Dishonored 2 - recensione

Il sequel perfetto? 

Il destino favorisce chi osa, un motto con cui è bello riempirsi la bocca ma che in molti, troppi casi non si rivela assolutamente realistico. Quando crei un prodotto ti trovi inevitabilmente a dover soppesare i rischi e, nonostante le buone intenzioni, a tirare i remi in barca alla ricerca di una struttura più conservativa e sotto molti aspetti sicura. È così che nascono i franchise, è così che i publisher e gli sviluppatori danno vita alle serie e alle saghe e che per un buon numero di anni si cerca di spremere al meglio creando nuovi giochi con uno sforzo, dal punto di vista concettuale, relativamente contenuto.

I casi sono innumerevoli, con una qualità produttiva inevitabilmente altalenante. Ai brand storici conosciuti da tutto il pubblico, tuttavia, le compagnie impegnate nelle produzioni AAA hanno deciso di affiancare anche qualche nuova IP dando per esempio fiducia a team che nel corso degli anni non erano riusciti a distinguersi a pieno nonostante il talento e le potenzialità. In questo scenario Bethesda ha saputo lavorare in maniera eccelsa trasformandosi dall'azienda sinonimo di Fallout e The Elder Scrolls a una piccola grande potenza che può contare su una serie di software house e di videogiochi da far invidia ai colossi storici del settore.

Al di là delle critiche che hanno colpito Fallout 4 (il comparto tecnico non eccelso e l'abbandono di alcune meccaniche RPG hanno fatto discutere), negli ultimi anni sono arrivati sul mercato produzioni che per un motivo o per l'altro rappresentavano una scommessa. Doom e Wolfenstein: The New Order e The Old Blood appartengono a un tipo di fps considerato in passato sostanzialmente morto; The Evil Within è una tipologia di survival-horror che è in via d'estinzione e infine Dishonored è un'altra scommessa nata dalla mente dei ragazzi di Arkane Studios.

Dishonored_1
Corvo o Emily? Chi sarà l'ombra oscura che attraverserà la cupa Dunwall e l'esotica Karnaca?

Arkane aveva già dimostrato in passato di saperci fare, confezionando dei prodotti che avevano incontrato un buon favore di critica e pubblica ma che non avevano mai ambito allo status di capolavoro. Le avventure di Corvo Attano possono, quindi, essere considerate come una sorta di consacrazione definitiva per la software house capitanata da Raphael Colantonio e Harvey Smith.

Dopo un' avventura dalla qualità così elevata la domanda sorge spontanea: come si migliora una formula quasi perfetta? Un dilemma di difficile risoluzione che, a quattro anni di distanza dalla prima avventura in quel di Dunwall, ci trasporta ancora una volta in un mondo lontano, un universo parallelo in cui le ispirazioni steampunk si uniscono a un esasperante occultismo e in cui una manciata di uomini e donne straordinarie si aggirano nell'ombra con l'onnipresente marchio dell'Esterno che li accompagna.

Sono ormai trascorsi quindici anni ma il peso della morte di Jessamine Kaldwin non accenna a diminuire ed è un costante fardello sulle spalle del Protettore Reale, Corvo Attano, e dell'ormai imperatrice Emily Kaldwin. In un giorno così triste come l'anniversario della scomparsa di Jessamine, i nostri due protagonisti sono uniti nel cordoglio, totalmente all'oscuro di ciò che da lì a poche ore li costringerà a combattere per se stessi ma anche per il proprio popolo.

Dishonored_2
La fine di ogni missione sarà l'occasione per tirare le somme sul nostro operato.

Il Duca di Serkonos, Luca Abele, si presenta alla cerimonia di commemorazione in maniera totalmente inaspettata, accompagnandosi a una misteriosa figura che i nostri due eroi non conoscono ma che ben presto si rivelerà una minaccia tutt'altro che semplice da affrontare: Delilah Copperspoon. In una sola giornata tutto cambia e la sostanziale pace che ha accompagnato le vite di Corvo ed Emily per diversi anni diventa ormai un ricordo del passato. È arrivato il momento di tornare a muoverci tra le ombre della città e di riprenderci, ancora una volta, ciò che ci spetta.

Non vogliamo addentrarci troppo nei dettagli della trama di Dishonored 2 anche perché proprio questo aspetto rappresenta un deciso passo in avanti rispetto al primo capitolo. Uno dei difetti più evidenti delle prime avventure in quel di Dunwall era un comparto narrativo privo di mordente e tutto sommato banale, caratterizzato anche da dei colpi di scena spesso troppo telefonati e prevedibili.

