanime, con poco meno di 2 milioni di like e solo 37mila dislike. Call of Duty: Infinite Warfare, invece, è stato visualizzato 31 milioni di volte ma ha 500mila like e 3,1 milioni di dislike.

Infinite Warfare è così brutto? E Battlefield 1 è così bello? Forse nessuna delle due. Forse da un lato c'è solo voglia di rinnovamento, come quando il popolo videogiocante anni fa, quasi si fossero messi tutti d'accordo, decise che era tempo di terminare il monopolio di PES e che FIFA 10 sarebbe stato migliore. A prescindere. Oppure, più probabilmente, il pubblico che naviga su YouTube non è forse lo stesso che poi va da Mediaworld o da Gamestop a comprare i giochi.

Il nostro Stefano Silvestri ha provato Battlefield 1 e ci parla delle sue prime impressioni dalla Gamescom.

Sia come sia, Battlefield 1 è un prodotto da seguire con molta attenzione e d'altronde quello che abbiamo visto finora induce all'ottimismo. Il nuovo (si fa dire) contesto storico consente un approccio al gioco più realistico e immersivo, dato che si parla di armi realmente esistenti (che magari i più maturi di voi avranno provato al militare) e non d'impalpabili gingilli futuristici.

E poi si vivrà la guerra in trincea con gli assalti con la baionetta, ma anche gli esordi dei primi gas tossici e l'arrivo degli zeppelin. Ci sarà spazio anche per i carri armati dell'epoca, che dovranno vedersela non solo contro i biplani, ma anche contro improbabili assalti all'arma bianca della cavalleria.

D'altronde nella Prima Guerra Mondiale sono confluite due distinte epoche della guerra: quella passata e quella moderna. Tant'è che Lars Gustavsson, design director del gioco, nel corso dell'evento di lancio ha parlato espressamente di "tecnologia divergente" per Battlefield 1.

Le mappe saranno come al solito sconfinate ed esibiranno il classico (parlando di un gioco di DICE, ovviamente) sistema di gestione dei danni, tale per cui le geometrie cambieranno in tempo reale a seconda di quanto accade a schermo, coi muretti che si sbricioleranno sotto i colpi dei mitragliatori, o i muri delle case che crolleranno dopo essere stati cannoneggiati.

Curiosamente, questo sistema troverà applicazione anche per i veicoli, che potranno essere danneggiati in varie parti. Lo zeppelin, ad esempio, farà cadere al suolo le sue postazioni di mitraglieria (e anche gli stessi mitraglieri) qualora venga colpito dalla contraerea. I biplani potranno essere danneggiati alle ali e i veicoli potranno subire danni lungo tutti e quattro i lati. I danni potranno anche essere riparati, ma in quei momenti non potremo controllare i mezzi e saremo alla mercé del nemico, senza contare che l'essere colpiti resetterà le nostre riparazioni, che dovranno poco realisticamente ricominciare da capo.

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Con sei classi tra cui scegliere non mancherà di certo la possibilità di adattare il gioco ai propri gusti.

Sul fronte del multiplayer, che già era stato possibile provare allo scorso E3, stavolta ci siamo trovati a combattere in una mappa da 64 giocatori (32 per parte). Le classi tra cui scegliere stando a terra sono Medico, Ingegnere, Scout e Assaltatore, mentre combattendo sui veicoli si potrà scegliere tra Pilota o Tech General.

Le possibilità di configurazione del proprio loadout prevedono una scelta notevole tra arma primaria, secondaria e da melee, due gadget e le granate. Ogni arma da fuoco avrà diverse statistiche per quanto riguarda danno, accuratezza, danno senza mirare, controllo, rateo di fuoco e tipologia di munizioni. Tutto ciò per dire che, al solito, le possibilità di personalizzazione saranno elevate, perché le armi stesse saranno modificabili.

Anche in questo caso la tecnologia divergente del periodo proporrà situazioni in cui la fanteria se la vedrà contro i carri armati (ma è possibile salirci sopra e far detonare al loro interno una bella granata) così come contro le cariche con la baionetta, nelle quali il giocatore accelera notevolmente, cogliendo così di sorpresa il nemico (ma si può usare la carica anche per togliersi velocemente di torno). Curioso infine il fatto che la classe Medic possa uccidere i nemici con la stressa siringa con cui rivitalizza gli alleati.

