The Walking Dead: A New Frontier - recensione

Il passato torna sempre a bussare.

Il passato torna sempre a bussare. È qualcosa di inevitabile che bisogna saper accettare e abbracciare con un misto di consapevolezza e rassegnazione. L'episodio finale, From the Gallows, e in generale l'intera terza stagione di The Walking Dead ne sono una dimostrazione inequivocabile per svariate ragioni. La prima è ovviamente tematica e anche l'inizio del quinto appuntamento con Javi, Clementine e soci lo dimostra ampiamente.

Ad accoglierci è un flashback, una tecnica che si è ripresentata costantemente in tutto A New Frontier, il passato che ritorna e che non ha semplicemente il compito di farci capire la storia dei personaggi ma che ha un effetto evidente sul presente, sui rapporti e sulle azioni che condizionano soprattutto Javier in relazione con il fratello David. È così che il passato si lega a doppio filo all'altro tema centrale che i ragazzi californiani hanno deciso di sviluppare: la famiglia e i legami di sangue in tutto ciò che li caratterizza, nel bene e nel male.

Ma il passato è anche l'inevitabile paragone con i primi due cicli di episodi di The Walking Dead e con Clementine stessa, un personaggio che se inizialmente ha dimostrato una discreta importanza è progressivamente stata relegata in secondo piano in favore del nuovo che avanza rappresentato da Javier e famiglia. Un cambiamento che probabilmente era l'unico non effettivamente necessario quando si parla dei lavori di Telltale. In più di un'occasione abbiamo avuto l'impressione che Clem fosse una figura troppo ingombrante per questo ruolo, un colosso che rischiava di oscurare una narrazione che seppur imperfetta ha saputo dimostrare un certo potenziale.

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Il rapporto tra David e Javi è il centro emotivo della stagione.

Potenziale che è legato al nuovo protagonista e ai suoi rapporti spesso conflittuali con le persone che più ama, individui che nella propria diversità si avvicinano senza mai davvero comprendersi a pieno nonostante l'indissolubile legame di sangue, nonostante un evidente sentimento di affetto Un nuovo inizio tanto interessante per l'IP quanto indecifrabile a causa di un finale che chiude un ciclo narrativo ma ne lascia un altro forse ancora più importante in sospeso.

Non mancano poi certi problemi strutturali con episodi decisamente molto corti che si attestano costantemente sotto le due ore e che incappano in difetti classici per questo genere di giochi. La rilevanza delle scelte effettuate pare quanto meno più evidente ma allo stesso tempo il rischio che vengano bellamente accantonate in un'eventuale quarta stagione è palpabile (in fondo è già successo in passato). Da non sottovalutare ai fini della trama anche la gestione di alcuni personaggi, liquidati velocemente con uscite di scena e morti che potevano probabilmente essere gestite più efficacemente. Si tratta di scelte infelici ma comode per gli sviluppatori, un modo semplice e immediato per abbandonare certe sottotrame e proiettarsi verso il futuro.

Complessivamente ci sono più chiari che scuri a livello narrativo ma è mancato quel guizzo che ha spesso caratterizzato The Walking Dead, quella forza emotiva in grado di commuovere anche il più duro dei cuori. Per quanto riguarda tutto ciò che circonda la sola storia non ci sono particolari novità e nel bene e nel male i fan della serie sanno sicuramente cosa aspettarsi.

Il nuovo engine segna dei passi in avanti ma non farà gridare al miracolo i detrattori nonostante una stabilità più accentuata, minata solo in minima parte da una manciata di bislacchi bug tra cui la fugace apparizione sullo sfondo di alcune scene di personaggi teoricamente passati a miglior vita. Ottimo il lavoro sul doppiaggio e sulle musiche anche se ovviamente continuano a latitare doppiaggio e sottotitoli in italiano.

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Il finale è movimentato al punto giusto ma inciampa in alcuni errori purtroppo classici per Telltale.

Standard invariati anche a livello di gameplay, un aspetto in cui The Walking Dead si rivela molto probabilmente il titolo Telltale più equilibrato. Il finale si è dimostrato movimentato e interessante da vivere controller alla mano anche se non sono mancati alcuni episodi troppo piatti e focalizzati esclusivamente su dialoghi e narrazione. Un ritmo nel complesso buono ma non certo perfetto che sottolinea comunque l'importanza dei dialoghi e delle scelte relegando l'azione ad una manciata di fasi esplorative e più interattive (le migliori ma purtroppo le meno presenti) e a dei QTE che per quanto leggermente modificati non rappresentano un cambiamento sufficientemente radicale.

