Xbox Game Pass resuscita la visione digitale di Xbox One, ma senza la parte cattiva - editoriale

Microsoft uccide la proprietà delle copie e... tutto funziona?

Con quel sottotitolo ho voluto essere spiritoso, per non dire auto-indulgente. (Per chi non lo sapesse, è un riferimento al pungente editoriale del mio predecessore Tom Bramwell in merito al programma malandato di Microsoft, riguardo a come avrebbe funzionato il software su Xbox One, piano che è stato poi dismesso.) Con l'annuncio dei giorni scorsi che tutte le esclusive di prime parti verranno aggiunte al servizio su abbonamento Xbox Game Pass il giorno stesso dell'uscita, Microsoft non sta uccidendo la proprietà. Non ci sta nemmeno provando.

Ciò che sta facendo, invece, è offrire un'alternativa conveniente, complementare e di buon valore alla proprietà dei giochi; qualcosa che, ovviamente, avrebbe dovuto avere come obiettivo sin dal principio.

Come scrisse Tom nel 2013, ciò che Microsoft aveva originariamente pianificato di fare con il suo sistema di diritti digitali per il possesso dei giochi su Xbox One aveva senso da un punto di vista aziendale. Era un tentativo di affiancare il mercato dei giochi per console al modo in cui funziona l'intrattenimento digitale su altre piattaforme: su iTunes, per esempio, o, ancora più rilevante, su Steam. Era anche, ovviamente, pensato per una console senza alcun lettore ottico, ma Microsoft ha scoperto che non poteva proprio farne a meno: le dimensioni dei file di gioco erano troppo grandi, le connessioni casalinghe non ancora sufficienti e l'industria retail troppo importante per il successo delle console. Una volta reintrodotti i supporti fisici dei giochi nell'equazione, la proposta è caduta a pezzi. L'idea che potessi acquistare una copia fisica di un gioco, ma non potessi né prestarla né rivenderla venne rigettata dalla comunità di utenti e fu protagonista di un attacco senza pietà da parte di Sony, che non riusciva a capacitarsi della fortuna che aveva avuto. Castigata in tal modo, Microsoft non potè fare altro che mettere da parte i suoi piani e impostare un modello di proprietà dei giochi convenzionale.

Il dominio pressoché totale di Steam nel mondo PC, però, dimostra che gli utenti sono disposti ad accettare, e persino ad abbracciare, piattaforme di diritti digitali per i giochi; un sistema, cioè, dove non possiedi il gioco, ma acquisti il diritto ad accedervi e in cui tale diritto viene verificato tramite una connessione a internet. Qual è la differenza? È abbastanza semplice: il prezzo e la comodità. Steam è affidabile, facile da usare e offre benefici alla portata di tutti come i salvataggi su cloud. In questo modo permette di avere la propria libreria di giochi sempre con sé e ha abbassato notevolmente i costi dei giochi per PC nel corso degli anni. Ciò che Microsoft aveva proposto per Xbox One, invece, non sembrava affatto conveniente ed è stato subito chiaro che non sarebbe nemmeno stato economico. Date ancora la colpa ai rivenditori: non avrebbero permesso di abbassare i prezzi delle versioni digitali dei giochi per console e, poiché tali rivenditori sono vitali nella distribuzione delle console stesse, hanno il potere di dettare le condizioni.

Abbiamo accolto gioiosamente la vittoria sullo schema nefasto di Microsoft al tempo, ma la verità è che il futuro digitale era, tanto allora quanto oggi, ostacolato. La soluzione a questo problema? Dimenticare di trasporre il sistema Steam sulle console e passare, invece, a un modello sulla falsa riga di Spotify e Netflix per i giochi. Un servizio su abbonamento è semplice, comodo e un'ottima offerta o, perlomeno, cambia il modo in cui il suo valore viene percepito. Microsoft ha fatto qualche passo in avanti nella realizzazione del suo sogno con il lancio di Xbox Game Pass, che offre una libreria di oltre 100 giochi a 9,99 euro al mese. Ancora più importante, Microsoft è stata abbastanza intelligente da capire subito che offrire il download dei giochi fosse l'idea migliore e non la tecnologia di streaming. I giochi in streaming si sono rivelati costosi e una sfida ancora difficile da superare per rivali come OnLive e PlayStation Now, mentre Xbox è stata capace di promette "la massima fedeltà" e il gioco offline tramite i download di Game Pass.

