Milano - Dopo i primi mesi nei quali gli estemporanei profeti della tecnologia annunciavano l'arrivo di una nuova era del gaming, e quelli successivi nei quali gli scettici sono usciti dalle loro tane drappeggiati coi cadaveri di televisori in 3D e Ouya, è giunto il momento di osservare con un occhio più sereno il primo anno della realtà virtuale, ma soprattutto di vedere cosa riservi il futuro delle centinaia di migliaia di persone che hanno comprato uno di questi visori. Più nello specifico un PlayStation VR.

Invitati da Sony in una stilosa location ai margini del Fuorisalone di Milano, abbiamo potuto provare diverse nuove esperienze in arrivo su PlayStation 4 che sfruttano la realtà virtuale. Tra le esperienze ibride non possiamo che cominciare con Gran Turismo Sport. La versione presente era la medesima vista in azione al Let's Play di Roma e quindi ci limitiamo a rimandarvi all'articolo scritto in quell'occasione e andiamo avanti.

Il secondo gioco che abbiamo provato è stato l'atteso Ace Combat 7: Skies Unknown. Si tratta dell'ultimo capitolo di una delle serie più longeve di Bandai Namco. Anche in questo caso l'azione sarà incentrata sulla nostra abilità a pilotare un caccia da guerra attraverso missioni che hanno tutto fuorché un taglio simulativo.

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Ace Combat 7: Skies Unknown.

Quindi prepariamoci ad adrenaliniche battaglie tra le nuvole, con missili infiniti e avversari che sfrecceranno ovunque, da seguire rigorosamente con la testa. Le missioni dedicate a PSVR saranno slegate da quelle della campagna principale, e gli sviluppatori hanno pensato ad un sistema di controllo e a un tipo di gameplay appositamente per la periferica.

L'aereo, infatti, si controllerà in maniera ibrida, dato che gestiremo la velocità e le armi attraverso il pad, ma la mira e la direzione di volo saranno impartite dalla direzione della testa. Nonostante un comparto grafico che ha dovuto fare i conti con le limitazioni hardware di PS4 e del visore VR, con scalettature abbastanza evidenti e una modellazione poligonale non particolarmente ricca, Ace Combat 7 ha garantito un'esperienza di gioco divertente, frenetica e soprattutto priva di grossi problemi di motion sickness, data la buona fluidità delle immagini e l'estrema somiglianza tra quello che accade nel gioco e la realtà. In entrambe le situazioni, infatti, saremo seduti e muoveremo semplicemente la testa per cercare la posizione degli avversari e consentire al computer mirarli.

Un'altra esperienza interessante è The Persistence. Si tratta di una sorta di survival horror ad ambientazione spaziale (qualcuno ha detto Dead Space?) nel quale dovremo provare a sopravvivere alle orde di simil morti viventi disseminati in una isolata stazione posta nell'orbita di qualche pianeta lontano. A nostra disposizione avremo qualche gadget piuttosto curioso, come una pistola in grado di risucchiare la vita dai nemici, una sorta di stasi capace di bloccare il bersaglio e un siero della furia che, una volta assunto, ci consentirà di prendere a pugni tutto quello che capita a tiro. E fin qui nulla di particolarmente nuovo.

ThePersistence
The Persistence.

L'originalità del progetto è nel sistema di controllo che il team di sviluppo sta sperimentando per limitare problemi di motion sickness molto simili a quelli che alcuni hanno provato durante Resident Evil 7. In altre parole il controllo della telecamera non sarà fluido e continuo come avviene normalmente, ma avverrà o attraverso veloci strappi a destra o a sinistra o a piccoli scatti di 15°. Estremizzando, in quest'ultimo caso, la telecamera potrebbe ricordare quella di Legend of Grimrock (o quella di Robinson: The Journey, ndSS).

Un altro elemento di originalità è la possibilità di giocare a The Persistence in cooperativa, con un giocatore con gamepad e PSVR sulla testa, e un massimo di quattro altre persone collegate alla rete locale con un telefono o un tablet. Il compito di questi ultimi sarà quello di osservare il giocatore durante la sua avventura e decidere se aiutarlo od ostacolarlo lungo il suo tragitto.

