Se c'è una dote innegabile della serie di Assassin's Creed, è quella di saper polarizzare il pubblico in due fazioni ben distinte: da una parte coloro che aspettano ogni anno la serie targata Ubisoft, dall'altra quelli che la vorrebbero vedere scomparire. Da un lato i sostenitori, dall'altra i detrattori.

È difficile trovare persone che stiano nel mezzo e così è stato anche quando Assassin's Creed: Origins è stato mostrato all'E3 di Los Angeles, con chi ha apprezzato il rinnovamento impresso alla serie da Ashraf Ismail (autore anche di quel Black Flag che molti ricordano con nostalgia), e chi invece non l'ha reputata sufficiente.

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Bayek è sempre pronto ad aiutare il prossimo.

Il nuovo volo dell'aquila? "È il gufo di Far Cry Primal o il drone di Ghost Recon: Wildlands". Il sistema di combattimento? "Sembra quello di The Witcher, che poi non è che fosse questo granché". E la grafica? "Migliorata, sì, ma nulla di particolare". Non c'è che dire, oggi come oggi quello del game designer non è certamente un mestiere facile, ma alla fine quel che conta è il responso del mercato e Assassin's Creed è un brand che si rivolge a una fascia di pubblico molto ampia.

In attesa quindi di vedere su cosa faranno leva i detrattori all'uscita del gioco (perché quando si vuole fare polemica, un appiglio lo si trova sempre), non resta che tirare dritto e soffermarsi sulla novità più lampante di questo nuovo capitolo, sebbene sia anche la più nota.

Assassin's Creed Origins si ambienterà nell'Antico Egitto, un'epoca dannatamente intrigante. Non a caso in passato è stata tra le più richieste dai fan. "Ambientare il gioco in Egitto era un nostro sogno", ha affermato Ashraf Ismail. "Abbiamo analizzato 3.000 anni di storia e alla fine abbiamo scelto il 49 a.C, il periodo della salita al trono di Cleopatra".

"Sentivamo che questo era un grande periodo perché dentro di sé racchiudeva secoli di splendore e di traguardi raggiunti, e perché ci sono parecchi elementi che possiamo sfruttare. È un periodo ricco di misticismo e fantasia, elementi rimasti intatti nell'Antico Egitto anche se siamo all'inizio della fine di un'epoca. L'idea è che nello scontro tra il vecchio mondo e il nuovo mondo arrivi il momento della nascita della Confraternita".

Ed è quando si parla di Assassini che ovviamente l'attenzione deve spostarsi sul protagonista. "Una cosa interessante di Bayek", spiega Ismail, "è il fatto che appartiene a un'antica stirpe di guerrieri molto efficienti. Sapevano combattere utilizzando stili diversi ma erano anche compassionevoli nei confronti del popolo. Aiutavano le persone e queste si rivolgevano a loro".

Bayek farà altrettanto: "Mi piace descriverlo come una persona molto reattiva. Quando la vita va bene è fantastico, ride, è felice, ma quando qualcosa va male è molto emotivo. È un protettore delle persone". Dalle parole di Ismail si evince anche che il protagonista è un uomo a cavallo di due epoche: "L'idea è che rappresenti l'Antico Egitto, un mondo che sta morendo mentre il nuovo sta arrivando. Il viaggio che intraprendiamo con Bayek è un viaggio che porterà alla nascita della Confraternita".

Della propensione di Bayek a porre un rimedio alle ingiustizie abbiamo già scritto in occasione della nostra prova del gioco all'E3, quando abbiamo salvato un innocente dalle accuse di un sacerdote che gli imputava il furto di alcune statuette d'oro. In quell'occasione avevamo potuto ammirare anche il nuovo sistema di combattimento, poi approfondito in un'arena in cui abbiamo giocato una specie di modalità Orda.

A Los Angeles avevamo potuto apprezzare un sistema di combattimento capace di usare finalmente le hit box, rendendo i combattimenti contro avversari multipli molto più impegnativi. "Ne potrai reggere due, tre al massimo, non di più", avverte Ashraf Ismail, "e sarà utile cambiare l'arma a seconda di quella usata dal nemico, che più sarà potente e più avrà mosse speciali a disposizione".

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Il periodo storico trattato è uno spartiacque tra due epoche.

Qui a Colonia abbiamo trovato un combat system migliorato e molto più profondo dei precedenti episodi, dato che avremo a disposizioni attacchi leggeri e pesanti, parate con lo scudo e schivate. Proprio come nei Dark Souls, da cui è mutuato anche il lock della telecamera che però può essere migliorata.

Mentre infatti nei Souls questa è sempre centrata sul nostro avatar, nel caso di Origins pare poco reattiva, un po' come quella di Final fantasy XV. Il risultato è che prima che si sposti, alle volte passa qualche istante di troppo, nei quali Bayek finisce per trovarsi di tre quarti, se non di profilo, rispetto all'osservatore. In questi casi mantenere il controllo del duello diventa difficile, e diventa preferibile rotolare via dal combattimento con una capriola, sperando che l'inquadratura torni alle nostre spalle.