Inizialmente Game Pass ricordava il servizio di streaming Netflix durante i suoi primi momenti di vita: un'interessante e variegata selezione di intrattenimento degli ultimi dieci anni circa, ma non c'era nulla di recente. Pochi, se non addirittura nessuno, dei giochi dell'attuale lista di titoli su Xbox Game Pass hanno meno di un anno. Ciò che ha permesso a Netflix di emergere e poi di arrivare a essere il riferimento che è oggi è stata la più recente ondata di serie TV e film in esclusiva (e alcune licenze importanti, come la possibilità di distribuire gli episodi di Breaking Bad nel momento stesso in cui venivano trasmessi negli Stati Uniti). L'aggiunta di tutte le produzioni firmate Microsoft Game Studios il giorno dell'uscita ha lo stesso valore per Game Pass e rafforza considerevolmente la sua offerta.

Ora Game Pass suona un po' meno come un'aggiunta accattivante e più, invece, come un'alternativa concreta. Se stavate pianificando di comprare un paio di esclusive Xbox quest'anno, il prezzo dell'abbonamento si è già ripagato da solo; se stavate pensando di comprarne anche più di due, allora state già risparmiando soldi e ciò ancora prima di tenere da conto tutto il resto del catalogo. I giochi stessi potrebbero giovare di questa strategia. Lo stravagante gioco piratesco online di Rare, Sea of Thieves, che uscirà a marzo, potrebbe avere difficoltà a convincere le persone a pagare il prezzo intero, ma ora c'è un'intera platea di abbonati che non ha più scuse per non dargli almeno una possibilità. La sua comunità sarà senz'altro più duratura come risultato.

Rimange, comunque, un importante dubbio. Lo stesso che abbiamo segnalato in ogni editoriale sull'Xbox in questo paio di anni: ci saranno abbastanza giochi in esclusiva per supportare questa offerta e, nel caso, saranno validi? Xbox è rimasta indietro rispetto a PlayStation in questo campo e la situazione sta soltanto peggiorando. Gli unici titoli che Microsoft ha confermato per Game Pass sono Sea of Thieves, Crackdown 3 e State of Decay 2. Senz'altro altri ancora arriveranno nel corso dell'anno (forse un nuovo Forza Horizon, forse un nuovo Halo), ma oltre a questi e a un vociferato quanto distante reboot di Fable, la costante fornitura di esclusive Xbox è lontana dall'essere una certezza e le vaghe promesse di impegno da parte del numero uno della divisione Xbox, Phil Spencer, sono proprio questo: vaghe.

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Crackdown 3 sarà uno dei primi giochi di Microsoft Game Studios che saranno distribuiti lo stesso giorno di uscita; se mai uscirà davvero, s'intende.

Se tale incertezza sarà risolta, Xbox inizierà ad avere una libreria di giochi in digitale soddisfacente, permanente e a portata di tutti proprio come Steam (e con una maggiore cura e più controllo sulla qualità). E Xbox Game Pass rappresenterà una porta di accesso intelligente e meravigliosamente semplice, che sarà difficile da non considerare. Una vera alternativa alla proprietà dei giochi. Sembra come se, anche se tramite un giro lungo, Microsoft stia ritornando all'idea che aveva avuto per Xbox One (quando, nel 2013, aveva provato e fallito miseramente) solo, questa volta, in un modo che possa funzionare per tutti.

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Riguardo l'autore

Tommaso Bonanni

Tommaso Bonanni

Redattore

Tommaso Bonanni è CEO di Caracal Games, docente di Game Design nei maggiori istituti in Italia e irrimediabile appassionato storico di Star Trek.

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