The Walking Dead: A New Frontier non è di certo una stagione da evitare o una produzione di bassa qualità ma continua nel solco medio-alto tracciato dagli ultimi giochi sviluppati dalla compagnia. Il vero problema di questa particolare serie Telltale Games, tuttavia, sono le aspettative: dal franchise di punta della software house ci si aspetterebbe di più, soprattutto dopo due stagioni (la prima in particolare) di qualità eccelsa a livello prettamente emotivo.

I fan non si devono lasciar sfuggire A New Frontier ma allo stesso tempo non possono sperare di avere tra le mani cinque episodi equivalenti al glorioso passato della serie. Se i momenti emozionanti e l'impatto generale della trama non convincono a pieno non è necessariamente dovuto a una scrittura inferiore o a dei personaggi dimenticabili e poco interessanti. La vera colpevole è Clementine e la decisione di affidarle un ruolo francamente troppo marginale rispetto alle nostre aspettative e alle nostre speranze. Presentata come una coprotagonista, la giovane è stata in realtà relegata a un ruolo impensabile e inadatto per un personaggio di questo peso.

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Quale sarà il futuro di The Walking Dead?

Telltale deve probabilmente ritrovare la bussola in diversi ambiti e considerando che The Walking Dead dovrebbe in qualche modo continuare (DLC alla 400 Days o quarta stagione?) la speranza è che il feedback di una grossa parte della community sia stato recepito. La questione è semplice: per spostare in secondo piano il pilastro emozionale di un gioco narrativo è necessario inserire una novità in grado di sopperire all'assenza. Per quanto la vicenda di Javier e della sua famiglia sia complessivamente di buona fattura si ritorna irrimediabilmente a quella timida ragazzina conosciuta quasi per caso mentre si nascondeva in una piccola casa sull'albero.

The Walking Dead: A New Frontier - Ep. 4: Thicker Than Water

Come in ogni altro settore avere successo all'interno del medium videoludico non è di certo cosa da tutti. Alcuni hanno un colpo di fortuna e arrivano al vertice sin dall'inizio, altri nonostante il talento devono abbandonare le proprie ambizioni e altri ancora trovano la formula giusta per far breccia in una nicchia più o meno ampia di giocatori. Telltale Games fa parte di questo ultimo gruppo e per questo motivo è stata spesso accusata di un'eccessiva piattezza e cautela.

The Walking Dead: A New Frontier come abbiamo più volte sottolineato non è di certo una rivoluzione ma il quarto episodio, Thicker Than Water, pone particolare enfasi proprio sulle novità che caratterizzano questo terzo appuntamento con il videogioco che si basa sull'universo presentato negli apprezzatissimi fumetti di Robert Kirkman. L'importanza dell'introduzione dei flashback è ormai palpabile in ogni sessione ambientata nel passato e la presenza di due personaggi giocabili, allo stesso modo, garantisce lo sviluppo di due vicende che si intrecciano grazie ai suoi protagonisti.

In questo quarto episodio della durata di circa un'ora e mezza sono i personaggi, le insicurezze, i sogni e ogni aspetto della loro vita a spiccare. Non tutti sono realizzati perfettamente sia chiaro, alcuni sono anche incredibilmente noiosi o insopportabili ma ci sono certi istanti in cui sembra di essere tornati alla magia del debutto di The Walking Dead. Buona parte dei meriti è indubbiamente da attribuire ai due pilastri di questo titolo.

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Perdere il passato significa perdere il futuro.

Clementine sta crescendo, è una ragazza in continuo mutamento che sta dinamicamente cercando di trovare se stessa all'interno di un mondo sporco e che rischia di perdere la poca civiltà che ancora tiene insieme alcuni incerte comunità organizzate alla bene e meglio. Javier d'altro canto è una continua scoperta, un uomo che lentamente sta facendo breccia nei nostri cuori e che stiamo imparando ad apprezzare ogni minuto di più.

