Dragon Quest Builders - recensione

I cubotti di Square Enix arrivano su Switch: convincono anche 2 anni dopo?

Mentre termina il fulmineo download di Dragon Quest Builders (800 mega e spicci), ci chiediamo per quanto possa durare la nostra luna di miele con Nintendo Switch. La fase dell'innamoramento più travolgente, quella passionale e che fa accendere la console solo per girare nei menu, ha lasciato il passo a una relazione più consapevole, se ci passate il paragone. La console di Nintendo non è l'avventura di una sera, ma qualcosa che cresce e si consolida giorno dopo giorno, gioco dopo gioco, anche se un discreto numero di questi giochi in realtà li abbiamo già visti.

Sembra sciocco, col senno di poi, quel dubbio che si poteva avere poco meno di un anno fa al lancio di Switch: funzionerà davvero la storia della console ibrida? La risposta ora sembra scontata, soprattutto perché ancora non ci siamo stufati di quel momento magico in cui si sfila la console dalla sua basetta di fianco al televisore e la si porta a letto, sul tram o in bagno per continuare l'idillio. Finirà, prima o poi, ma ancora quel momento magico riesce a rinfrescare giochi con diverse lune sulle spalle.

Dragon Quest Builders di anni ne ha più o meno due, non pochi in un settore che ha fatto della corsa agli armamenti (tecnologici e di game design) uno dei suoi pilastri fondanti. In due anni sono successi Breath of the Wild e Odyssey, tanto per rimanere in casa, e non siamo più i giocatori che eravamo nel 2016. Sappiamo di non esserlo perché alcune scelte di programmazione saltano all'occhio nei primi 5 minuti di gioco: i trigger che fanno scattare il passaggio da un brano musicale all'altro sono legati al superamento di rigidi confini fisici, e quando si lavora ai bordi del proprio insediamento diventa quasi comico (diciamo pure odioso) il continuo saltare bruscamente da una traccia all'altra, per esempio.

Oppure ancora, disporre i blocchi non è comodo come dovrebbe in un gioco nel quale, ehm, si dispongono i blocchi. E la telecamera fatica a seguire il giocatore durante l'esplorazione di spazi chiusi, costringendo a continui aggiustamenti manuali. Insomma, qualche sbavatura tecnica c'è, ma quel momento magico di cui parlavamo prima riesce a farle passare in secondo piano e si continua l'opera di attenta ricostruzione, davanti al televisore come a spasso.

Dragon Quest Builders, come probabilmente sapete più o meno tutti, è un mix tra un (leggerissimo) gioco di ruolo e Minecraft (ma con meno libertà), il tutto in salsa Square Enix (e Toriyama, sempre lui). Nel caso vi foste persi la nostra recensione della versione PS4, ecco un brevissimo ripasso: di giorno si costruisce e si esplora, e di notte si combattono i mostri. Più nel dettaglio, le fasi di esplorazione e costruzione sono guidate da una serie di quest che a volte chiedono di recuperare questo o quel personaggio smarrito, altre di costruire un edificio seguendo le precise indicazioni del progetto.

Il sandbox puro che ha fatto la fortuna del titolo Mojang, ma che ha anche tenuto a debita distanza gli spaesati, viene riportato coi piedi per terra e convogliato lungo un binario ben solido. Certo, poi volendo si può anche lasciarsi andare ed esplorare dove si vuole, o costruire quello che si vuole, ma se non si seguono le regole le proprie azioni hanno conseguenze solo marginali sullo sviluppo dell'avventura.

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Non vi ricorda qualcuno? Tunica, cappello a punta, ciuffo biondo... Sarà un'impressione, dai.

Per quanto riguarda le zuffe coi nemici, invece, le differenze sono minime. Dragon Quest Builders offre un semplice(issimo) sistema di combattimento basato su una manciata di attacchi e sulla lettura delle animazioni degli avversari per capire quando allontanarsi ed evitare i loro colpi. Non siamo al button mashing, per capirci, ma neanche così lontani, visto che solo alcune tipologie di nemici richiedono un approccio un minimo ragionato.

