Luigi's Mansion, senza aspirapolvere tra i piedi, che incontra Silent Hill. Non c'è modo migliore per descrivere in breve Yomawari: Night Alone, spiazzante avventura dalle tinte horror, che nonostante alcuni difetti e una longevità piuttosto contenuta, riesce ad appassionare e, soprattutto, a spaventare grazie alla trama inquietante e alle sinistre presenze che sbarreranno continuamente la strada alla giovane protagonista.

Le premesse sono banali e sfruttano un espediente apparentemente superfluo per giustificare la lunga passeggiata, notturna e solitaria, di una bambina di soli dieci anni. Dopo aver smarrito il cane, almeno è ciò che lei stessa (si) racconta, la protagonista del gioco tenterà di scoprire le sorti della sorella, che tarda a ritornare a casa dalla ricerca dell'animale di compagnia.

La piccola cittadina in cui abita, dal nome ignoto, ma certamente situata in Giappone, è stranamente immersa nel buio, un'oscurità quasi impenetrabile, interrotta di tanto in tanto dai lampioni che invece di irradiare i dintorni di una luce calda e rassicurante, creano terrorizzanti giochi d'ombre. La nostra piccola eroina è coraggiosamente armata di torcia, proprio come il fratello di Mario, mossa da una determinazione tale da non farla retrocedere nemmeno dopo essere incappata nei primi fantasmi che tenteranno di braccarla.

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A rendere veramente inquietante il tutto, ci pensa l'art design che, nonostante lo stile colorato e super deformed, soprattutto grazie alle animazioni, mette in campo un bestiario di fantasmi e demoni davvero terrificanti.

Queste apparizioni, così improvvise e scioccanti, sono il vero motore del gioco, l'elemento che lo rende tanto peculiare. Impossibile non farsi tornare in mente le infermiere di Silent Hill, dopo l'ennesimo incontro ravvicinato con ectoplasmi così strani e mossi da animazioni straordinariamente alienanti. Prima ancora che paura, si prova un indefinibile senso di repulsione, un'inspiegabile bisogno di allontanarsi da creature così evidentemente aliene, un palpabile senso d'impotenza.

La bambina non è armata e non può in alcun modo difendersi dagli attacchi, tutti mortali, delle presenze che rendono difficoltosa, lenta e imprevedibile l'esplorazione della città e dei campi di riso che la circondano. Può solo scappare, cercare strade alternative, nascondersi tra i cespugli in attesa che si allontanino, lanciare un sasso per creare un diversivo. L'interazione vera e propria è minima, non solo per quanto riguarda l'approccio ai fantasmi.

L'esplorazione della mappa segue una progressione fondamentalmente prefissata e guidata da una serie di indizi che raccoglierete strada facendo. Molte strade si sbloccano o si liberano dell'ingombrante presenza degli spiriti, in momenti specifici o, al massimo, solo dopo essere entrati in possesso di un determinato oggetto o chiave. Capire quale sia il successivo passo da compiere non è difficile, ma bisogna aguzzare la vista per scovare note o cartelli generosi d'informazioni. Non c'è un vero e proprio inventario, né statistiche da potenziare. Tutta l'azione avviene sullo schermo, senza l'utilizzo di armi, incantesimi o quant'altro.

Nonostante ciò, il gameplay svela comunque una varietà insospettabile, inventandosi di volta in volta soluzioni e coinvolgendo l'utente in "scontri" estremamente emozionanti e adrenalinici. Ogni demone, compresi quelli che potremmo definire "boss di fine livello", possiede un proprio pattern d'attacco, nonché un modo specifico di reagire alla presenza della bambina. Alcuni inizieranno ad avvicinarsi molto lentamente, rendendo così possibile e facile l'elusione; altri procederanno a scatti, costringendovi dunque a calcolare attentamente la distanza che vi separa da loro; altri ancora non vi lasceranno scampo e dovrete evitare ad ogni costo che vi individuino.

In questo senso, è vitale tenere sotto controllo gli unici due elementi che formano l'hud. Il primo è un indicatore che fondamentalmente vi segnalerà il progressivo avvicinarsi dei fantasmi, utile soprattutto per gli spiriti invisibili, a meno di non essere illuminati dalla torcia. L'altro visualizza la scorta di stamina che si consuma durante lo scatto che, neanche a dirlo, si rivela fondamentale per darsela a gambe in più di un'occasione.

Nonostante un bestiario relativamente contenuto, grazie alla varietà di ambientazioni che esplorerete, dal cortile della scuola, al boschetto, passando per il campo di riso, complice anche la scarsa durata dell'avventura di non più di sei ore, non ci si annoia mai e difficilmente ci si ritrova a fare per due volte la stessa cosa.

A rendere Yomawari: Night Alone un piccolo capolavoro, ci pensa poi la trama che, nonostante le premesse un po' scontate come dicevamo, svela a poco a poco un intreccio ricco di interpretazioni. Non ci sono cut-scene nel senso classico del termine, né dialoghi, ma l'ambientazione parla continuamente di piccoli e grandi drammi, non sempre direttamente legati alla protagonista e alla sorella dispersa.

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I checkpoint sono molti, ma non abbastanza per evitare la noiosa ripetizione di lunghe sezioni quando si incappa, a volte casualmente, in un fastidioso game over.

Non mancano certamente delle sbavature, piccoli difetti che ogni tanto minano l'esperienza. Il più grave riguarda l'arbitrarietà con cui i fantasmi decideranno se e come attaccarvi. Soprattutto nel caso di quelli più forti, spesso il superamento o meno dell'ostacolo non dipenderà tanto dall'abilità del videogiocatore, quanto dal software che determina apparizioni e sparizioni dei nemici, oltre alla frequenza dei loro attacchi. Può capitare che pur utilizzando la corretta strategia per fronteggiare l'offensiva, si incappi ugualmente in un game over perché ci si ritrova, senza particolari motivazioni, completamente circondati. Un paio di respawn dopo invece, tentando di superare la stessa sezione, si può trovare il campo completamente libero da presenze ostili.

Questa casualità, introduce un fattore fortuna tutt'altro che ignorabile, principale fautore di porzioni di avventura piuttosto frustranti, per quanto rari. Yomawari: Night Alone è una piacevolissima sorpresa. I ragazzi di NIS hanno dato vita ad un'avventura disturbante, degna di essere annoverata insieme ai mostri sacri del genere. A stupire, più di ogni altra cosa, è la perfetta commistione tra un art design in pieno stile cartoon, simile a un Super Mario qualsiasi, e un'ambientazione terrificante, abitata e infestata da fantasmi semplicemente inquietanti. Nonostante alcuni passaggi piuttosto frustranti, nonostante una longevità contenutissima, il gioco è consigliatissimo ad appassionati del genere e non.

8 /10

Riguardo l'autore

Lorenzo Fazio

Lorenzo Fazio

Redattore

Lorenzo Fazio non ha mai smesso di giocare sin dai tempi del Master System. Ha così cercato di unire l’utile al dilettevole, inventandosi giornalista videoludico. Qualcuno ci è cascato: scrive per importanti testate del settore da quasi una decina di anni.