Titanfall 2 racconta una storia di amicizia più umana di molte altre - articolo

Fidatevi di noi.

State per ascoltare una storia. Una storia emozionante su uno dei giochi più sottovalutati dell'anno: Titanfall 2. Vi avvertiamo, di seguito troverete numerosi spoiler sul gioco, compresi quelli riguardanti la sua fine.

Il 2016 è stato un anno eccellente per chi ama i giochi in cui bisogna "prendersi cura" di compagni di gioco virtuali. Più o meno. Prendete The Last Guardian: tutti ci aspettavamo di dover interagire con Trico come se fosse una specie di cucciolo troppo cresciuto, quindi inizialmente diffidente e testardo. Chi ha giocato con l'ultima fatica di Fumito Ueda sa bene quanto quel delizioso bestione pennuto fosse difficile da gestire in alcune occasioni. Riuscire a fargli fare quello che volevamo non è stato sempre facile.

Con il tempo però abbiamo imparato a conviverci e ad amare anche i suoi difetti, proprio come se fosse il nostro animaletto da compagnia. Riguardando la sequenza di apertura di The Last Guardian ora risulta chiaro che Trico è ben più di un gatto fuori misura. È una bestia mitologica e pretendere di prenderne il controllo come se fosse un guardiano addomesticato era davvero troppo. Non è un cucciolone da compagnia ma un nostro pari. Per conviverci al meglio bisogna accettare ciò che fa, anche se non è la cosa che noi vorremmo facesse in quel momento. In un certo senso è come se il nostro personaggio fosse il suo compagno, non il contrario.

E se vi dicessimo che Titanfall 2 alla fine non è poi così diverso da The Last Guardian? Ok, in superficie è un gioco incentrato sulla guerra e su tecnologie avanzatissime, cose che abbiamo già visto centinaia di volte in altrettanti videogiochi. Ci sono fucili capaci di sparare proiettili multipli, tute capaci di offrire a chi le usa possibilità di movimento incredibili ed esplosioni da far invidia a Michael Bay.

E poi ci sono i mech, o meglio i Titan. Ognuno di essi è stato inserito nel gioco per un solo scopo: aiutare il suo pilota a fare meglio io suo lavoro: uccidere e rimanere vivo. Nessun Titano avrebbe motivo di esistere nel gioco senza il suo pilota, sarebbe solo un involucro metallico senza senso. Un oggetto. Una cosa. Un costoso giocattolo. Il capitano Lastimosa, che ci accompagna nel tutorial iniziale, ci offre però una visione leggermente differente dei Titani grazie ad una semplice frase: "Finirai per amarli". Ed è vero, da quel momento in poi si stabilisce una connessione quasi umana con quei giganteschi strumenti di morte.

Quando nel gioco ci si trova per la prima volta di fronte al Titan BT-7274, tutto sembra diverso dal solito gioco di guerra in cui si riceve l'equipaggiamento per la missione successiva. Abbiamo appena perso la prima battaglia. Tutti intorno a noi sono morti e anche Lastimosa è stato ferito a morte. Colui che fino a qualche minuto prima ci aveva insegnato tutto quello che dovevamo sapere per sopravvivere, giace sanguinante a pochi metri dai nostri piedi. Il suo ultimo desiderio: "sali sul Titan BT-7274, ora è tuo". Prima di poterlo usare però dobbiamo "rimetterlo in forze", trovando le batterie di cui necessita per tornare in battaglia. Per ora può aiutarci unicamente dandoci qualche semplice consiglio su come completare questa prima missione. Si rivolge a noi con un freddo appellativo. Non Jack o Capitano, il suo atteggiamento è quello di un computer che parla con un semplice operatore.

BT, come amiamo chiamarlo, è gestito da tre diversi protocolli che assomigliano molto alle leggi della robotica di Asimov. Saranno queste tre "leggi" a governare il nostro rapporto con il titano in battaglia, una sorta di accordo tra amici, tra compagni di battaglia.

1. Collegarsi al pilota.

2. Proseguire la missione.

3. Proteggere il pilota.

Tre regole che il nostro BT seguirà anche a costo della propria "vita". Lui farà di tutto per proteggerci e permetterci di portare a termine la nostra missione. I modelli di Titan precedenti erano degli oggetti, delle macchine da guerra, ma lui è diverso. Lui è un vero e proprio compagno di battaglia. Per tutta la durata del gioco è posta grande enfasi sulla connessione tra piloti e titani, ma spesso non si ha il tempo per notarlo. Anche il tutorial che ci consente di prendere confidenza con le battaglie tra Titan ne è una prova. In più di un'occasione, infatti, BT ci fa notare che grazie a lui la nostra efficienza in combattimento è aumentata. Il nostro compagno robotico ci fa effettivamente notare che siamo diventati ben più di un pilota dentro il suo mech, siamo una singola e letale unità da battaglia.

