Se Final Fantasy XV gioca a fare Dark Souls - articolo

Una notte a Pitioss, il dungeon che fa impallidire la Fortezza di Sen.

Conclusi i titoli di coda dell'ultima fatica di Square Enix, è molto probabile che la prima cosa che farete sarà andare da Cindy per sbloccare la quest che trasforma la Regalia in un aereo. Se non sapete come fare v'invito a dare un'occhiata alla nostra guida di Final Fantasy XV, perché poter volare liberamente sulla mappa attraversata in lungo e in largo in macchina, rappresenta senz'altro una bella attrattiva.

Dopo un po', però, viene il dubbio che si tratti di una caratteristica fine a se stessa, dato che alla fine le location si fa prima a raggiungerle col viaggio istantaneo, e che la fase d'atterraggio con la Regalia è tutt'altro che ottimizzata. Non fosse, però, per quel piccolo segmento giallo che appare sulla mappa vicino al vulcano, raggiungibile solamente volando.

Quel trattino, apparentemente insignificante, è infatti una pista d'atterraggio persa nel nulla, nonché l'unico modo per accedere al dungeon segreto di Pitioss, che inaspettatamente s'è rivelato essere una delle esperienze più difficili mai affrontate in un videogioco. D'altronde, chi poteva immaginare che Final Fantasy XV potesse offrire una sfida da fare impallidire Dark Souls?

Un sospetto però avrei dovuto averlo già in fase d'atterraggio, dato che la pista, cortissima, presenta dei muri di roccia all'inizio e alla fine. Effettuare un avvicinamento che non sia perfetto equivale a schiantarsi e quindi al game over. Una volta messo piede a terra mi sono imbattuto in mob di livello medio/alto (tenete conto che al momento sono al 74esimo), che avevano però più punti vita dei loro corrispettivi nelle altre parti della mappa. Comunque sia, piano piano, mi sono fatto strada fino a un accampamento nel quale ho subito riposato.

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Il segmento giallo che vedete sulla mappa è la pista d'atterraggio per andare a Pitioss.

Questo è stato il primo errore, perché Pitioss è un dungeon al quale si può accedere solo di notte, e dunque mi sono trovato a dover passare la giornata successiva combattendo e raccogliendo quello che ho trovato in giro, giusto per far passare il tempo (mettere una funzione per accelerare lo scorrere del tempo, evidentemente, dev'essere stata una feature troppo audace per Tabata).

E così, una volta attese le 20.00, finalmente sono entrato a Pitioss. E qui mi ha accolto la prima sorpresa, dato che ho scoperto trattarsi di un dungeon che si può affrontare unicamente da soli, e strutturato sulla risoluzione di enigmi ambientali. Certo, inizialmente bisogna fare anche qualche salto di qui e di là, ma nulla di trascendentale. Per cui, era circa l'una di notte, mi sono avventurato per le bizzarre sale di Pitioss, convinto che alla peggio avrei fatto le tre del mattino.

Invece m'aspettava una delle notti più assurde della mia vita da videogiocatore, della quale sono riuscito a venire a capo per una questione di orgoglio, ostinazione e senso della sfida (con me stesso), doti queste alle quali mi sono spesso aggrappato nella vita nei momenti difficili.

Inizialmente, dicevo, Pitioss mi ha affascinato per via del suo approccio inedito, per essere un dungeon diverso da tutti gli altri visti finora (nel gioco, e non solo). Basti dire che non è presente alcun mob dall'inizio alla fine, e che l'unica cosa con cui si ha a che fare sono interruttori da azionare, statue da rompere per creare delle scorciatoie e molti, moltissimi salti.

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Atterrare tra un sasso e l'altro sarà tutt'altro che facile. Perdete quota gradualmente e non fatevi scrupoli e fare un giro in più sulla pista se la discesa non vi sembra corretta.

Poi, però, mano a mano che entravo nelle profondità del dungeon, gli enigmi hanno cominciato a farsi più difficili e le fasi platform più complesse. Verso le 2.30 di notte mi sono bloccato nella soluzione di un enigma e, non potendo salvare nei dungeon di Final Fantasy XV (un'altra feature probabilmente troppo complessa da implementare in soli 10 anni di sviluppo), e non avendo intenzione di rifarmi una seconda volta tutta la strada per tornare al punto in cui ero arrivato, ho cercato qualcosa su YouTube che mi potesse aiutare.

Al che, il primo choc emotivo: stando al video non avevo che scalfito la superficie di Pitioss! Mi faccio coraggio e decido di accelerare il passo, tralasciando gli oggetti da raccogliere nei punti più difficili. Perché, questo va detto, il dungeon è incredibilmente remunerativo, al punto che ho scoperto esistere un limite massimo per l'inventario!

Verso le 3.00 del mattino, dopo una serie di salti e piattaforme che mi parevano il massimo concepibile per un gioco come Final Fantasy XV, arrivo in una sala senza fondo in cui vengo accolto da un enorme macchinario composto da un colossale teschio metallico cui sono attaccati decine di spuntoni roventi, capaci di uccidere all'istante. Capisco che devo arrivare in alto ma vi assicuro che trovare la strada giusta è stato davvero complesso, tanto più che al minimo errore si torna al checkpoint.