Al di là di una storia più interessante e meglio narrata, alcune decisioni degli sviluppatori hanno dato vita a una trama più convincente e godibile. Dare una voce al taciturno Corvo e alla new entry Emily era sicuramente un rischio ma i risultati sono più che positivi, dato che ora possiamo conoscere in dettaglio le opinioni del personaggio che interpreteremo e carpire alcune informazioni sul loro passato e sulla loro vita. Le differenza tra i due protagonisti sono evidenti in questi elementi ma anche nel modo in cui alcuni NPC interagiscono con loro, e molti giocatori potrebbero decidere di cimentarsi in una seconda run anche per scoprire maggiori dettagli sull'affascinante mondo di gioco.

A questo elemento da non sottovalutare si aggiungono la presenza di un villain principale e di una serie di antagonisti minori caratterizzati con maggiore cura e più interessanti rispetto a quelli incontrati all'interno del primo Dishonored, e una presenza del misterioso Esterno talmente rilevante da arrivare a fornirci anche alcuni dettagli sul passato e la natura di questo curioso individuo soprannaturale.

Per quanto non la si possa considerare l'eccellenza in ambito videoludico, la trama compie dei decisi passi in avanti rispetto al passato, con il gameplay che ancora una volta giocherà un ruolo fondamentale soprattutto in vista del finale. Il livello di Caos (fare una carneficina o limitare il più possibile le uccisioni) e alcune scelte effettuate all'interno delle missioni avranno delle conseguenze su un finale leggermente più sfaccettato rispetto al precedente titolo.

Ma controller alla mano, quanti cambiamenti sono stati inseriti in questo sequel? La struttura su cui si fonda questo action/stealth in prima persona è pressoché invariata: avremo un hub principale in cui discutere con i nostri alleati e dal quale ci dirigeremo al livello in cui si svolgerà la nostra missione. I livelli sono a tutti gli effetti delle macroaree sandbox esplorabili in lungo e in largo e approcciabili come meglio desideriamo, con la possibilità di muoverci costantemente nell'ombra e di evitare il più possibile il contatto con i nemici, ma anche di ingaggiare lo scontro diretto sfruttando gadget e poteri. Lo stealth rimane in ogni caso l'approccio più divertente da adottare e anche quello meglio implementato dallo studio francese.

Dishonored_3
Alcune missioni introducono delle meccaniche originali ed estremamente appaganti. Ecco il Giratempo.

I Poteri sono ancora una volta alla base del gameplay ma potranno essere rifiutati nelle prime battute della nostra avventura. Una scelta sicuramente interessante per tutti coloro che non apprezzano l'utilizzo di una serie di abilità soprannaturali che potrebbero essere considerate troppo invadenti da chi sia alla ricerca di uno stealth più puro o semplicemente di una sfida ancora più impegnativa. Chi al contrario accetterà il Marchio dell'Esterno si troverà alle prese con meccaniche già conosciute, soprattutto utilizzando Corvo.

L'eroe mascherato ha gli stessi poteri del primo Dishonored (Blink, Possessione, Distorsione, Visione Oscura ecc.) mentre l'Imperatrice può sfoggiare delle abilità molto interessanti e in grado di dar vita ad approcci ancora più sperimentali e potenzialmente letali. Domino, in particolare, è una delle più versatili e divertenti dato che collega fino a un massimo di quattro nemici che da quel momento in poi condivideranno lo stesso destino, che si tratti di morte o stordimento. Qualunque sia il vostro approccio avrete, in ogni caso, la possibilità di effettuare degli upgrade sfruttando un sistema di progressione rivisto e maggiormente complesso.

Ogni abilità avrà, infatti, dei piccoli skill tree dedicati che permettono di sfruttare delle variazioni più o meno evidenti e di migliorare ulteriormente certi poteri. Si tratta di un deciso passo in avanti rispetto alla precedente avventura in quel di Dunwall e di un ulteriore incentivo a dedicarsi all'esplorazione dei vari livelli. Un'esplorazione che ci permetterà d'imbatterci in vie alternative, di raccogliere oggetti preziosi, rune, amuleti d'ossa (cimeli in grado di migliorare alcune caratteristiche del nostro eroe che in questo caso potranno anche essere creati attraverso delle ossa di balena) ma anche d'imbarcarci in alcune missioni secondarie assolutamente facoltative.

Dishonored_4
Il mondo di gioco è estremamente vivo, credibile e affascinante.

