COD XP 2016: diario di bordo - articolo

Considerazioni e aneddoti sull'evento di Los Angeles.

Los Angeles - Sono solo cinque anni ma potrebbe anche essere un'era geologica. Correva infatti il 2011 quando partecipai alla prima finale dei campionati mondiali di Call of Duty, che si tennero sempre a Los Angeles ma sotto a un tendone allestito all'ultimo piano di un posteggio vicino allo Staples Center.

Di Twitch all'epoca non se ne parlava ancora e sebbene l'atmosfera fosse curata, si respirava un'aria molto di nicchia. L'evento non era infatti aperto al pubblico, bensì solamente ai progamer e alla stampa accorsa a commentare l'evento; e la finale si tenne davanti a un centinaio di persone sedute su degli spalti montati per l'occasione. Anche il montepremi era lo specchio di un mondo, quello del gaming competitivo, che in Occidente non era ancora decollato.

Arriviamo così ai giorni nostri, col Call of Duty XP 2016 appena conclusosi e Activision che prepotentemente prova ad affermare la propria leadership non solo nelle classifiche di vendita ma anche nei cuori degli sportivi. Anzi, degli 'esportivi', ossia il popolo composto di 'millennials' e 'generation Z' che ormai preferisce i videogiochi competitivi agli sport tradizionali.

L'ha ben capito Bobby Kotick, presidente del colosso americano, che già lo scorso novembre, nel corso della riunione degli azionisti cui ho avuto il piacere di partecipare, riportava la sorprendente statistica secondo la quale il numero di spettatori (dal vivo e online) agli eventi di esport è ormai superiore a quello degli spettatori (dal vivo e in televisione) di hockey su ghiaccio e baseball.

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Un'immagine del torneo ci permette di notare che Activision non ha badato a spese nell'allestimento del palco.

Con però una piccola differenza, ossia che gl'investitori continuano a immettere vagonate di liquidità negli sport tradizionali mentre i dollari al minuto ricavabili dagli esport sono irrisori. E allora venghino siori, venghino, investite in Activision (questo, in sintesi, il messaggio all'azionariato), che sta per scoprire un nuovo filone d'oro. Della serie: volete mettere di quanto aumenterà il valore del nostro titolo in Borsa quando conquisteremo l'egemonia nel campo degli sport elettronici competitivi?

Però, tra il dire e il fare non c'è di mezzo solo "e il", come si dice spesso scherzando, ma anche la creazione di una struttura capace di sorreggere cotanta ambizione. Ecco perché, a stretto giro di posta, Activision ha comprato la MLG (Major League Gaming) per 46 milioni di dollari, con l'obiettivo di trasformarla nella ESPN degli esport.

Tanta irruenza ha colto in contropiede la concorrenza, coi vari publisher che in questi mesi si sono affrettati ad annunciare la nascita di divisioni e-sportive in seno alle loro organizzazioni. In prima linea troviamo Electronic Arts, che ha affidato nientemeno che a Peter Moore il compito di contrastare l'avanzata avversaria. Ma mentre la casa di FIFA e (soprattutto qui negli USA) di Madden NFL continua a fare proclami, non ultimi quelli pronunciati allo scorso E3, Activision ha concretamente messo sul piatto il COD XP 2016, evento conclusivo della Call of Duty World League.

Dopo questo preambolo, però, è chiaro che il format non poteva essere quello del 2011 ed ecco il campionato mondiale di Call of Duty trasformarsi in una kermesse della durata di tre giorni (quattro, considerando il giovedì dedicato alla stampa) all'insegna dei ricchi premi e dei cotillons.

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Niente da fare per gli Splyce, che hanno dovuto cedere il passo agli EnVyUs. Ma si tratta comunque del primo team 'europeo' a giungere in finale.

L'ispirazione, crediamo, dev'essere venuta ad Activision guardando in casa propria, dato che i punti di contatto con la Blizzcon sono numerosi. Ma mentre Blizzard ha alle spalle un corposo catalogo con cui riempire le sale dell'Anaheim Convention Center, la casa di Santa Monica ha organizzato un evento monotematico.