Dovesse essere sistemato questo problema prima del lancio, ci troveremmo di fronte a un combat system efficace e profondo, tant'è che i danni che infliggeremo dipenderanno dalla velocità dell'arma, mentre gli archi avranno gittate e cadenze di tiro diverse. Nulla che un appassionato di giochi di ruolo non abbia già visto, ma trovarsi di fronte a queste variabili in un Assassin's Creed, è qualcosa che non può che testimoniare la svolta impressa da Ashraf Ismail. Confermata anche dalla presenza di una mossa speciale, chiamata Overpower, che si caricherà mano a mano che aumenterà la rage di Bayek durante i combattimenti.

A completare il tutto troviamo armi e armature classificate secondo la tipica scala dei giochi di ruolo, ossia blu per gli oggetti normali, viola per quelli rari e oro per quelli leggendari, con gli ultimi che non solo vanteranno le statistiche migliori ma anche dei perk quali avvelenamento o danni da fuoco.

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Potremo essere presenti all'ascesa al trono di Cleopatra.

A completare la svolta RPG di Origins troviamo infine il fatto che armi e armature potranno essere shardate, ricavando così i materiali necessari a realizzare nuovi oggetti. Gli stessi materiali, peraltro, potranno essere lootati dai cadaveri delle creature che abbiamo affrontato, e anche in questo caso l'introduzione di un più profondo sistema di crafting non può che essere una sorpresa in un gioco della serie Assassin's Creed.

Dove Origins dimostra qualche differenza coi classici del genere è nell'assenza delle ricette, dato che per ogni elemento che potremo indossare, il gioco ci proporrà automaticamente un upgrade, senza che si sia preventivamente trovata in giro una 'recipe'.

Dal punto di vista grafico il gioco ci ha favorevolmente impressionato. La versione provata è stata quella per Xbox One X, con risultati degni dei PC di fascia alta. Alcuni nostri colleghi hanno confessato che si sarebbero attesi qualcosa di più, ma va considerato che Origins è un gioco pensato per console mid-gen/current-gen, e che quindi deve poter scalare verso il basso adattandosi ad hardware vecchi di ormai qualche anno. Diverso, ovviamente, sarebbe stato il discorso se Origins avesse dovuto girare su piattaforme next-gen, ma il modo ambiguo con cui sono state introdotte la PS4 Pro e l'Xbox One X può portare a crearsi aspettative eccessive.

Per il resto abbiamo potuto provare una quest ambientata a Menfi, il cui obiettivo è stato scoprire chi aveva avvelenato il bue sacro simboleggiante una divinità del pantheon egizio. La missione ci ha portato dapprima a conoscere Aya, l'intrigante compagna di Bayek, quindi a scendere in una cripta degna di Indiana Jones, con tanto di serpenti velenosi ad attenderci sul fondo (ma le frecce e il braciere nelle vicinanze non sono lì per caso).

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I combattimenti sono diventati più profondi e le variabili per vincere uno scontro sono molteplici.

Il resto della missione ci ha poi portato a un combattimento contro un buon numero di guardie contemporaneamente, all'utilizzo dell'aquila Senu per identificare il bersaglio della nostra missione e a scoprire il nuovo sistema di arrampicata che, come nell'ultimo Zelda, ci permette di scalare pressoché tutte le pareti. Manca una barra della stamina a imporci un limite al suo utilizzo, in compenso ci saranno alcune pareti che a detta degli sviluppatori non saranno arrampicabili. Il fatto però di esserci riusciti a issare senza alcuna fatica lungo le lisce mura di pietra di un tempio, la dice lunga sulla libertà che ci concederà Origins.

Conclusa la quest siamo stati remunerati con 2250 punti esperienza, passando al livello successivo col gioco che ci informava che avevamo aumentato i nostri punti vita, il danno delle armi e che avevamo vinto un punto abilità utile a migliorare le nostre statistiche.

Una rapida occhiata al nostro talent tree ci ha permesso di vedere tre rami principali: Warrior, Hunter e Seer. Se il primo chiaramente si focalizza sui combattimenti, il secondo è dedicato a chi preferisce affrontare il nemico dalla distanza con gli archi e ricorrere alla furtività. Il terzo ramo, infine, è focalizzato sull'utilizzo di oggetti quali dardi tranquillizzanti o velenosi, e sulla possibilità di creare trappole coi cadaveri dei caduti per infettare i nemici che vi passino vicino.

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Il fascino dell'Antico Egitto è immortale.

In conclusione, siamo usciti dalla nostra prova di Assassin's Creed Origins piuttosto soddisfatti. Da molti anni infatti i fan della serie chiedevano un sistema di combattimento più articolato e un impianto ludico più profondo. Ubisoft e Ashraf Ismail paiono avere ascoltato queste richieste, imprimendo una netta svolta ruolistica che affianca un sistema di combattimento ispirato ai Souls (persino la selezione delle armi è la stessa), il crafting e l'utilizzo delle statistiche e dei livelli dei nemici per decidere le sorti dei combattimenti.

Aggiungiamo al tutto un periodo storico affascinante quale l'Antico Egitto e un protagonista in grado di fare presa sull'immaginario collettivo ed ecco spiegate le ragioni per cui guardare con vivo interesse al prossimo 27 ottobre, data in cui il gioco uscirà per PC e per le console della famiglia PlayStation 4 e Xbox One.

Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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