Serkonos e Dunwall sono luoghi pieni di vita e di storie che aspettano semplicemente di essere scoperte e vissute. Il lavoro dei ragazzi di Arkane è, sotto questo aspetto, assolutamente impeccabile e permette a tutti i giocatori di immergersi all'interno di un mondo credibile e davvero interessante in ogni propria sfaccettatura. Un interesse che è inevitabile quando dovremo imbarcarci in alcune zone particolarmente ispirate che introducono delle meccaniche totalmente inedite, delle variabili impazzite tutt'altro che semplici da gestire.

Che si tratti di un villa in costante movimento che sembra prendere vita sotto ai nostri piedi e che è costantemente pattugliata da Meccanosoldati, delle tempeste di sabbia del Distretto delle Polveri o di una magione in rovina in cui dovremo utilizzare un misterioso artefatto, questa nuova avventura ci terrà costantemente con il fiato sospeso, divertendoci e impegnandoci per un ammontare di ore davvero considerevole, dato che coloro che decideranno di utilizzare un approccio completamente stealth arriveranno a toccare anche le 20 ore di gioco.

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico della produzione nella versione PS4 testata, il lavoro della software house è sostanzialmente impeccabile dato che nel corso della nostra prova con mano abbiamo solo incontrato un paio di piccoli bug che non hanno pregiudicato in alcun modo l'esperienza di gioco. Nel complesso a livello visivo e soprattutto artistico si raggiungono delle vette d'eccellenza garantite dal Void Engine, un motore che deriva dall'id Tech ma che è stato pesantemente modificato per l'occasione. Chi cerca il dettaglio o la grafica iperrealistica rimarrà inevitabilmente deluso ma Arkane ha nuovamente deciso di privilegiare lo stile più che un aspetto tecnico all'avanguardia.

La decisione di spostare il grosso dell'azione all'isola di Serkonos e alla città di Karnaca non rimanendo solamente confinati in quel di Dunwall ci permette di scoprire nuovi dettagli di un mondo affascinante e realizzato con una cura per il dettaglio maniacale e con evidenti ispirazioni a Paesi che si affacciano sul Mediterraneo come Grecia e Italia. Più che lodevole anche il comparto audio con una colonna sonora da Oscar e un doppiaggio completamente in italiano di buona fattura (ci sono alcuni difetti e alcune interpretazioni tutt'altro che indimenticabili ma complessivamente non ci si può davvero lamentare).

Osare è importante ma non è grazie al coraggio che Dishonored 2 si propone come un gioco eccelso sotto una miriade di aspetti. Un sequel in una serie così giovane non ha alcun bisogno di forzare le tappe e di spingere sull'acceleratore in favore di un cambiamento radicale. Il pregio più evidente del team francese è la maturità dimostrata nel saper bilanciare perfettamente la voglia di rivoluzione con un more of the same non troppo marcato.

La trama è decisamente più coinvolgente, interessante e curata, il gameplay è stato limato partendo da una base già ottima e puntando ancora una volta sulla varietà degli approcci senza disdegnare alcune sezioni uniche e originali, delle schegge impazzite che scombinano le strategie ormai rodate e che mettono alla prova anche il giocatore più navigato. È inutile girarci intorno, ci troviamo di fronte a un sequel sostanzialmente perfetto e a quello che si prospetta come un agguerritissimo pretendente al trono di miglior gioco dell'anno. Karnaca e Dunwall sono luoghi di una bellezza spiazzante e Corvo ed Emily sono le guide perfette per un'avventura imperdibile.

9 /10

Leggi la nostra guida al punteggio

Vai ai commenti (31)

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

Contenuti correlati o recenti

Untitled Goose Game - recensione

Semplicemente, un'oca che decide di rovinare le giornate di un po' di persone a caso.

Knights and Bikes - recensione

Alla ricerca di un tesoro perduto!

Night Call - recensione

Una Parigi noir nella morsa di uno spietato serial killer.

RaccomandatoSea of Solitude - recensione

Un mare mai raggiunto da nessuna riva, un ponte da nessuna strada, un colore da nessuna luce.

Castlevania Anniversary Collection - recensione

Konami impartisce la seconda lezione di storia.

Articoli correlati...

The Last of Us ha venduto oltre 20 milioni di copie su PS4 e PS3

Nuovo traguardo per il gioco di Naughty Dog.

In Death Stranding la vita o la morte degli NPC dipenderà dalle scelte del giocatore

Hideo Kojima: "vogliamo davvero svelare il significato della connessione tra le persone. Come si forma, come si sviluppa".

Commenti (31)

I commenti ora sono chiusi. Grazie per avere partecipato!

Nascondi i commenti coi punteggi più bassi
Ordine
Visualizza