Get Even - recensione

Un thriller inaspettato che vi sorprenderÓ.

Rendere pan per focaccia o se preferite, vendicarsi. Questo significa in inglese "Get Even". Una definizione che solo in parte svela gli intrecci nascosti nella trama di questo sorprendente thriller. A prima vista potrebbe sembrare il solito FPS con tematiche horror. Il protagonista assiste all'omicidio di una ragazza senza poter fare nulla e si ritrova immemore all'interno di un istituto psichiatrico semi-abbandonato.

Urla che lacerano il silenzio, voci sussurrate che si insinuano nel cervello, il ronzio dei neon che continuano ad accendersi e spegnersi... i cliché del genere sembrano esserci tutti. Ma un attimo. All'improvviso un'anomalia. Sembra un glitch nella trasmissione, un veloce codice binario scorre sullo schermo che improvvisamente si oscura.

Cambio di scena. Siamo nel quartier generale di una multinazionale specializzata nella creazione di armi futuristiche. Nessun indizio su cosa sia successo o su quello che dobbiamo fare. Improvvisamente una voce ci chiede di andare avanti, di proseguire l'esperimento. Il suo volto camuffato appare su uno schermo piatto alla fine di un corridoio. Seguiamo quello che ci dice. Non possiamo fare altro.

All'improvviso ci ritroviamo tra le mani una bizzarra arma capace di colpire i bersagli da dietro gli angoli. Un breve tutorial spiega come usarla e subito ne abbiamo l'occasione su uomini sbucati dal nulla che iniziano a spararci. Il radar ci segnala la loro posizione. Ci nascondiamo dietro un pilastro e premiamo il tasto R1. Il mirino inquadra il primo bersaglio. Fuoco. La sua sagoma sparisce all'istante come se fosse stata vaporizzato in milioni di frammenti. Siamo in una simulazione, ci dice ancora una volta la voce. Ma era una simulazione anche la morte della ragazza all'inizio? No, quella no. Quello è il fulcro su cui ruota tutto.

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Una teenager legata ad una sedia con un ordigno ad orologeria pronto ad esplodere. È da qui che tutto ha inizio ed è qui che tutto avrà fine.

Questo è l'impatto devastante che Get Even ha avuto su chi vi scrive. Ne avevamo già parlato un paio di volte negli ultimi mesi e già allora i colleghi che lo avevano provato ne avevano sottolineato l'originalità e le ottime premesse. Premesse che sono state positivamente confermate dalla versione review che Bandai Namco ci ha inviato qualche giorno fa.

L'avventura di Cole Black è di quelle che non dimenticherete facilmente. Con un sapiente incastro di scatole cinesi il team The Farm 51 è riuscito a confezionare una storia che oltre ad intrigare riesce a mettere addosso al giocatore un disagio che se ne va solo verso le fasi finali dell'avventura. La storia iniziale verrà inghiottita in una nube di sospetti, false piste, indizi che sembrano portare su una strada che si interromperà poi bruscamente. Penserete più volte di aver capito tutto e altrettante farete marcia indietro.

Man mano che andrete avanti vi chiederete chi è Red, lo pseudonimo dietro il quale si nasconde la voce che ci da indicazioni sul da farsi. E perché lo stesso Red ogni tanto fa insinuazioni sul nostro carattere e sul piacere che, secondo lui, proviamo nell'uccidere? Raccontarvi anche il minimo dettaglio di quello che vi attende sarebbe come svelare chi è Keyser Söze a chi non ha visto I Soliti Sospetti. Se giocando avrete l'impressione di non capire nulla non vi preoccupate, andando avanti i tasselli del puzzle andranno pian piano al loro posto.

Concentriamoci più che altro sul gameplay, che sfrutta la visuale in soggettiva tipica degli FPS come stratagemma per immergere ancora di più il giocatore nella sceneggiatura ansiogena di Get Even. Il gioco miscela sapientemente fasi esplorative/investigative a sezioni da vero e proprio horror psicologico, nelle quali la musica e gli effetti sonori contribuiscono in maniera significativa ad aumentare il lavoro delle ghiandole sudoripare.