Il risultato è stato meno varietà nei panel, per forza di cose limitati a COD, e più spazio al lato torneistico, andato in scena al The Forum di Inglewood, un palazzetto da 16.000 posti a sedere che, a giudicare dai nomi dei gruppi musicali che vi hanno suonato, deve aver conosciuto la sua massima gloria quando la maggior parte di noi non era ancora nata.

Chiaro, solo una metà dello stadio era effettivamente agibile, essendo l'altra occupata dal palco. Ma anche dividendo per due il numero dei possibili occupanti, anche tenendo conto degli spalti non proprio pienissimi, Activision dichiara che nei tre giorni del COD XP 2016 ci sono stati in tutto diecimila partecipanti, che hanno speso dai 49 dollari dell'accesso Arruolato ai 199 dollari dell'ingresso Prestige. passando per i 129 dollari di quello denominato Veterano.

Però, detto sinceramente, tre giorni chiusi in un palazzetto dello sport a guardare gente che gioca a Call of Duty possono essere troppo anche per gli appassionati. E questo Activision deve averlo capito, visto che nell'ampio posteggio del The Forum sono stati allestiti spazi per far prendere un po' il fiato anche ai più accaniti fan del multiplayer competitivo.

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Da sinistra a destra, Emilio Cozzi, il sottoscritto, Dario Marchetti e Lorenzo Fantoni, pronti ad assaltare il campo del paintball.

Ecco allora l'area dove provare il multiplayer di Infinite Warfare e quella dove giocare invece a Zombies in Spaceland o a Jackal Assault, l'esperienza in realtà virtuale che i possessori del prossimo capitolo di Call of Duty potranno provare questo inverno. E poi c'era una torre alta una decina di metri da cui lanciarsi appesi a una zipline, e un'area dove invece infilarsi in una goffissima tuta e fingere di essere dei lottatori di sumo.

Infine c'erano anche degli spazi dove giocare a Lasertag e Paintball, che andrebbe fatto provare nelle scuole per insegnare che la guerra non è quella che si vede nei film o nei videogiochi. Per strano che possa sembrare, era la prima volta che provavo il Paintball e me ne sono tornato in albergo con dei bei lividi sull'indice sinistro, sull'inguine e sulla coscia destra. Il bello è che nonostante un approccio accorto frutto di anni di sparatutto, è basta una sventagliata alla cieca di un altro giornalista per farmi capire che il confine tra la vita e la morte, fossero stati proiettili veri, in guerra è solo una questione di fortuna.

Aggiungo anche che un mio alleato, una volta colpito dal nemico, ha commesso l'errore di tornare alla base passando dall'interno di una struttura che stavo presidiando, anziché fare il giro da fuori. Risultato: appena ha girato l'angolo, gli ho piazzato tre colpi al torace. Insomma, se si fosse trattato di guerra vera avrei nell'ordine ucciso prima un mio compagno, poi un paio di nemici, infine avrei perso il dito indice della mano sinistra e poi la vita, morendo dissanguato per i colpi all'inguine e alla coscia. No, molto meglio evitarla, la guerra vera...

Ma bando alle divagazioni e torniamo a parlare dell'area divertimento del COD XP, perché mi sono dimenticato di descrivere l'intelligente aggiunta di un pizzico di gamification al tutto. Ai partecipanti all'evento è stato infatti assegnato un braccialetto con all'interno un chip RFID, che veniva scansionato dagli addetti all'ingresso di ogni attrazione.

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Ecco il risultato di un pallino del paintball sulla mia mano. Fosse stato un vero proiettile, avrei perso il dito Poi comunque sarei morto dissanguato per un colpo all'inguine e alla coscia.

La prima 'corsa' valeva lo sblocco di un badge all'interno dell'app del COD XP 2016 (dopo averla collegata al proprio account Facebook) e l'assegnazione di una toppa (di quelle da cucirsi sui giubbotti, per capirci), da conservare in un apposito raccoglitore. Una volta ottenuti tutti i badge e tutte le toppe, si sarebbe stati promossi al livello Prestige, peccato però che non abbia potuto scoprire cosa ciò comportasse visto che l'app ha dato problemi, a me e a molti altri partecipanti.