Alle 3.30 supero questa sezione per arrivare a un'altra ancora più difficile. Mi ritrovo infatti a correre e saltare su delle pareti di pietra che scendono nel buio più totale. La torcia è l'unica cosa che mi permetta di vedere dove sto saltando ma intanto Pitioss inizia a introdurre una nuova meccanica: come in un quadro di Escher, si può correre su più pareti, dischiudendo sentieri del tutto diversi.

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Pitioss presenta scenari surreali. E ricordate, in questo caso la strada giusta è verso l'alto.

Alle 3.50 circa passo alla sezione seguente, che mi sorprende allontanando la telecamera e trasformando il gioco in un platform alla Prince of Persia! Mi accorgo che sto lasciandomi indietro una marea di oggetti, che non sto esplorando una serie di percorsi alternativi, ma a quell'ora avrei dovuto essere già a letto, quindi tiro dritto verso la fine della sezione e per le 4.10 sono al checkpoint successivo.

La telecamera torna a essere quella tradizionale ma il gioco diventa ancora più difficile, perché alla meccanica in stile Escher di cui sopra, s'affianca la rotazione delle piattaforme su cui ci si muove. Il risultato è del tutto disorientante: in alcuni punti fatico a capire da che parte mi sto muovendo, e trovare la strada giusta mi richiede l'esplorazione totale dell'area.

Arrivo così in prossimità di una gigantesca statua di donna, sul cui seno salto, facendola crollare. Vedo un oggetto sul suo ombelico, scendo lungo le gambe fino ai piedi, e cado. Rifaccio l'intera sezione e scopro che la strada giusta è in direzione opposta, lungo le ascelle, le braccia e infine saltando sull'enorme fiaccola che ha in mano.

Nel frattempo si sono fatte le 4.45 circa, comincio a essere distrutto dal sonno e sbaglio sempre più i salti. Ma m'aspetta ancora il peggio perché subito dopo inizia una sezione in cui, immerso nel buio più totale, devo effettuare salti millimetrici su travi di metallo strettissime, su gabbie piegate da cui è facilissimo scivolare giù, risalendo lungo surreali strettoie che paiono non finire mai.

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Una delle tante situazioni rilassanti e confortevoli che propone Pitioss: anche il solo sfiorare uno di quei paletti vuol dire tornare al checkpoint.

È il momento più difficile, quello in cui guardo l'orologio e scopro che sono passate le 5 del mattino; in cui vorrei salvare ma non posso; in cui penso di lasciare in pausa il gioco e andare a dormire, ma poi penso a un black-out, al gioco che va in crash, a qualsiasi altra cosa che possa farmi alzare la mattina seguente e scoprire che tutti gli sforzi sono stati vanificati.

Soprattutto, penso che non voglio andare a dormire con un simile fardello sulla coscienza, che non intendo svegliarmi sapendo che devo finire lo stramaledetto Pitioss. E poi, dicevo, l'orgoglio, l'agonismo: "Stefano, se hai le palle adesso lo finisci e mi dimostri quello che vali". "Ma sono stanco, sono già morto un centinaio di volte, sono nel buio, nella desolazione, nella solitudine". Alla fine vince la mia metà più coriacea, più volitiva, ma sono le 5 e mezza, ormai mi parlo da solo e la schizofrenia è dietro l'angolo.

Riesco finalmente a superare anche questa sezione e riappaio, come per magia, in una parte della mappa esplorata all'inizio. Solo che m'abbandonano prima le cuffie, poi il pad inizia ad avvisarmi che è scarico: panico! E poi c'è tutta una serie di salti che non avevo immaginato, di piattaforme che non avevo notato, e delle quali verrò a capo, finalmente, verso le 6 del mattino.

Giunto alla fine di Pitioss m'aspetto un trofeo non dico di platino, che so non essere possibile, ma almeno d'oro. E invece nulla, non c'è alcuna ricompensa se non un Cappuccio Nero, uno dei migliori oggetti di Final Fantasy XV.

Se volete farvi un'idea di Pitioss, guardate qui. La sezione che vedete a 1 ora e 51 minuti, è quella che mi ha procurato una crisi mistica.

Ripensando alla mia run a Pitioss, realizzo alcune cose. Che è tra le esperienze più difficili, impegnative e frustranti che abbia mai provato da videogiocatore. Che nella prossima patch Square Enix dovrebbe (anzi DEVE) inserire il salvataggio anche nei dungeon. Che al level designer che ha concepito Pitioss, stringerei la mano per aver concepito un dungeon così geniale, e darei un paio di ceffoni per il sadismo dimostrato. Che a Tabata, quando lo intervisterò di nuovo, chiederò cosa sia passato per la testa nel proporre una delle esperienze 'platformiche' più bastarde a mia memoria, in un gioco chiaramente pensato per essere tutt'altro.

Resta chiaramente la soddisfazione e l'orgoglio di esserne venuto a capo, ma in questi giorni mi stavo domandando se affrontare o meno il NG+ e ora ho una risposta: posso provare a spendere 18 minuti per tirare su il pesce più grosso del gioco, posso ammazzare altre 10 volte il Grifone per farmi droppare le sue piume... ma Pitioss non mi avrà mai una seconda volta!

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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