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L'utilizzo delle diverse funzioni del vostro smartphone sarà fondamentale anche per risolvere alcuni enigmi ambientali.

Si va avanti confidando su uno smartphone la cui batteria andrebbe brevettata, visto che non si scarica mai. Grazie ad esso potrete tenere d'occhio la mappa di gioco, illuminare l'ambiente circostante, scannerizzare l'ambiente in cerca di indizi, visualizzare i messaggi che "qualcuno" vi invierà ed altro ancora. Passerete gran parte del tempo ad illuminare corridoi bui per cercare prove (che verranno suggerite da brevi vibrazioni del controller) e non mancheranno alcuni jump-scare tipici dei film horror. Di tanto in tanto vi troverete anche di fronte ad enigmi e puzzle che pur non essendo particolarmente originali ben si incastrano nelle sezioni in cui sono stati inseriti.

Tutte le funzionalità dello smartphone saranno disponibili anche usandolo insieme all'innovativo gadget che gli sviluppatori hanno ideato: la pistola angolare. Grazie ad essa potrete colpire bersagli che si trovano alla vostra destra o sinistra senza uscire dalla copertura dietro cui vi trovate. Non esporsi troppo è consigliabile visto che, pur essendo un ex-militare, il protagonista può incassare pochi colpi prima di passare a miglior vita.

Le sezioni FPS sono forse la parte più debole del gameplay di Get Even, al punto che dopo esservi immersi totalmente nella sua trama il loro arrivo sarà quasi irritante. Il loro ritmo è fin troppo discontinuo e l'Intelligenza Artificiale dei nemici non contribuisce certo a renderle appassionanti. Peccato, perché l'invenzione dell'arma angolare avrebbe meritato tutt'altro gioco per essere sviluppata al meglio. Anche le sparatorie, tuttavia, contribuiscono però a dare al giocatore la sensazione di trovarsi dentro qualcosa di anomalo. A tratti si ha addirittura l'impressione che Cole non sia l'unico protagonista e che altre "personalità" siano pronte a venire a galla.

Le qualità tecniche purtroppo non sono all'altezza di quelle narrative. Get Even non può rivaleggiare con i migliori titoli usciti su PlayStation 4, al cui confronto appare quasi come un gioco della precedente generazione. L'Unreal Engine 3 utilizzato per lo sviluppo ha dato vita a texture di livello mediocre, ad un polygon-count deficitario e ad altre mancanze che l'occhio più attento non mancherà di notare. Gli stessi produttori del gioco hanno recentemente confermato che il passaggio del gioco su PS4 Pro non avrà come effetto dei miglioramenti sconvolgenti. La risoluzione salirà dai 1080p ai 4K, ma frame rate ed effetti grafici saranno identici.

Nonostante ciò, ci sentiamo di premiare il lavoro fatto dai ragazzi di The Farm 51. Ci auguriamo che nel tempo Get Even venga ricordato come un titolo degno di giochi prestigiosi come Alan Wake, Fahrenheit e Condemned. Il nostro consiglio è di non fermarvi a ciò che i vostri occhi vedono. Fatevi trascinare nella follia di un gioco che per almeno una dozzina di ore vi terrà incollati alla sedia (almeno il doppio se vorrete trovare il 100% degli indizi) e vi garantirà una generosa dose di brividi e tensione.

Quando vedrete i titoli di coda forse non ricorderete neanche più quanti "nemici" avete eliminato o se le ombre degli alberi erano perfette. Non vi interesserà neanche del frame rate ballerino o delle collisioni imperfette. Saprete invece di aver partecipato ad un'esperienza che difficilmente potrete rivivere con la stessa intensità in tempi brevi. Un'esperienza che, tra l'altro, vi costerà meno della metà di un gioco normale. Get Even, infatti, verrà venduto al prezzo budget di soli 30 euro.

8 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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