Dead Rising 4 PC - recensione

Frank West tornato. Prima a Willamette, ora anche su Steam

Dura la vita del fotoreporter, sempre in giro per il mondo per giorni e giorni, alla ricerca di un solo assurdo attimo da catturare nella macchina fotografica per poterlo regalare al mondo intero in cambio di fama e magari soldi. Dura, sì, ma mai quanto quella del leggendario Frank West, che ha affrontato un centro commerciale stracolmo di zombie pur di documentare l'evento e svelare il mistero che si celava dietro la folle epidemia.

Ora però il nostro Frank si è ritirato e il mestiere di fare fotografie "pericolose" ormai lo insegna al college dietro una cattedra, dove la noia è mortale. Sarà però proprio una sua alunna, Vicky, a spingerlo (con una scusa banale) di nuovo alla ricerca dello scoop definitivo. Il protagonista tornerà ancora una volta a Willamette per scoprire se c'è davvero il governo dietro i crudeli esperimenti della Obscuris in una base missilistica abbandonata, in cui le persone vengono trasformate in zombie. A cinquantadue anni suonati e proprio sotto Natale, Frank ci casca con tutte le scarpe, e con lui anche la fidata macchina fotografica.

Uscito lo scorso dicembre in esclusiva per un anno su Xbox One e per tre mesi sul Windows Store, Dead Rising 4 arriva in questi giorni su Steam e per molti giocatori PC il divertimento iniziare probabilmente solo ora. In questa seconda avventura di Frank West, Capcom sembra aver voluto ricollegarsi al plot del primo capitolo, come per dare un vero seguito a quello che è stato finora il migliore episodio, cercando al contempo di rilanciare la serie che, soprattutto con la terza iterazione, è sembrata perdere mordente.

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Pronti a tornare a Willamette? I vostri amici vi stanno aspettando.

Oltre al protagonista i riferimenti al passato sono continui tra un caso e l'altro, sparsi fra gli eventi e nascosti tra i dialoghi, ma anche nelle stesse meccaniche di gioco che danno al giocatore la possibilità di utilizzare nuovamente la fotocamera, riproponendo il folle gameplay che ci ha fatto amare la serie. Come immaginerete, quindi, in fin dei conti l'obiettivo di scoprire l'origine del mistero ci interessa ben poco. Prima, ci sono da massacrare orde di malcapitati zombie.

Sul piano tecnico non ci si può lamentare. Accompagnati da musiche di stampo natalizio che non disturbano, ma anzi rendono l'azione ancor più comica, il motore di gioco renderizza centinaia di nemici a schermo senza incertezze o imprecisioni, con situazioni caotiche quasi come in un Musou e con un livello di dettaglio piuttosto notevole.

Raffiche di proiettili, vestiti che si sporcano, esplosioni e sangue si alternano in un turbine di effetti. Se proprio si vuole cercare il pelo nell'uovo, la palette cromatica risulta sempre un po' spenta e a volte tendente al grigio, probabilmente influenzata dall'ambientazione militare. Senza fare i puntigliosi, se vi sono piaciuti i precedenti titoli, questo non vi deluderà. Peccato solo che a marzo il tema natalizio non faccia più così effetto.

La trama è effettivamente il primo punto debole del gioco, visto che l'incipit consiste solamente in un litigio tra professore e allieva, attraverso una cutscene e scambi di battute molto sbrigative per farvi tornare all'azione quanto prima. Anche se caratterizzati dalla solita verve che più americana non si può, che richiama gli zombie movie di serie B, i dialoghi risultano blandi e spesso vuoti, vittime anche di un doppiaggio italiano con poca enfasi e che migliora solo leggermente se giocate in inglese.

Il carisma di Frank è ancora vivissimo, ma non può tenere tutta la baracca in piedi da sola, non aiutato da protagonisti secondari privi di spessore. Tuttavia non si può bocciare la narrativa in toto, in fondo è presente un collante tra una carneficina e l'altra, in grado di giustificare alcune sequenze e la presenza degli equipaggiamenti.

Prendiamo le exo-tute ad esempio, una delle novità di questo capitolo, che non avrebbero senso di esistere se non in una base di ricerca militare. Quello che ci piacerebbe davvero vedere in una serie come Dead Rising, che fa dell'umorismo creativo su cult americani un cavallo di battaglia, è un po' di sana satira e critica sociale. Così come in un GTA qualunque si riprendono cliché di costume per essere ridicolizzati, questo quarto capitolo avrebbe potuto ad esempio sfruttare la leva delle festività natalizie per giocare facilmente sul consumismo sfrenato o l'esibizionismo delle decorazioni luminose.

Dal passato di Dead Rising si perdono e si ritrovano elementi fondamentali, tra cui l'assenza del limite di tempo per completare l'avventura, una di quelle meccaniche che hanno contribuito al successo del brand. Abbiamo aspettato fino alla fine per trarre un giudizio ponderato e non di pancia sulla scelta, per poi concludere che sì, si perde definitivamente una fetta del divertimento.