A loro è affidato il compito di tenere in piedi un episodio dal gameplay classico per Telltale ma comunque meglio riuscito rispetto al precedente episodio troppo lineare, guidato e limitato nelle interazioni. In Thicker Than Water c'è solo una scena d'azione vera e propria con i classici QTE che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle stagioni, ma l'azione è stata sacrificata in favore di qualche fase esplorativa e della risoluzione di una manciata di enigmi, delle sezioni di gioco più che benvenute. Il minutaggio in cui ci troveremo a controllare effettivamente Javi e in misura minore Clem è decisamente maggiore e l'esperienza complessiva ne beneficia delineandosi come più organica, solida e varia, anche grazie ai dialoghi e alle onnipresenti scelte.

Queste ultime si rivelano in certi casi anche piuttosto importanti ma il loro effettivo peso dovrà inevitabilmente essere valutato nell'ultimo episodio. Anche se non dovessero modificare troppi dettagli dell'intreccio narrativo non possiamo negare di essere rimasti piuttosto soddisfatti soprattutto dall'impatto emotivo di alcune di esse. Quell'impatto emotivo che senza girarci troppo intorno è il vero motore di The Walking Dead, ciò che ha fatto innamorare di Lee e Clementine milioni di fan, qualcosa che speriamo di vedere (per ora lo abbiamo solo intravisto) nel quinto episodio che ci aspetta, almeno teoricamente, tra circa un mese. Il potenziale, quello si, ci sarebbe eccome.

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Ogni momento con Clementine sa essere a suo modo indimenticabile.

Dal punto di vista tecnico nulla di particolare da segnalare dato che anche questo episodio mantiene le piccole migliorie mostrate rispetto alle serie precedenti e che l'audio (ovviamente tutto in inglese e senza i sottotitoli in italiano. Ormai una tradizione per Telltale) compie un lavoro egregio su tutta la linea., sia nel doppiaggio che nelle musiche. Nella nostra prova con mano non siamo incappati in alcun problema ma pare che sia presente un glitch che fa misteriosamente tornare dei personaggi teoricamente morti nei precedenti episodi. Si tratta di un errore non molto diffuso ma comunque capace di attirare l'attenzione degli sviluppatori che starebbero già lavorando per risolverlo, quindi non c'è da disperare.

Thicker Than Water è sotto ogni punto di vista, insieme al doppio episodio di debutto, quello più equilibrato di quest'ultima stagione della serie a tema zombie. Il gameplay è quello classico della serie ma finalmente si controlla sul serio il protagonista con sezioni prettamente esplorative e una importante sequenza d'azione che chiude l'episodio e nella quale si condensano alcune scelte dal peso per ora incalcolabile.

Come spesso accade nel caso dei giochi creati dal team californiano, molta della qualità della produzione dipenderà dal modo in cui verrà gestito il finale. In questo senso The Walking Dead: A New Frontier si avvia verso una chiusura sotto moltissimi aspetti indecifrabile ed enigmatica. Le pedine sono tutte al loro posto ma il loro destino è imprevedibile: chi cadrà e chi uscirà vincitore dalle ceneri di Richmond? Ci saranno avvenimenti scioccanti, toccanti, emotivamente impegnativi e pesanti da vivere che dimostreranno ancora una volta l'attenzione per i dettagli nei confronti di questa serie o A New Frontier sarà solamente l'ennesimo ordinario tassello, per quanto di buona qualità, lontano dai fasti del passato?

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Come reagisci quando tutto sembra perduto? Questo è ciò che ti qualifica.

The Walking Dead: A New Frontier - Ep. 3: Above The Law

È bravo, intelligente ma non si applica. Una frase tanto cara ai professori di tutto il mondo, una frase che spesso denota del talento, delle conoscenze ma che allo stesso tempo rivela quanto sia frustrante vedere un così costante spreco di tutte queste capacità. Con Telltale Games questo è ormai diventato un tema ricorrente, una riflessione che avevamo già proposto nella nostra recensione di Batman: The Telltale Series e che inevitabilmente torna a farci visita anche in questo caso.