Ogni azione, infatti, comporterà il guadagno o la perdita di punti, fondamentali per sbloccare nuove abilità e capacità. Per esempio evidenziare i nemici sulla mappa farà guadagnare qualche punto, mentre congelarli per qualche secondo in modo da aiutare il giocatore con PSVR a farli fuori ne consumerà diversi. Però, ecco un piccolo twist: attivare una trappola farà guadagnare tantissimi punti e per questo qualcuno potrebbe essere tentato d'ingannare il giocatore col pad in modo da aumentare considerevolmente il proprio bottino. Quest'ultimo potrà difendersi inoculando un virus -ovviamente virtuale- nei dispositivi degli altri giocatori, in modo da renderli inoffensivi per qualche minuto. The Persistence non ha ancora una data d'uscita e arriverà in esclusiva PS4.

Statik
Statik.

Un gioco che sfrutta la testa, e non solo per tenerci sopra PSVR, è Statik. Si tratta del nuovo progetto dello studio che ha creato LittleBigPlaner per PS Vita e Tearaway Unfolded. In Statik saremo le cavie del folle dottore Dottor Ingen e della sua assistente Edith, che ci legheranno le mani all'interno di un misterioso dispositivo e osserveranno le nostre reazioni.

Per liberarci dovremo osservare l'ambiente circostante, oltre che manipolare l'oggetto che ci lega le mani, premendo i tasti sul gamepad, ma soprattutto inclinandolo nelle varie direzioni così da attivare gli strani meccanismi delle angosciose manette o per scoprire elementi nascosti sul retro delle stesse.

L'ambientazione ansiogena, l'intelligente utilizzo della VR e i controlli di movimento del DualShock, rendono Statik un'esperienza interessante e originale, la cui longevità e rigiocabilità andrà verificata in sede di recensione.

Uno dei progetti più ambiziosi presentati ieri è stato sicuramente Starblood Arena. Si tratta infatti di uno shooter competitivo online ambientato all'interno di coloratissime arene tridimensionali nelle quali dovremo spostarci in ogni direzione. Questo vuol dire che gli avversari potranno arrivare da ogni direzione e che dovremo essere non solo bravi ad individuarli ruotando la testa a 360°, ma anche a controllare uno dei tanti stilosi personaggi nello spazio (mi ha ricordato Descent di Interplay? NdSS).

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Starblood Arena.

Il cast di combattenti vorrebbe strizzare l'occhio a Overwatch, con personalità ben definite e armi e abilità che dovrebbero differenziare fortemente l'utilizzo di uno al posto dell'altro. I veloci ritmi e il movimento tridimensionale potrebbero rendere le sessioni con PS VR piuttosto impegnative per il fisico. Per fortuna Starblood Arena sarà giocabile anche senza la periferica di Sony e in questo caso il gioco si trasforma in una sorta di colorato Quake Arena, nel quale la gestione del personaggio nello spazio diventa quasi più importante che la capacità di sparare. Starblood Arena arriverà il prossimo 12 aprile sul PSN, attendete a breve una recensione completa.

In un salone a parte erano presenti anche tre "esperienze" VR. La prima, più che un'esperienza potrebbe essere considerata un esperimento di Harmonix, lo studio celebre per Rock Band e Guitar Hero. Harmonix Music VR è diviso in quattro parti, con la musica a fare ovviamente da trait-d'union. Il più semplice è una sorta di rifacimento in VR della visualizzazione psichedelica di Windows Media Player. Poi c'era la tavolozza di colori virtuale, nella quale è possibile introdurre dei loop che si muovono a ritmo di musica.

Il terzo è ambientato su di una spiaggia nella quale si poteva interagire con degli oggetti che aggiungevano della musica e delle luci alla traccia di base. Infine c'era un simpatico giochino ambientato in una festa di animali.In aggiunta si può passare alla postazione del DJ per suonare i piatti e controllare le luci. Non prendetevela con noi ma con il pusher di Harmonix!

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Harmonix Music VR.

Di carattere completamente opposto è David Attenborough's First Life VR. Si tratta di un documentario sulla nascita e l'evoluzione della vita sul pianeta Terra che ci ha letteralmente immerso negli oceani e nelle atmosfere di 5 miliardi di anni fa, in modo da vedere da vicino gli ambienti e i primi organismi che hanno popolato il nostro pianeta. Si tratta di un modo molto interessante ed immersivo di fare divulgazione scientifica, che potrebbe dare un qualcosa in più ai classici materiali utilizzati nelle scuole.