La decisione di Capcom Vancouver non ripaga, probabilmente il ragionamento è stato di voler permettere di vivere un'avventura più tradizionale dall'inizio alla fine, favorendo l'esplorazione piuttosto che l'aumento di ritmo nel completare il gioco. Ne perde l'approccio in generale del giocatore, che tende ad affrontarlo più come hack'n'slash di ruolo che un gioco d'azione frenetico e a scadenza, stampo che differenziava la serie da tutte le altre.

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Con una exo-tuta, è tutta un'altra storia.

L'elemento che invece fa il suo ritorno è la macchina fotografica, finalmente tornata in virtù dello scopo di Frank di documentare la folle impresa. E via quindi di selfie più pazzi che mai con macabri sfondi, ma non solo: la camera in questione può essere usata sia come visore notturno per vedere al buio, sia come telecamera d'investigazione che ci permette di evidenziare dettagli altrimenti invisibili ad occhio nudo, utili per risolvere semplici enigmi e procedere nel gioco.

Non trovate un codice per aprire una porta? Basta cercare dove si sono posate le ultime impronte delle dita di chi l'ha inserito. Non siamo in un Batman Arkham ma la meccanica aggiunge spessore. Ogni foto infine riconosce la "pericolosità" di quello che inquadrate e vi dà un giudizio, quindi uno dei compiti sarà catturare lo scatto più clamoroso.

Dove Dead Rising 4 non fallisce sicuramente è nel gameplay, ancora freschissimo e appagante. Anche stavolta le armi utilizzabili sono decine e decine, tutte fuori di testa e incredibilmente divertenti da usare. Il tema natalizio, sfruttato dal periodo della prima release, ha ispirato la loro creazione, così come quella dei costumi.

È normale quindi mettere mano ad una balestra caricata a bastoncini di zucchero, magari dopo aver fatto spazio con un babbo natale-lanciafiamme o una gatling caricata a palline da albero di Natale. Nulla vi vieta però di tagliare gli zombie a metà con una motosega o fargli esplodere la testa con la classica mazza da baseball. Non mancano poi tanti tipi di veicoli, che come da tradizione vi permettono di mietere vittime a tutta velocità e far salire vertiginosamente il contatore delle combo.

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E non ve lo fate un selfie con gli amici d'infanzia?

Non è finita qui, perché come già detto in Dead Rising 4 fanno il loro ingresso le exo-tute, che donano una forza e una potenza di fuoco devastante, almeno fino alla durata della batteria, manco fossimo in Fallout 4. Queste sono anche potenziabili tramite upgrade che troverete in giro per la mappa, per allungare il loro utilizzo o la potenza. Insomma di carne al fuoco ce n'è tanta e i fan non saranno delusi dalla vasta scelta.

Il che va a vantaggio della longevità, visto che noi stessi abbiamo rigiocato più volte Dead Rising 4 proprio per trovare e provare tutte le armi. Se poi nel frattempo indossate una testa di renna gigante, divertimento e risate sono assicurate.

Il problema principale va ricercato nel level design di tutto il titolo. Dall'inizio alla fine la curva di difficoltà ha sicuramente dei picchi nelle fasi più concitate e importanti, ma resta piatta nel resto dei casi per via di un ritmo troppo alto nel ritrovamento di upgrade e cure per la salute di Frank. Manca inoltre quella forzatura nel cercare la strategia d'uso dell'arma più adatta alla situazione, visto che spesso troveremo banalmente attrezzatura proprio poco prima di uno scenario complicato.

Questo rende Dead Rising 4 spesso un incedere senza paura alla ricerca della prossima orda di zombie da trucidare senza pensarci troppo. Peccato, perché le soluzioni sono molteplici, ma sembra che Capcom Vancouver non abbia voluto osare nel design. Se proprio non voleva inserire il limite di tempo generale, avrebbe potuto ridurlo in sottosezioni, così da dare ancor più varietà e complicare le cose al giocatore.

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Tantissimi nemici ed effetti su schermo.

Dead Rising 4 è quindi un titolo non per chi vuole un gioco d'azione profondo e complesso, ma che piacerà agli amanti del genere e li esalterà grazie al macabro umorismo che nasce nel falciare centinaia di zombie con la più strana e improbabile delle armi. Non propone un livello di sfida molto alto, ma probabilmente neanche questo interessa a chi ama la saga, che ritroverà il suo personaggio di maggior spessore e si divertirà comunque a provare tutte le combinazioni di armi, run dopo run. Anche se il primo capitolo resta il migliore, soprattutto per innovazione, la nuova avventura di Frank ci fa dimenticare gli strafalcioni dei capitoli successivi e ne rappresenta un degno successore.

8 /10

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Riguardo l'autore

Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora passato a Outcast 2.

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