Quadrilateral Cowboy - recensione

Geni dell'informatica senza passare per l'università.

Se siete tra coloro che, esattamente come il sottoscritto, hanno puntualmente sottovalutato le ore di informatica alle superiori, quelle passate in compagnia dell'incomprensibile schermata di Pascal o vetusti e rudimentali programmi simili, così poco attraenti nella loro assoluta mancanza di colori e immagini, state certamente rimpiangendo la vostra mancanza di avvedutezza.

Avreste potuto essere parte integrante di una classe lavorativa, quella degli informatici appunto, fortemente richiesta, con grandi prospettive per il futuro e lautamente pagata, soprattutto all'estero. Invece no, avrete preferito tramutare quell'utilissima e propedeutica materia in un'appendice della ricreazione, nella parentesi ideale per ritoccare le formazioni del fantacalcio in vista del prossimo turno del campionato, nell'irripetibile occasione per godersi in santa pace gli highlights della propria squadra del cuore, lontani dall'ansia dei propri abbonamenti internet a ore (si parla di qualche era geologica fa, sì). Con Quadrilateral Cowboy, almeno virtualmente, potrete rimediare.

Nei panni di una giovane e sfrontatissima hacker, membro di una banda di esperti criminali del cyberspazio, accetterete una serie di missioni, una dopo l'altra senza alcuna possibilità di scelta, in cui di volta in volta dovrete intrufolarvi in qualche struttura governativa e non, al fine di trafugare file riservati, recuperare specifici oggetti, disattivare determinati meccanismi.

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L'art design, straniante quanto basta, è stato fondamentalmente ereditato di sana pianta dal precedente lavoro di Brendon Chung. Immergendovi nel cyberspazio, inoltre, avrete la netta sensazione di essere finiti in qualche film sci-fi di fine Anni '80, inizio '90.

Brendon Chung, unico membro di Blendo Games, dopo Thirty Flights of Loving, tira fuori dal cilindro un puzzle game travestito da action. Sacrifica la cura per la trama, assolutamente secondaria nell'economia del gioco, per proporci una sequela di enigmi, immersi in un contesto stealth in cui bisogna infiltrarsi senza farsi vedere, senza far scattare nessun allarme.

L'arma principale di cui vi servirete è un computer portatile, estraibile in qualsiasi momento, utile a scrivere righe di codice da tramutare in azioni, in comandi che possano attivare specifici congegni. L'interfaccia di questo PC ricorda le vecchie schermate di DOS, Pascal, C++. Tramite un menù apposito si possono facilmente consultare le stringhe di codice utilizzabili, le parole chiave necessarie per interagire con i dispositivi che vi circonderanno.

Per aprire una porta, per esempio, basta digitare il comando relativo, magari preoccupandosi di inserire anche l'intervallo di tempo, in secondi, entro cui rendere effettivo quanto richiesto. Sin dalla prima missione, difatti, vi scontrerete con sistemi di sicurezza di ogni tipo. Dovrete stare attenti ai raggi infrarossi, ai timer, alle difese informatiche.

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L'intera avventura è ripresa attraverso una telecamera in prima persona. Solo specchiandovi di tanto in tanto potrete sbriciare l'aspetto della giovane hacker che state impersonando.

Nel giro di qualche livello, ben supportati da un pratico e prontissimo tutorial, nonché incoraggiati e gradualmente introdotti alle varie meccaniche del gioco da una progressione ben escogitata, vi ritroverete a compilare diverse righe di comandi, sentendovi dei provetti hacker perfettamente a loro agio nell'aggirare qualsiasi difficoltà e ostacolo. Serve naturalmente un certo impegno e un pizzico di attitudine.

L'hacker che impersonerete dovrà avere sufficiente prontezza di riflessi per intrufolarsi nei condotti, nelle porte, nei corridoi, dovrà darsi da fare per saltare con precisione da una piattaforma all'altra, soprattutto se deciderete di battere i record di amici e non. Il cuore pulsante dell'avventura, tuttavia, resterà confinato all'interno del portatile, la maggior parte del tempo la passerete a scrivere, leggere e riscrivere stringhe di codice.

Si sbaglia molto, ogni tanto ci si dispera, ci si gode il frutto dei propri sforzi spesso e volentieri. Come già detto, le cose si complicano progressivamente, senza scossoni, né traumatici e repentini incrementi del livello di difficoltà. Sulle prime, completare la missione di turno senza farsi scoprire è un gioco da ragazzi.

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Per volontà dello stesso Brendon Chung, l'utenza potrà sviluppare mod di ogni tipo. È dunque lecito aspettarsi qualche livello aggiuntivo presto o tardi.

Verso l'epilogo ci si ritrova in gineprai la cui uscita può essere scovata solo usando intensivamente la materia grigia. L'ottimo level design si sposa con un gameplay solo all'apparenza votato all'azione, ma in realtà ancorato ai capisaldi del genere dei puzzle game. Districarsi tra i sistemi di sicurezza, escogitare il modo migliore per farla franca, ritrovarsi al punto d'estrazione senza aver fatto scattare nemmeno un allarme metterà a dura prova le vostre abilità di hacker e saprà regalarvi tantissimi attimi di puro divertimento.

Se dobbiamo muovere una critica a Quadrilateral Cowboy, questa riguarda il finale del gioco. Ci siamo trovati spiazzati di fronte a titoli di coda così evidentemente prematuri, considerando la parabola ascendente che ci ha lentamente condotti a diventare pressoché onnipotenti e capaci di vere e proprie magie. Proprio quando si è in pieno possesso dell'intero campionario di abilità, tra comandi informatici e gadget, tra cui piccoli robot da controllare a distanza, l'avventura si interrompe.

E proprio quando ci sembrava di aver superato le fasi in cui il tutorial puntualmente interviene, in modo più o meno evidente, per ragguagliarci sulle potenzialità aggiuntive, si viene introdotti all'ultimo livello. Proprio quando avremmo voluto immergerci completamente nella profondità del gameplay, godendo delle molteplici soluzioni strategiche offerteci, i titoli di coda estinguono ogni entusiasmo.

L'avventura è di per sé contenuta, meno di sette ore, compressa in una serie di livelli fin troppo guidati e scanditi, per quanto indirettamente, da una serie di abilità da apprendere, dominare e utilizzare nell'immediato per venire a capo dell'enigma di turno. È l'unico difetto di Quadrilateral Cowboy che, a conti fatti, si rivela un titolo impegnativo al punto giusto, profondo, godibilissimo dall'inizio alla fine, a patto di appassionarsi al gameplay fatto più di stringe di codice da compilare, piuttosto che di rocambolesche infiltrazioni a suon di gadget tecnologici e mosse acrobatiche.

Consigliatissimo agli informatici mancati, a quelli realizzati, a chi cerca un'avventura diversa dal solito, artisticamente ispirata, complessa.

8 /10

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Riguardo l'autore

Lorenzo Fazio

Lorenzo Fazio

Redattore

Lorenzo Fazio non ha mai smesso di giocare sin dai tempi del Master System. Ha così cercato di unire l’utile al dilettevole, inventandosi giornalista videoludico. Qualcuno ci è cascato: scrive per importanti testate del settore da quasi una decina di anni.

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