Real Farm - recensione

Nella vecchia fattoria quanti bug ha zio Tobia?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria invasione di simulatori di qualsiasi genere. Dagli interventi chirurgici al trasporto merci in tir, un mucchio di attività hanno trovato la propria declinazione simulata nel mondo videoludico, anche le più astruse e disparate. Questa crescente tendenza ha infine portato alla saturazione di tali titoli, sino ad arrivare a giochi come Goat Simulator e Bear Simulator, in cui rispettivamente si prendono le parti di capre e orsi, vere e proprie controparti ironiche di questo bizzarro fenomeno.

Da questa ondata di titoli si sono formate però alcune nuove e interessanti realtà di genere e possiamo certamente affermare che il simulatore agricolo è una di queste, riuscendo ad accaparrarsi una buona fetta di pubblico e creando una vera e propria community di appassionati del genere.

Soedesco prova così a inserirsi in quest'angolo di mercato con il suo Real Farm, un simulatore agricolo in grafica tridimensionale distribuito da Bandai Namco. L'approccio con il titolo fa immediatamente pensare che come punto di riferimento principale sia stato preso Farming Simulator, titolo di punta del genere, noto per aver aggiunto all'aspetto gestionale una complessa grafica in tre dimensioni, al fine di introiettare maggiormente il giocatore nell'ambientazione rurale.

Anche Real Farm, in questo senso, si propone come simulazione che si muove sulle tre dimensioni, passando dalla visuale in prima persona, quando ci si muove a piedi, a quella in terza persona, nel momento in cui montiamo su un mezzo di locomozione.

Iniziamo la nostra avventura agricola nella fattoria di Matt Davis, dove siamo messi di fronte ai primi semplici compiti da operaio: arare la terra, coltivarla, seminarla e infine raccogliere il frutto dei nostri sforzi con la mietitura. Per chi non avesse mai approcciato un simulatore agricolo, facciamo subito presente che i tempi di questi compiti sono lunghi e snervanti, al fine di ricreare fedelmente la sensazione di una faticosa giornata agricola. Per darvi un'idea precisa possiamo dirvi che in media per arare un campo piuttosto vasto ci vogliono tra i trenta e in quaranta minuti, con dei limiti di tempo dettati dal proprietario terriero che oscillano tra l'ora e l'ora e mezza.

Real Farm si può approcciare con due modalità che si assomigliano molto tra loro, la Carriera e il Gioco Libero. Nella prima saremo introdotti ai compiti base da Matt Davis, il fattore più anziano della città che, notando il nostro "talento" e rendendosi conto di aver fatto il suo tempo nel mondo dell'agricoltura, deciderà di venderci la propria attività alla modica cifra di un milione di dollari.

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Il dettaglio grafico di Real Farm non è male, ma le ambientazioni risultano essere vuote e spoglie.

Per aumentare esponenzialmente i nostri introiti e arrivare così a possedere la nostra amata fattoria dobbiamo passare da alcuni importanti step, come l'acquisto di mezzi di trasporto e di attrezzi da lavoro, o il fare esperienza in altre fattorie e diventare abili in tutti i lavori.

Completando i compiti con l'utilizzo dei nostri strumenti avremo a disposizione un guadagno sempre maggiore, sino ad arrivare all'agognato milione, che ci darà la possibilità di realizzare il sogno di possedere la nostra fattoria.

Per quanto riguarda il Gioco Libero le differenze sono davvero poche. Innanzitutto all'inizio del gioco si possiede già una fattoria e qualche attrezzo, per il resto a dettare i tempi di gameplay non saranno più gli obiettivi, completamente assenti in questa modalità, ma saremo noi a decidere in che ordine muoverci.

Quindi fin qui nulla di nuovo rispetto alla concorrenza, ma se a livello gestionale Real Farm risulta essere comunque vagamente interessante, dal punto di vista del gameplay nudo e crudo il titolo di Soedesco sprofonda in un abisso profondo. In primo luogo la maneggevolezza dei mezzi non è il massimo e per muovere come si vorrebbe la trebbiatrice, ad esempio, bisogna davvero fare i salti mortali. Ogni volta che c'è la necessità di agganciare un attrezzo al nostro veicolo c'è il rischio di sbagliare la manovra e perdere così una marea di tempo solo nella preparazione al lavoro da svolgere.

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I menu gestionali sono curati minuziosamente, come ogni simulatore agricolo che si rispetti.

A questa macchinosità di base vanno aggiunti una lunga serie di bug e disattenzioni di programmazione. Innanzitutto i vari tipi di terreno su cui ci si può spostare non caratterizzano minimamente la velocità dei nostri mezzi, quindi si può procedere alla stessa velocità sia sull'asfalto che sulla terra e sui prati, ma la cosa più assurda è che i mezzi possono viaggiare tranquillamente anche sott'acqua, nei laghetti e nei fiumiciattoli della mappa.

Una mancanza di dettaglio davvero ingiustificata e una fisica totalmente surreale creano più di qualche perplessità nella mente di chi gioca. Anche volendo tralasciare questo aspetto e dedicandosi totalmente al gameplay nei campi, anche qui purtroppo il gioco è vittima di fastidiosi errori.

La porzione di terra in cui si gioca scimmiotta i sistemi e i meccanismi open world, ma è tendenzialmente piena di barriere e di confini. Il paesaggio è spoglio e restituisce una sensazione di vuoto, probabilmente anche per l'assenza totale di persone. L'unico elemento dinamico lo possiamo rintracciare nelle poche automobili che girano per le strade e nell'alternanza del giorno e della notte.

Per quanto riguarda l'audio ci sarebbe piaciuto immergerci nella natura, ascoltando quei piccoli suoni che caratterizzano la campagna, come il vento che accarezza le spighe di grano o i grilli che cantano quando tramonta il sole. Particolari di questo genere avrebbero parzialmente salvato Real Farm, ma gli unici suoni che ci deliziano durante il gioco sono il cigolare dei trattori e i saltuari riff country durante il lavoro.

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La mietitura è l'ultima fase del lavoro. Purtroppo le trebbiatrici sono davvero molto difficili e snervanti da manovrare.

Real Farm avrebbe dovuto prendere il calco di Farming Simulator e migliorarlo sotto molti punti di vista per pretendere di diventare competitivo per gli appassionati del genere, invece dalla concorrenza Soedesco ha ereditato solo i tratti più noiosi. La presenza di innumerevoli bug rende il titolo ingiocabile per lunghi tratti e la mancanza di dettaglio, sotto tutti i punti di vista, fa pensare ad una programmazione frettolosa e approssimativa.

Non ci resta che aspettare un titolo che possa portare una ventata di aria fresca in un genere che, per quanto neonato, presenta ancora molti limiti ma possiede anche enormi potenzialità.

4 /10

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Riguardo l'autore

Antonio Savino

Antonio Savino

Redattore

Aspetta ostinatamente la lettera d'ammissione ad Hogwarts, nonostante la comparsa dei primi capelli bianchi. Per ingannare l'attesa cerca la magia nel cinema, nella musica, nei videogame e nel culto di Cthulhu.

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