Perché Bayonetta è ancora il brawler per eccellenza - editoriale

La vetta più alta dei giochi d'azione giapponesi.

Il pittoresco Ōkami fu una favola narrata con stile ed eleganza. Noi vestivamo i panni di un dio dall'aspetto di lupo, tuttavia si trattava di un gioco fondato non sull'aspetto mistico ma su quello bucolico. Agitare un pennello celestiale per rianimare le piante appassite, far crescere i vigneti e persino evocare il Sole. Tale magia, ahimè, fu però circoscritta: poco dopo l'uscita di Ōkami, Capcom chiuse lo studio di sviluppo del gioco, Clover Studio. Poche settimane dopo il suo direttore, Hideki Kamiya, decise di cavarsela da solo, diventando co-fondatore di Platinum Games (inizialmente conosciuto come Seeds). Ci vollero tre anni per svilupparlo, ma quando nel 2009 uscì Bayonetta, mostrò un lato di Kamiya molto diverso. La furiosa, giocosa, lasciva e magnifica protagonista, che assomiglia a Sarah Palin, vestiva pelle aderente, indossava occhiali dal bordo spesso e aveva una capigliatura indemoniata. Sì, è stata una rottura in grande stile con il precedente modo di sviluppare giochi. Una sonora differenza rispetto alla delicata raffinatezza di Ōkami, una violenta rottura con le costrizioni del genere, lo stile e persino la fisica.

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Gli LP dorati sono speciali registrazioni che vengono droppate da certi nemici e consentono di sbloccare nuove armi che possono alterare il ritmo dell'azione in modi affascinanti.

Bayonetta, una strega dai tacchi armati (una pistola è legata ad ognuno di essi) sfreccia attraverso lo schermo come una trottola. Gli attacchi si concatenano fra loro come note su uno spartito, ogni combinazione porta ad una diversa e appariscente acrobazia. Si può lasciare la concatenazione al caso o alla memoria muscolare; la chiave è stare attenti al luccichio che segnala il successivo attacco nemico in arrivo, accompagnato da un suono metallico di avvertimento. Premendo il tasto di schivata, Bayonetta rotea lontano dal pericolo. Se si riesce ad evadere l'attacco nemico all'ultimo secondo, il mondo attorno a lei diventerà viola. Il tempo così rallenta per tutti, tranne che per la strega, che può continuare i suoi attacchi in tempo reale. In questo modo le mosse difensive sono la base per combattimenti ancora più grandiosi, e anche il più modesto dei nemici diventa un'opportunità per mettere in mostra danze euforiche.

Anche in questo caso però ci sono degli strascichi dei primi lavori di Kamiya, il più ovvio dei quali è Devil May Cry, un gioco che condivide l'esaltazione dei virtuosismi confezionati dai giocatori: in entrambi i titoli le combo possono essere mantenute a colpi di proiettili che legano tra loro i cazzotti. I due giochi hanno un altro punto in comune, ovvero l'estetica gotica. Bayonetta è però una creatura più semplificata, praticamente ogni peso morto viene strappato via. Le folli cutscene possono essere saltate, lasciando solo una sequenza di deliziose battaglie con una serie d'ingredienti che possono essere mischiati tra loro a piacimento. L'enfasi, che ci si può aspettare da un sistema di combattimento così flessibile e rifinito, si concentra sulle prestazioni del giocatore: ogni colluttazione è attentamente monitorata e valutata (la medaglia Pure Platinum è riservata ai giocatori che riescono a completare un combattimento senza subire alcun danno).

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I lecca lecca ripristinano la vita di Bayonetta, ma abbassano il punteggio.

Bayonetta, con il suo abbigliamento da segretaria sexy, riflette il carattere più ampio di un gioco che mette da parte l'atmosfera dark e i classici toni da anime dei primi lavori di Kamiya, per qualcosa di più irriverente. La presentazione complessiva vacilla tra l'esagerata e capricciosa femminilità (Bayonetta sanguina petali di rosa e, quando esegue un salto doppio, le spuntano per un attimo delle deliziose ali di farfalla) e la mercificazione, in particolare quando arriva il momento delle eccitanti cutscene. Il personaggio è stato disegnato da una donna, Mari Shimazaki, che voleva immortalare lo splendore vintage delle modelle americane degli anni '60, anche se Kamiya ha ammesso che Bayonetta nasce dalle fantasie maschili, dal suo ideale di donna.

Con la sua netta stilizzazione e il doppiaggio sfiatato, la storia è ridicola e spesso incomprensibile. Quello che non riesce a trasmettere il significato, lo fanno le sensazioni. Una delle prime nonché più memorabili battaglie del gioco si svolge in un cimitero abbandonato: Bayonetta si scontra con gli angeli, accompagnata da una versione da salotto di “Fly Me To the Moon”, mentre l'amico, simile nell'aspetto a Joe Pesci, si rannicchia tremante dietro ad una lapide. In seguito è possibile prendere una tromba che spara colpi come un archibugio vittoriano. Le sensazioni sfrenate, che emergono con soddisfazione dal gioco, lasciano spazio a battute comiche e gag ironiche che divertono in un modo che Devil May Cry non ha mai osato fare.

Non è un gioco graficamente bellissimo, neanche nella sua più frizzante forma uscita di recente su PC. Bayonetta, se messo affianco all'aspetto, più unitario e duraturo di Ōkami o al gioco precedente di Kamiya, Viewtiful Joe, lascia un po' a desiderare. Si tratta però di un titolo impressionante, grazie ad una combinazione di animazioni immediate e di scenografie particolarmente fantasiose. Quelle mosse finali, come quella in cui la protagonista getta un cherubino in una spettrale ghigliottina con una ginocchiata, prima di concludere sbattendo a terra la spada, restano impresse nella memoria come scatti pornografici, facendoci aumentare il battito cardiaco o elevandoci addirittura lo spirito.

Sette anni dopo Bayonetta si erge ancora. Gira in modo eccellente non solo su PC ma anche su Xbox One, e dopo aver installato una patch da 7 GB (uno per ogni anno) il gioco risulta fluido e reattivo come sempre. Si tratta di un prodotto che ricompensa continuamente la destrezza e la creatività del giocatore, chiedendogli di concatenare combo di attacchi acrobatici da far intrecciare le dita, contro una schiera di grotteschi angeli. Facendo del proprio meglio per far crescere il contatore delle combo, si potranno evocare delle motoseghe giganti, lapidi che si schiantano al suolo e anche un cavallo di Troia per finire i nemici in modo spettacolare. Ben realizzato dal punto di vista tecnico, improntato alla strategia e infuso di una rara immaginazione, Bayonetta rappresenta la vetta più alta dei giochi d'azione giapponesi, oltre che una pesante sfida per gli studi rivali che ancora devono fare di meglio.

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Simon Parkin

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Redattore

Simon Parkin is an award-winning writer and journalist from England, a regular contributor to The New Yorker, The Guardian and a variety of other publications.

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