Il debutto sotto forma di doppio episodio di The Walking Dead: A New Frontier ci aveva dimostrato quanto fosse evidente il ritorno a casa dei ragazzi di Telltale Games. Il ritorno a quel brand che ha reso grande la software house californiana e che negli anni, nonostante alcuni passi falsi, non ha mai deluso, è stato una manna dal cielo. Duro, violento, spietato e in grado di dosare con efficacia i ritmi, le due parti che compongono Ties that Bind hanno dimostrato il talento degli sviluppatori al di là della non convincente gestione dell'impatto delle decisioni della scorsa stagione.

Dopo circa tre mesi di attesa e dopo aver vissuto l'ora e mezza circa necessaria per vedere i titoli di coda non si può negare che siano stati fatti dei passi indietro e che le aspettative non siano state rispettate a pieno. Above the Law fa poco in più del classico compitino delineandosi come un episodio riuscito solo a metà.

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Il passato e il presente si intrecciano più di una volta all'interno di Above the Law.

Sin dalle prime fasi di gioco ci si rende conto della presenza di diversi elementi introdotti in Ties that Bind, elementi che probabilmente ci accompagneranno per tutta la stagione. Ci riferiamo in particolare ai flahback che si concentrano sia sul nuovo protagonista Javier che sulla coprotagonista d'eccezione: Clementine. In entrambi i casi queste fasi sono fondamentali per avvicinarci emotivamente ai due personaggi.

Da un lato conosciamo nuovi dettagli sulla storia di Javier e su uno dei fulcri di questa stagione, ovvero le gioie e le difficoltà dei rapporti famigliari. Dall'altro cerchiamo di capire cosa sia successo alla tanto amata ragazzina sondando in particolare il problematico rapporto con la fazione che dà il nome a questa nuova stagione di The Walking Dead.

È generalmente a questi flashback che sono legati i momenti più emozionanti, soprattutto se la protagonista è una vecchia conoscenza come Clem. Per quanto Javier sia un personaggio a conti fatti ben riuscito non si può negare che tutte le ore passate a conoscere le debolezze e le forze della ragazza abbiano un peso impossibile da ignorare. Sapere tutto ciò che ha dovuto sopportare e vederla cambiata, pronta all'azione ma comunque fragile (ma non per questo debole) è qualcosa di incredibilmente coinvolgente.

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Scorbutico e scontroso, Tripp, insieme a Clementine, è spesso la voce della coscienza di Javier.

La trama di Above the Law complessivamente non sa coinvolgere quanto quella proposta dal debutto di A New Frontier ma ci sono diversi risvolti interessanti che potrebbero dare vita a un finale di stagione di assoluto valore. All'interno della fazione fulcro dell'avventura ci potrebbe, inoltre, essere spazio anche per un villain centrale davvero convincente anche se in questo senso i giudizi non possono che essere rinviati.

Se tecnicamente possono essere confermati i piccoli passi in avanti mostrati già in precedenza (al di là di un crash assolutamente isolato) lo stesso non si può dire per il gameplay, ancora più lineare e scarno del solito. Sono, infatti, solamente un paio i momenti in cui si controlla effettivamente uno dei due coprotagonisti mentre il grosso dell'episodio è dominato dai dialoghi, con alcune scelte tutt'altro che semplici ma che come sempre saranno condizionanti fino a un certo punto, e dai classici QTE per le scene d'azione.

È la classica accusa ai giochi Telltale, quella poca interattività che qui raggiunge delle vette toccate in pochissimi casi. È un vero peccato anche perché una delle sezioni più libere è molto interessante, dato che richiede la risoluzione di un piccolo enigma con la pressione e tensione garantita da un pericolo imminente.

Above the Law non è un episodio pessimo né, tanto meno, insufficiente. Il terzo capitolo delle avventure di Javi e dell'amata Clementine rispecchia sotto diversi aspetti quello "standard Telltale" in cui lo studio sembra troppo spesso crogiolarsi. L'episodio sa essere interessante perché propone tematiche mai trattate con questa efficacia (famiglia, comunità, confine tra bene e male) e perché potrebbe introdurre un villain finalmente degno di questo nome ma a livello di gameplay ci si scontra con una linearità ancora più marcata e con poche situazioni effettivamente giocate. Si tratta di una scelta infelice anche perché queste fasi se leggermente migliorate farebbero la gioia di molti, sia tra i fan di vecchia data che tra i più ostinati detrattori.