Sul fronte del crafting, invece, non ci si può certo lamentare: si parte costruendo i soliti strumenti di legno ma nel giro di qualche ora già si padroneggia la fusione del metallo e si cucinano pietanze prelibate (per quietare la fame, schiavi di una meccanica che sembra un po' piazzata lì tanto per). I materiali base sono decine e decine, e ogni nuova zona a cui si accede apre nuove e stuzzicanti possibilità che vanno a rimpinguare il menu di creazione.

È bello vedere il proprio personaggio che pian piano si veste di tutto punto, così come dà una certa soddisfazione la continua evoluzione della propria base di partenza, ora arricchita con l'aggiunta di mobilia pregiata, ora ammodernata e rinforzata con la disposizione di semplici (ma efficaci) strutture difensive.

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Se la montagna non va a Maometto, bisogna prenderla a martellate? Tutto è possibile nel magico mondo dei videogiochi.

Sì, perché non è solo a spasso che si devono combattere le orde del perfido Dragonlord, ma tutte le notti sarà proprio la nostra casuccia a essere presa di mira, e in alcuni momenti ben precisi della storia non mancheranno intense battaglie speciali contro ondate di creature e boss. Insomma, l'atmosfera da tower defense c'è tutta, e la disposizione di gargoyle sputafuoco, spuntoni o devastanti cariche esplosive regala una gran soddisfazione quando falcia gli invasori ben prima che riescano ad arrivare a noi.

Si prosegue così, rigorosamente in singleplayer, per decine di ore. Si esplora, si prende parte a buffi battibecchi con gli abitanti, si costruisce, si combatte e insomma ci si gode un mondo che si fa giocare senza imporre molto. Volete andare avanti nella storia? Potete tirare dritto e macinare una quest dopo l'altra senza curarvi eccessivamente del resto. Volete costruire una torre di fanghiglia in mezzo alla vostra cittadina e riempirla di mobili? Fate pure, magari il software vi darà credito solo per una percentuale del vostro lavoro, ma la soddisfazione non ve la leva nessuno.

Ad affiancare la modalità principale, dopo aver terminato il primo capitolo, troverete poi una modalità libera che permette di sfogare tutta la propria creatività in uno spazio privo di molesti mostracci e connesso alla rete. Ancora niente multiplayer, badate bene, ma qui c'è la possibilità di condividere online le proprie creazioni e, soprattutto, importare nella propria zona quelle create dagli altri giocatori sparsi per il mondo. Se andrà come sempre va quando ci sono editor condivisi, siamo certi che non mancheranno quelle particolarmente riuscite.

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Qua e là per il mondo sono sparsi dei quasi-boss: il loot è gustoso, ma gli scontri ripetitivi.

Dragon Quest Builders, insomma, arriva su Switch con una conversione tecnicamente solida (solo la risoluzione scende a 720p in modalità docked, mentre il frame-rate si accontenta dei 30fps in modalità portatile) e molto a suo agio sulla console Nintendo. La possibilità di mettere in pausa in qualsiasi momento l'avventura grazie alla fulminea sleep mode di Switch rende il gioco adatto anche a brevi sessioni, mitigando un po' la necessità di dover essere alla propria casa base per salvare, e poi c'è il prezzo, tra i 40 e i 50 euro al momento, a stuzzicare.

Se lo avete già giocato su PS4 o PS Vita difficilmente troverete in questa conversione un valore aggiunto, in caso contrario invece giocherete un'avventura fresca, profonda e molto godibile, che esce tra l'altro proprio nel momento giusto. Cercavate qualcosa per continuare a tenere acceso Switch durante gli ultimi mesi invernali? Dragon Quest Builders ha le carte in regola per fare al caso vostro.

8 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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