E ora, il torneo. C'è da dire innanzitutto che l'investimento di Activision s'è visto anche da piccoli dettagli, come il fatto di essersi portata dietro non solo giornalisti e youtuber ma anche due commentatori sportivi per le dirette streaming italiane, rispondenti al nome di Ivan Grieco e Giorgio "Power" Calandrelli, che i più attenti di voi ricorderanno per essere apparso intervistato sulle nostre pagine dopo la succitata finale mondiale del 2011 (era lì in veste di progamer) e per qualche incursione sul nostro canale Twitch. Il suo commento tecnico da campione di Call of Duty, unito alla verve di Ivan, hanno regalato alle migliaia di spettatori italiani (con picchi da 5000 spettatori in contemporanea) delle telecronache degne di Bergomi e Caressa.

E poi ci sono state le partite vere e proprie, un po' trascurate dal pubblico pagante, forse distratto dalle attrazioni fuori dalla stadio, che fortunatamente è accorso numeroso alla finalissima tra gli americani degli EnVyUs e gli inglesi Splyce. Uno scontro che dai commentatori americani è stato trasformato in una battaglia tra USA ed Europa, dimenticando che nel frattempo c'è stata di mezzo la Brexit.

La finalissima, ormai lo saprete, è stata vinta senza troppa fatica dagli EnVyUs, che dopo aver perso il primo round nella modalità Hardpoint (con una rimonta entusiasmante degli Splyce, partiti malissimo), hanno vinto senza troppa fatica le successive partite a Search & Destroy, Uplink e Capture the Flag, vincendo così il COD XP 2016 per 3-1. A loro è andato un premio di 800.000 dollari contro i 250.000 riservati agli Splyce, e una bellissima coppa degna dei campioni del mondo.

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Nell'area del lasertag c'era anche un cabinato. Ma non avevamo visto quello che c'era dentro.

Per chiudere c'è stato anche il concerto di Snoop Dogg e Wiz Khalifa, saliti sul palco fumandosi una canna e sbuffando vistosamente il fumo sugli spettatori. E mentre inneggiavano alla vita da 'gangsta' fatta come da copione di sparatorie nei ghetti, droghe e mignotte, aizzando la folla urlando "make some motherfucka noise", mi sono trovato a domandarmi se Martin Luther King, negli anni Sessanta, avesse lottato per tutto questo. Ma è una domanda cui non avrò mai risposta.

Concludendo, le impressioni derivanti da questo COD XP 2016 sono state positive. L'evento è sempre più spettacolare e quindi 'televisivo', elemento imprescindibile se si vuole andare a far concorrenza agli sport tradizionali. L'azione di gioco è però forse troppo veloce per essere seguita anche da chi non sia già un giocatore di Call of Duty, tant'è che i commentatori per stare dietro a quanto succede sono costretti a parlare a velocità degne di un rapper. In questo senso, la formula sempre più accelerata del multiplayer di CoD rischia di essere un'arma a doppio taglio: elimina qualsiasi tempo morto ma può anche rappresentare una barriera all'ingresso.

Inoltre i campioni quando giocano vengono relegati in postazioni lontane e quasi nascoste al pubblico, al punto che per vederli in faccia al COD XP 2016 ci si doveva affidare alle webcam. Il risultato è che al di là dell'eccitazione che trasmettono migliaia di spettatori vocianti, non cambia poi molto assistere a una finale mondiale dal vivo o guardandola da casa in streaming. Ma questo è un problema che riguarda tutti gli esport, non solo CoD.

Al netto di questi dettagli, è comunque evidente che gli esport, da anni alla ricerca di un proprio linguaggio col quale farsi conoscere al grande pubblico, stiano trovando una loro strada sempre più spettacolare e professionale. Molto si può fare ancora, e si farà senz'altro, ma la sensazione è che la direzione intrapresa sia quella giusta. Un plauso ad Activision, dunque, che sta investendo molto negli esport, contribuendo anche con montepremi come questo (da 2 milioni di dollari) a creare un movimento professionistico, insieme a Blizzard, Riot e Valve. Ora non resta che vedere come reagirà il resto dell'industry.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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