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Rivedere il Game Over (per quanto sia piuttosto improbabile morire) in un gioco Telltale è sempre piacevole.

The Walking Dead: A New Frontier - Ep. 1 e 2: Ties That Bind

Mentre ci approcciamo a una nuova stagione della serie più conosciuta del team californiano, non possiamo che domandarci quanto sia cambiato il modo in cui Telltale Games si approccia a The Walking Dead e quanto sia variato il peso di questa IP nel corso degli anni. Quando la prima stagione venne lanciata nel 2012, era impossibile non considerare questo progetto come una scommessa sotto diversi punti di vista mentre ora l'opera che si ispira ai fumetti di Robert Kirkman è diventata a tutti gli effetti il simbolo dello studio.

La software house, nel 2012, non era di certo conosciuta per dei lavori eccelsi, il brand di The Walking Dead non aveva raggiunto l'importanza attuale e la stessa struttura episodica era una scommessa non da poco, nonostante alcuni precedenti più o meno riusciti. Telltale, come sappiamo, ha vinto questa scommessa puntando su una cura maniacale nei confronti della narrazione e su due protagonisti che sono entrati di diritto nell'hall of fame dei più grandi personaggi videoludici: Lee e Clementine, con quest'ultima in particolare che si è trasformata nel simbolo stesso della serie e nell'unica vera e propria costante di ogni stagione.

Una costante anche di questo terzo ciclo di episodi che per varie ragioni abbandona qualsiasi numerazione in favore di un preciso e azzeccato sottotitolo. Con il doppio episodio Ties That Bind arriva il momento di tuffarsi nello spietato mondo di The Walking Dead: A New Frontier. Un doppio episodio che si dimostra funzionale ed efficace dal punto di vista narrativo e che si concentra soprattutto su Javier, il nuovo protagonista di quella che più che una terza stagione, dà l'impressione di essere in buona parte un nuovo inizio, adatto anche a chi non abbia mai giocato alle passate iterazioni.

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I salvataggi della seconda stagione avranno un impatto su alcuni elementi di A New Frontier.

In ogni caso i veterani potranno importare i propri salvataggi mentre tutti i giocatori avranno l'occasione di "costruire" la propria storia attraverso 42 diversi scenari che andranno a formare il background di Clementine. La feature, denominata efficacemente "Build a Clem", è sicuramente interessante per scoprire il background della ragazza ma anche per coloro che per un motivo o per l'altro non sono in grado di importare i salvataggi.

Prima di concentrarci sulle scelte legate a Clementine e sul loro peso, non possiamo non spendere alcune parole su Javier, personaggio che per il momento sembra proporsi come il vero protagonista e che viene presentato in maniera efficace sin dalle prime scene. Con un breve excursus nel passato siamo infatti in grado di capire chi sia questo giovane uomo e quali siano i valori che lo muovono e lo motivano. Gli sviluppatori avevano sottolineato il fatto che uno dei temi portanti di A New Frontier sarebbe stato la famiglia e questo focus è evidente per entrambe le parti che formano Ties That Bind.

Tra passato e presente, Javier riesce pressoché immediatamente a entrare in sintonia con il giocatore dimostrandosi innanzitutto un personaggio vero, a tutto tondo e tutt'altro che perfetto, un individuo spinto anche dall'egoismo e proprio per questo più credibile e comprensibile nelle sue azioni. D'altronde al di là di scelte, gameplay e narrazione, è stato proprio questo il valore aggiunto che ha permesso a The Walking Dead di mantenere costantemente il primato di serie Telltale più amata e attesa nel corso degli anni: la capacità di creare protagonisti e comprimari in grado di lasciare il segno.

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Clementine è tornata ma la domanda sorge spontanea: quanto la conosciamo davvero?

Oltre a Javi, quasi tutti i nuovi personaggi convincono e affezionarsi ad alcune new entry sarà inevitabile. Una menzione d'onore non può in ogni caso che spettare a Clementine, nell'inedito ruolo di secondo personaggio giocabile e nuovamente comprimaria dopo una stagione da protagonista assoluta. I salvataggi delle precedenti stagioni o le decisioni prese all'interno di "Build a Clem" condizionano inevitabilmente il passato della giovane, un passato che andremo progressivamente a rivivere attraverso una manciata di flashback.