La spettacolarità non manca e vedere uno zeppelin cadere in fiamme su un campo di battaglia dopo essere stato cannoneggiato dalla contraerea è uno spettacolo da lasciare a bocca aperta, anche perché (e qui torniamo alla modificabilità delle mappe) il suo telaio resterà al suolo, contorto e arroventato, costringendo i giocatori nelle vicinanze a muoversi al suo interno.

Il gameplay del multiplayer, che a Colonia abbiamo testato in modalità Conquista, è il solito degli sparatutto moderni e quindi all'insegna del run & gun. Superato l'impatto iniziale di una grafica eccezionale (si giocava sulla versione PC), è emersa una certa frustrazione quando abbiamo constatato che in mappe aperte come quella di St. Quentin Scar siamo stati vulnerabili a qualsiasi cosa. Ai colpi dei corazzati, alle cariche di cavalleria e alle sventagliate dei biplani. Tutte cose contro cui non potevamo fare nulla e contro cui il sistema sasso-forbice-carta, tanto decantato dai DICE, funziona ben poco. Cosa può fare un fante in queste situazioni, se non morire?

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Quando la guerra si fa più tecnologica la vita del soldato a piedi è molto dura.

E poi ci sono i cecchini, capaci di oneshottare con un colpo alla testa qualsiasi nemico anche se in piena salute o con un colpo al corpo qualora sia già ferito. Certo, è stata inserita la resistenza dell'aria ai proiettili, che ne modificherà la traiettoria e renderà i tiri dalla lunga distanza meno prevedibili, ma è una ben magra consolazione per chi si dovrà muovere in campo aperto.

Per queste ragioni, unitamente al fatto che in una mappa da 64 giocatori i colpi dei nemici possono arrivare da ogni dove, il multiplayer di Battlefield 1 non è per tutti. Chi arriva da Call of Duty, giusto per fare un esempio, si troverà inizialmente spaesato, anche solo per capire cosa fare e dove andare in una mappa capture the flag in cui ci sono 7 bandiere da conquistare. Ma è innegabile che, ancorché davvero selettivo, il multiplayer del nuovo Battlefield abbia il suo fascino e il suo magnetismo.

C'è anche la variabile del meteo dinamico (sole, pioggia o nebbia) a complicare le cose, soprattutto quando ci si trova a pilotare un biplano con una visibilità ridottissima. Nella nostra mappa desertica era possibile anche una tempesta di sabbia, ma la sorte (il meteo è randomico) ha voluto che ciò non accadesse. In caso di pioggia, però, Battlefield 1 sarà meno realistico di quanto si creda: Robert Sammelin di DICE ha confermato ai nostri microfoni che non ci sarà differenza tra il camminare nel fango o sul terreno asciutto.

Da raccontare ci sarebbero poi molti altri dettagli, per descrivere i quali non basterebbero altre due di queste pagine e la cui descrizione lascio volentieri a chi si dovrà occupare della recensione. Ma quel che è importante è che, come scrivevamo in apertura, mai come quest'anno Call of Duty avrà di fronte a sé temibili avversari quali Battlefield 1 e Titanfall 2.

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Le condizioni meteorologiche varieranno casualmente, influendo in particolare sulla visibilità.

Resta un solo dubbio, ossia la data d'uscita. Questi tre giochi sono talmente validi e di spessore che, idealmente, andrebbero centellinati nel corso di un anno. Invece Battlefield 1 uscirà il 21 ottobre, Titanfall 2 il 28 ottobre e Call of Duty: Infinite Warfare il 4 novembre. Ed è vero che chi primo arriva meglio alloggia, ma è anche vero che i soldi del pubblico non sono infiniti e che qualcuno inevitabilmente sarà costretto a delle rinunce.

Un autunno incandescente attende dunque gli sparatutto in soggettiva, e siamo sicuri che Battlefield 1 saprà farsi valere in questa serratissima lotta.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it  |  Agonista

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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