Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato - prova

Dopo tanti anni il cerchio si chiude.

Ce ne sono voluti di anni, ma finalmente la serie di Dragon Quest tra pochi giorni sarà completamente giocabile anche in occidente. La seconda gamba sulla quale Square Enix si regge. La prima è ovviamente Final Fantasy.

Nonostante il pedigree e il successo ottenuto nel suo paese natale, infatti, Dragon Quest ha sempre fatto più fatica della Fantasia Finale a uscire dai confini Giapponesi e soprattutto ad ottenere il successo di vendite e pubblico dei giochi della ex-Squaresoft. Basti pensare che al momento in occidente non tutti gli episodi sono ancora disponibili ufficialmente, a differenza delle origini di FF ormai giocabili ovunque, frullatori esclusi.

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La grafica è stata rivista in 3D in modo da valorizzare il design dei personaggi ad opera di Toryiama.

Questa "macchia" nel curriculum della serie principe di Enix sta per essere cancellata grazie a Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato, il remake del settimo capitolo in arrivo su Nintendo 3DS il prossimo 16 settembre. Un gioco conosciuto per essere una sorta di mostro nato a cavallo dell'era PlayStation 1, quando l'ingresso del supporto ottico aveva decuplicato lo spazio a disposizione degli studi di sviluppo. Gli sviluppatori di Enix, a quei tempi non ancora a loro agio con la grafica poligonale, decisero dunque di riempire tutto quello spazio di archiviazione non con un complesso universo in tre dimensioni, ma con un numero spropositato di queste, segreti e cose da scoprire.

Basti pensare che il primo combattimento avviene dopo diverse ore dall'inizio dell'avventura, così come le prime classi vengono sbloccate dopo più di dieci ore. Tempi decisamente incompatibili con il gaming moderno, ma che anche ai tempi fecero un po' storcere il naso agli appassionati, dato che a volte alcune trovate sembravano più un riempitivo che un qualcosa di effettivamente funzionale all'avventura. Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato non è dunque una semplice riproposizione di un classico del passato, ma un vero e proprio rifacimento di questo classico, una rivisitazione in chiave moderna atta a mantenere i punti di forza della produzione e a smussare le eventuali debolezze.

Una potenziale debolezza poteva essere il comparto grafico. Per la versione Nintendo 3DS Square Enix e Nintendo hanno lavorato per riprodurre il gioco con un motore completamente in 3D, grazie al quale dare un look più moderno alla produzione, allinearla ai capitoli più recenti e soprattutto valorizzare il character design di Akira Toryiama, il papà di Dragon Ball e Dr. Slump e Arale, storica firma dietro i personaggi della serie di Dragon Quest.

In questo modo la telecamera sarà controllabile a 360° attraverso i tasti dorsali della console (non con il c-stick) sia nel mondo esterno che all'interno dei dungeon. Inoltre anche i combattimenti saranno un po' più spettacolari grazie a una serie di animazioni che vanno a sostituire le schermate statiche del gioco originale, così da mostrare le vostre mosse.

Un'altra cosa che è stata rivista è la progressione del gioco. L'infernale inizio fatto di missioni, ricerche e backtracking un po' fine a sé stesso è stato compattato in modo tale da rendere meno tediosa la prima parte dell'avventura. Lo stesso principio è stato applicato allo sviluppo del personaggio, decisamente meno impegnativo che in passato. Ci vorrà circa un terzo dell'esperienza in meno per salire di livello, così da diminuire il grinding selvaggio necessario per confrontarsi con i nemici più forti. Inoltre, sono stati eliminati gli incontri casuali e aggiunti alcuni suggerimenti in modo tale da aiutare l'utente ad orientarsi tra le tante cose da fare e i segreti.

Questo genere di procedimento non ha indignato i fan storici per due motivi. Innanzitutto gli sviluppatori hanno eliminato solo le cose in eccesso, rendendo dunque l'esperienza più asciutta, senza perdere nulla del suo valore. Infine hanno rimpolpato il gioco con missioni e contenuti da affrontare ad avventura inoltrata. In poche parole hanno velocizzato Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato all'inizio, quando le meccaniche di gioco sono meno interessanti ed articolate, per dargli maggior respiro quando invece i combattimenti e le combinazioni a disposizione sono maggiori.

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L'avventura partirà da una singola isola sperduta nel mare, ma presto scoprirete che il mondo è più vasto di quando immaginavate.

Questi nuovi contenuti sono ottenibili attraverso Street e SpotPass. Riceverete nuovi dungeon da affrontare popolati da mostri e boss remixati non solo da questo settimo capitolo, ma da tutti gli episodi di Dragon Quest. Arrivando alla fine del labirinto e battendo il mostro potrete far salire di livello questa sfida e condividerla con gli altri, in modo da aumentare esponenzialmente la sua difficoltà e di conseguenza i premi legati ad essa.

Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato si appresta dunque ad essere un nuovo valido gioco di ruolo di stampo giapponese presente nella ricca line-up della console portatile. La sua classicità, palpabile nonostante la rinfrescata messa in atto da Nintendo e Square Enix, le sue dimensioni e le numerosissime linee di dialogo, interamente tradotte in italiano, ne fanno un prodotto adatto ai veterani del genere, attratti dalla possibilità di completare una saga così importante per la nostra industria.

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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