In una sezione più avanzata del gioco, BT viene catturato da un macchinario della IMC, una delle fazioni del gioco. Ci si sorprende nel sentirlo urlare, nel vederlo chiedere aiuto come se sentisse dolore o presagisse ciò che potrebbe succedere: essere utilizzato come cavia da esperimenti. BT in quell'occasione si rivolge al protagonista chiamandolo Cooper, non più con il freddo appellativo iniziale. La loro "amicizia" è progredita. Sono compagni, non più una semplice equazione macchina + uomo.

Proseguendo ancora, il gioco ci mette di fronte ad un altro ostacolo apparentemente insormontabile, un enorme cratere che Jack può superare solo grazie all'aiuto di BT. Il Titan in questa occasione chiede apertamente al suo pilota/amico/compagno di "fidarsi di lui". Fidarsi un concetto che una macchina non dovrebbe neanche conoscere, o no? Questa è un'altra sequenza atta ad umanizzare BT, ma dimostra anche come la connessione tra pilota e Titan sia destinata a rafforzarsi sempre di più. BT inizia a comportarsi in modo quasi umano, assomiglia sempre di più a Jack. Nella stessa sequenza il protagonista rischia di cadere e viene salvato in extremis da BT, che riesce a recuperarlo al volo. Jack lo ringrazia con un gesto molto umano, il pollice alto, che viene istantaneamente ricambiato dal Titan. Un altro incantevole tocco di umanità.

Nonostante tutto, però, il gioco non dimentica mai i tre protocolli che gestiscono il modo di comportarsi di BT nei confronti del "suo umano". Spesso e volentieri questi entrano in gioco, specialmente verso la fine quando durante una sequenza piuttosto intensa il protagonista cade preda di in un'imboscata e BT viene gravemente danneggiato. Il Titan chiede a Jack di fidarsi ancora una volta di lui e decide di rischiare il tutto per tutto per salvarlo. Seguendo il Protocollo 3 al di sopra di tutto, BT chiede al suo compagno di aprire uno scompartimento segreto nella sua testa, che contiene un'arma oltre al suo "cervello".

Gli chiede in sostanza di sacrificarlo per poterne uscire vivo. Jack non è d'accordo ma BT-7274 gli urla contro: "Protocollo 3: non perderò un altro pilota". Una sequenza tragica, toccante. Il titano si sacrifica per il bene del suo compagno, non ha altre opzioni, è stato costruito per farlo. Jack riesce a fuggire e per la prima volta entra in gioco il SUO Titan, quello che inizialmente non aveva risposto alla chiamata. Jack inserisce il cervello di BT nel nuovo titano, il quale sorprendentemente lo saluta: "Ciao, Jack." Per la prima volta BT ha usato il suo nome. Lo ha riconosciuto. Da una tragica morte, ecco un'inattesa e commovente rinascita.

Ed è proprio in un emozionante picco narrativo che i famigerati tre protocolli mostrano la loro vera profondità, il loro significato più recondito. La battaglia finale è alla fine ma BT è stato seriamente danneggiato. Chiede aiuto a Jack, i suoi circuiti automatici sono andati e ha bisogno di lui per muoversi. Il primo protocollo appare come in un flash: Collegarsi al pilota. Il nemico sta per fare fuoco in un ultimo, disperato assalto, l'unico modo per fermarlo è far detonare il cuore di BT.

"Protocollo 2: Proseguire la missione". Jack si prepara ad usare la catapulta e al giocatore viene data una doppia opzione di dialogo. La prima recita "Abbiamo un modo per uscirne BT?". Il Titan risponde con un laconico "Sto calcolando". Qualche secondo dopo, BT pronuncia per l'ultima volta una frase emblematica: "Fidati di me", ed è proprio in quel momento che Jack intuisce cosa sta per accadere. "Protocollo 3: Proteggere il pilota". BT si sacrifica per proteggere il suo compagno di tante battaglie, il suo amico. E completare la missione.

A questo punto è ormai chiaro che BT-7274 è ben più di un ammasso di acciaio e circuiti. Per tutta la durata dell'avventura il giocatore ha gioito insieme a lui, ha avuto paura e ha scherzato con lui. Il Titan è stato un vero amico, qualcosa che il nostro eroe non avrebbe mai potuto immaginare. Jack ne ha fatta di strada da quando era solo un soldato semplice con il sogno di pilotare un Titan.

Al tempo stesso però BT ha imparato qualcosa da lui, il suo modo di fare, di comunicare. È incredibile scoprire come la meccanica comunicazione tra un uomo e un robot si sia trasformata pian piano in qualcosa di molto più complesso. BT non ha mai avuto un vero cuore eppure è riuscito a sviluppare una personalità. Un pensiero cosciente. Deve ancora seguire quelle dannate tre regole ma non è più solo un robot.

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Riguardo l'autore

James Bartholomeou

James Bartholomeou

Redattore

James joined Eurogamer in August 2016 as the social media coordinator. He likes Star Wars, , shooters and Mexican food. Find him at @Iyagovos on Twitter.

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