Un tentativo per rivoluzionare anche il mondo dei film interattivi è stato fatto con The Martian. Questa esperienza VR è chiaramente ispirata al blockbuster con Matt Damon e ci ha fatto vivere alcune delle sequenza chiave della pellicola. Nei panni di Damon abbiamo fatto i primi esperimenti per cercare di coltivare qualcosa su Marte, diviso le patate piccole da quelle grandi, e lo abbiamo aiutato a recuperare i pezzi utili per raggiungere i resti della sua spedizione, fino ad arrivare finalmente al ritorno nello spazio e al più classico dei lieti fine. Grazie all'utilizzo dei due Move è stato possibile controllare molto precisamente le mani del protagonista, nonostante le azioni richieste fossero molto semplici e spaziassero dal manipolare degli oggetti al tirare qualche leva.

Sfortunatamente la risoluzione e la qualità grafica dell'esperienza un po' limitavano il coinvolgimento, ma come esperimento ha mostrato un modo interessante e innovativo per dare maggior spessore ad una pellicola e offrire qualcosa di diverso ai possessori della caschi VR.

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David Attenborough's First Life VR.

Ultimo, ma non ultimo, chiudiamo questo breve excursus su PSVR con quello che è il progetto più interessante: FarPoint. Si tratta di uno shooter in prima persona pensato per la realtà virtuale nel quale non solo indosseremo il PSVR, ma impugneremo una revisione del Dualshock 4 a forma di fucile. Grazie a questa periferica non solo avremo la sensazione fisica di avere in mano un'arma, ma il Move posizionato sulla punta consentirà a PS4 di replicare fedelmente la posizione delle mani e i movimenti delle braccia, così da poter trasformare nel gioco il controller in un blaster futuristico.

Le parole non riescono a descrivere la "magia" di questa operazione ma l'immersività è davvero incredibile. Basti pensare che durante il briefing della missione potremo colpire gli oggetti su di un tavolo con un semplice movimento delle braccia e -per assurdo- è possibile puntarsi l'arma addosso. Il bello è che all'interno di Farpoint il vostro avatar eseguirà in maniera perfetta i medesimi movimenti.

Questo estremo realismo consentirà di avere persino un mirino virtuale: basterà mimare il gesto di prendere la mira alzando il controller all'altezza degli occhi, esattamente come faremmo nella realtà, per vedere il reticolo della mira e una porzione della mappa zoomata. Per accucciarsi dietro a un riparo basterà semplicemente mettersi in ginocchio. Il movimento è legato alla leva analogica sul controller, più per questioni di sicurezza e di spazio che per altro.

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The Martian.

Questo vuol dire che saremo fermi in una posizione e che per giocare sarà necessario disporre di poco spazio libero: un paio di metri dalla televisione e un'area libera sufficiente a muovere le braccia in ogni direzione senza colpire oggetti e persone. Non dovrebbero presentarsi, in altre parole, i problemi che c'erano con Kinect.

Il gioco e il bundle con il fucile costeranno 79 euro, ma sarà possibile divertirsi con FarPoint anche con il pad (ma in quel caso sareste dei pazzi!). Non sarà invece possibile giocarlo senza PSVR. Il controller a forma di fucile sarà compatibile con qualunque altro software PS4, quindi, in futuro, potrebbe essere utilizzato anche per altri giochi.

All'uscita FarPoint avrà una campagna in single player e persino 4 missioni giocabili in cooperativa online. Il team sta pensando di espandere questa modalità attraverso nuove mappe e DLC e in un futuro, magari, con una modalità competitiva.

Anche il comparto tecnico sembra notevole, sempre tenendo in considerazione le limitazioni che la VR esige. Gli unici difetti sono una grande perdita di definizione negli oggetti lontani, che rende piuttosto difficile colpire i nemici fuori da un certo raggio d'azione, e il fatto che i compagni talvolta si muovono in maniera piuttosto sgraziata.

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Farpoint.

A parte questi dettagli, Farpoint è un'esperienza incredibilmente immersiva, soprattutto per chi ha sempre sognato trovarsi all'interno di Starship Troopers, senza doverne pagare le conseguenze. E traccia una strada per un futuro nel quale gli shooter si giocheranno in questo modo, magari supportati da una definizione maggiore e da una modalità cooperativa più estesa.

Il messaggio lanciato da Sony è dunque chiaro: la VR non sarà ancora uno standard diffusissimo ma non è morta. Ci sono ancora tanti studi di sviluppo che credono nella realtà virtuale e che stanno progettando esperienze e soluzioni ancora inesplorate che forse al momento sono ancora allo stato embrionale, ma che in un futuro più o meno prossimo saranno il modo, o un modo, assolutamente valido per giocare.

Riguardo l'autore

Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue più belle.