Per il momento prenderemo il controllo della ragazza solamente in queste fasi e la decisione di proporre una seconda linea narrativa oltre a quella ambientata nel presente risulta potenzialmente molto interessante, soprattutto perché Clementine sembra, almeno in parte, cambiata rispetto alla bambina che conoscevamo. Anche per questo motivo sarà inevitabile chiedersi in più di un'occasione se questa Clem sia ancora effettivamente quella a cui ci eravamo tanto affezionati e se sia il caso di fidarci ciecamente di lei.

Si tratta di una situazione che provoca un'inevitabile gap tra ciò che noi giocatori sappiamo e ciò che invece sa Javier. I nostri trascorsi con la coprotagonista non possono che farci propendere per una fiducia incondizionata ma allo stesso tempo non possiamo che domandarci cosa sia davvero utile per il bene del nuovo personaggio principale appena introdotto. Questa sorta di conflitto va a creare una situazione davvero molto particolare che, se gestita efficacemente, potrebbe dare vita a una narrazione di altissimo livello.

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La famiglia è uno dei temi portanti della stagione e Javier ce lo dimostrerà sin dal principio.

Narrazione che in queste tre ore di gioco si dimostra di pregevole fattura e che riesce a mantenere sempre alto ritmo con una buonissima varietà di fasi di esplorazione, scontri a fuoco e situazioni adrenaliniche, flashback, discussioni e scelte delicate e tutt'altro che scontate (per quanto non sempre determinanti). È un mix tipico per questa tipologia di giochi ma in questo caso la qualità è innalzata da dei colpi di scena tutt'altro che banali, da alcuni momenti che si rivelano dei veri e propri pugni alla bocca dello stomaco e dall'oculato uso del cliffhanger tra la prima e la seconda parte di questo doppio episodio. L'unico neo della narrazione è la gestione di alcuni elementi dei flashback, a nostro parere troppo semplicistica e tutt'altro che soddisfacente.

Il gameplay, piuttosto classico, è come sempre composto da un mix di dialoghi, scelte più o meno importanti ai fini della storia e QTE con alcune combinazioni diverse rispetto a quelle delle altre serie. Una menzione d'onore va alle sezioni di esplorazione (in grado di aprire almeno in parte una struttura di gioco altrimenti troppo lineare) e agli scontri, sia con i "muertos" che con gli umani. Queste fasi sono ben implementate e gestite, e aumentano esponenzialmente la tensione e la sensazione che ogni passo falso possa mettere a rischio la nostra vita o, cosa ancor più grave, quella di un membro della nostra famiglia.

Altro elemento piuttosto classico per queste produzioni è la presenza di non pochi problemi tecnici ma Ties That Bind ci ha fatto sorprendentemente ricredere. Il lavoro svolto pare infatti pressoché perfetto, e al di là dell'ormai classica assenza dei sottotitoli italiani tutto funziona al meglio. Ottimo il doppiaggio (Melissa Hutchison e la sua Clementine sono come sempre infallibili), nessun problema di frame rate, lip sync quasi perfetto, nessun crash e qualche miglioramento nell'impatto complessivo e nelle animazioni. Non ci troviamo di fronte a un lavoro eccelso ma i passi in avanti sono chiaramente visibili.

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Raccogliere risorse ed esplorare. Il pericolo, tuttavia, si nasconde dietro ogni angolo.

Nel corso degli anni e delle serie l'impressione che questa software house si trovi maggiormente a proprio agio con un certo tipo di IP ci pare sempre più evidente. Al di là di grandi nomi, icone conosciute e apprezzate in tutto il mondo e franchise altisonanti, lo sviluppatore californiano sembra aver bisogno del classico uomo comune, della persona fragile e piena di difetti per brillare davvero.

Il doppio episodio Ties That Bind, The Walking Dead: A New Frontier non è una rivoluzione della formula di gioco che alcuni fan speravano ma è un piacevole ritorno a una storia più tesa, vera, spietata e ricca di colpi di scena. Una produzione che sembra guardare prima di tutto al futuro della serie e che al di là della gestione tutt'altro che impeccabile di alcuni elementi, pone le basi per sviluppi dal potenziale qualitativo davvero notevole.

7 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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