Dragon Quest Heroes 2 - prova

Un po' musou e un po' GDR: sarà un mix indovinato? 

Musou, Akira Toriyama, Dragon Quest. Se già così siete tutti un fremito di impazienza allora c'è poco da fare, potremmo scrivere qualsiasi cosa qui sotto che tanto la vostra copia di Dragon Quest Heroes 2 probabilmente l'avete già prenotata. Se invece avete gli occhi colmi di una certa diffidenza per quest'atmosfera tipicamente giapponese, fate un salto della fede e rimanere con noi: non è detto che siate finiti nel posto sbagliato.

Ci sediamo alla postazione preparata per noi da Koch Media (il distributore nostrano del gioco) con un bel po' di certezze da smentire: sappiamo che stiamo per provare una produzione che sulla carta dovrebbe essere uscita dai più inconfessabili sogni dei videogiocatori nippofili, e in effetti il primo impatto con personaggi, estetica, gameplay e ritmi sembra proprio corroborare il preconcetto. Poi però proseguiamo nell'avventura, veniamo introdotti piano piano alle tante meccaniche che caratterizzano il gioco e, dopo un'oretta abbondante, dobbiamo confessare addirittura un discreto interesse per una trama che all'inizio pareva proprio telefonata.

Dragon Quest Heroes 2 non fa mistero della sua natura, ma sfrutta i disegni dell'amatissimo mangaka papà di Dragon Ball e Arale per fare breccia in un pubblico cresciuto a cartoni animati di Italia 1 dopo la scuola, perché è proprio quell'atmosfera lì a risvegliare le emozioni di un tempo. Certo, se invece ( come può capitare) non ne potete più dei disegni di Toriyama allora è decisamente un altro paio di maniche, e l'impatto iniziale non potrebbe essere meno convincente.

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Un mix di mostri e mostriciattoli che grida fortissimo Toriyama. Dopo tanti anni l'artista nipponico convince ancora, ma si sente la mancanza di una rinfrescata.

La nostra avventura parte con un prologo / tutorial un filo troppo lungo (ma siamo in Giappone e non si poteva, pare, chiedere una struttura più moderna) e poi decolla una volta raggiunta la prima area liberamente esplorabile, dove le meccaniche da musou possono finalmente mostrarsi per quello che sono. Nel caso questo sia per voi il primo impatto col genere, vi basti sapere che si tratta di giochi in cui si menano contemporaneamente decine di stupidissimi e innocui nemici, con l'occasionale comparsa di miniboss e boss veri e propri sui quali sfogare tutta la propria potenza distruttiva.

Oltre agli attacchi base, ogni personaggio dispone infatti di tecniche speciali capaci di riempire lo schermo con ghiaccio, fuoco, trombe d'aria e tanto altro, perfette per spazzare via i gruppetti di stupidi di cui parlavamo prima o abbozzare un minimo di crowd control sui boss, l'unica vera minaccia che si incontra nell'avventura. Queste tecniche consumano energia magica, che però per fortuna è disponibile in gran quantità e, soprattutto, si ricarica piuttosto in fretta anche durante il combattimento, col risultato che raramente ci si ritrova a secco.

Nel caso succedesse, comunque, è sempre possibile prendere il controllo di un altro membro del party (composto dai personaggi che reclutiamo a spasso per il mondo) e darsi da fare con lui dando il tempo agli altri di ricaricarsi. Così facendo, però, si rischia di non accumulare sufficiente "tensione", occhio. La tensione è una risorsa che si guadagna combattendo e che permette di accedere a poteri speciali per un breve lasso di tempo: aumenta il danno, si diventa immuni agli effetti di stato e si può utilizzare un devastante colpo finale davvero efficace. Durante la nostra prova si è rivelata capace di accorciare notevolmente la durata di uno scontro e possiamo immaginare che mantenga questo ruolo centrale in ogni boss battle.

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In battaglia si ottengono monete speciali per evocare tre tipi di mostri alleati che combattono, supportano o sono controllabili direttamente.

Combattendo si guadagnano non solo crediti da spendere per acquistare oggetti utili ed equipaggiamenti, ma anche preziosi punti esperienza che permettono di passare di livello e soprattutto guadagnare punti abilità da spendere per imparare nuove magie o potenziare le proprie capacità. La gestione dei personaggi aggiunge alle dinamiche ludiche una piacevole componente da gioco di ruolo, che riesce a elevare tutta l'esperienza oltre a quella del solito musou e aumentarne la profondità. Fin da subito, infatti, è necessario scegliere con attenzione quali abilità assegnare ai propri personaggi in modo da creare un party equilibrato, capace di rispondere alle minaccie con un mix di combattimenti, magie e abilità di supporto.

Parlando di meccaniche di gruppo facciamo una breve menzione del multiplayer visto che abbiamo potuto affrontare alcune battaglie della campagna in singolo con l'aiuto di compagni di giochi reclutati online. Per farlo basta andare nel luogo dove lo scontro sta per avere inizio e mandare una richiesta d'aiuto via internet: la richiesta raggiungerà tutti i giocatori che stanno cercando una battaglia a cui unirsi e li ritroveremo nella nostra partita.

La comunicazione tra i giocatori è affidata a delle fasi preimpostate richiamabili con la pressione di un tasto, non particolarmente al passo coi tempi come scelta, ma del resto va detto che il gameplay del gioco non è che richieda chissà quale studio tattico e, insomma, va bene anche così.

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Con buona pace di Stanis La Rochelle il toscano del mercante non stona affatto, ma anzi evidenzia l'attenzione nella localizzazione italiana.

Dragon Quest Heroes 2 godrà del parlato in inglese e giapponese (per la gioia dei fan), affiancato dai sottotitoli in italiano. Proprio sul fronte della localizzazione vogliamo spendere qualche parola di plauso per chi si è occupato della traduzione nella lingua di Dante: non solo i testi sono piacevoli da leggere ma la caratterizzazione di alcuni personaggi è molto indovinata (su tutti il mercante toscano) ed è chiara l'attenzione che è stata dedicata a questa fase della produzione.

Il gioco, insomma, è un musou con una spruzzata di GDR che lo rende decisamente più appetibile per i palati occidentali. Dopo averlo giocato per qualche ora possiamo dire che il mix sembra funzionare discretamente, anche se chiaramente dobbiamo rimandare un giudizio più strutturato all'appuntamento con la recensione completa.

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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