Quando in una sera di settembre vi parlammo di Sky, il nuovo progetto di thatgamecompany, alcuni giocatori potrebbero essere andati incontro a uno dei più classici dei déjà vu. Il gioco annunciato dai creatori di Flower e Journey ricorda inevitabilmente una produzione indie che ormai da una manciata di anni spunta in diverse fiere del settore e che si incentra anche e soprattutto sul volo.

Molti di coloro che seguono con attenzione il panorama indipendente potrebbero, infatti, aver pensato ad AER Memories of Old e a quelli che sembrano degli evidenti punti in comune. In attesa di scoprire più nel dettaglio la natura di uno Sky che rimane ancora piuttosto indecifrabile considerando il solo teaser trailer pubblicato, abbiamo deciso di provare con mano il suo "gemello". Un'occasione per tuffarci in un'avventura che ci farà volare nei cieli più limpidi ma che ci confinerà anche all'interno dei dungeon più oscuri e misteriosi. Un'avventura che in parole povere profuma di mitologia.

Per il popolo della giovane Auk partire per un pellegrinaggio attraverso le terre fluttuanti è la normalità, fa parte delle usanze essenziali di tutti, soprattutto di chi è in grado di trasformarsi in animale e in questo caso in un uccello. Una tradizione che non ha nulla di particolarmente speciale, che spinge una ragazza e il suo mentore verso le rovine di un tempio dedicato a Karah, una figura che ben presto diventerà più del semplice ricordo di un passato lontano scritto su pergamene impolverate e disegnato attraverso pitture rupestri sperdute.

È un mondo estremamente affascinante quello tratteggiato con buona maestria dagli svedesi di Forgotten Key. Si tratta di un lavoro convincente soprattutto a livello di lore, con un buon numero di pergamene da leggere e di segreti da scoprire per cercare di capire cosa si celi nel passato di una terra che è stata letteralmente frammentata in una miriade di isole fluttuanti da quello che sembra a tutti gli effetti un evento catastrofico ma che sotto molti aspetti rimane un grosso punto interrogativo.

Si toccano argomenti come la guerra, la religione, le origini stesse dell'umanità ma per larghi tratti il passato del mondo che ci troviamo a esplorare rimane incerto e frammentato. Questa mancanza di certezze non fa che acuire la voglia di scoperta ed esplorazione che è alla base di AER, uno dei pregi più evidenti di un gioco che a livello puramente narrativo cade purtroppo in una serie di cliché piuttosto palesi e inaspettati considerando alcune possibilità molto interessanti a livello di lore.

Si poteva fare certamente di più in questo ambito anche perché come detto il setting creato dallo studio riesce efficacemente a motivare e spingere l'esplorazione, vero fulcro di un gameplay che si pone a metà tra le avventure puramente atmosferiche e i puzzle-adventure puri. Da questi ultimi il viaggio di Auk prende in prestito delle sezioni puzzle che mantengono sempre un livello di difficoltà decisamente blando e legato soprattutto alla comprensione di un mondo e delle leggi che lo governano in molti casi completamente sconosciute.

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Il giusto alone di mistero e il fascino dell'ignoto. Sin dalle prime fasi di gioco le atmosfere convincono.

Il grosso di questi enigmi si unisce a delle fasi platform (anche in questo caso non al livello della complessità e della qualità dei platform puri) che si concentrano soprattutto all'interno di dungeon, templi e caverne tutte da scoprire e in molti casi segrete. Quando ci si trova all'aria aperta, invece, ci si affida quasi completamente a uno dei concept centrali di questo gioco: la possibilità di trasformarsi in un uccello e volare sulle isole fluttuanti che costituiscono il mondo ormai frammentato dell'opera di Forgotten Key.

Per librarsi in volo è sufficiente premere per due volte il tasto di salto e la nostra Auk si trasformerà a tutti gli effetti un uccello controllabile in ogni suo spostamento. Il sistema nella sua semplicità funziona in maniera egregia e dopo un breve periodo di ambientamento ci ha permesso di destreggiarci in evoluzioni davvero niente male e di circumnavigare ogni isola volante alla ricerca di qualche segreto da scoprire o degli obiettivi del nostro pellegrinaggio.

Il volo è estremamente funzionale all'esplorazione anche se purtroppo viene sfruttato in pratica solo per spostarsi da un luogo all'altro e per l'esplorazione tra i vari dungeon. Sarebbe stato interessante un utilizzo intensivo anche a livello di puzzle mentre così strutturata l'esperienza è divisa in due tronconi ben distinguibili: in volo per esplorare e spostarsi e a terra per i puzzle e l'esplorazione di templi e caverne. Purtroppo in questo modo il concept centrale, quello del volo, perde evidentemente di importanza nonostante sia davvero ben riuscito.

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Il design di certe creature e il modo in cui viene utilizzato è davvero ben riuscito.

E ben riuscito è anche il comparto grafico/audio, con delle musiche forse non troppo varie ma azzeccate e adatte alla varie situazioni e una grafica low-poly che ricorda da vicino la serie Shelter anche se non tocca gli stessi estremi di stilizzazione dei lavori di Might and Delight ma sceglie comunque di proporre dei dettagli e una cura, soprattutto nella gestione dell'illuminazione, sicuramente maggiore. Lo stile adottato funziona quindi molto bene e a livello artistico ci sono anche alcune scelte nella realizzazione degli npc davvero lodevoli.

Diciamolo subito per toglierci il sassolino dalla scarpa: un 7 non equivale a una bocciatura (a maggior ragione in un caso come questo in cui la valutazione è in bilico tra il 7 e l'8) e, nonostante il malsano modo in cui viene spesso considerato all'interno di questo settore, non ci stancheremo mai di sottolineare come dietro a questo tipo di valutazione si nascondano produzioni spesso davvero meritevoli, soprattutto per un certo tipo di giocatore. L'esempio di AER è in questo senso emblematico, dato che il lavoro di Forgotten Key merita l'attenzione di tutti e che per parecchi palati sarà assolutamente un must buy (a patto di avere una discreta conoscenza dell'inglese necessaria per godersi la trama vista l'assenza della localizzazione in italiano).

Il lavoro confezionato da questo piccolo team svedese cerca una propria personalissima strada tra due estremi e lo fa convincendo in molti aspetti ma cadendo in alcune pecche evidenti soprattutto dopo i titoli di coda raggiungibili in circa 5 ore. A metà tra gli adventure-puzzle puri, di cui non possiede la complessità degli enigmi, e un'avventura puramente atmosferica "alla Journey" di cui invece non riesce a ricreare a pieno la ricercatezza maniacale delle atmosfere, non bisogna commettere l'errore di considerare questo titolo come il classico "né carne né pesce".

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Un po' come accade per un uccellino alle prime armi, il volo diventa sempre più naturale con il tempo.

Nonostante dei cliché palesi a livello narrativo e un utilizzo non convincente come ci auguravamo del concept centrale, il volo della protagonista, AER Memories of Old ci ha affascinati con un ottimo stile low-poly e in generale un senso di scoperta, che inevitabilmente attirerà con una forza irrefrenabile chi adori tuffarsi in un universo fantastico tutto da scoprire. Una piccola mitologia che si dispiega di fronte ai nostri occhi, che forse poteva essere qualcosa di più a livello ludico e narrativo ma che rimane il chiaro sintomo di un talento tanto acerbo quanto da tenere assolutamente d'occhio. La scena indie ha trovato un'altra, ennesima forza da tenere d'occhio.

7 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.